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Archive for giugno 2008

L’ultima ribellione di Friedrich

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 27, 2008

Adelphi pubblica le lettere da Torino di Nietzsche. Scritte dal pensatore tedesco poco prima di sprofondare nella follia
di Simona Maggiorelli

«Caro signor professore, in fin dei conti sarei stato molto più volentieri professore a Basilea piuttosto che Dio; ma non ho osato spingere il mio egoismo privato al punto di tralasciare per colpa sua la creazione del mondo. Vede, comunque e dovunque si viva, è necessario fare dei sacrifici».

Così scriveva Friedrich Nietzsche a Jacob Burckhardt il 6 gennaio del 1889. Era la sua ultima lettera da Torino e rivela tutto il dramma della malattia mentale in cui Nietzsche era sprofondato. Di lì a poco il sollecito e religiosissimo amico Franz Overbeck, destinatario insieme a Burckhardt di alcuni “biglietti della follia” di Nietzsche, sarebbe venuto in Italia a prenderlo per riportarlo in Germania. Il filosofo tedesco non avrebbe scritto più niente. Ma questa serie di lettere (che ora Adelphi, nell’ambito dell’edizione integrale delle opere di Nietzsche, ha tradotto e pubblicato) non sono solo il documento finale di una drammatica uscita di scena. Appaiono anche come una straordinaria testimonianza letteraria e di vita. Sprazzi di grande lucidità e di vitale ribellione si alternano a nomenti in cui Nietzsche veniva preso da un “freddo tremendo”. Non per il rigido clima torinese, ma «per un gelo che proviene da dentro». Come scrive in una lettera nell‘88. Consapevole di avere momenti in cui d’improvviso «la mente si ferma», Nietzsche cerca disperatamente di «farsi intendere», ribellandosi con forza a chi gli attribuisce pensieri che non sente più suoi, perché stravolti. Così all’amica von Meysenbug scrive il 20 ottobre dell’88 :«Dal mio concetto si superuomo lei si è ricavata – cosa che non le perdonerò mai – “una sovrumana impostura”».

Rigettando tanto la lettura germanica eroico-idealista del superuomo, quanto quella biologico darwiniana o antisemita. Proprio raccontando un po’ stupito che Zarathustra è piaciuto agli antisemiti, scrive a Overbeck nel 1887: «Esiste una interpretazione specificamente antisemita che mi ha fatto ridere molto». E ancora in questi giorni torinesi di «lavoro fortissimo» da cui (tra il maggio 1888 e il 2 gennaio 1889) escono Il caso Wagner, Crepuscolo degli idoli, L’Anticristo, Ecce homo. Nietzsche contra Wagner e i Ditirambi di Dioniso, Nietzsche scrive lettere di ogni genere, di carattere privato e pubblico, per rivendicare i punti cardine della sua battaglia contro l’idealismo «che ha svilito ogni realtà concreta» e soprattutto contro l’infetto cristianesimo. Al contempo cercando affannosamente di stabilire rapporti con intellettuali e scrittori che immaginava potessero essergli affini, come Strindberg. Ma interessante, e non solo per il biografo, è anche quel che si intuisce qui, nella ridda di lettere alla madre, degli oppressivi e malati rapporti familiari. A quest’epoca, come ricostruisce il filosofo Giuliano Campioni, curatore di queste Lettere da Torino, i rapporti con la sorella si sono già guastati. «La sorella – scrive Campioni – gli è sempre più estranea e ostile; è a una distanza siderale dalla minima comprensione della filosofia del fratello». Impegnata com’è in Paraguay « a condividere e a realizzare gli ideali del consorte tenendo a bada i tedeschi truffati dalla colonia ariana e antisemita da lui fondata». La rottura sarà esplicita in passi di Ecce homo poi soppressi da Elisabeth e che Mazzino Montinari ebbe il merito di riportare alla luce. Non fatichiamo troppo, a questo punto, a immaginare quella stessa Elisabeth, il 2 novembre del 1933, ad accogliere Hitler nella casa di Nietzsche a Weimar.

Left 26/08

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Le rotte dell’arte

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 20, 2008

Su un tratto del muro costruito da Israele in Cisgiordania c’è dipinta una bambina che lo scala sollevata da un grappolo di palloncini. È l’immagine che forse meglio simboleggia il compito che si sono dati oggi molti artisti che vivono in questi territori dilaniati da conflitti e occupazioni. Dalla striscia di Gaza, al Libano, arrivando fino ai Balcani. I curatori del progetto Le porte del Mediterraneo (Skira) si sono messi sulle tracce di quegli artisti che, con immagini nuove e creazioni originali, sanno bucare lo schermo piatto dell’informazione e mandare in frantumi le stereotipie. Ne hanno raccolto le testimonianze e le opere, in un volume leggibile come un viaggio sulle rotte dell’arte contemporanea, con molti punti di partenza e altrettanti approdi sulle diverse sponde del Mediterraneo. Dalla Gerusalemme di Tarin Gartner, che ce ne offre un’inedita prospettiva nel suo Diario di sentimenti ai territori dei Saharawi trasformati in paesaggi di fantasia da Armin Linke. E via di questo passo, alla scoperta di decine di nuovi talenti. E poi, viaggiando attraverso il tempo, nella seconda parte del libro, testimonianze di artisti dell’800 che, in cerca di nuove esperienze, hanno solcato il mare nostrum.
Left 25/08**Simona Maggiorelli

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Digital art, la nuova frontiera

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 13, 2008

Il video di sabbia di Meg Stuart e le ultime creazioni di Platel, Motus, De Keersmaeker. L’avanguardia è di scena a Riccione di Simona Maggiorelli

Qualcuno l’ha definita la musa dello schermo freddo, per dirla con il titolo di un libro pionieristico (e già storico) di Elisa Vaccarino e pubblicato da Costa e Nolan. Da critico di danza, ma attenta alle contaminazioni fra linguaggi diversi, a metà degli anni Novanta, Vaccarino tracciava un primo panorama del mondo della videoarte, che già da un decennio in Inghilterra, ma anche in Belgio, in Francia e in Olanda si presentava come il nuovo terreno fertile della sperimentazione. Lo schermo usato come una tela, le possibilità quasi infinite della tavolozza di colori offerta dal digitale, il corpo dei danzatori che diventa quasi linea in movimento. Più del cinema e più dello spettacolo dal vivo il video ha liberato la danza dall’accademia. Ne sono nate opere dalla durata variabile, originalissime, che squadernano una straordinaria fusione di linguaggi diversi. Dietro alla ricerca di Vaccarino c’era il lavoro di un festival, il Riccione TTV che, per primo in Italia, ha fatto conoscere le nuove frontiere artistiche aperte dalla videodanza e dalla videoarte. Sotto la direzione e la guida di Fabio Bruschi (affiancato ora da Andrea Nanni per il teatro) il festival giunge, dal 12 al 15 giugno, alla sua 19esima edizione. Con un programma ricchissimo che presenta i nuovi lavori di artisti oggi maestri di videodanza. A cominciare da una coreografa e danzatrice come Anne Teresa De Keersmaeker, che nelle sue performance dal vivo crea all’impronta in un rapporto vivo, sensibilissimo, con il pubblico. Emozione che riverberano potenti anche le sue opere di videoarte. Nonostante il mezzo “freddo” del video. A riprova, una volta di più, che non è il mezzo a determinare l’opera, ma la profondità e l’originalità della fantasia dell’artista. Accanto alle più recenti creazioni della danzatrice fiamminga il festival presenta quest’anno anche il dance film di uno dei più importanti coreografi francesi, Alain Platel . E ancora fra i videoartisti più interessanti del momento finestre aperte sul lavoro di Thierry Knauff, Kris Verdonk e The Dead Texan. E ancora, le immagini proiettate su un tavolo colmo di sabbia di Meg Stuart e, per citare uno dei gruppi italiani amati dal pubblico giovane, la nuova opera rock di Motus.
Left 24/08

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Dietro il boom delle neuroscienze

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 13, 2008

“Il problema mente-cervello”. Se ne discute il 20 giugno al Cnr in un confronto fra scienziati e filosofi. Ad aprire la giornata di studi sarà il Nobel Rita Levi Montalcini di Simona Maggiorelli

Grazie al premio Nobel Rita Levi Montalcini e al lavoro di alcuni scienziati come Piergiorgio Strata, direttore del Levi Montalcini Center for Brain Repair, vanno crescendo in Italia spazi e attenzione per le neuroscienze. Nelle università, negli istituti di ricerca, ma anche sui giornali: dal “fantascientifico”inserto Tuttoscienze de La Stampa, all’Espresso, a Repubblica, arrivando perfino a Internazionale che sistematicamente traduce e divulga i contributi dedicati a questa materia pubblicati dalle riviste di Oltreoceano. Ma sempre più alta è anche l’attenzione delle case editrici. Non solo quelle specializzate. Basta dire che il catalogo di Raffaello Cortina, storicamente incentrato sulla psicoanalisi, da qualche tempo ha trovato consistente espansione con le neuroscienze. Che dagli anni Novanta abitano anche la prestigiosa collana scientifica di Adelphi. Qui, per esempio, sono stati pubblicati i libri di Antonio Damasio, studioso di origini portoghesi che vive negli Usa, dove si è occupato di studi sulla coscienza, a partire da Cartesio. Ricerca sulla mente umana, la sua, tutta iscritta nell’ambito della razionalità, senza mai affrontare il non cosciente, come si evince da un suo libro dal titolo emblematico: In cerca di Spinoza. Dimostrando di ignorare così le conquiste della moderna psichiatria ma anche quanto vanno ripetendo scienziati come Boncinelli che, ancora lunedì scorso su Repubblica diceva con una battuta « l’uomo è un animale razionale non più di mezz’ora al giorno».
Intanto, comunque sia, sulle neuroscienze fioccano i convegni: il più recente, targato università Cattolica del Sacro Cuore, ha squadernato una “curiosa” compresenza di sacerdoti e scienziati provenienti dagli ambiti più diversi. Per rispondere alla domanda “Neuroscienze. Che cosa ci aspettiamo dalla ricerca?” in Campidoglio, pochi giorni fa, si sono incontrati (fra gli altri) Angelo Vescovi, Enrico Garaci, Ignazio Marino e Monsignor Vincenzo Paglia. Un appuntamento meno ecumenico, invece, si svolgerà il 20 giugno, nella sede del Cnr a Roma. Una giornata di studi, dal titolo“Il problema mente-cervello, filosofia e neuroscienze a confronto” a cui parteciperà la stessa Montalcini, con Lamberto Maffei, direttore dell’istituto di neuroscienze del Cnr, Pietro Calissano, vice presidente dell’Istituto europeo di ricerca sul cervello e molti altri. A presiedere il convegno sarà Luca Marini presidente del centro studi Ecsel e vice presidente del Comitato nazionale di bioetica (reintegrato al suo posto dal Tar dopo il tentativo di Casavola di mettere a tacere il dissenso interno al Cnb a colpi di dimissioni). A Marini e a Andrea Lavazza, studioso di scienze cognitive e autore de L’uomo a due dimensioni. Il dualismo mente-corpo oggi (Bruno Mondadori) abbiamo rivolto delle domande.
Qual è il portato e il valore delle neuroscienze oggi?
Marini: Le neuroscienze ci stanno dicendo molto di come funziona il nostro cervello e di come tante nostre capacità siano legate all’architettura e al funzionamento del sistema nervoso. Oggi non solo abbiamo penetrato alcuni misteri della mente, ma possiamo anche intervenire per modificarla. Siamo in grado di collegare funzioni specifiche con aree cerebrali, di dare conto scientificamente di percezione, memoria, attenzione e così via. Tanto che si aprono scenari futuribili, come quelli della “lettura della pensiero”, che richiedono quella che è stata chiamata neuroetica e strumenti di biodiritto.
Come Rita Levi Montalcini ci ha insegnato le neuroscienze sono state protagoniste di una svolta antropologica: hanno sconfessato il determinismo genetico sottolineando l’importanza del fattore ambientale. Si può dire che abbiano avuto un “valore politico”, sconfessando quel determinismo genetico che è base dell’idea nazista di razza?
Marini: Le neuroscienze non negano il ruolo fondamentale dei geni. Anche l’attività neuronale è espressione del codice genetico che in ogni cellula dà le sue istruzioni momento per momento. D’altra parte, è la stessa biologia oggi a rifiutare il determinismo genetico, riconoscendo il ruolo dell’interazione dell’organismo con l’ambiente. Le neuroscienze hanno tuttavia una loro autonomia esplicativa, un loro piano di esplorazione e di analisi non coincidente con quello della genetica. Attribuire loro un valore “politico”, però, è fuorviante: il razzismo sociale si basa di solito sulla cattiva scienza, perché quella buona non si presta ad aberrazioni ideologiche.
La filosofia ha preteso di fare una teoria della mente prescindendo dalla scienza. Per questo ha fallito?
Lavazza: Che la filosofia sia alla bancarotta è opinione di qualche scienziato miope, ma non corrisponde alla realtà. In effetti, la filosofia della mente in area anglosassone è più viva che mai, interagisce con le neuroscienze nell’ambito della cosiddetta scienza cognitiva e si segnala per contributi originali. D’altra parte, è vero che una vecchia filosofia “da poltrona”, che rifiuti il confronto con le recenti scoperte, non potrà fare molta strada. La scienza tuttavia senza la filosofia rischia di avere una prospettiva parcellizzata e riduttiva della realtà, trascurandone aspetti fondamentali.
Per le neuroscienze da dove nasce il pensiero umano?
Lavazza: Espressa in questa forma ampia e generale si tratta di una delle domande che, per ammissione della gran parte della comunità intellettuale, ci farà più sudare per arrivare a una risposta, malgrado i grandi progressi della scienza. Oggi sappiamo, in parte, che i sensi ci danno informazioni sulla realtà esterna e su come noi la modifichiamo nel percepirla. Abbiamo scoperto, in parte, come l’evoluzione ha plasmato gli istinti e alcune tendenze del nostro comportamento di base, conosciamo alcuni meccanismi del linguaggio. Ma, ad esempio, la coscienza in senso fenomenologico,(l’effetto che fa vedere un colore o essere una certa persona), resta un mistero sul quale ci sono soltanto ipotesi in competizione.
Damasio e Edelman si sono posti il problema di dare un fondamento biologico all’attività mentale. Ma non si cade così in una forma di riduzionismo?
Lavazza: Il rischio è fortissimo. Molti scienziati però sono convinti che sia così: non esiste altro, a loro parere, che la base materiale del nostro cervello; sarebbero i nostri neuroni tutto ciò che serve a produrre il pensiero. Ma questo riduzionismo non riesce ancora a spiegare, come detto, molte funzioni mentali. Vi sono anche profonde ragioni filosofiche che militano contro il riduzionismo. E non sembra facile confutarle.
Alcuni neuroscienziati come il premio Nobel Kandel sembrano accettare Freud. Ma sul piano neurofisiologico i suoi scritti non hanno nessuna validità scientifica. Senza dimenticare che Freud non riconosceva alcuna cesura fra la vita intrauterina del feto e quella del neonato. Cosa dire di questa aporia?
Lavazza: I neuroscienziati, Kandel compreso (che è stato analista in gioventù), non pensano che Freud avesse ragione, né condividono la teoria psicoanalitica come terapia per la malattia mentale. Qualche raro studioso, come Mark Solms, dice che Freud avesse visto giusto a livello di intuizioni, oggi confermate dalla neurobiologia del sistema nervoso. C’è anche chi ammette che la psicoanalisi possa portare qualche giovamento, ma non perché agisca sulla “psiche”, bensì perché modifica, con le parole, le connessioni neuronali del cervello. In sostanza, oggi c’è un muro di incomprensione che divide gli psicoanalisti classici dai neuroscienziati.
Left 24/08

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Walter dillo a parole tue

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 13, 2008

Con la trasmissione soppressa da La7, vince il premio Riccione Ttv. E da acuto osservatore, il comico le canta alla destra e al Pd che le va al rimorchio

di Simona Maggiorelli

Daniele Luttazzi esce dal silenzio. Dopo la sospensione del suo programma Decameron che andava in onda su La7 (formalmente interrotto per improperi a Ferrara) il comico romagnolo, che domenica 15 giugno riceve il premio Riccione Ttv per la televisione, torna a parlare a tutto raggio. Di satira, di televisione, di censura. Di cui ” vanta” lunga esperienza fin dal 2001 quando il suo Satyricon fu oscurato. Quella volta era la tv pubblica, Rai2, diretta da Carlo Freccero. Da medico e da acuto osservatore della società passando a raggi x la politica di destra del governo Berlusconi, ma anche quella del Partito democratico che «va a rimorchio della destra».

Il nuovo rapporto sulla secolarizzazione della società italiana della Cgil nuovi diritti e di Critica liberale dice che l’Italia è sempre meno un Paese di cattolici praticanti. Eppure ministri e membri del governo preconizzano “tagliandi alla 194”, ripristino del divieto di diagnosi preimpianto e via di questo passo. Come la vedi? La Chiesa pratica il voto di scambio: appoggia i governi, se le danno qualcosa. La lista dei suoi desiderata è lunga; e fatta apposta per indurre in tentazione il politico bramoso di voti e di potere. Alla Chiesa fa gola uno Stato in cui peccati e reati coincidono: il suo modello è quindi l’islam. La Chiesa vuole mettere becco nelle vicende dello Stato italiano? Prima deve pagare il biglietto d’ingresso: deve pagare le tasse. L’8 per mille è una cuccagna immorale.

Sempre parlando di fecondazione assistita, un esponente del Pdl come Carlo Giovanardi parla di eugenetica quando i medici selezionano embrioni con lo scopo di evitare la trasmissione di malattie genetiche. Un tuo commento? L’eugenetica è un’imposizione praticata da uno Stato. La scelta dei genitori riguardo alla prole si chiama senso di responsabilità. Spetta forse a Giovanardi decidere sui tuoi figli? No, e se lo dici non sei certo nazista, come Giovanardi insinua coi suoi ragionamenti del menga.

E chi, come Eugenia Roccella, ora sottosegretaria alla Salute, scrive di Ru-486 chiamandola «kill pill» o «veleno per feti»? La destra usa i temi etici e le definizioni a effetto per rinforzare il proprio modello di potere, che è quello del padre autoritario. Legge 194 e Ru486 sono una sfida diretta a tale modello. Il padre autoritario dice: “Se le donne possono gestire da sé le gravidanze indesiderate, quando mai impareranno la lezione?”. Nessuno impone ai cattolici di servirsi della Ru486 o dell’aborto.

Il Decameron su La7 è stato chiuso dal direttore Campo Dall’Orto per il tuo monologo sull’enciclica papale. Che cosa conteneva di così scandaloso che una rete che si è sempre detta aperta, democratica, non potesse trasmettere? La satira del monologo rendeva evidente il plagio operato dalla religione, l’insussistenza dei suoi fondamenti e l’insopportabilità delle sue ingerenze nelle vicende dello Stato italiano. Dall’Orto si è rivelato un bigotto. Non a caso, una settimana dopo aver censurato Decameron, ha firmato la moratoria di Giuliano Ferrara sull’aborto.

Cosa pensi del fatto che Rai3 abbia deciso di spostare a tarda notte la rubrica giornalistica Primo piano per promuovere, in quello spazio, una striscia satirica condotta da Serena Dandini? Sto coi giornalisti. Una satira che sgomita per la prima serata mi insospettisce. C’è dietro un potere. La vera satira è contro il potere: non ne approfitta, non se ne serve.

E del falso movimento dell’opposizione che nelle scorse settimane ha finto di contrastare la maggioranza sulla questione Rete 4? Da poco è uscito un interessante libro di Michele De Lucia, Il baratto (Kaos edizioni) che ricostruisce il continuo spalleggiarsi di Berlusconi e Veltroni sul tema tv, iniziato quando Veltroni era giovane responsabile della comunicazione del Pci. Che ne pensi? Un Paese è democratico, se non c’è più l’opposizione?

Perché nessuno si ribella quando Dell’Utri, dando un preciso messaggio alla mafia a pochi giorni dalle elezioni, dichiara in un’intervista che lo stalliere Mangano è un eroe di Stato? Perché il framing elaborato da Berlusconi attraverso i suoi media è diventato ambiente. È diventato così pervasivo che anche il giornalismo di area diversa lo ha introiettato e parla ormai lo stesso linguaggio.

E perché adesso tutti parlano di Giulio Andreotti, come se fosse un “padre della patria”, dimenticando che il reato di partecipazione ad associazione mafiosa di cui è stato accusato è solo stato prescritto? Stesso motivo. Se una cornice è forte, i fatti vengono ignorati.

Tornando al premier Berlusconi ora gioca a fare “il cavaliere” evocando immagini di padri costituenti che duellavano verbalmente con eleganza di fioretto. Pensa, si dice, di rifarsi l’immagine per un futuro al Quirinale. Ma perché gli italiani credono alle sue bugie? La nostra malattia è una memoria straordinariamente corta? Le scienze cognitive hanno scoperto che gli elettori non votano i programmi elettorali, ma una visione del mondo. Quella di Berlusconi, ripeto, è molto ben definita: il padre autoritario. Il Pd non ne ha nessuna, si sposta al centro. E così perde. La destra non ha bisogno di spostarsi al centro per vincere le elezioni. È un problema di framing. Da trent’anni, coi suoi media, Berlusconi sta promuovendo il suo modello. La paura del terrorismo e quella per l’extracomunitario, così come la strumentalizzazione dei temi etici, servono a rinforzarlo. Il Pd deve ancora cominciare a elaborare il proprio modello, che dovrebbe essere alternativo. Nel frattempo va a rimorchio della terminologia della destra. Quando il Pd parla di «sgravi fiscali», ad esempio, rinforza il modello della destra, che usa quella terminologia perché considera le tasse un peso. Nel modello alternativo (che il Pd neanche sta immaginando) le tasse sono una protezione per il futuro dei nostri figli. Se tagli le tasse, i diritti tuoi e dei tuoi figli (sanità, scuola, pensione) diventano servizi a pagamento. Non c’è più giustizia sociale. Effetto domino: col taglio delle tasse, di fatto la destra decurta i fondi per i programmi sociali che si prendono cura della gente. Lo stesso dicasi delle privatizzazioni. Sono bravi quelli o allocchi questi? Entrambe le cose. Il modello alternativo è pieno di idee migliori, ma il Pd le ha abbandonate: adesso è eccitante come un catalogo di sementi.

Left 24/08

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La figuraccia fondamentalista del Cnb

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 6, 2008

Sul sito dell’associazione per la libera ricerca Luca Coscioni è pubblicato un documento del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) in cui – fra racconti mitologici e affermazioni psuedoscientiche – si approda a questa conclusione: «Non è accettabile eticamente creare in laboratorio un essere vivente, a partire da materiale cellulare umano, la cui stessa definizione appare incerta e di cui si ignora la natura». Per il Cnb che – val la pena di ricordarlo, è organo governativo – sarebbero cosa sconosciuta «alcuni tipi di embrioni chimere, alcuni tipi di organismi transgenici e tutti gli ibridi nel caso di mescolamento di specie umana e non umana». Incuranti del fatto che basterebbe leggere il documento degli scienziati inglesi che fanno ricerca sugli embrioni ibridi per sapere di che si tratti, forte della propria ignoranza «il Cnb auspica una moratoria sulla produzione di ibridi animale e, solo se adeguatamente giustificate, l’utilizzazione delle tecniche di ricerca alternativa».

Così si legge nel documento predisposto da Assuntina Morresi. Parole che aprono una voragine fra l’oscurantismo del Cnb italiano e quello che invece hanno deciso gli organi di governo inglese dando il via libera alle ricerche di  Stephen Minger e di altri ricercatori sugli embrioni ibridi. «Abbiamo deciso di pubblicare integralmente il documento presentato al Cnb in difesa da manovre antiscientifiche» scrivono Marco Cappato e Rocco Berardo, segretario e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. «Riteniamo doveroso utilizzare l’arma della “pubblicità” di documenti riservati come unica difesa possibile contro manovre ideologiche, antiscientifiche e antietiche». «Visti i metodi di lavoro del Cnb presieduto da Casavola – proseguono Cappato e Berardo – che è ricorso a epurazioni e atti arbitrali, sanzionati dalla magistratura, che hanno portato alle dimissioni di personalità del livello di Elena Cattaneo e Gilberto Corbellini, come associazione Coscioni ci pare doveroso usare l’arma dell’informazione». E quando Assuntina Morresi chiede come l’associazione abbia avuto il documento riservato la risposta è secca: «Come abbiamo ottenuto il documento? Visti i contenuti potremmo anche averlo ottenuto in Vaticano». E poi venendo all’analisi del testo: «La premessa del documento presentato da Morresi al Cnb sul tema degli ibridi e delle chimere – spiegano i due rappresentanti della associazione Coscioni – riassume sin dall’inizio la predisposizione antiscientifica del testo. L’autrice si pone l’obiettivo di affrontare il tema anche rispetto al suo “impatto nell’immaginario. Ma il problema è – prosegue Cappato – che l’immaginario collettivo risente della manipolazione, costante, dell’informazione Rai e Mediaset. Nella realtà non esiste nessuna “chimera”, nessun mostro». Come hanno spiegato gli scienziati inglesi e lo stesso Stephen Minger su left. Di fatto la tecnica, prevede che a un ovulo di mucca venga tolto il nucleo, privandolo del suo dna. Poi inserendo in questo ovulo una cellula umana si produce un embrione del tutto umano, che verrà utilizzato per prelevare staminali embrionali.

«Secondo la Morresi – chiosa Cappato il Cnb dovrebbe dichiarare eticamente inaccettabile che si curino eventuali malattie con questo procedimento, perché si offenderebbe la dignità dell’uomo». La soluzione? Secondo l’associazione Luca Coscioni è una sola. « Il Cnb rifiuti questo testo in blocco, non accettando di fare da “passacarte” del Vaticano. Davvero un comitato di bioetica in nome della dignità dell’uomo (cioè dell’embrione) escluderebbe una ricerca scientifica volta alla cura di malattie gravi dell’uomo?».
da Left-Avvenimenti del 6 giugno 2008

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