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Zagrebelsky contro i rottamatori della cultura

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 5, 2014

Gustavo Zagrebelsky

Gustavo Zagrebelsky

«La cultura è libera. L’arte e la scienza sono libere» recita l’articolo 33 della Costituzione. Una solida base per rilanciare il pensiero critico.  ” La cultura abbia il coraggio di offrire una visione alla politica” dice Gustavo Zagrebelsky

di Simona Maggiorelli

Prende le mosse dalla splendida formulazione dell’articolo 33 della Costituzione il nuovo libro di Gustavo Zagrebelsky, Fondata sulla cultura (Einaudi). Articolo, che al primo comma afferma: «La cultura è libera», «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento». Il diritto alla cultura appare così scolpito fra i fondamenti dello Stato. Tanto più se lo si legge in parallelo con l’articolo 9 che tutela l’arte, il paesaggio e la libertà di ricerca, con l’articolo 21 che garantisce la libertà di espressione e con l’articolo 2 che parla di pieno sviluppo della persona umana. Ma Zagrebelsky ci invita ad allargare lo sguardo per cogliere il nesso che, più profondamente, lega il diritto alla cultura ad un altro tema cardine, il lavoro, a cui il professore emerito di diritto costituzionale dell’Università di Torino ha dedicato, nel 2013, il libro Fondata sul lavoro. Questi due saggi formeranno un trittico insieme a un terzo volume dedicato al tema della politica. «Non si tratta di progetto costruito a tavolino», precisa il professore. «È stato il filo della riflessione, a poco a poco, a portarmi in questa direzione. Tuttavia l’idea che le società umane si organizzino intorno a tre funzioni principali ha radici profonde. Gli studi di Georges Dumézil ed Émile Benveniste l’hanno verificata nelle tradizioni culturali, nella mitologia, nell’arte, nella religione, nel diritto, riscontrando questo continuo ricorrere del numero tre, riferito alla funzione economica (per il procacciamento dei beni materiali per la vita), alla funzione politica (ovvero il governo) e alla funzione culturale. Che qui cito per terza ma che nella letteratura è addirittura messa per prima.

Professore che cosa s’intende per cultura?

Fondata sulla culturaDirei che è quella dimensione astratta (nel senso che astrae dagli individui) ma al tempo stesso molto concreta nella quale tutti noi ci riconosciamo. La cultura dà una risposta alla domanda: come riusciamo a costruire una società fra migliaia, fra milioni, di individui che non si sono mai incontrati in vita loro? Come si fa a “far società” senza neppure conoscersi? Formiamo una società perché, pur non “conoscendosi”, ci si “riconosce” in una dimensione ideale, simbolica, in qualche cosa di più generale che fa convergere le forze. Questo non vuol dire che la cultura sia olista: ci sono culture aperte e altre meno, oppure chiuse. La cultura esiste in quanto un certo numero di individui pensa che abbia un senso lavorare per una dimensione di vita comune. Che non esula dalla dialettica e dal conflitto.

In Italia c’è stato un progressivo depauperamento delle risorse pubbliche per la scuola, la ricerca, la tutela. C’è una discrasia fra l’articolo 33 e i tagli alla cultura?

Per ridurre gli sprechi non è scandaloso che si pensi a qualche taglio. Il problema semmai (ed è un problema culturale) nasce quando, dovendosi reperire risorse, la prima cosa che si fa si è tagliare la cultura. Seguendo il celebre motto di un ministro (Tremonti, ndr): «Con la cultura non si mangia». La cultura, non serve per mangiare, naturalmente. Ma serve a fare società e in questa vivere. E se non c’è società va a finire che non si mangia nemmeno più. I più ricchi e i più potenti hanno la meglio e tutti gli altri vengono spinti ai margini della vita sociale. La cultura è un fatto di durata e di profondità, è senso che crea comunanza di vita, solidarietà competitiva, dialettica. Insomma, con la cultura si fa ben più che mangiare. E quella umanistica, diversamente da quella scientifica sperimentale, non costa nulla: è fatta di pensiero, di rapporti, di studio; non c’è bisogno di un grandissimo spreco di risorse pubbliche. Pensi, per esempio, alla persecuzione della convegnistica. Qualche tempo fa mi ero messo in testa di raccogliere tutti gli inviti: impresa immane. Ne esce un quadro desolante di sottrazione di energia e di tempo che, invece, dovrebbe essere dedicato allo studio, all’elaborazione di idee. Nei convegni ritrovi sempre le stesse persone che ripetono a pappagallo…

Margherita Hack a scuola prendeva brutti voti perché si rifiutava ripetere a pappagallo. Einstein parlava di «gioia delle idee», del piacere della scoperta. Lei lo cita ricordando che la parola eidos collega le idee alle immagini che nascono nella mente. La cultura implica capacità di immaginare, di sviluppare un pensiero nuovo?

Ovviamente. La cultura è un mondo vivo, non un mondo anchilosato di stilemi, motti, acquisizioni che poi si cristallizzano in formule o formulette. Si sviluppa dal suo interno, in relazione ai problemi del presente. Deve avere una sua autonomia, come dice anche la Costituzione, senza chiudersi nella separatezza. Ma, come notava Montaigne, spesso ci riduciamo a fare glosse fra noi. Si parla di Don Chisciotte ma non lo si legge più. Si preferisce la letteratura secondaria e si stilano note su note. Finendo nel solipsismo, sfornando “idee” senza rapporto con la realtà. Ecco allora il saccente ridicolo, l’erudito che crede che il mondo sia fra le quattro pareti rivestite da libri dove lui è confinato. La cultura fatta solo di carta o di internet muore su se stessa.

Ma oggi quasi non si osa dire “intellettuale”. Sui media tutto deve essere fatuo, frivolo, pop. E sulla scena pubblica, come lei scrive, è tutto un proliferare di consulenti.

La figura del consulente è piuttosto inquietante. Non perché chi svolge una professione intellettuale non debba sentire il dovere di fornire ad altri competenze tecniche. Ma perché i consulenti preparano i loro interventi in attesa di una chiamata o dal mondo politico o da quello economico-tecnologico. I consulenti vendono le proprie conoscenze per promuovere “prodotti” politici o economici (oggi soprattutto finanziari).

L’ossequio al mercato è diventato così prevalente da imporre un modello di Homo Oeconomicus, povero di umanità e dotato di una razionalità solo strumentale?

Viviamo in un’epoca economica, senza dubbio. Ma una società ben organizzata è quella in cui le tre funzioni – politica, economica e culturale – godono di una relativa indipendenza. L’articolo 33, in questo senso è una spia. Nella Costituzione, peraltro, si trovano solide radici contro il conflitto di interessi. Il pericolo che si corre quando prevale l’economia è che le persone che si occupano di cultura siano portate a pensare che le idee siano dei beni economici come gli altri. E che possano essere messe sul mercato. Da qui l’orrida espressione il mercato delle idee.

«Il rapporto tra sapere critico e il potere è sempre più difficile quanto più il potere si riduce ad avventurismo senza idee», ha detto lo storico dell’arteTomaso Montanari (citando Barca) dopo il no dei renziani a un suo incarico come assessore alla Cultura in Toscana. In Italia oggi è questo lo scenario?

E’ anche questo. D’altro canto il mondo culturale ha forse espresso strutture autonome? Le accademie non incidono, il Cnr è stato una propaggine ministeriale e poi ci sono gli assessorati alla cultura… Gli organismi indipendenti non contano quasi più nulla. A riprova della forza assorbente che hanno la sfera economica e certa politica. Tornando a noi, la cultura per essere tale non può che essere libera. Essendo libera, la cultura non può che essere critica. Essendo critica, non può che essere plurale. Perciò occorrerebbe uno scatto di orgoglio del mondo intellettuale.

 

Dal settimanale Left

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L’agenda bioetica che piace al Vaticano

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 10, 2013

Gaetano Quagliariello

Gaetano Quagliariello

Quagliariello, Lorenzin e Lupi protagonisti di crociate per impedire la libertà di scelta sul fine vita e per mantenere la legge 40. “Disumana” secondo la Corte europea di Strasburgo. Mentre Enrico Letta disertò il referendum del 2005, secondo i diktat del Cardinale Ruini e della Cei

di Simona Maggiorelli

«Eluana non è morta, è stata ammazzata» si mise a gridare il vicepresidente vicario dei senatori Pdl, Gaetano Quagliariello, quando in Aula si diffuse la notizia che Eluana Englaro aveva cessato di “vivere” quella sua esistenza artificiale, solo biologica, resa possibile dalle macchine, dopo quel terribile incidente di 17 anni prima.

Le parole del neo ministro delle Riforme allora – era l’8 febbraio 2009 – dettero la stura a un vociare «assassini!», «assassini!» «assassini!» che si levò dai banchi del centrodestra rivolto a quelli dell’opposizione. Quella scena indecente, avvenuta a palazzo Madama, si può ancora oggi vedere su youtube. Ed è stata massicciamente rilanciata in rete, a mo’ di eloquente commento alla scelta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di nominare Quagliariello fra i suoi dieci saggi.

Di più ha fatto Enrico Letta, che incaricato da Napolitano di formare il nuovo Governo l’ha messo nella sua squadra di ministri. Da Oltretevere ringraziano. Non solo per la nomina di Quagliariello, ma anche per quella di una compatta flotta di ex Dc, margheritini, popolari europei, ciellini (se ne contano almeno tre: Lupi del Pdl, Mauro della Lista civica e Zanonato del Pd) che ora figura nella compagine di governo. Tutti cattolici praticanti e convinti, come il premier Pd Enrico Letta, che essere credente non sia un fatto privato. E che anzi la fede debba improntare le scelte politiche e legislative, specie quando si parla di bioetica e di questioni “eticamente sensibili”. Ovvero, fuori dal gergo confessionale, di diritti civili, questioni che toccano direttamente la vita dei cittadini. Temi come la fecondazione assistita, l’aborto, la contraccezione, le unioni civili, il fine vita sui quali gli italiani dimostrano di avere opinioni molto più laiche e progressiste dei loro governanti. Come si evince da vari studi. A cominciare dal rapporto 2013 sulla secolarizzazione in Italia stilato da Critica Liberale e la Cgil nuovi diritti per arrivare all’ultima indagine Eurispes da cui emerge che il 77,2% degli italiani sono per le coppie di fatto, il 79,4 % è contro la legge 40 e il 77,3% vuole il testamento biologico.

Lorenzi, Sacconi e Alfano in Chiesa

Lorenzi, Sacconi e Alfano in Chiesa

Una realtà che appare lontana anni luce dalla “Weltanschauung” del docente di storia della Luiss, ex radicale ed ex consigliere di Marcello Pera ai tempi della difesa delle radici cristiane, al quale ora è affidato il delicatissimo ministero delle riforme costituzionali. Basta ricordare qui che dopo quell’episodio indecoroso in Aula, Quagliariello, solidale con il fronte più talebano del centrodestra (Sacconi, Giovanardi, Binetti, Volonté, la sottosegretaria Roccella e il neo ministro Maurizio Lupi) strumentalizzò il caso di Eluana per cercare di far passare in fretta e furia una legge sul fine vita che, così come è tracciata nel Ddl Calabrò, cancella ogni possibilità da parte dal malato, se cade in stato di incoscienza, di rifiutare trattamenti medici come alimentazione e idratazione artificiale. A prescindere dalle scelte e dalle convinzioni espresse da quella stessa persona quando poteva ancora parlare.

Per fortuna, non produssero gli effetti desiderati dal centrodestra il pressing e le molte audizioni, organizzate, non con medici e specialisti, ma con attivisti vicini alla Chiesa e personaggi di richiamo come, ad esempio, l’associazione Risvegli e l’attore Alessandro Bergonzoni. Così il tentativo del governo berlusconiano di imporre una legge sul fine vita che recepisse i diktat del Vaticano si arenò. E il ddl Calbrò è finito in un cassetto. Fino alla scorsa legislatura, quando – con una specie di blitz – il Pdl riuscì a riportarlo in Aula. Riscuotendo il plauso dei cattolici dell’Udc, della Lega e del Pd.

Enrico Letta(Pd) con lo zio Gianni Letta (Pdl)

Enrico Letta(Pd) con lo zio Gianni Letta (Pdl)

In questo contesto da bagarre ideologica come si è mossa la deputata pidiellina Beatrice Lorenzin ora alla guida del ministero della Salute? Pur evitando i toni facinorosi dei cattolici più oltranzisti si è sempre dichiarata in linea con l’agenda della bioetica stilata da Sacconi caratterizzata da prese di posizione antiscientifiche e dogmaticache su temi come il fine vita, l’aborto, la Ru486, la legge 40. Nel 2010, per esempio, quando i cosiddetti “cattolici democratici” del Pd si dissero pronti ad accogliere l’appello di Sacconi in difesa dei “temi etici” Lorenzin ebbe a dire che «l’agenda biopolitica», fondata sul concetto antiscientifico secondo cui l’embrione è persona, segnava «un’intesa trasversale nonostante i fumi del teatrino della politica». «Su questi temi fondamentali- aggiungeva Lorenzin – c’è un evidente maggioranza pro life pronta ad esprimersi dal biotestamento alle forme di aborto farmacologico». Inutile dire che in un paese come l’Italia dove, a causa di percentuali vertiginose di medici obiettori (sfiora mediamente il 90%), la legge 194 è largamente disapplicata un ministro della Salute, che non è medico e difende posizioni pro life certo non fa ben sperare.

Riguardo alla norma sulla fecondazione assistita, in particolare, Lorenzin ha detto in più occasioni che «la legge 40 non va cambiata». In barba alle 18 sentenze dei tribunali italiani che dal 2005 a oggi hanno fatto cadere tutti i divieti più ideologici contenuti nella legge e nonostante il recente verdetto, ribadito anche in appello, della Corte Europea di Strasburgo che giudica la legge 40 lesiva di diritti umani. Una posizione sbilanciata sulle posizioni del Vaticano quella di Lorenzin che fa perfettamente il paio con quella del neo Premier Enrico Letta, ex scout, cresciuto all’oratorio, nonché nipote del pidiellino Gianni gentiluomo del papa e assiduo frequentatore delle stanze del potere Oltretevere.

All’epoca del referendum per abrogare i punti più dannosi e controversi della legge 40, va ricordato qui, Enrico Letta fece suo l’appello del cardinale Ruini che consigliava di disertare il voto e andare al mare. Scavalcando a destra i cattolici Pd Dario Franceschini (neo ministro dei rapporti con il Parlamento) e Rosy Bindi che, invece, andò a votare tre no. I sì ai quesiti abrogativi posti dal referendum, come forse i lettori ricorderanno, furono circa 10 milioni. Ma l’astensionismo propagandato massicciamente dalla Cei determinò il fallimento del referendum che non raggiunse il quorum. Con grande giubilo dell’allora esponente del Pdl Maurizio Lupi (neo ministro dei trasporti e delle infrastrutture), strenuo paladino cattolico dei «valori non negoziabili» e che in tutti questi anni non ha mai smesso di ripetere che la «la vita va tutelata fin dal concepimento». Anche quella dell’embrione, anche quella dello zigote.

Da vice presidente Pdl alla Camera, quando a fine agosto 2012 il governo Monti annunciò di voler presentare ricorso contro la sentenza della corte dei diritti dell’uomo (ricorso poi perso) disse che non solo appoggiava la decisione del ministro Renato Balduzzi ma anche «che non possono lasciar prevalere né le semplificazioni dei giudici (sic!), né le ideologie dei cultori dell’eugenetica».Tali sarebbero secondo il ministro Lupi quei genitori portatori di malattie genetiche oggi incurabili che si rivolgono alla fecondazione assistita e alla diagnosi preimpianto per avere un figlio che non sia condannato a soffrire e a morire in poco tempo.

 dal settimanale left-avvenimenti

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Dalla Consulta il primo stop alla legge 40

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 4, 2009

foto-preimplant-1di Simona Maggiorelli

Il coraggio e la tenacia dei cittadini che nelle aule di tribunale hanno fatto valere il diritto alla salute riconosciuto dalla Costituzione ha prodotto l’importante risultato di un primo stop della Consulta alla legge 40. Ma non possiamo dimenticare i danni che la norma sulla feceondazione assistita (Pma)  ha fatto in questi anni. Non solo alla salute delle donne, ma anche alla ricerca e allo sviluppo del Paese. Prima dell’entrata in vigore della legge nel 2004 l’Italia era all’avanguardia nella fecondazione assistita. Con centinaia di centri che praticavano la fecondazione eterologa, la crioconservazione degli embrioni,e la diagnosi preimpianto per selezionare quelli sani. Possibilità che nemmeno la sentenza della >Corte costituzionale ora ripristina. Le coppie, oggi, per ottenere queste terapie dovranno continuare ad andare all’estero.

E mentre la Camera swi deputati si appresta a vagliare un disegno di legge sul biotestamento che attacca l’autodeterminazione dei cittadini e il rapporto medico paziente, ciò che è accaduto nelle settimane scorse al senato ricorda da vicino quanto avvenne nel 2004 per la legge 40. D’un tratto un Parlamento blindato dalle logiche di maggioranza del centrodestra (con l’appoggio trasversale dei teodem)varò una legge anacronistica, che detta norme vessatorie, piene di contraddizioni, lontana anni luce dal sentire comune e dai nuovi modelli di vita di una società italiana secolarizzata come quella di oggi. Su una materia così delicata, che tocca la vita dei cittadini si giocò una partita di scambio politico fra governo e Vaticano. Una pagina nerissima di storia che il referendum del giugno 2005, purtroppo, non riuscì a cambiare. Le ragioni per votare quattro sì c’erano tutte, ma la formulazione capziosa dei quesiti sembrava fatta apposta per confondere il votante e, soprattutto, lo sleale intervento del Vaticano che spingeva per l’astensione impedì il raggiungimento del quorum. E di certo non aiutarono i tentennamenti dell’allora segretario Ds Piero Fassino e del suo partito. Così mentre ai banchetti della raccolta firme si registrava ogni giorno il no della gente (cattolica o meno) verso una legge che obbliga la donna a farsi impiantare embrioni anche se malati, i leader diessini e teodem, con Habermas paventavano le derive di una “genetica liberale” di cui non si è mai vista traccia in Italia. “Dove mai andremo a finire?” si domandava il filosofo tedesco, avventurandosi per un pendio scivoloso che in nome di un rischio remoto impone di rinunciare a risolvere casi concreti. Così, mentre Fassino (e oggi sulla stessa scia l’ex popolare Franceschini) metteva in guardia contro una fantasticata eugenetica, con la legge 40 si continua a impedire (ancora oggi) a persone con gravi malattie genetiche di mettere al mondo figli sani e si continua a tenere congelati ad aeternum gli embrioni, anche quelli abbandonati, che potrebbero servire per fare ricerca scientifica.

Sulla base della sentenza della Consulta è tempo di smantellare questa brutta legge. Un governo democratico lo farebbe. Altrimenti – come già si annuncia- saranno ancora una volta le coppie infertili o portatrici di gravi malattie genertiche a far valere i propri diritti nelle aule di tribunale. Ma che Paese è quello in cui il Parlamento e il governo non rappresentano i cittadini?

dal quotidiano Terra,4 aprile 2009

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Ignazio Marino: “Io non mi arrendo”

Posted by Simona Maggiorelli su febbraio 21, 2009

marino-lapresseTra fughe a destra di Rutelli e rinunce sugli emendamenti, la battaglia parlamentare sul testamento biologico per l’opposizione è durissima. Ma il senatore e medico del Pd che lotta dal 2006 per una legge laica e condivisa, non si tira indietro. “Il ddl del centrodestra attacca i diritti delle persone sanciti dalla Carta” di Simona Maggiorelli

Una standing ovation ha accolto sabato scorso al Teatro Eliseo il senatore del Pd e noto medico trapiantista Ignazio Marino durante l’assemblea convocata dai Radicali e da left su Verità e menzogna sul caso Coscioni, Welby, Englaro. Un lunghissimo applauso, non solo per la coerente battaglia di Marino dal 2006 a oggi per una giusta legge sul testamento biologico, ma anche in protesta della sua repentina e immotivata cacciata da capogruppo in commissione Sanità del Senato. Il Pd, come è noto, gli ha preferito Dorina Bianchi, già relatrice della legge 40/2004 e che già stigmatizza come “un grave errore” l’ipotesi ventilata da Marino di un referendum popolare contro la legge proposta dal centrodestra sul testamento biologico. Il 20 febbraio è la data di stop a ogni possibilità di emendamenti al testo di legge che porta in primis la firma di Calabrò. Da lunedì comincia la discussione in aula e lo stesso senatore e chirurgo Ignazio Marino promette non si tirerà indietro. Lo raggiungiamo altelefono dell’Aula, tardissimo di sera, mentre alcuni senatori andandosene gli chiedono se andrà a cena con la Binetti. Lui scherza, ribatte, ride, ma non commenta le affermazioni della senatrice teodem che minaccia di lasciare il Pd se prevarrà la linea Marino. Parliamo di cose più importanti, sembra dirci fra le righe.

Senatore Marino l’articolo 32 della Costituzione parla di diritto alla salute e di rispetto della dignità della persona umana. Colpisce la lungimiranza dell’assemblea costituente. Nel 1947 non c’era ancora il respiratore automatico né tanto meno l’alimentazione artificiale che, come lei ha notato, sarebbe stata messa a punto negli anni 70. Al di là dello stato della tecnica da parte di chi ha scritto la Carta c’era un’intuizione più profonda su ciò che è l’identità umana?

Sicuramente c’è stato un lavoro affascinante. Da chirurgo non conoscevo approfonditamente i termini del dibattito che ha portato alla stesura dell’articolo 32 della Costituzione. Li ho letti in questo periodo della mia vita in cui, accanto al lavoro medico, ho un impegno da legislatore. E, devo ammettere, sono rimasto davvero ammirato per l’altezza della discussione che a un certo punto si è conclusa su un elemento unificante: il fatto che nello scrivere un articolo che riguardasse la salute bisognava tentare di includere tutti i cittadini, non di escluderne qualcuno. In questa chiave è scritto questo articolo che afferma il principio del diritto alla salute per tutti i cittadini. E qui non si parla solo di cittadini, ma di tutti gli individui che qui si trovano a vivere in Italia. E questo mi pare molto attuale.

Un’attualità della Carta che appare chiarissima se pensiamo a quanto propone la Lega ai medici, ovvero di farsi spie e delatori dei clandestini che chiedano di essere curati.

In questo come in altri casi insisto: non servono nuovi vessatori cavilli, ma mezzi di legge che consentano di attualizzare quanto già è contenuto nella Carta e che va in senso opposto a quanto sostenuto dalla Lega.

In questi giorni abbiamo sentito sui media le cose più contraddittorie sul caso di Eluana. E’ stato detto che sorrideva, che mangiava yogurt che faceva passeggiate in giardino e, addirittura – cercando di “ingentilire” le affermazioni del premier – che avrebbe potuto provare desiderio per un uomo e decidere di avere un figlio. Da medico cosa si sentirebbe di dire per fare chiarezza?ENGLARO ELUANA 1

Evidentemente chi ha avuto espressioni così infelici come quella in cui si affermava che Eluana era in grado di passeggiare nel giardino e anche che era in grado di essere nutrita attraverso la bocca non aveva mai visto Eluana, che io ho potuto visitare. Posso dire che era in uno stato vegetativo persistente. Non aveva nessuna relazione con il mondo esterno. Non era in grado di controllare meccanismi come la deglutizione. Se le fosse stato dato del cibo le sarebbe finito nella trachea e nei polmoni, causandole una particolare polmonite tipica di questi casi, che è mortale.

L’arresto cardiocircolatorio è arrivato rapidamente per Eluana. Il fatto che la sua corteccia cerebrale fosse danneggiata da 17 anni di stato vegetativo può aver determinato una minore resistenza dell’organismo dal punto di vista dei parametri biologici?

Bisogna considerare che Eluana aveva dei danni importanti della corteccia ma anche che segni vitali come la respirazione, l’apertura degli occhi con la luce, eccetera sono funzioni legate al tronco dell’encefalo, non alla corteccia. Si parla di due strutture separate che hanno funzioni separate. Quello che possiamo dire con assoluta certezza è che Eluana era priva di ogni capacità di relazione con il mondo esterno, perché è legata proprio all’attività della corteccia.

Perché il caso di Eluana ha suscitato tante discussioni? Come è stato notato nel caso di Welby ci potevano essere maggiori margini di discussione. Detto altrimenti, quella di Eluana era solo vita biologica, non così per Welby.

Certamente il caso di Eluana è stato amplificato dai media e utilizzato dalla destra per creare una grande emotività confondendo i termini delle questioni. Specie quando si è detto che si privava Eluana del pane e dell’acqua, Eluana da 17 anni non prendeva né pane né acqua. Le venivano somministrate sostanze prodotte dalle case farmaceutiche con una infusione somministrata attraverso una sonda inserita nello stomaco. Insomma una vera terapia medica.

Quella proposta dal centrodestra è una legge inaccettabile, lei ha detto in più occasioni…

La proposta firmata da Calabrò, al contrario di quella che avevo presentato, non contiene interventi a sostegno dei disabilii e delle loro famiglie. Non ci sono misure a favore degli hospice, delle cure palliative e del dolore. In più c’è un’eccessiva burocratizzazione del testamento biologico che, cosi’ scritto, potrebbe arrivare a costringere ogni medico di famiglia ad andare dal notaio centinaia di volte l’anno, perché il documento andrebbe rinnovato ogni tre anni”. Per giunta ogni notaio doverebbe prestare servizio gratis e senza che poi le notazioni registrate risultino vincolanti.

Nel ddl del centrodestra si dice:”L’attività medica in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita” non può in nessun caso provocare la morte del paziente. Che significa?

Significa che se un paziente come Welby, cosciente e in grado di comunicare, dice che non vuole più continuare una terapia, un medico non può più sospenderla perché non può disattivare mezzi sanitari che non consentono la morte del paziente. Quindi questa legge contiene di fatto un passo indietro sostanziale rispetto ai diritti delle persone. Qui addirittura si arriva a toccare i diritti di scelta delle persone che sono in sé e si possono esprimere.

Ancora nel testo di legge del centrodestra sul testamento biologico si legge che la vita è un bene indisponibile. Si può accettare che in una legge dello Stato e nella ricerca medica che il pensiero religioso neghi l’evidenza scientifica?

Come chirurgo sono noto perché cerco sempre di utilizzare tutti i mezzi che posso per salvare una vita umana. Alcune volte sono criticato dai miei collaboratori medici e infermieri che mi dicono : “Ignazio lascialo andare”. Io non mi arrendo ma al contempo penso che le indicazioni di un paziente o di una famiglia sulle terapie da fare o da non fare debbano essere prevalenti. Non deve prevalere l’idolatria di una tecnica ma l’umanesimo e la volontà delle persone.

da left-Avvenimenti 20 febbraio 2009

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Laici in trincea

Posted by Simona Maggiorelli su ottobre 26, 2005

Dai divieti sulla RU 486 che l’Oms considera farmaco fondamentale, alla bioetica.
La sinistra è ostaggio della Chiesa. Parla il professor Carlo Flamigni

di Simona Maggiorelli

Poteva essere un’examatoge, il tentativo di “un’applicazione almeno meno stupida di una legge così punitiva per le donne come la 40”, l’idea di aggirare il divieto di congelamento degli embrioni, intervenendo nelle primissime fasi pre embrionali. In altri paesi come la Germania, per esempio, si congelano gli embrioni a questo stadio molto precoce di ootidi, quando ancora i patrimoni genetici della madre e del padre non sono ancora fusi. “Ma nel Comitato nazionale di bioetica non si è voluto affrontare la questione”, spiega il professor Carlo Flamigni, uno dei maggiori esperti in Italia di fecondazione assistita. “Avevo scritto un documento ma c’era il referendum e non si voleva interferire. Non capisco perché. Se il Comitato di bioetica non dà un indirizzo quando ce n’è bisogno, a che serve?”.

Ora, però, c’è stato un pronunciamento.
“Si è arrivati a due documenti contrapposti, il mio e quello di Bompiani. 24 voti a favore del suo, 12 per il mio. Ha pesato anche una forte astensione. Avrebbero potuto votare anche da casa, ma molti componenti del Cnb hanno preferito non farlo.

Perché?
Era una scelta imbarazzante perché creava un contraddittorio con il magistero cattolico. E’ stata la sconfitta della più linea moderata e di buon senso. Adesso mi aspetterei che qualcuno portasse la questione davanti alla magistratura.

La politica, anche di sinistra, dopo il referendum, sembra chiudere gli occhi su questi temi.
Nessuno se ne occupa. Sembra che tutti pensino che in questo momento sia politicamente sconveniente aprire un conflitto con una Chiesa così aggressiva. Sembra pericoloso sostenere la laicità. E a me dispiace molto. Ma devo dire anche che tutto ciò è miope. Ho fatto più di 150 in un anno e le posso assicurare, che se la bioetica sia un po’ una bestia rara, una materia ostica, quando si cominciava a parlare di laicità la gente si appassiona, interviene, discute. Il tema della laicità è molto sentito nella sinistra di base. L’ho avvertito con chiarezza.

I divieti sulla pillola abortiva sono un segno di questo clima?
Ma certo , è sempre la solita aggressione cattolica che ora diventa più evidente. C’è sempre stata, ma mai forte come adesso. Anche per l’assenza di’informazione. Come si fa a parlare di sperimentazione di una pillola che è stata sperimentata e adottata su lunghissima scala in larga parte del mondo. Il ministro parla di proteggere le donne, quando sa benissimo che molte nostre connazionali comprano farmaci per il mal di stomaco composti di prostaglandine e ne assumono grandi quantità per abortire. E non si sa con quali effetti collaterali. Chi protegge queste donne?

Qualcuno ha detto che un aborto farmaceutico, anestetizzato, sarebbe meno responsabile…
Se il problema è questo: abortire con dolore basta che nella pillola abortiva che è composta di prostaglandine e progestinico, si aumentino le prime che causano l’espulsione. Aumentiamo la prostaglandina, aumentiamo il mal di pancia e sono tutti contenti.

da Avvenimenti 25 ottobre 2005

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Nel segno di Leopardi

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 7, 2005

Non sempre la naturalità è amica dell’uomo e della donna In libreria nuovi studi sulla fecondazione assistita.

di Simona Maggiorelli

Un pieno di uscite editoriali accompagna il dibattito sulla fecondazione assistita. Tenendo alta una discussione sulla legge 40, se non in tv e sui grandi media di massa, almeno in libreria.
Un vero e proprio proliferare di titoli di scienza, di filosofia, di politica e bioetica, nell’ultimo mese, fra instant book e volumi frutto di ricerche ampie e strutturate, che su un tema delicato come questo che tocca la salute di milioni di persone, aiutano ad uscire dalle secche del determinismo genetico e della metafisica, rimettendo al centro la questione dell’informazione e della conoscenza.
Questione fondamentale, questa della conoscenza, per un dibattito franco e aperto in vista del referendum, sottolinea lo stesso Giuliano Amato nella prefazione al libro del senatore diessino e ex dirigente della Fuci Giorgio Tonini, La ricerca e la coscienza edito da Il Riformista.Ricordando anche che nel confronto delle parti, fra i sostenitori del sì al referendum e il partito dell’astensione che attraversa il centrodestra, «sono soprattutto i difensori della legge 40 – scrive Amato – a chiudersi a riccio in petizioni di principio tenacemente sottratte ad ogni riscontro di scienza e fattuale ». Chi, invece, non ha paura di porsi domande radicali e di indagare a fondo le ragioni politiche che hanno portato nel giro di un anno e poco più l’Italia, da essere un paese all’avanguardia nella ricerca a fanalino di coda in Europa e nel mondo, è Vittoria Franco nel libro Bioetica e procreazione assistita edito da Donzelli. Questa legge? «La più anacronistica, vessatoria che si potesse immaginare – denuncia la senatrice diessina e docente di filosofia alla Scuola Normale –, una legge lontana anni luce dal sentire comune e dai nuovi modelli di vita». Con argomentazioni importanti e cogenti, che non evitano il campo della morale, la Franco prova a rispondere anche alle paventate derive della «genetica liberale» proposte da un filosofo, fin qui laico e progressista, come Habermas.
Il quale, da qualche tempo continua a sollevare la medesima domanda: «Dove mai andremo a finire?». Prendendo così, fa notare Vittoria Franco, quel pendio scivoloso, per cui «in nome di un rischio remoto si rinuncia a risolvere casi concreti ». In nome di una fantasticheria di eugenetica, si impedisce a persone con gravi malattie genetiche di mettere al mondo figli sani.
Anche Chiara Lalli nel libro Libertà procreativa pubblicato da Liguori affronta l’argomento con strumenti filoso fici, analizzando il quadro di riferimento e di pensiero che sta dietro alla formulazione della legge 40 e ai suoi divieti, «illiberali – scrive la Lalli – e medicalmente dannosi». A fare da abbrivio a questo volume in cui la giovane ricercatrice dell’Università di Chieti tira in campo anche la letteratura e gli scenari futuribili immaginati da scrittori, una prefazione di Jhon Harris che stigmatizza la situazione italiana. In questo quadro il libro di Chiara Lalli, scrive Harris, «porta una salutare ventata di liberalismo in un settore dove sta prendendo sempre più piede il pregiudizio e la repressione».
E proprio per sgombrare il campo dal “si dice” e capire un po’ più da vicino cosa ne pensa la comunità scientifica, c’è il libro del biologo Angelo Vescovi La cura che viene da dentro edito da Mondadori in cui lo scienziato dell’Università di Milano parla delle potenzialità di cura offerta dalle staminali, spiegando la differenza fra adulte e embrionali, e lo stadio che ha raggiunto fin’ora la ricerca su quest’ultime, quelle derivate dall’embrione, le più potenti e insieme le più discusse da parte di chi, per convinzioni etiche e religiose, ritiene che l’embrione sia già persona.

Ma da non perdere di vista è anche il chiarificante libro intervista di un altro eminente scienziato Edoardo Boncinelli, Sani per scelta, la scienza che ci cambia la vita, pubblicato dal Corriere della Sera. Un agile volumetto in cui il biologo e genetista dell’Università di Milano spiega l’importanza della ricerca sulle cellule staminali embrionali per la cura di malattie oggi incurabili, dalle malattie genetiche, al diabete, all’Alzheimer, ma anche – grazie al fatto che queste staminali totipotenti e veloci nel riprodursi sono ancora indifferenziate e possono dar vita a qualsiasi tipo di tessuto – le opportunità che offrono nel riparare i danni dell’infarto e di tumori.
Un’appassionata difesa delle possibilità della scienza e del progresso quella di Boncinelli, contro chi sostiene che tutto ciò che è naturale sia, di per sé, buono.
Ricordando la lezione di Leopardi, ma anche qualche vistoso paradosso. In base a questo principio della “naturalità”, accenna lo scienziato, dovremmo abbandonare gran parte di ciò che fa la nostra realtà di tutti i giorni, «perché – ci ricorda – certamente è contro natura l’uso degli occhiali, dell’ombrello, dell’insulina.Come sono contronatura gli antibiotici e la cura dei tumori». Una efficace provocazione senza trascurare argomentazioni etiche: «Semplicemente perché – dice – a noi non piace che qualcuno porti per tutta la vita le conseguenze dell’aver pescato un numero sbagliato nella lotteria dei geni e che i deboli e malati vengano lasciati morire fuori dal branco».  

Da Europa 7 maggio 2005

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Cattivi medici. Per legge

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 4, 2005

Luca Gianaroli: «Questo governo ci costringe alla malasanità»

di Simona Maggiorelli

C’è un sinistro spot che circola in rete. Un messaggio di smaccata propaganda. S’intitola Ancora un referendum contro la vita, ed è pieno zeppo di assurdità del tipo: l’impianto di tre embrioni (sani o malati che siano) giova alla salute della donna; la diagnosi genetica preimpianto non è un esame scientifico, tutto ciò che è artificiale è contro natura e via di questo passo. Mentre in primo piano scorrono immagini da manuale di medicina medievale con un omuncolo disegnato al computer, che miniaturizza le fattezze umane, chiamato di volta in volta, indifferentemente,“embrione”, “feto”, “bambino”, come se queste parole indicassero realtà equivalenti. È uno spot che via mail è arrivato a mezzo milione di italiani. Su questo che ci appare come l’ennesimo tentativo di confondere da parte di chi antepone la propria fede alla scienza,nell’avvicinarsi del referendum del 12 e 13 giugno, abbiamo chiesto lumi al professor Luca Gianaroli, direttore della società italiana di medicina riproduttiva, che di fecondazione assistita e di ricerca si occupa da  25 anni, in Italia e all’estero.

Facciamo un po’ di chiarezza professore, che cos’è l’embrione?
«Da un punto di vista strettamente scientifico è quell’entità in via di sviluppo che si ha 24 ore dopo la fertilizzazione. E bisogna dire anche che nei primi 14 giorni l’embrione nell’utero non dà segno di sé. Il fatto mistificatorio, in primis, riguarda la parola “concepimento”: prima delle tecniche di fecondazione in vitro, si riferiva al momento in cui la donna, con il ritardo mestruale, sapeva di essere incinta. Dopo la nascita, nel 1978, di Louise Brown, la prima bambina nata con la procreazione medicalmente assistita, si è cominciato a istillare nella mente della gente l’idea che il concepimento coincidesse con il momento in cui l’uovo viene fecondato. Dimenticando che la cellula fecondata non ha un patrimonio suo, autonomo. Tanto è vero che, nei giorni successivi, l’embrione si può dividere in due dando origine a due gemelli. Ma può anche trasformarsi in carcinoma: uno dei tumori più invasivi e distruttivi della donna. Dunque, dire che la cellula uovo fecondata sia un individuo è un errore grossolano, perché quella  cellula può diventare tutto: un tumore, un aborto, può diventare nulla. Sia  nel caso di fecondazione naturale che artificiale, c’è solo un 15 per cento di possibilità che quella cellula diventi embrione e poi individuo».

C’è chi sostiene che prima di 24 settimane non si possa parlare di individuo, perché il feto non può vivere fuori dall’utero. Che ne pensa?
«Non entro nel merito perché a questo livello ci potrebbero anche essere concezioni diverse. Ma tengo a ribadire che il pensiero che la cellula uovo fecondata sia una persona è assolutamente sbagliato. Su questo assunto non vero si basa la convinzione che la cellula debba essere salvaguardata vietando la fecondazione assistita».

Ma le tecniche non si limitano a riprodurre in vitro ciò che avviene in natura?
«Veniamo al punto. Una coppia fertile ha il 20-25 per cento di possibilità di concepire ogni mese. I circa 500mila bambini che nascono in Italia con rapporti naturali sono il prodotto di 2 milioni e mezzo di embrioni, di cui 2 milioni vanno persi all’interno dell’apparato genitale. È patetico pensare che la cellula uovo fecondata che i medici trasferiscono nell’utero venga “buttata via” se non s’impianta. Si tratta di un evento naturale. Senza contare che spesso l’ovulo fecondato ha tali anomalie cromosomiche da non potersi in nessun caso sviluppare. Esattamente come succede in natura. Le persone devono capire che la cellula uovo fecondata non è sinonimo di bambino. Nei nostri laboratori la cellula segue la stessa strada che seguirebbe per vie naturali».

Quanto è importante la diagnosi genetica preimpianto?
«Questo tipo di diagnosi è nata per ridurre il più possibile la sofferenza delle coppie. Fino a un anno fa, prima che la legge 40 bloccasse tutto, eravamo fra quelli che ne avevano eseguite di più. Nei nostri laboratori al Sismer venivano pazienti che avevavo abortito 2, 4, 5 volte pur di non mettere al mondo dei bambini gravemente malati. Piccoli che nel giro di un anno erano destinati a morire. Ci sono malattie genetiche che portano alla morte nel giro di 6 mesi. Ci sono anomalie cromosomiche per cui una gravidanza naturale abortisce al quinto e sesto mese. Non è assolutamente pensabile che si possa abolire una metodica come la diagnosi preimpianto che riduce gli aborti, limitandosi solo a non trasferire quelle cellule che con molta probabilità non avrebbero nemmeno la possibilità di impiantarsi».

La legge 40 proibisce l’eterologa, negando a persone malate di poter ricevere i gameti da donatori esterni alla coppia. Con quali conseguenze?
«In tutti i paesi europei è ammessa l’eterologa. Solo in Italia è proibita. Così le coppie vanno all’estero e non si rivolgono più al medico di fiducia, nemmeno per dei consigli. Del resto la nuova legge ci proibisce anche di dare informazioni. Molti cercano su internet, trovando di tutto. Cominciamo già adesso a vederne le conseguenze con disgrazie e incidenti di percorso, che tornano ai nostri medici. E una paziente che riporta dei danni come conseguenza di trattamenti fatti in centri di paesi lontani, come può denunciare il proprio caso ed avere, almeno, un risarcimento? Mentre al sistema sanitario italiano resta solo la cura della complicanza».

Si assiste anche a una fuga all’estero dei nostri scienziati?
«Inevitabilmente. Il problema è ancora poco sentito. Ma, se le cose non cambieranno, diventerà un fatto serio. La nostra sarà sempre più una comunità scientifica che non cresce, potendo confrontarsi solo con se stessa. In nessun altro paese al mondo un medico è costretto a fare quello che questa legge ci obbliga a fare, causando perdite di tempo e denaro alle coppie. Nel frattempo chi si è impegnato a lungo nella ricerca si troverà le porte chiuse di riviste internazionali, di certo non interessate a pubblicare studi arretrati. E sappiamo bene che ciò che tiene alta la dignità del ricercatore sono le sue pubblicazioni scientifiche».

Come può un medico che opera secondo “scienza e coscienza” trasferire in una paziente tre embrioni anche se malati?
«I medici finiscono in prima pagina quando fanno errori o si suppone che li facciano. Ma oggi noi abbiamo una legge che ci costringe ogni giorno a fare della malasanità, ed è drammatico. Trovarmi a lavorare a scartamento ridotto dopo che per 25 anni, con sforzi enormi, le ricerche sono avanzate, mi sembra terribile. Come medico, poi, ho trovato particolarmente umiliante che il nostro consenso informato fosse redatto dal ministero di Grazia e Giustizia e non solo da quello della Salute. Significa che non si ha la minima fiducia nella medicina e nella ricerca».

Dall’entrata in vigore di questa legge si sono ridotte le nascite?
«I dati riferiscono un calo del 10-15 per cento, se non di più. Quando in Italia ormai eravamo arrivati al punto che in ogni classe di 30 bambini ce n’era uno concepito con la fecondazione in vitro. Oggi c’è anche un forte aumento dei costi e dei cicli di trattamento. Un enorme dispendio di energia e di denaro, se si considera che si parla di coppie nel pieno dell’età lavorativa, costrette a prendere armi e bagagli per andare all’estero. Oppure, in Italia, obbligate a ripetere più e più volte i trattamenti. Per quale scopo poi? Solo per poter dire che la cellula uovo fecondata è “uno di noi”. Con un assunto che non corrisponde al vero. È raccapricciante».

Che fine faranno gli embrioni congelati?
«La legge, o meglio le linee guida, permettono di scongelare quelli conservati prima della sua entrata in vigore. Ma si determina un effetto paradossale. Una volta le coppie che volevano un altro figlio o quelle che, non avendone avuti, volevano riprovarci, tornavano a chiederci di poter riavere i propri embrioni congelati. Contrariamente a quello che si sente dire oggi, la crioconservazione nacque nel tentativo di salvaguardare un patrimonio genetico che avrebbe potuto avere un ruolo per la coppia. Oggi chi potrebbe tornare a chiederli, non lo fa, forse per paura. Coppie con due o tre embrioni conservati, preferiscono piuttosto andare all’estero e ricominciare tutto il ciclo di trattamenti da capo».

Di recente l’Accademia dei Lincei si è pronunciata a favore della ricerca sugli embrioni già congelati e non più richiesti. Che destinazione avranno?
«Se le cose non cambieranno, come ha stabilito Girolamo Sirchia quando era ministro, dovranno essere inviati attraverso l’Istituto Superiore di Sanità a un centro di conservazione di Milano, noto nel settore trasfusionale, ma che non ha il know how della crioconservazione degli embrioni e dei gameti».

Verranno utilizzati per fare ricerca come ha sostenuto Sirchia stesso?
«E come? Per poter fare ricerca su così poche cellule occorrono tecniche sofisticatissime, ma questi materiali vengono allontanati dai nostri centri attrezzati a farla. Ricerca, non dimentichiamolo, che la legge 40 proibisce. Ma che poi permette con un decreto ministeriale. È il festival della contraddizione».

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