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La Consulta cancella il divieto di eterologa. La neonatologa Gatti: “La legge 40 è contro le donne”

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 10, 2014

La neonatologa Maria Gabriella Gatti

La neonatologa Maria Gabriella Gatti

 Il  9 aprile la Corte costituzionale ha bocciato il divieto di eterologa contenuto nella legge 40 sulla fecondazione assistita. E finalmente un altro pezzo di questa famigerata legge è stato cancellato. Il commento della neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti, dell’università di Siena

Da un punto di vista medico e scientifico la legge 40 è «caratterizzata da contraddizioni logiche  e da gravi incongruenze mediche», dice la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti. «Per esempio – spiega la docente di Neurologia neonatale dell’università di Siena – quando impedisce a coppie portatrici di malattie genetiche ma fertili l’accesso alla diagnosi genetica pre-impianto dell’embrione che comporta una pratica abortiva, in caso di malformazione. In quest’ultimo caso l’aborto è una lesione senza senso, del tutto gratuita che lede l’identità ed il corpo  della donna».

Ma c’è anche un altro aspetto inaccettabile sotteso alla norma sulla fecondazione assistita, ovvero «il fraintendimento del significato delle più recenti acquisizioni scientifiche nel campo dell’embriologia», sottolinea la professoressa Gatti: «è assurdo considerare l’embrione “vita umana” quando ancora non esistono strutture anatomo-funzionali nel sistema nervoso che possano sostenere un’attività di pensiero. Per l’immaturità dei circuiti cerebrali prima della 23-24esima settimana non c’è possibilità alcuna di sopravvivenza fuori dall’utero».
Tuttavia, nonostante la legge 194 riconosca il diritto di poter interrompere una gravidanza, si cerca ancora di farle sentire delle assassine. «Nella nostra società alle donne giungono in continuazione dei falsi messaggi sulla natura del loro ruolo nella società e su presunte responsabilità morali in casi di aborto», approfondisce Gatti. «è in atto una campagna di colpevolizzazione, una vera e propria crociata dentro i reparti di ginecologia, che tende a equiparare l’aborto con l’omicidio e a far sentire la donna marchiata da un delitto inespiabile agli occhi del mondo. L’altissimo numero di ginecologi obiettori che si rifiutano di eseguire un atto medico dovuto per legge come la pratica abortiva è indicativa di quanto la mentalità colpevolista è diffusa nella società».
Con quali effetti? «Il mondo femminile corre il grande rischio di interiorizzare il senso di colpa e di diventare incapace di reagire ai falsi messaggi che provengono sia dalla religione cattolica sia da certo razionalismo il quale in tempi recenti si è spinto fino a legittimare il cosiddetto “aborto postnatale”, una vera aberrazione non solo terminologica ma concettuale e scientifica. La donna continua a essere lesa nel suo corpo e nella dignità di essere umano da un pensiero dominante a livello antropologico, filosofico e medico, che ha radici greche e cristiane. L’alleanza ideologica e storica fra religione e ragione ha condannato il genere femminile a una subalternità culturale e sociale subìta per millenni. Questo richiederebbe un’ampia riflessione. Detto in estrema sintesi il pensiero dominante oggi è ancora espressione di una cultura che continua a negare l’identità della donna. C’è sempre più l’esigenza di un mutamento radicale del rapporto fra uomo e donna che vada oltre ciò che è cosciente e razionale, basandosi sul confronto fra due soggettività uguali ma nello stesso tempo diverse». (Simona Maggiorelli)

 

dal settimanale left-avvenimenti

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