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Le passioni di Brandi

Posted by Simona Maggiorelli su gennaio 8, 2007

Libri, convegni e una mostra a Siena per i cento anni dalla nascita del critico d’arte

Scrittore finissimo, intellettuale e critico d’arte non accettò di rimanere rinchiuso in biblioteca o nelle gallerie d’arte. L’impegno civile andava di pari passo

Qualche volta i centenari offrono lo spunto per un ricordo non rituale di una figura di artista o di studioso. È il caso di Cesare Brandi (1906 – 1988), di cui fra giornate di studio e concreto impegno per il rilancio dell’Istituto centrale per il restauro, si sono appena concluse le celebrazioni per i cent’anni dalla sua nascita. Fine scrittore, intellettuale e critico d’arte, Brandi, dopo la laurea in legge e poi in lettere fece un’intensissima attività di studio e di ricerca. Ma non accettò di rimanere rinchiuso in biblioteca o nelle gallerie d’arte. L’impegno civile andava di pari passo. Considerando il patrimonio artistico e la sua tutela un elemento identitario forte, importante, per la cultura italiana. Un impegno che nel ’38 a Roma lo portò, con il più giovane Giulio Carlo Argan, a mettere in piedi il progetto dell’Istituto centrale del restauro, che Brandi diresse poi fino al 1959. Un’avventura che viene messa a dura prova dalle vicende del conflitto mondiale che, dopo il 25 aprile, pose all’Istituto il difficile compito di gestire il recupero dei beni culturali in una Italia devastata, piena di lutti. C’erano poche risorse e un estremo bisogno di interventi immediati. Ma proprio in questo durissimo contesto, Brandi mette a punto le sue teorie sul restauro: l’attenzione all’opera d’arte, per lo storico dell’arte senese non può non tenere conto della storicità dell’opera e, insieme, della sua valenza estetica. Una elaborazione e un lavoro concreto nell’ambito del restauro che lo porteranno a viaggiare molto. Tra missioni per l’Unesco e iniziative dell’Istituto centrale per il restauro che lo porteranno a progettare la ricostruzione della chiesa di Santa Sofia in Ochrida, a Gerusalemme e poi a lavorare al restauro dei mosaici della Moschea di Omar e in Egitto nel 1958 per le pitture rupestri di Abu Hoda e la tomba di Nefertari a Luksor. Senza dimenticare i lavori “in casa”: Brandi guidò il restauro di alcune opere chiave da Duccio a Giotto, da Leonardo a Caravaggio. Intercalando questi impegni con quelli all’estero, dal restauro del portale bronzeo della chiesa di Santa Sofia a Istanbul agli antichi affreschi cretesi. Interventi portati avanti con tecniche e metodologie che ancora oggi sono un punto di riferimento dei restauratori.
«I metodi da lui seguiti nel restauro del Camposanto Monumentale di Pisa, della Cappella Mazzatosta a Viterbo e della Cappella Ovetari di Andrea Mantegna a Padova sono stati gli stessi poi adottati, cinquant’anni dopo, sugli affreschi della volta della Basilica di San Francesco ad Assisi, polverizzati dal terremoto del 1997», ricorda Caterina Bon Valsassina, autrice del volume Restauro made in Italy, appena pubblicato da Electa e presentato un convegno a Torino dedicato a “Il restauro del ‘900 in Italia”, con Salvator Settis e Cristina Acidini Luchinat, oltre alla stessa Bon Valsassina. A lei il compito di ricostruire il percorso e la figura di Brandi, teorico del restauro, saggista, scrittore. Alla figura di Brandi collezionista, invece, è dedicata fino al prossimo 11 marzo una splendida mostra a Siena, nei monumentali spazi di Santa Maria della Scala, dal titolo La passione e l’arte (catalogo Umberto Allemandi). In cui si squadernano gli amori di una vita di Brandi: dagli acquarelli di Cézanne, alle nature morte di Monet e Morandi, alle composizioni metafisiche di De Chirico, fino alle arse e drammatiche composizioni di Burri, alle sculture vitruviane di Ceroli, e alle possenti steli di Mattiacci e alle opere degli altri contemporanei che Brandi contribuì a scoprire e, per primo, a studiare. Ma non solo. Ai quadri e alle sculture della collezione Brandi, in un percorso che raccoglie in Palazzo Squarcialupi più di trecento opere, le curatrici Anna Maria Guiducci e Lucia Fornari Scianchi hanno aggiunto quelle della collezione del musicologo emiliano Luigi Magnani; collezione, conservata a Mamiano di Traversetolo, che Magnani, nella lunga amicizia che lo legava a Brandi contribuì a costruire con i suoi consigli e le sue aperture internazionali. Spostandosi poi dal centro di Siena, andando a conquistare quella vista della “città turrita” che si gode da Villa Brandi a Vignano si può entrare più intimamente nel mondo di Brandi. Questa villa cinquecentesca attribuita a Baldassarre Peruzzi fu la casa dell’infanzia dello storico dell’arte senese, ma poi, negli anni, anche lo studio-rifugio, dove – ogni volta che gli impegni romani e stranieri glielo consentivano – Brandi veniva a riposarsi, a studiare, a incontrare gli amici. All’interno ci sono ancora tutti i suoi libri e altre opere della sua collezione privata, come i grandi Burri esposti nell’atrio e i Leoncillo. Fuori le sculture di Ceroli, Burri, Mastroianni e il grande cancello forgiato da Mattiacci. Tutto ancora come Cesare Brandi lo aveva lasciato, battendosi, anche quando era ammalato, perché diventasse parte del patrimonio pubblico.

Simona Maggiorelli Europa

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