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Fecondazione assistita, il far west causato dalla legge 40

Posted by Simona Maggiorelli su dicembre 12, 2012

Diagnosi genetica preimpianto, congelamento degli ovociti, utero surrogato, embrioni non più impiantabili ma utili alla scienza. Ecco cosa i media italiani non dicono.  E qualche volta nemmeno  i centri specializzati.  Che  non presentano le nuove tecniche alle pazienti

di Simona Maggiorellicittini

Negli ultimi anni la ricerca nel campo della cura della sterilità ha ottenuto risultati importanti «tanto che ormai il congelamento degli ovociti non è più da considerarsi pratica sperimentale» racconta il medico specialista Andrea Borini, dati e percentuali alla mano. «I risultati hanno fugato i dubbi di chi sospettava che le procedure di congelamento potessero inficiare la qualità dell’ovocita» e dunque la riuscita dell’intervento di fecondazione assistita. Un successo della ricerca medica che, non solo regala maggiore liberà alle donne nello scegliere se e quando diventare madri, ma soprattutto consente alle donne la cui fertilità sia stata compromessa dalla chemioterapia di poter avere un figlio. «Però in Italia, nonostante le alte percentuali di guarigione di alcuni tumori, quasi mai le pazienti oncologiche in età fertile vengono debitamente informate dell’esistenza di queste tecniche, pure ormai consolidate» dichiara Borini. E una ricerca di ProFert sulle informazioni a disposizione dei pazienti eco-ematologici che ha preso in esame i principali centri ospedalieri specializzati nella cura di leucemie e linfomi e i siti internet delle associazioni dei pazienti oncologici offre numerosi riscontri alla denuncia dello specialista, direttore di Tecnobios. 

Cambio di scena. Idealmente andiamo a Cagliari dove una signora affetta da talassemia e  suo marito (portatore della stessa malattia) si sono rivolti all’ospedale Microcitemico chiedendo di fare la diagnosi preimpianto. Per avere un figlio sano. Per evitare un aborto qualora la diagnosi prenatale poi avesse rilevato un feto malato. Ma quegli stessi medici che fino al 2004 facevano la diagnosi genetica preimpianto e pubblicavano studi scientifici in materia hanno risposto che non potevano fare quell’esame perché non attrezzati. Il caso, come è noto, è finito in tribunale e il mese scorso una ordinanza del tribunale di Cagliari ha riconosciuto il diritto della donna ad accedere a diagnosi e cure. È dovuto intervenire il giudice per ristabilire diritti sanciti dalla Costituzione e, perfino, dalla famigerata Legge 40 sulla fecondazione assistita. «La norma entrata in vigore nel 2004 in realtà consente la diagnosi preimpianto, osservazionale e a scopo terapeutico. Purché non sia a fini eugenetici. Furono le linee guida del 2004 a introdurre questo divieto. Che poi fu cancellato dalle linee guida del 2008: per la prima volta stilate, non più come atto solo amministrativo, ma come atto vincolante» spiega l’avvocato Filomena Gallo, che ha seguito il caso sardo e ha assistito molte altre coppie che hanno portato le loro battaglie in tribunale per il diritto di tutti. Ma se le linee guida del 2008, con una certa lungimiranza, consentivano l’accesso alla diagnosi preimpianto alle coppie infertili ma anche a chi aveva contratto l’Hiv, disinformazione e battaglie ideologiche del centrodestra e dei cattolici hanno fatto passare l’idea che il divieto fosse assoluto. E gli stessi centri pubblici specializzati, dal 2004 a oggi, molto spesso hanno negato l’accesso alle terapie a coppie che invece ne avevano diritto. Con il risultato che chi ne aveva bisogno è dovuto andare all’estero oppure rivolgersi al privato. In entrambi i casi dovendo sborsare di tasca propria cifre altissime. Tanto che c’è chi, come il senatore Ignazio Marino del Pd, parla di anticostituzionale selezione censitaria di accesso alle tecniche di fecondazione.

Nuovo cambio di scena. Ora spostiamo il fuoco dell’attenzione sul caso di una  giovane donna affetta da sindrome di Rokitansky Kuster, una patologia che determina una malformazione dell’apparato genitale. La ragazza di cui stiamo parlando si è trovata a non avere un utero adatto a portare avanti una gravidanza, pur producendo ovociti. In altri Paesi, non solo nella lontana India, ma anche nella vicina Grecia, le sarebbero stati riconosciuti tutti i requisiti per una maternità surrogata. Non così in Italia dove un fuoco di fila di pregiudizi ha ostacolato il suo percorso prima ancora che cominciasse. La vicenda è  ricostruita da Filomena Gallo nel libro Il legislatore cieco. I paradossi della Legge 40, che l’avvocato e segretario dell’associazione Luca Coscioni ha scritto con Chiara Lalli e appena uscito per Editori internazionali riuniti.

«Il procedimento che abbiamo avviato parla di utero surrogato a scopo solidale, senza lucro», precisa Gallo. «Di fatto una maternità surrogata di questo tipo è stata già autorizzata in Italia dal tribunale di Roma, nel 2000». Ma poi è intervenuta la mannaia della legge sulla fecondazione assistita. «In realtà – spiega l’avvocato che sta seguendo il caso – la Legge 40 sanziona la commercializzazione di gameti, di embrioni e l’utero surrogato. Ma non si capisce se lo sanziona solo se è a scopo economico o anche quando fosse a scopo solidale. Che venga accettato l’aiuto solidale di una persona che ha già avuto un bambino e mette a disposizione il proprio utero per nove mesi è importante, anche al di là del singolo caso. E noi ci stiamo battendo». Per allargare la sfera dei diritti e perché si vigili sull’accesso alle cure garantito dalla Costituzione, l’associazione Coscioni lavora da dieci anni. E per accendere un dibattito pubblico sul “caso Italia”, espunto dai dibattiti sulle primarie e dall’agenda politica, l’associazione radicale ha organizzato gli Stati generali dei diritti civili all’università di Roma. Una due giorni . a inizio dicembre  in cui si è discusso dell’anomalia italiana: unico Paese al mondo, dopo il Costa Rica, ad avere una norma antiscientifica come la Legge 40. Sanzionata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo con una sentenza del 28 agosto 2012 , che incredibilmente il Governo Monti  lo scorso 28 novembre  ha impugnato, ricorrendo in Appello. Ma anche per parlare di un’Italia del nuovo millennio in cui rischia di passare una legge sul fine vita che di fatto vieta il testamento biologico, di un Paese dove la 194 è disapplicata, dove si cerca di mettere paletti alla ricerca in ogni modo. A cominciare dal divieto di destinare gli embrioni alla ricerca scientifica, perfino quelli non più adatti all’impianto in utero. «Un divieto che ha ricadute non solo nell’ambito della fecondazione assistita, ma che riguarda a più ampio raggio la ricerca su malattie oggi incurabili», ricorda l’avvocato Gianni Baldini che ha  seguito il caso arrivato a sentenza oggi, 12 dicembre e che riguarda una coppia  che non volendo utilizzare embrioni malati voleva donarli alla ricerca scintifica: il Tribunale di Firenze ha rinviato di nuovo la Legge 40  all’esame della Consulta, per una questione di costituzionalità proprio in merito al divieto di uso per  fini della ricerca degli embrioni sovrannumerari malati o abbandonati e per  il divieto imposto all donna  di revocare il consenso informato.   Se la politica fin qui è stata complice dei divieti imposti dal Vaticano oppure  afasica e impotente è un’aula di tribunale a dar ragione, finalmente,  agli scienziati che lavoran suo staminali embrionali per trovare terapie  a malattie oggi incurabili. Ma dà voce anche a quel 78,2 per cento di italiani che, secondo una ricerca del Censis è favorevole a questo tipo di ricerca.

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Il pensiero che fa la differenza

Posted by Simona Maggiorelli su ottobre 30, 2011

 “Negli ultimi anni le conoscenze embriologiche sono progredite in modo sorprendente”, dice  Maria Gabriella Gatti, neonatologa dell’Università di Siena: “Parlare di vita umana fin dal concepimento, come fa la Chiesa, ma anche certa politica, va contro le acquisizioni della scienza

di Simona Maggiorelli

Maria Gabriella Gatti

La recente sentenza della Corte Europea che, in base a un ricorso di Greenpeace , è arrivata a decretare la non brevettabilità di farmaci ricavati da embrioni, ma ancor più le vicende di casa nostra con i cattolici, dopo il meeting di Todi, lanciati alla reconquista della politica italiana, al grido di “difesa della vita” e dei “principi non negoziabili, ci invitano a cercare di fare chiarezza, chiedendo lumi alla scienza. Proprio mentre nuovi attacchi alla le 194 si preparano da parte di questo governo di centrodestra che, dopo aver osteggiato la commercializzazione e l’uso in Italia della Ru486, stigmatizzata dal sottosegretaria Roccella come “aborto chimico”, ora cerca di ostacolare perfino la commercializzazione della cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo, nonostante un primo via libera dell’Aifa. Un sistema di contraccezione di emergenza che l’Avvenire definisce “controverso” perché avendo effetto nelle 120 ore successive al rapporto, la pillola agirebbe “sull’ambiente uterino impedendo l’attecchimento di un embrione concepito, con un’azione abortiva”. Dietro alle parole del giornale dei cattolici, così come dietro quello della sottosegretaria alla Salute c’è, con ogni evidenza, il pensiero religioso che la vita umana cominci fin dal concepimento. A questo si lega anche l’intervento sull’Avvenire di Assuntina Morresi che il 10 ottobre deprecava la nascita di pochi bambini down in Italia. Colpa dell’amniocentesi, scrive Morresi, “test invasivo” che ” ha fatto diminuire la presenza di bambini down fra noi” inducendo le donne ” a sopprimere la persona prima che nasca”.

“L a ricerca non può ignorare la verità sulla natura umana” grida il quotidiano dei Vescovi. Proprio per questo abbiamo chiesto alla neonatologa e docente di neurologia neonatale dell’Università di Siena Maria Gabriella Gatti di spiegarci le acquisizioni scientifiche in questo ambito.

Professoressa Gatti, le norme sull’interruzione volontaria di gravidanza approvate in tutto il mondo più avanzato dicono che abortire non è uccidere una persona. Lo affermano in termini di legge. La scienza cosa dice su questo punto?

È chiaro che perché si possa parlare di vita umana si deve far riferimento a un’attività di pensiero. Ora qualunque sia la forma che questo pensiero assume, consapevole o inconsapevole, esso presuppone un substrato biologico.Il substrato biologico è l’attività cerebrale che deve corrispondere a criteri maturativi e funzionali. Sotto la 22esima settimana non c’è possibilità di vita fuori dall’utero perché non si sono ancora formate le strutture cerebrali necessarie per assicurare una capacità di reazione allo stimolo esterno. La risposta agli stimoli esterni è un punto chiave nella valutazione dell’idoneità del feto alla vita in caso di nascita prematura. Considerare il feto persona prima che abbia una possibilità di sopravvivenza fuori dall’ambiente intrauterino è contrario a quanto la scienza medica ha acquisito in termini di conoscenze di neurofisiologia fetale.

 Nella sua relazione parla di nuovi studi di misurazione dell’attività endogena del feto. Quali risultati hanno portato?

Negli ultimi 4 o 5 anni le conoscenze embriologiche sono progredite in modo sorprendente, consentendoci di rispondere con certezza a quesiti che prima rimanevano in sospeso o erano suscettibili di risposte solo ipotetiche. Le nuove tecniche di registrazione EEG (attività elettrica dell’encefalo, ndr) e la magnetoelettroencefalografia ci consentono di correlare i dati ottenuti con le caratteristiche neurobiologiche indagate attraverso le metodiche della biologia molecolare. Si è accertato che l’attività cerebrale del feto è endogena e mira solo alla costruzione della struttura anatomica e funzionale del sistema nervoso. Alla 23-24esima settimana si stabiliscono le connessioni talamo corticali con una progressione dalla periferia alla corteccia. A ciò corrisponde la comparsa di un’attività che viene denominata Sats (Slow activity transients) individuata in base a nuove metodiche di monitoraggio. La comparsa della Sats è secondaria alla presenza di una struttura chiamata “subplate” . Quest’ultima orienta le connessioni che giungono dalla periferia e si dirigono verso la corteccia. Si è scoperto recentemente che l’assenza della subplate, dovuta a malformazioni, è incompatibile con la sopravvivenza.Se il bambino viene alla luce intorno alla 23-24esima settimana, dato che le connessioni principali si sono in questa fase stabilite fra recettori periferici sia cutanei che degli organi di senso e sistema nervoso centrale, si ha la capacità di reazione allo stimolo esterno.

Alla nascita poi c’è una radicale trasformazione, specifica della specie umana, con una netta cesura fra il prima e il dopo. Che cosa avviene? E qui torniamo alla prima domanda, perché solo alla nascita si può parlare di persona?

Per tutta la gravidanza qualunque stimolo viene tradotto in attività endogena e diventa funzionale ad un processo maturativo. Per esempio i movimenti fetali, automatici e riflessi sono una ricca fonte di informazione sensoriale che influenzano le connessioni dei circuiti neuronali che vi partecipano. In questo caso la fonte del movimento è endogena, midollare, mentre lo stimolo tattile che ne consegue viene considerato esogeno. Alla nascita le caratteristiche dell’EEG si modificano anche in virtù del fatto che gli stimoli sensoriali provenienti dall’ambiente esterno evocano risposte specifiche nella corteccia cerebrale: si può dire che il neonato comincia a elaborare informazioni che provengono dal mondo che lo circonda.L’attività cerebrale del neonato è completamente diversa da quella del feto in quanto in essa si esprime una reattività e una connettività globale resa possibile da un cambiamento dei sistemi neurotrasmettitoriali. La stimolazione luminosa della retina interviene nel determinare un immediato “switch” funzionale con un effetto a cascata che interessa tutta la corteccia. La Sats viene sostituita da un regime controllato dagli stimoli sensoriali esterni.

 Spesso dai media si sente che il feto prova dolore. È possibile?

Certamente no: il feto ha movimenti riflessi indipendenti dalla natura dello stimolo. In utero le stimolazioni sensoriali sono di tipo prevalentemente tattile cioè a bassa soglia contrariamente a quelle dolorifiche che inoltre maturano soltanto dopo la 28esima settimana. Bisogna aggiungere che nella situazione intrauterina nel cervello fetale sono presenti sostanze come l’adenosina ed alcuni derivati del progesterone, neuropeptidi che innalzano notevolmente la responsività ed esercitano un’effetto protettivo su un eventuale eccesso di stimolazione. La concentrazione di tali sostanze subisce un rapido decremento alla fine del travaglio quando viene liberata una enorme quantità di catecolamine e viene stimolata una zona specifica del cervello (il locus ceruleus) che innesca la cosiddetta reazione di “arousal” ovvero l’attivazione della corteccia cerebrale.

da left -avvenimenti

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Testamento biologico. Daremo battaglia

Posted by Simona Maggiorelli su febbraio 6, 2011

Proprio nell’anniversario della morte di Eluana il Consiglio dei ministri vara una strumentale giornata nazionale degli stati vegetativi. E dal 21 febbraio torna in Aula la proposta di legge Calabrò che limita  il diritto di autodeterminazione. E la presidente dell’Associazione Luca Csocioni, la deputata Maria Antonietta Coscioni promette: ” non resteremo in silenzio”

di Simona Maggiorelli

Onorevole Coscioni Il Tar della Lombardia ha bocciato come “illegittima” la disciplina varata nel 2008 dalla Giunta Formigoni perché il termine fissato delle 22 settimane contrasta con la legge la 194 sull’aborto. il Presidente della Regione Lombardia ha commentato: «questa sentenza è antiscientifica». Che dire?
Il commento del presidente della Regione Lombardia è ridicolo e neppure da prendere in considerazione. Roberto Formigoni non credo abbia alcun titolo per stabilire quello che è o non è scientifico. La sentenza comunque stabilisce non tanto la scientificità della “disciplina” Formigoni, quanto il fatto che ha prevaricato i suoi compiti e funzioni. Non è materia che debba e possa essere disciplinata dalle Regioni, ma dallo Stato.

Ignorante anche della tradizione cattolica di seppellire i feti abortiti in terra sconsacrata, il presidente Formigoni gli fa il funerale con tutti i crismi. Cosa è accaduto in Lombardia? Ci sono altre Regioni che ne seguono l’esempio?
Anche il “nuovo” Piemonte del leghista Roberto Cota, se non sbaglio, segue la strada formigoniana. Speculazione? Demagogia? In Lombardia, ad ogni modo, è stata sistematicamente occupata la sanità, militarmente vorrei dire, da parte di Comunione e Liberazione e del suo braccio economico, la Compagnia delle Opere. E la sanità, è noto, costituisce un lucrosissimo affare: cliniche e ospedali devono soggiacere ai diktat di Comunione e Liberazione, come documenta il libro La lobby di Dio (Chiarelettere), di Ferruccio Pinotti, un giornalista peraltro cattolico. Lettura illuminante (vedi Left n.46 del 26 novembre 2010) su quello che accade in Lombardia e non solo in quella Regione.

La neonatologia ha dimostrato scientificamente che solo dalle 24 settimane il feto ha possibilità di vita autonoma. (La Carta di Firenze dice addirittura da 25 settimane). Perché la sinistra e le forze politiche progressiste stentano a fare proprie le acquisizioni della scienza lasciando che si continui a dare dell’assassina a chi abortisce?
Bella domanda. Però, riguarda il PD, e se si vuole Di Pietro e Vendola, non certo noi Radicali, che abbiamo promosso e animiamo un’associazione, la “Luca Coscioni”, che ha per suo obiettivo e ragione costitutiva la libertà di ricerca. Ricordo che il nostro slogan-programma è: “Dal corpo del malato al cuore della politica”, e questo significa appunto che crediamo che i cosiddetti temi scientifici, al pari di quelli che oggi si dicono etici, sono questioni sociali. Siamo anche gli unici ad aver organizzato due congressi mondiali, proprio per rendere “politici e sociali” queste questioni.

Per Mimesis sono appena usciti gli Atti del secondo congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica che avete organizzato al Parlamento Europeo. Anche in base a quell’iniziativa di respiro internazionale cosa pensa di certi media italiani che trasmettano servizi per dire che il feto in utero ci vede e che il feto di pecora sogna? Per non parlare poi dei casi di risveglio dal coma che sulla stampa vengono contrabbandati per miracolosi risvegli da stati vegetativi permanenti?
I danni che determina questo modo di procedere sono sotto gli occhi di tutti. La sistematica e pervicace disinformazione fa sì che queste questioni, che sono in realtà semplicissime e comprensibili da tutti, diventino ostiche. Lo abbiamo visto anche in occasione del referendum sulla legge 40 in materia di fecondazione assistita, ma potrei fare tantissimi altri esempi. Ma del resto, per tornare al caso Lombardia di cui parlavamo prima, si lascia che in certi ospedali siano affissi manifesti del sedicente Movimento della vita, dove si fa vedere un feto con fattezze ormai umane e la scritta: “Mamma, non uccidermi”. Ecco, se questa è la semina, il raccolto non può che essere quello che è. Il problema fondamentale è garantire e tutelare la volontà del paziente, dell’interessato; che al contrario è quotidianamente minacciata e pregiudicata.

Nel Libro bianco stilato dal sottosegretario alla Salute Roccella si equiparano gli stati vegetativi a una grave disabilità. Cosa ne pensa?
L’educazione e il buon gusto mi impediscono di dire cosa penso delle esternazioni e delle iniziative del sottosegretario Eugenia Roccella. Sono un quotidiano insulto all’intelligenza. Francamente mi riesce incomprensibile capire la ragione per la quale, con una furia sistematica demolisce tutto quello che ha caratterizzato e “segnato” i suoi primi vent’anni….

Il tribunale di Firenze il 12 gennaio ha detto sì al testamento biologico accogliendo il ricorso di un cittadino e sottolineando che la libertà di scegliere a quali trattamenti sottoporsi è garantita dalla Carta. Ma Casini chiede di calendarizzare il voto sul biotestamento. E per il 9 febbraio, anniversario della morte di Eluana, il Consiglio dei ministri ha indetto la Giornata nazionale degli stati vegetativi. Come  risponderete?
Posso dire che con le mie compagne e i miei compagni radicali e dell’Associazione Luca Coscioni, dentro e fuori le istituzioni continueremo a dare battaglia, come abbiamo fatto finora; centuplicheremo i nostri sforzi. Il problema sarà quello di riuscire a coinvolgere i partiti di opposizione ma non solo: anche nel centrodestra ci sono personalità laiche sensibili a questi temi. Penso, per esempio, alla collega Chiara Moroni e ai tanti come lei, che mal sopportano la deriva clericale e vaticana di cui è preda il PdL o quello che ne resta. Per il 9 di febbraio, in particolare, nella sala Mappamondo della Camera dei Deputati con i colleghi Livia Turco, Ferruccio Saro,  e la stessa Chiara Moroni presenterò il libro Gli ultimi giorni di Eluana (Biblioteca dell’immagine) del professor Amato De Monte e Cinzia Gori che hanno accompagnato Eluana negli attimi finali. Fondamentale riguardo a questa battaglia  sarà il ruolo giocato dai mezzi di informazione: è il presupposto fondamentale, una corretta informazione. Non per un caso noi Radicali, Marco Pannella per primo, siamo preclusi dai programmi di approfondimento politico della RAI e di Mediaset. Se la ricorda l’ultima volta che ha visto Pannella a Porta a porta o a  Ballarò?.

dal settimanale left-avvenimenti

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Legge 40, finalmente incostituzionale?

Posted by Simona Maggiorelli su marzo 26, 2009

L'avvocato Filomena Gallo

L'avvocato Filomena Gallo

A cinque anni dalla sua promulgazione, dopo un tentativo referendario di abrogazione e decine di cause in tutta Italia promosse da altrettante donne in difesa del proprio diritto alla salute, senza contare la messa all’indice da parte dell’intera comunità medico-scientifica, la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita arriva per la seconda volta sotto la lente della Corte costituzionale. Che ha fissato per il 31 marzo l’udienza per valutare i punti sollevati nel 2008 dalle ordinanze del Tar del Lazio e del tribunale di Firenze.

Sotto accusa gli articoli 6 e 13 che impongono il divieto di revoca del consenso informato, il limite di impianto di tre embrioni e il divieto di congelarli. «A partire dall’articolo 1, la legge 40 non rispetta l’articolo 32 della Costituzione, perché viola il diritto alla salute della donna, ci ricorda l’avvocato Filomena Gallo, presidente dell’associazione Amica cicogna e vice presidente dell’associazione Luca Coscioni. “Ci auguriamo – aggiunge – che la Consulta colga l’occasione per rimediare a questi effetti». L’articolo 13 è per la seconda volta al vaglio della Corte. Che già il 9 novembre del 2006 aveva dichiarato inammissibile una questione di legittimità costituzionale sollevata dal tribunale di Cagliari. Ma poi, a settembre 2007, lo stesso tribunale aveva dato ragione a una donna portatrice di una grave malattia genetica che chiedeva il riconoscimento del diritto alla diagnosi preimpianto negato dalla legge 40. Un divieto questo parzialmente corretto dalle linee guida promulgate nel gennaio 2008 dall’allora ministro Livia Turco. Certo, viviamo giorni in cui il varo della legge sul testamento biologico così come  è stato elucubrato dal centrodestra non incute ottimismo. Il ddl Calabrò è stato definito- e non a torto- «testamento ideologico» dalla senatrice radicale del Pd Donatella Poretti. Anche la vice presidente del Senato Emma Bonino non ha mancato in questi ultimi giorni di ricordare le inquietanti analogie di questa nuova norma con quella sulla Pma. Per il comune impianto antiscientista e illiberale di ispirazione cattolica che caratterizza entrambe. E il pensiero che  ci possa essere ancora un ripensamento sulla legge 40 alimenta in queste ore le associazioni di pazienti sterili e infertili e chi questa norma la combatte sin da quando è stata proposta. La Corte costituzionale potrebbe, d’un sol colpo, se guardasse al vero, dichiarare incostituzionali  due  o più articoli della legge 40.

Anche sulla base dall’ennesima bocciatura subita dalla legge 40 per mano di giudici ordinari nelle scorse settimane: il tribunale di Milano con due diverse ordinanze del 6 e del 10 marzo ha ampliato quanto affermato dal tribunale di Firenze e dal Tar del Lazio. I giudici milanesi si sono pronunciati sui ricorsi presentati da due coppie siciliane portatrici di beta-talassemia e drepanocitosi abbinata a Beta-talassemia, sostenuti dalle associazioni Hera di Catania, Sos Infertilità di Milano e Cittadinanza attiva. In questo caso è stato messo in rilievo che le pratiche di Pma risultano lesive della salute della donna e soprattutto non sono conformi al principio di non invasività stabilito dall’articolo 4 della legge 40.  E ancora , risultano  invasivi e lesivi della integrità della salute della donna l’obbligo di produrre solo tre embrioni e di trasferirli tutti insieme contemporaneamente, il divieto di crioconservazione degli embrioni, la costrizione imposta alle coppie affette o portatricidi di gravi malattie genetiche di rinunciare a una gravidanza oppure di ricorrere poi all’aborto. Secondo il tribunale si tratta di norme troppo rigide che non tengono conto delle singole situazioni. Come dire che è il carattere generale di una legge a renderla inapplicabile nelle situazioni di cura. Dal momento che queste devono essere valutate caso per caso dall’unica persona autorizzata a farlo (tra l’altro per legge). E cioè, il medico.

— di Federico Tulli da Left Avvenimenti del 27 marzo 2009


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Una bioetica più umana

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 19, 2006

A giugno 2006 si rinnova il comitato nazionale di bioetica. Flamigni e Neri lanciano proposte per il futuro dell’ente governativo

di Simona Maggiorelli

I nodi da affrontare sono tutti o quasi ancora sul tavolo: testamento biologico, terapia del dolore ( che la legge Fini-Giovanradi rende più diffficile) ma soprattutto la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, con la sua antiscientifica definizione del concepito e dei suoi presunti diritti, i suoi assurdi divieti della fecondazione eterologa e della diagnosi preimpianto. Che il caso della signora inglese che, grazie alla selezione degli embrioni, avrà un figlio che non erediterà la sua stessa malattia genetica ha da poco risolleevato in tutta la sua crudele assurdità.

Su tutti questi temi  il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) deve ancora tenere un incontro, agli inizi di giugno, per dire un’ultima parola prima del normale scioglimento del mandato. Il timone poi, per decreto del Presidente del Consiglio passerà al Cnb nominato dal nuovo governo. E già ci sinterroga su chi sarà il nuovo presidente di questo importante organo di consiglio del Governo. Il nome che circola è quello dell’ex garante della Privacy, il giurista Stefano Rodotà, ma anche del ginecologo e ordinario all’Università di Bologna, Carlo Flamigni, che nehli ultimi anni ha portato avanti una coraggiosa e contrastata battaglia di laicità all’interno del Cnb presieduto dal cattolico Francesco D’Agostino.

Tutto dipenderà dalle scelte del premier Prodi: vorrà dare forza alla ricerca oppure, su una strada di continuità con il governo di centrodestra, mettere il Cnb nelle mani della neosenatrice della Margherita, la neurospischiatra Paolo Binetti, promotrice del Comitato scienza e vita? Insomma siamo davanti a un bivio decisivo per questo importante organo consultivo, composto di scienziati ed esperti, e che ha anche il compito delicatissimo di giudicare le ricerche biomediche italiane che chiedono finanziamenti europei.. Con un parere che può diventare pesantemente vincolante. Come ha dimostrato di recente l’esempio di un gruppo di ricercatori dell’Ispra sul Lago di Como, avendo visto svanire un finanziamento Ue di 9 milioni di euro per una ricerca sui nuovi metodi di valutazione delle sostanze tossiche nello sviluppo dell’embrione, proprio a causa di un parere negativo del Cnb.

“Fondi che poi sono stati assegnati a un gruppo di ricercatori tedeschi” racconta il bioeticista Demetrio Neri dell’Università di Messina. “E’ una pretesa assurda pensare di fermare la scienza e i progressi che possono venirne per gli esseri umani. Se non in Italia, la ricerca andrà avanti in altri paesi” commenta Flamigni che, dopo aver completato una impegnativa storia della fertilità per la Utet e una raccolta di articoli dal titolo eloquente Io ve lo avevo detto compagni, sta per mandare alle stampe per i tipi di Baldini Castoldi Dalai un libro sull’intelligenza femminile ” in cui-dice il professore- mi sono divertito a confrontare i documenti cristiani con quelli di Casanova”. Ripensando al referendum sulla legge 40 e a quella che Flamigni non valuta del tutto come una sconfitta poi fa notare: ” Bisogna pensare a quei dieci milioni di italiani che sono andati a votare per dire no a questa legge sulla fecondazione assistita.

E proprio per questa fetta importante del Paese oggi Flamigni rilancia: ” Nonostante ci siano state molte sollecitazioni a lasciare i Ds- racconta – ho preferito restare perché è qui che ha senso fare una forte battaglia di laicità. E poi, tornando al ruolo del Comitato nazionale di bioetica e all’urgenza di una sua riforma, aggiunge: ” Ci sono diversi modi di intendere il lavoro. negli ultimi anni il Cnb si è espresso solo per pareri di maggioranza comportandosi come un comitato destinato in qualche modo destinato a regolare le questioni che riguardano la vita e la scienza. Io invece-sottolinea Flamigni- ho sempre pensato a una bioetica più riflessiva che non proceda per maggioranze e minoranze su problemi di morale”. E aggiunge ancora:”Quello che ha preso campo nell’ultima legislatura è stato un Cnb a maggaioranza cattolica, in cui le posizioni non ideologiche non sono state sufficientemente rappresentate e che ha espresso pareri sempre orientati. Mentre il suo compito dovrebbe essere quello di dare al Governo le informazioni scientifiche necessarie a preparare delle buone leggi”. Del resto non è un segreto, basta scorrere l’organigramma del Cnb per rendersene conto: su 51 componenti una ventina sono i giuristi di formazione cattolica. Pochissimi i ricercatori e gli scienziati. Solo tre i genetisti.

“la mia sensazione è stata che Dal Comitato siano stati allontanati i laici  per fare un piacere all’altra sponda del Tevere”, commenta Flamigni. Faccenda spinosa e in parte trasversale che ora lascia in eredità al Governo di centrosinistra la questione della legge 40. In due anni di applicazione, come ammette lo stesso Istituto Superiore di Sanità, ci sono state meno gravidanze e più aborti per chi in Italia si sottopone a tecniche di fecondazione assistita. ” Purtroppo però non credo ci sia la possibilità di fare una nuova legge perché non c’è la serenità sufficiente-dice ancora Flamigni -. Ma possiamo modificare le linee guida che devono essere riviste ogni tre anni.. Ci sono delle “passerelle” utilizzabili che riguardano la fase preembrionale dell’ootide e le indagini genetiche preimpianto, perché le donne hanno il diritto di sapere se il bambino sarà fisicamente sano”. Resterebbe da risolvere il divieto della donazione di gameti, ma in questo caso – suggerisce Flamigni- si potrebbe riaprtire proprio  dal documento del Cnb sull'”adozione per la nascita”. degli embrioni crioconservati  e abbandonati . “Dal momento che non si adottano le formiche è chiaro che si adottano le persone, il documento di fatto propone una modifica della legge sull’adozione. Si tratterebbe di prevedere – suggerisce Flamigni- che uno dei due genitori possa adottare i gameti con tutti i controlli necessari, facendo in modo che le donazioni avvengano in strutture pubbliche per evitare ogni timore di vendita dei gameti”.

E c’è anche chi, come il docente di bioetica, Demetrio Neri, da componente uscente del Cnb, torna ad avanzare una proposta intelligente, fin qui scartata dalla maggioranza guidata da D’Agostino, ovvero destinare questi cosiddetti embrioni orfani alla ricerca scientifica ” E’ una questione rimasta in sospeso. Stiamo preparando un documento da presentare all’ultima riunione del 9 giugno – racconta Neri-. Anche perché una volta che gli embrioni congelati vengano scongelati non c’è certezza che siano sufficientemente vitali per essere impiantati”.

Ma Neri propone anche una discussione pubblica sul ruolo del Cnb che andrebbe riformato. “La bioetica è una materia che riguarda la vita concreta delle persone, non può essere usata per consigliare le istituzioni”. Il pensiero corre alla stagione in cui il Cnb ( che oggi ha sedici anni di vita) fu guidato da Giovanni Berlinguer. “All’epoca – ricorda il docente dell’Università di Messina- si cercò di dargli un ruolo di interlocutore della società civile, il ruolo di un organo che fa informazione”. Occorre che il Comitato recuperi questa sua funzione anche per scongiurare proposte di legge antiscientifiche come quella depositata da Rutelli che impone divieti ancora più severi di quelli previsti dalla Legge 40 pribendo del tutto la ricerca sulle cellule staminali embrionali. “Il presidente della margherita sostiene che la ricerca sulle adulte basta. Ma – conclude Neri – delle due l’una: o bisogna cacciare a calci i direttori dei maggiori centri di ricerca internazionali oppure è Rutelli che sbaglia.  In questo caso, se la sua proposta passasse, per i ricercatori italiani e per tutti noi come futuri pazienti si preparerebbero tempi davvero duri”.

da left-avvenimenti 19-25 maggio2006

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La truffa della legge 40

Posted by Simona Maggiorelli su marzo 17, 2006

Due anni di applicazione della legge 40: i primi risultati

di Simona Maggiorelli

Il comitato Scienza e Vita guidato da Paola Binetti (ora candidata della Margherita), come molti ricorderanno fece l’anno scorso una fortissima battaglia pro legge 40. Basata su un preciso assunto: il far west procreativo stava imperversando in Italia, a tutto discapito degli embrioni, cattolicamente considerati sacri e intoccabili. E per scongiurare nonne mamme una produzione di embrioni a fini di ricerca, urgevano severi divieti. Ora, a due anni dall’entrata in vigore della legge sulla fecondazione assistita, i dati pubblicati dall’Istituto superiore di sanità dicono che quel far west paventato era una macroscopica bugia. Non che le associazioni di malati, e ancor più i medici, non l’avessero più volte denunciato, ma la smentita arriva ora con tutti i crismi di ufficialità dal Ministro della Salute. Facendo un po’ di storia tutto parte dal Luglio scorso, quando associazioni come Amica Cicogna, Madre Provetta, Unbambino.it, Cercounbimbo, insieme a altre, hanno cominciato a bussare alle porte del ministero perché, come previsto dalla legge 40 (in uno dei suoi pochi articoli condivisi da maggioranza e opposizione), fosse pubblicato il registro nazionale dei centri italiani di fecondazione assistita. Il ministro, nonostante i molti proclami, ha nicchiato a lungo. Ma ora, come ultimo atto prima delle dimissioni, e con un anno di ritardo rispetto ai tempi stabiliti per legge, ha varato l’atteso registro rendendo pubblici i dati del 2004. E che si scopre? Intanto che la percentuale di successo dei trattamenti, in meno di due anni, è passata dal 29 per cento al 25,3 per cento. Fatto grave per una legge che, come qualsiasi altra in campo sanitario, dovrebbe tutelare la salute dei cittadini, assicurando pratiche mediche sempre più efficaci e ai passo con i tempi. Già nei mesi scorsi Luca Gianaroli, direttore scientifico del Sismer di Bologna, uno dei più Importanti centri di fecondazione assistita, aveva lanciato un allarme: con la legge 40 è in aumento il numero degli aborti. «Non poteva essere altrimenti – denuncia il professore – dal momento che da due anni a questa parte è proibita in Italia la diagnosi preimpianto». E le donne possono ricorrere all’aborto terapeutico solo dopo analisi prenatali come amniocentesi e villocentesi. Ma dal neonato registro (che solo da maggio comincerà a accogliere le informazioni che riguardano il 2005) emerge anche che nel normale trattamento dell’infertilità, oggi in Italia, si ottengono molti meno risultati che in passato. Secondo l’istituto Superiore di sanità, nel 2004, sono nati con fecondazione in vitro circa 150 bambini in meno dell’anno precedente. Ma c’è anche un altro dato interessante: dei 3Omila embrioni congelati in 20 anni, nel 2004 ne restano solo 2.100 abbandonati. Tutti gli altri sono stati scongelati e hanno permesso la nascita di centinaia di bambini. «Sono informazioni molto significative – commenta la ginecologa Anna Pia Ferraretti del Sismer e responsabile per l’Italia del registro europeo di fecondazione assistita -. Confermano il quadro delle informazioni che, a titolo volontario e senza essere obblighi di legge, i centri ci inviavano già prima della nuova norma». Contrariamente a quanto sosteneva la propaganda pro legge 40 in Italia è sempre esistita una sorta di autoregolamentazione da parte dei centri di fecondazione assistita. «Ma ciò non toglie – precisa Ferraretti – che un registro nazionale pubblico e obbligatorio sia un fatto importantissimo. Anche per ricreare quel clima di fiducia verso queste pratiche mediche che in Italia si è andato deteriorando. A Fronte di una richiesta crescente da parte delle coppie, che oggi, come è noto, preferiscono andare all’estero». Un turismo dei diritti che, con il trascorrere dei mesi, mostra aspetti di sempre maggiore ingiustizia sociale. » Una ricerca su un campione di 500 coppie che si sono rivolte alla nostra associazione per avere dei consigli – racconta l’avvocato Filomena Gallo di Amica Cicogna – la dice lunga sulle evoluzioni del fenomeno. Nel 2003 ci chiedevano informazioni su trattamenti di fecondazione, sia eterologa che omologa. L’anno dopo ci chiedevano solo a quali centri stranieri potersi rivolgere. Da un anno, invece, sempre più spesso, le coppie si rivolgono a centri europei anche per quei trattamenti consentiti in Italia, come la fecondazione omologa. Semplicemente perché si sentono più tutelati, dal momento che all’estero è consentito il congelamento e la conservazione degli embrioni». Di pari passo va registrato anche un forte incremento dei prezzi. In un noto centro spagnolo – prosegue l’avvocato Gallo – in media, su 1300 coppie straniere, 350 sono italiane. Ma se un trattamento per una coppia spagnola costa 2mila euro, per una italiana ne costa 3mila». E questo senza contare i costi aggiuntivi per i farmaci. Gli stimolanti ormonali, come le gonadotropine, se prescritte in base a protocolli stranieri, non vengono rimborsate dal sistema sanitario nazionale e le pazienti che fanno i trattamenti all’estero devono pagarle interamente di tasca propria. Ma c’è anche un altro aspetto preoccupante che emerge dal registro dell’Istituto superiore di sanità: i 268 centri di fecondazione assistita riconosciuti dallo Stato, negli ultimi due anni, hanno rallentato molto l’attività. Tanto che, se l’Italia prima dell’entrata in vigore della legge 40 era al quarto posto in Europa per cicli di trattamenti, ora rischia di precipitare agli ultimi posti. L’attività dei centri si fa più sporadica, più frammentata, a tutto svantaggio delle pazienti. Mentre il danno alla ricerca italiana potrebbe trasformarsi presto in un gap profondissimo. E a esprimere una forte preoccupazione, non sono solo gli scienziati italiani, ma anche il coordinatore del registro europeo di fecondazione assistita, il ginecologo scandinavo, Karl Nigren.» La situazione italiana – ha raccontato in un convegno romano organizzato dalla Rosa nel pugno – si distacca in modo sempre più netta dal positivo andamento europeo. Oggi in Europa i trattamenti di fecondazione assistita sono in netta crescita, così come il successo dei risultati. In Scandinava, per esempio, cinque bambini su cento nascono grazie a questi trattamenti. Diversamente che in Italia, dove la legge impone di impiantare fino a tre embrioni, in Europa – continua Nigren – si tende a trasferire sempre meno embrioni, tanto che ormai sono quasi del tutto spariti casi di parti plurigemellari, con meno problemi medici, meno rischi per la salute della donna che, una volta, dopo essersi sottoposta alle terapie, poteva trovarsi davanti allo choc di ritrovarsi con tre o quattro gemelli». Ben consapevoli di questo quadro e di fronte al silenzio assordante della Casa della libertà e dell’Unione, nel cui programma non si è sprecata neanche una riga su questi temi, un gruppo di scienziati – da Anna Pia Ferraretti a Luca Gianaroli del Sismer; da Giulio Cossu del San Raffaele di Milano, a Mirella Parachini del San Filippo Neri di Roma, a responsabili di centri di fecondazione assistita come Francesco Fiorentino, Marco Favara e Mimmo Danza – hanno deciso di rimboccarsi le maniche e di scendere direttamente in politica. Candidati nelle liste della Rosa del pugno promettono di dare battaglia in Parlamento sui temi della ricerca scientifica e per l’abrogazione della legge 40. I Ds , invece, hanno candidato l’unico altro scienziato italiano, il chirurgo Ignazio Marino, che insieme a Vescovi si è cattolicamente schierato in difesa della tutela degli embrioni. Rifiutando, paradossalmente, la candidatura a Carlo Flamigni, pioniere della fecondazione assistita in Italia.

Left Avvenimenti 17 marzo 2006

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Mi manda il Vaticano

Posted by Simona Maggiorelli su gennaio 1, 2006

Francesco Rutelli, l’antizapatero: una proposta di legge perché l’Italia,
unica in Europa, investa solo sulle cellule staminali adulte

di Simona Maggiorelli

Non promette molto di buono la fusione di Ds e Margherita in partito unico. Di certo, non sul fronte della libertà di ricerca e dei diritti delle donne. Il primo parto del nuovo organismo politico a due teste c’è già: è la proposta di legge per il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali adulte presentata da Francesco Rutelli e firmata da esponenti di primo piano della Margherita, (da Castagnetti a Fioroni, a Bianchi) e dei Ds, con l’aggiunta dell’Udeur. E con la benedizione del ministro Buttiglione. Che ha commentato: «Mi auguro che la proposta di Rutelli significhi anche un impegno, suo e della Margherita, a sostegno della posizione del governo Berlusconi che al Parlamento europeo si batte perché la ricerca sulle staminali embrionali non venga sostenuta». Una solitaria battaglia in cui l’Italia si è già guadagnata una non molto onorevole medaglia, quando il viceministro per la ricerca, Guido Possa, unico fra sedici colleghi europei, votò per bloccare i finanziamenti alla ricerca. Ora, Rutelli, non solo si pone in questa scia, con una proposta di legge che mette al bando la ricerca sulle embrionali (più rigidamente di quanto già fa la legge 40), ma come presidente di Dl dà mandato a una commissione di bioetica guidata dal cattolico Adriano Ossicini per futuri interventi su genoma, consenso informato e trapianti da animali. «Abbiamo chiesto alla commissione – ha detto Rutelli – che ci aiuti a preparare il terreno perché le grandi sfide della scienza del XXI secolo vengano governate in anticipo dalla politica»; specificando anche che si trattava di «onorare un impegno preso ai tempi del referendum sulla fecondazione».
Così, facendo spallucce ai pareri della comunità scientifica internazionale e infischiandosene di aver imboccato la strada politicamente opposta a quella dei governi Blair e Zapatero, Francesco Rutelli propone per la prossima legislatura una norma che mette al bando anche la ricerca sulle linee staminali embrionali importate dall’estero (cosa che la legge 40 non fa), stanziando un unico blocco di 16 milioni di euro per la ricerca sulle staminali adulte e per un’informazione ai cittadini che riguardi esclusivamente questo settore.
Nel frattempo, invece, in Inghilterra, in Belgio e in altri paesi all’avanguardia nella ricerca s’investe sempre più in ricerca sulle staminali embrionali e si apre sempre di più il campo della clonazione terapeutica. La regione autonoma dell’Andalusia si è aggiunta a questo gruppo la settimana scorsa, anticipando la discussione del governo spagnolo in programma a febbraio. È stata la stessa ministra della Sanità andalusa, Maria Jesus Montero, che Avvenimenti aveva incontrato a Bruxelles, ad annunciare lo stanziamento di fondi per la clonazione terapeutica: tecnica di trasferimento nucleare che permette di costruire in laboratorio tessuti geneticamente compatibili a quelli del malato, evitando i rischi di rigetto legati ai trapianti. E mentre il deputato diellino e i suoi alleati di centrosinistra sembrano voler fare a gara con il governo Berlusconi nel tradurre in legge i precetti della Chiesa, il primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero si sta ponendo il problema opposto, ovvero come rendere i risultati della scienza più accessibili ai cittadini e, in particolare, alle donne. È notizia di poco prima di Natale la riforma della legge sulla procreazione assistita attuata dal suo governo. La norma promulgata già con molto anticipo nel 1988 e rivista nel 2003, era – a dire il vero – già buona, aperta, liberale. Specie se confrontata con il nodo di assurdi divieti e contraddizioni che fanno la nostra legge 40. Ma il governo Zapatero ha voluto allargare ancor più l’area dei diritti: ora in Spagna tutte le maggiorenni, a prescindere dal loro stato civile, potranno accedere a queste tecniche, se lo vorranno. Ma c’è di più. Sul modello di quanto già accade in Inghilterra, la nuova legge spagnola autorizza la diagnosi preimpianto per selezionare embrioni sani e geneticamente compatibili con eventuali fratellini o sorelline malate. Un passo importante nella lotta contro malattie genetiche ancora incurabili. E nulla a che vedere, del resto, con la clonazione riproduttiva che in Spagna, come nel resto dell’Unione europea, è proibita. La stampa cattolica impropriamente ha parlato di “bambini farmaco”, alimentando paure e, insieme – fatto che ci sembra particolarmente grave – attaccando la nascita e l’identità di questi neonati uguali a tutti gli altri, benché nati in provetta.
In Spagna come in Italia, insomma, l’attacco della conferenza episcopale è stato molto violento. Ma, diversamente che nel nostro paese, integralmente laica è stata la risposta del governo Zapatero, che preoccupandosi più della salute dei cittadini che della salvaguardia di precetti religiosi, ha già messo in conto la possibilità di aggiornare ulteriormente la legge, procedendo di pari passo con i progressi della ricerca. «In un Stato come il nostro, non ancora laico, perché concordatario – commenta il docente di Bioetica Demetrio Neri -, purtroppo, siamo ancora molto lontani da tutto questo». Docente all’Università di Messina e, spesso, voce critica all’interno del Comitato nazionale di bioetica diretto da Francesco D’Agostino, Neri è stato la settimana scorsa uno degli animatori della tavola rotonda sulla proposta di legge Rutelli organizzata via audio- video dall’associazione Luca Coscioni e dalla Rosa nel Pugno. Un’assemblea telematica di scienziati, politici, giornalisti, che è stata il primo segno pubblico forte di protesta riguardo a quelli che potrebbero diventare contenuti del programma del futuro partito democratico, in materia di ricerca. «Inutile», «antiscientifica», «strumentale», «pericolosa», sono gli aggettivi più ricorrenti durante la discussione sui punti caldi del progetto Rutelli, che puntando tutto sulle staminali adulte, propone la creazione di tre nuovi centri nazionali per la raccolta e il trattamento dei materiali biologici. «Non considerando – dice Elena Cattaneo, ordinario di farmacologia all’Università di Milano e una delle massime esperte italiane di cellule staminali – che di strutture simili in Italia ne esistono già e non c’è nessun bisogno di affrettarsi a creare ennesime banche di staminali adulte, quando questa non sembra essere la strada di ricerca più feconda di risultati». Doppioni, fondi per la creazione di inutili centri e istituzioni che fanno il vantaggio solo di chi le governa. Il pensiero corre alla cosiddetta “casa del ghiaccio”, inaugurata il 16 dicembre, dall’ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia a Milano: una struttura dove, per un suo vecchio decreto ministeriale, i vari centri di fecondazione sparsi in Italia dovranno inviare i 400 embrioni soprannumerari congelati prima della legge 40. Spese di trasporto, stoccaggio nel nuovo centro milanese, con 25 addetti, e 38 congelatori ad azoto liquido, in un’ala dell’ospedale Maggiore di Milano. E a quale scopo dal momento che la ricerca sugli embrioni è proibita in Italia e che questi embrioni, non più richiesti, non potranno essere impiantati? «Qui non si tratta banalmente di tifare per le staminali embrionali o adulte, per Roma o Lazio, Bartali o Coppi – chiosa stizzito Giulio Cossu, direttore dell’istituto cellule staminali del San Raffaele di Milano -. Come scienziati dobbiamo poter sperimentare. La ricerca procede per gradi, per errori, non c’è altro modo di conoscere la realtà che facendo ricerca. Se un lavoro come quello del sudcoreano Hwang Woo Suk viene in parte ritrattato, questo non deve essere strumentalmente usato per chiudere un canale di ricerca». «Della proposta Rutelli – spiega Cattaneo – colpisce l’ignoranza. Il sapere scientifico è unico, le scoperte, se valide, sono universali. Non funziona per compartimenti stagni. Se in Italia escludiamo, in modo così assolutistico, come pretende Rutelli, la ricerca sulle staminali embrionali, anche quella sulle adulte ne soffrirà lo scotto. E viceversa. Le staminali embrionali totipotenti – prosegue la ricercatrice – proprio per la loro plasticità sono le più promettenti, ma non si può, come vorrebbe certa politica, scegliere un campo in maniera aprioristica e sulla base di discorsi strumentali come quello che Rutelli mette a incipit della sua proposta, parlando di cura del diabete fatta da una equipe di scienziati a Miami, utilizzando staminali adulte, quando si è trattato di un più ordinario trapianto di isole di pancreas. Il sospetto, allora, è che si voglia fare della propaganda per motivazioni etico-religiose». Difficile non pensare alle parole del Papa che nell’omelia del 28 dicembre parlava di agglomerati di poche cellule nell’utero materno come esseri che «contribuiscono, pur collocati in posto meno importante, all’edificazione della Chiesa. Poiché, sebbene inferiori per dottrina, profezia, grazia dei miracoli e completo disprezzo del mondo – dice Benedetto XVI – tuttavia poggiano sul fondamento del timore e dell’amore di Dio».

IAN WILMUT: “Offriamo la terapia ai malati terminali”

«Provate a pensarvi in una condizione di questo genere: siete affetti da una malattia che vi immobilizza dalla testa ai piedi e venite a sapere dalla tv e dalla radio che potrebbe esistere una terapia che potrebbe darvi qualche beneficio. Quale sarebbe la vostra reazione? Sarebbe certamente di entusiasmo e vorreste saperne di più». A scrivere così è uno dei maggiori esperti di staminali embrionali, l’inglese Ian Wilmut, direttore del nuovo Centro per la medicina rigenerativa dell’università di Edimburgo. Lo scienziato, noto al mondo, come il “papà” della pecora Dolly, dalle colonne del quotidiano The Scotsmen, ha lanciato una proposta: offrire la terapia con cellule staminali embrionali ai malati terminali. «Anche se i protocolli terapeutici non sono ancora del tutto consolidati – scrive lo scienziato – i benefici sarebbero comunque superiori ai rischi, la terapia potrebbe aiutare a salvare delle vite umane e, sicuramente, far andare avanti la ricerca scientifica». La proposta di Wilmut arriva dopo che lo scandalo che ha coinvolto in Corea del Sud il suo collega Hwang Woo-Suk ha profondamente turbato le aspettative di molti pazienti e ricercatori che attendevano un beneficio diretto dallo sviluppo della cosiddetta terapia rigenerativa. «Se aspettiamo ancora – ha aggiunto Wilmut – che tutti gli elementi siano sperimentati e testati potremmo ritardare molto la messa a punto di trattamenti efficaci». Maggiori informazioni su http://www.aduc.it

da Avvenimenti, 10 gennaio 2006

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Ora c’è chi vuole adottare gli embrioni

Posted by Simona Maggiorelli su ottobre 26, 2005

Quasi, quasi me l’adotto Il Comitato di bioetica dice sì all’impianto degli embrioni orfani. Ma rende “sacri” e intoccabili anche i pre embrioni di Simona Maggiorelli

Uno spiraglio, “un tentativo di migliore almeno qualche aspetto di una legge assolutamente folle e piena di divieti”, “un piccolissimo passo avanti”. “Una scelta di buon senso vista la possibilità che prima o poi venissero gettati nel lavandino”. I giudizi positivi, anche se cauti e circostanziati, si moltiplicano fra le associazioni che si occupano di fecondazione assistita e fra chi ha partecipato alla campagna referendaria contro la legge 40. La notizia è che il Comitato nazionale di bioetica ha preso posizione a favore dell’adozione di embrioni congelati, i cosiddetti “orfani”, quegli embrioni cioè che crionconservati prima dell’entrata in vigore della nuova legge non sono stati più reclamati dalla coppia. E questo con buona pace del ministro Mantovano che ha passato tutto il tempo della campagna a inveire contro i referendari perché la legge 40 avrebbe contenuto già in nuce una possibilità di utilizzo delle giacenze in frigorifero. “Affermando una cosa palesemente falsa – commenta la vice presidente del Comitato, la biologa e bioeticista Cinzia Caporale – . In realtà la legge non dava nessuna indicazione su che fine dovessero fare questi embrioni”. All’interno del Cnb, presieduto dal cattolicissimo professor D’Agostino la discussione sull’argomento è stata assai lunga. E’ partita nel gennaio 2005 con una lettera indirizzata al comitato della professoressa Luisella Battaglia ed è andata avanti per quasi un anno nelle sottocommissioni. Preso atto che non aveva alcun senso lasciare che queste svariate migliaia di embrioni deperissero, le questioni che si aprivano erano essenzialmente due, racconta la professoressa Caporale: “O destinarli alla nascita permettendo alle coppie che ne facessero richiesta di adottarli, oppure utilizzarli per la ricerca”. Ma anche nel caso si trattasse di embrioni poco vitali, che già al momento del congelamento apparivano non in buone condizioni, questa seconda ipotesi urta con tutta evidenza la sensibilità dei cattolici. E la maggioranza del Comitato ha preferito assecondarla. “ E abbastanza ovvio – commenta sferzante il presidente dell’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato – aprire alla ricerca scientifica avrebbe voluto dire aprire uno spiraglio in quel muro di ideologia che è stato trasferito nella legge 40”. Ma le brutte notizie, come si sa, su questi temi, nel nostro paese non vengono mai da sole. E un’altra decisione del Comitato nazionale di bioetica ha contribuito, se possibile, ad allontanare ancor più l’Italia dal resto della comunità scientifica europea. Il comitato presieduto dal professor D’Agostino, in maggioranza espressione del governo Berlusconi ha affermato in un documento ufficiale che non solo l’embrione è sacro come già dice la legge 40, ma che anche il pre embrione, cioè quella formazione organica che si ha nelle prime 30 ore dalla fecondazione e che non ha ancora un patrimonio genetico autonomo sarebbe da tutelare e proteggere come un bambino che va a scuola. In barba al fatto che nessuna legislazione europea in materia di fecondazione assistita, nemmeno le più intolleranti di Irlanda e Portogallo, arrivano a tanto. “Il punto è che in un dibattito civile e rispettoso delle posizioni altrui – nota la bioeticista e membro dell’Unesco Cinzia Caporale – occorrerebbe affrontare la questione dei criteri in base ai quali si decide cos’è vita umana: sono io da quando uno spermatozoo ha incontrato un ovocita? O lo sono ancor più da quando ho un mio Dna?. E oltre. Sono ancora più io da quando non sono più scindibile in due gemelli. E ancor più quando si forma almeno il primo abbozzo del mio sistema nervoso. Senza dimenticare che senza un utero che mi accolga io embrione non mi potrei sviluppare, non avendo nessuna possibilità di vita autonoma fuori dell’utero prima che siano trascorse 24 settimane”. Questioni importanti, che la letteratura scientifica affronta, ma che il documento di maggioranza del Comitato di bioetica ha scavalcato sposando senza dubbi o incertezze la tesi dell’istantaneità creazionistica della persona umana, per cui un nuovo individuo ci sarebbe fin dai primi momenti dal concepimento. “Rispetto la posizione, non mi sentirei di banalizzarla – commenta la docente di Bioetica dell’Università di Siena – ma trovo avvilente che nel Cnb non ci sia rispetto per tutte le posizioni, comprese quelle più aperte al dubbio, alla ricerca”. “Non mi stupisce la presa di posizione di maggioranza espressa dal Cnb – commenta invece Cappato -. I cattolici sono contrari anche alla cosiddetta clonazione terapeutica quella tecnica di trasferimento nucleare della cellula (che non ha nulla a che fare con la clonazione umana ndr) e nella quale non c’è incontro fra seme maschile e femminile. In questo caso la proibizione non corrisponde a una necessità concreta di tutela, ma solo all’esigenza di traduzione legislativa di un presupposto ideologico”. E riguardo ai criteri in base ai quali i cattolici stabiliscono quando si debba parlare di vita umana? “I cattolici curiosamente finiscono per essere i più materialisti di tutti – dice il presidente dell’associazione Coscioni per la libertà di ricerca – per loro la vita umana corrisponde a un dato biochimico e non ha nulla a che fare con lo sviluppo di una coscienza e di una vita emotiva”. E aggiunge: “Il comitato di bioetica, da molto tempo ormai, non fa altro che trasferire in precetti bioetici i dogmi del Vaticano. E l’idea vaticana è ben chiara – conclude Cappato – è quella di tenere unite sessualità, riproduzione e famiglia e tutto ciò che spezza questa consequenzialità: la sessualità fuori dalla famiglia, la riproduzione fuori dalla famiglia, la riproduzione fuori dalla sessualità, essendo peccato, secondo loro, deve essere imposto a tutta la società facendolo apparire come reato”.

La denuncia delle associazioni
“E’ assurdo che in italia dove è stata inventata una tecnica di lavaggio del seme utlizzata in tutto il mondo sia proibito ai sieropositivi di ricorrervi, come conseguenza diretta del divieto all’eterologa stabilito dalla legge 40”. La presidente dell’associazione Amica Cicogna Filomena Gallo, mentre da avvocato sta preparando nuovi casi di autodenuncia da sottoporre alla magistratura, lancia il sasso di una nuova battaglia. E con la firma della deputata diessina Katia Zanotti, insieme a Cappato e al professor Aiuti, si fa promotrice di un’interrogazione parlamentare sulle discriminazioni causate dalla legge. Le donne sopra i 40 anni sono un’altra fascia fortemente colpita. “Il congresso dei ginecologi italiani dello scorso settembre ha stabilito un limite di età di 42 anni per le donne che vogliano sottoporsi ai trattamenti – spiega la presidente di Amica Cicogna-. Ed è chiaro che la limitazione a soli tre embrioni prevista dalla legge penalizza donne che non hanno più vent’anni”. Ma c’è un altro fatto grave e che riguarda tutti: a più di due anni dalla promulgazione della legge il ministero della Sanità non ha ancora reso pubblico il registro dei centri, di modo che le coppie si possano orientare e avere garanzie. E chi decide di andare all’estero rischia di trovarsi in una giungla di proposte sempre più costose e non sempre sicure. “I centri esteri stanno facendo dell’Italia sempre più terra di conquista – denuncia lo psicoterapeuta Angelo Aiello dell’associazione Unbambino.it -, fanno una propaganda aggressiva spacciando per scoperte e novità delle tecniche che esistono da anni, come l’impianto di embrioni congelati da parte di un centro spagnolo annunciato con titoloni a settembre dal Corsera”. E qualche volta la propaganda potrebbe rischiare di diventare altro. “Ho cominciato a insospettirmi – aggiunge Aiello – quando alcuni centri stranieri mi hanno proposto dei soldi perché io mettessi le loro informazioni sul sito dall’associazione. Da qual momento ho cominciato ad essere più sospettoso consigliando alle coppie di verificare bene le informazioni prima di decidersi a partire”.

da Avvenimenti del 26 ottobre 2005

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Cattivi medici. Per legge

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 4, 2005

Luca Gianaroli: «Questo governo ci costringe alla malasanità»

di Simona Maggiorelli

C’è un sinistro spot che circola in rete. Un messaggio di smaccata propaganda. S’intitola Ancora un referendum contro la vita, ed è pieno zeppo di assurdità del tipo: l’impianto di tre embrioni (sani o malati che siano) giova alla salute della donna; la diagnosi genetica preimpianto non è un esame scientifico, tutto ciò che è artificiale è contro natura e via di questo passo. Mentre in primo piano scorrono immagini da manuale di medicina medievale con un omuncolo disegnato al computer, che miniaturizza le fattezze umane, chiamato di volta in volta, indifferentemente,“embrione”, “feto”, “bambino”, come se queste parole indicassero realtà equivalenti. È uno spot che via mail è arrivato a mezzo milione di italiani. Su questo che ci appare come l’ennesimo tentativo di confondere da parte di chi antepone la propria fede alla scienza,nell’avvicinarsi del referendum del 12 e 13 giugno, abbiamo chiesto lumi al professor Luca Gianaroli, direttore della società italiana di medicina riproduttiva, che di fecondazione assistita e di ricerca si occupa da  25 anni, in Italia e all’estero.

Facciamo un po’ di chiarezza professore, che cos’è l’embrione?
«Da un punto di vista strettamente scientifico è quell’entità in via di sviluppo che si ha 24 ore dopo la fertilizzazione. E bisogna dire anche che nei primi 14 giorni l’embrione nell’utero non dà segno di sé. Il fatto mistificatorio, in primis, riguarda la parola “concepimento”: prima delle tecniche di fecondazione in vitro, si riferiva al momento in cui la donna, con il ritardo mestruale, sapeva di essere incinta. Dopo la nascita, nel 1978, di Louise Brown, la prima bambina nata con la procreazione medicalmente assistita, si è cominciato a istillare nella mente della gente l’idea che il concepimento coincidesse con il momento in cui l’uovo viene fecondato. Dimenticando che la cellula fecondata non ha un patrimonio suo, autonomo. Tanto è vero che, nei giorni successivi, l’embrione si può dividere in due dando origine a due gemelli. Ma può anche trasformarsi in carcinoma: uno dei tumori più invasivi e distruttivi della donna. Dunque, dire che la cellula uovo fecondata sia un individuo è un errore grossolano, perché quella  cellula può diventare tutto: un tumore, un aborto, può diventare nulla. Sia  nel caso di fecondazione naturale che artificiale, c’è solo un 15 per cento di possibilità che quella cellula diventi embrione e poi individuo».

C’è chi sostiene che prima di 24 settimane non si possa parlare di individuo, perché il feto non può vivere fuori dall’utero. Che ne pensa?
«Non entro nel merito perché a questo livello ci potrebbero anche essere concezioni diverse. Ma tengo a ribadire che il pensiero che la cellula uovo fecondata sia una persona è assolutamente sbagliato. Su questo assunto non vero si basa la convinzione che la cellula debba essere salvaguardata vietando la fecondazione assistita».

Ma le tecniche non si limitano a riprodurre in vitro ciò che avviene in natura?
«Veniamo al punto. Una coppia fertile ha il 20-25 per cento di possibilità di concepire ogni mese. I circa 500mila bambini che nascono in Italia con rapporti naturali sono il prodotto di 2 milioni e mezzo di embrioni, di cui 2 milioni vanno persi all’interno dell’apparato genitale. È patetico pensare che la cellula uovo fecondata che i medici trasferiscono nell’utero venga “buttata via” se non s’impianta. Si tratta di un evento naturale. Senza contare che spesso l’ovulo fecondato ha tali anomalie cromosomiche da non potersi in nessun caso sviluppare. Esattamente come succede in natura. Le persone devono capire che la cellula uovo fecondata non è sinonimo di bambino. Nei nostri laboratori la cellula segue la stessa strada che seguirebbe per vie naturali».

Quanto è importante la diagnosi genetica preimpianto?
«Questo tipo di diagnosi è nata per ridurre il più possibile la sofferenza delle coppie. Fino a un anno fa, prima che la legge 40 bloccasse tutto, eravamo fra quelli che ne avevano eseguite di più. Nei nostri laboratori al Sismer venivano pazienti che avevavo abortito 2, 4, 5 volte pur di non mettere al mondo dei bambini gravemente malati. Piccoli che nel giro di un anno erano destinati a morire. Ci sono malattie genetiche che portano alla morte nel giro di 6 mesi. Ci sono anomalie cromosomiche per cui una gravidanza naturale abortisce al quinto e sesto mese. Non è assolutamente pensabile che si possa abolire una metodica come la diagnosi preimpianto che riduce gli aborti, limitandosi solo a non trasferire quelle cellule che con molta probabilità non avrebbero nemmeno la possibilità di impiantarsi».

La legge 40 proibisce l’eterologa, negando a persone malate di poter ricevere i gameti da donatori esterni alla coppia. Con quali conseguenze?
«In tutti i paesi europei è ammessa l’eterologa. Solo in Italia è proibita. Così le coppie vanno all’estero e non si rivolgono più al medico di fiducia, nemmeno per dei consigli. Del resto la nuova legge ci proibisce anche di dare informazioni. Molti cercano su internet, trovando di tutto. Cominciamo già adesso a vederne le conseguenze con disgrazie e incidenti di percorso, che tornano ai nostri medici. E una paziente che riporta dei danni come conseguenza di trattamenti fatti in centri di paesi lontani, come può denunciare il proprio caso ed avere, almeno, un risarcimento? Mentre al sistema sanitario italiano resta solo la cura della complicanza».

Si assiste anche a una fuga all’estero dei nostri scienziati?
«Inevitabilmente. Il problema è ancora poco sentito. Ma, se le cose non cambieranno, diventerà un fatto serio. La nostra sarà sempre più una comunità scientifica che non cresce, potendo confrontarsi solo con se stessa. In nessun altro paese al mondo un medico è costretto a fare quello che questa legge ci obbliga a fare, causando perdite di tempo e denaro alle coppie. Nel frattempo chi si è impegnato a lungo nella ricerca si troverà le porte chiuse di riviste internazionali, di certo non interessate a pubblicare studi arretrati. E sappiamo bene che ciò che tiene alta la dignità del ricercatore sono le sue pubblicazioni scientifiche».

Come può un medico che opera secondo “scienza e coscienza” trasferire in una paziente tre embrioni anche se malati?
«I medici finiscono in prima pagina quando fanno errori o si suppone che li facciano. Ma oggi noi abbiamo una legge che ci costringe ogni giorno a fare della malasanità, ed è drammatico. Trovarmi a lavorare a scartamento ridotto dopo che per 25 anni, con sforzi enormi, le ricerche sono avanzate, mi sembra terribile. Come medico, poi, ho trovato particolarmente umiliante che il nostro consenso informato fosse redatto dal ministero di Grazia e Giustizia e non solo da quello della Salute. Significa che non si ha la minima fiducia nella medicina e nella ricerca».

Dall’entrata in vigore di questa legge si sono ridotte le nascite?
«I dati riferiscono un calo del 10-15 per cento, se non di più. Quando in Italia ormai eravamo arrivati al punto che in ogni classe di 30 bambini ce n’era uno concepito con la fecondazione in vitro. Oggi c’è anche un forte aumento dei costi e dei cicli di trattamento. Un enorme dispendio di energia e di denaro, se si considera che si parla di coppie nel pieno dell’età lavorativa, costrette a prendere armi e bagagli per andare all’estero. Oppure, in Italia, obbligate a ripetere più e più volte i trattamenti. Per quale scopo poi? Solo per poter dire che la cellula uovo fecondata è “uno di noi”. Con un assunto che non corrisponde al vero. È raccapricciante».

Che fine faranno gli embrioni congelati?
«La legge, o meglio le linee guida, permettono di scongelare quelli conservati prima della sua entrata in vigore. Ma si determina un effetto paradossale. Una volta le coppie che volevano un altro figlio o quelle che, non avendone avuti, volevano riprovarci, tornavano a chiederci di poter riavere i propri embrioni congelati. Contrariamente a quello che si sente dire oggi, la crioconservazione nacque nel tentativo di salvaguardare un patrimonio genetico che avrebbe potuto avere un ruolo per la coppia. Oggi chi potrebbe tornare a chiederli, non lo fa, forse per paura. Coppie con due o tre embrioni conservati, preferiscono piuttosto andare all’estero e ricominciare tutto il ciclo di trattamenti da capo».

Di recente l’Accademia dei Lincei si è pronunciata a favore della ricerca sugli embrioni già congelati e non più richiesti. Che destinazione avranno?
«Se le cose non cambieranno, come ha stabilito Girolamo Sirchia quando era ministro, dovranno essere inviati attraverso l’Istituto Superiore di Sanità a un centro di conservazione di Milano, noto nel settore trasfusionale, ma che non ha il know how della crioconservazione degli embrioni e dei gameti».

Verranno utilizzati per fare ricerca come ha sostenuto Sirchia stesso?
«E come? Per poter fare ricerca su così poche cellule occorrono tecniche sofisticatissime, ma questi materiali vengono allontanati dai nostri centri attrezzati a farla. Ricerca, non dimentichiamolo, che la legge 40 proibisce. Ma che poi permette con un decreto ministeriale. È il festival della contraddizione».

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