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Archive for maggio 2003

picasso e la seduzione del classico

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 12, 2003

Picasso con Modigliani a parigi

Picasso e la seduzione del classico. Con questo titolo accattivante, ma che già rivela la scelta di puntare sulle opere più “commestibili” e tradizionali del pittore spagnolo, Villa Olmo a Como ospita, fino al 17 luglio 2003, un’ampia retrospettiva picassiana. Oltre centoventi opere tra dipinti, disegni, arazzi, incisioni e ceramiche provenienti da musei internazionali e da collezioni private, con cui la curatrice Maria Lluïsa Borràs ripercorre tutta la parabola artistica di Picasso, segnata da una continua ricerca, che- in realtà- solo raramente riposava su pacificate forme classiche.

Accadde forse solo nella fase della prima formazione e poi durante i periodi di crisi, durante gli anni Trenta, in cui Picasso si mise a dipingere figure massicciamente matronali e improntate a una possente monumentalità. Due momenti – insieme a quello finale dedicato alla ceramica – forse meno geniali e innovativi, ma comunque interessanti, da studiare, per capire tutti i passaggi della longeva attività artistica del pittore spagnolo. Così nella villa di Como (già protagonista mesi fa di una retrospettiva dedicata a Mirò) il percorso si snoda a partire dalla prima formazione di Picasso che, lasciata Malaga, approdò in una vivacissima Barcellona, tra il 1895 e il 1903. Sono gli anni in cui l’inventore del cubismo si esercita sulla figura umana.

L’impianto è ancora naturalistico, sono perlopiù ritratti di familiari, di amici, scene quotidiane, studi dal vivo. A questo periodo appartiene il suggestivo Torso di adolescente del 1897 e il noto ritratto del padre avvolto in una coperta di due anni prima, proveniente dal museo di Belle Arti di Malaga. Ma già nella Veduta delle terrazze e della chiesa di Santa Maria del Pi a Barcellona del 1902 la tavolozza assume toni notturni e onirici. E’ una delle prime testimonianze del passaggio al cosiddetto periodo blu. Un’ altra parentesi “classica” sarà poi quella della Deposizione del Minotauro in costume di Arlecchino, del 1936 (proveniente da Toulouse), ma anche de I banchetti e di una serie di opere realizzate negli anni Trenta  ispirate alla mitologia greca e ai miti del Mediterraneo.

Ma sotto all’attrazione per la statuaria e il vasellame calssico, c’è anche l’attenzione per una serie di miti e riti, dal Minotauro alla tauromachia, attraverso cui Picasso, con un colpo di genio, seppe rappresentare la forza cieca della pulsione di morte. Quella che si era manifestata nella guerra e quella che,- andando più a fondo -oltre la distruzione patente, è frutto dell’inconscio umano, quando si ammala. Picasso tenterà di darne rappresentazione in un’opera come  Guernica. La mostra comasca racconta anche questo importante punto di snodo dell’arte picassiana attraverso una interessante serie di disegni preparatori e incisioni autografe. (Simona Maggiorelli)

da Europa maggio 2003

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Patrimonio artistico svendesi

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 9, 2003

Parla lo storico dell’arte Salvatore Settis: Così va tutto in malora
di Simona Maggiorelli

«L’Italia è il paese in cui è nato il concetto di tutela dei beni culturali come patrimonio pubblico, il paese che l’ha insegnato a tutto il resto del mondo», ricorda lo storico dell’arte Salvatore Settis, autore per Einaudi di un incisivo libretto, “Italia S.p.a”, contro la svendita del patrimonio storico artistico iniziata dal governo Berlusconi. «Nel futuro – dice – abbiamo due strade, o continuiamo a insegnare agli altri che cosa è la tutela o cominciamo a insegnare come si fa a mandare tutto in malora. In questo bivio io ho una posizione motto netta a favore di un’avanguardia dell’Italia conformata alla sua storia e alla sua Costituzione nel rafforzare le ragioni della tutela, lottando anche perché i nostri principi diventino i principi di tutta l’Europa». Con queste ragioni Settis, attuale direttore della Normale di Pisa e ex direttore del Getty Research Institute di Los Angeles, ha accettato di entrare a far parte del comitato scientifico istituito dal ministro Urbani, dopo i primi “fattacci” della vendita – mercé un decreto natalizio di Tremonti – di edifici come la ex manifattura tabacchi di Firenze, come palazzo Correr a Venezia e dopo la messa all’asta di 35 proprietà vincolate. Alcuni dei beni in vendita, essendo stati battuti già due volte e non avendo avuto compratori, saranno scontati del 25 per cento. L’asta finale sarà a base libera, quindi teoricamente qualcuno potrebbe anche acquistarli per pochi euro. «La situazione è grave – ammette Settis – perciò rispondere a Urbani mi è sembrato un dovere civico inderogabile. Era molto incuriosito da alcune pagine del mio libro, in cui per altro, il suo operato viene attaccato di continuo. Ci siamo incontrati, abbiamo discusso a lungo». E un serio ripensamento sembrerebbe aver colto davvero il ministro che, oltre a chiedere la consulenza scientifica di Settis e dell’ex ministro, il soprintendente del polo museale fiorentino Antonio Paolucci, ha radunato una commissione “legislativa”, affidando a Trotta, Cassese, De Vergottini e altri, il compito di disegnare una nuova legge di tutela che, sulla base della legge delega, riaffermi l’inalienabilità del patrimonio storico artistico. «Questione non di poco conto – ribadisce Settis – potrebbe voler dire l’inizio di un’inversione di tendenza. Ma significa anche una spaccatura all’interno dell’attuale governo. Il ministro del Tesoro Tremonti, con tutta evidenza pratica una diversa politica. C’è una discordanza nei fatti. Occorre chiarezza. Sui beni culturali governa Urbani o Tremonti? ». Settis, promette di chiederlo a gran voce, nelle sedi istituzionali e attraverso i giornali. Di recente investito da un’interrogazione parlamentare sui suoi compensi di consulente, squaderna alcune delle maggiori urgenze. «Innanzitutto ribadire l’inalienabilità del patrimonio storico», per questo occorre fare «un’approfondita indagine conoscitiva, di concerto con il Demanio, per stabilire in modo definitivo, quali siano i beni di valore artistico». E se le casse dello Stato necessitassero comunque di mettere in vendita qualcosa? «Si potrà cominciare con quello sterminato patrimonio di vecchie caserme, vecchie scuole degli anni 50». E quanto allo sbandierato modello americano di gestione privata dei musei? «Un mito da sfatare. Non può essere una soluzione da noi. Tutti i musei del mondo sono in passivo anche quando hanno milioni di visitatori. I musei americani sopravvivono perché hanno un grande capitale alle spalle, frutto di donazioni private. Il Paul Getty Museum ha un patrimonio di 7 miliardi di dollari. Ogni anno il museo incassa 15 milioni di dollari, che bastano a coprire solo il 20 per cento delle spese di gestione… Questo è il modello americano che si vorrebbe importare in Italia. Io non credo francamente che gli Uffizi abbiano 7 miliardi di dollari investiti da qualche parte».

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