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#Boncinelli: La scienza libera le donne dal destino “naturale”

Posted by Simona Maggiorelli su agosto 8, 2015

Il genetista Edoardo Boncinelli

Il genetista Edoardo Boncinelli

«L’invenzione della pillola anticoncezionale ha avuto un impatto enorme. E non è certo finita. Anzi, il bello deve ancora venire…Oggi si parla di gameti e di riproduzione, con l’apertura di orizzonti prima inimmaginabili» ha scritto il genetista Edoardo Boncinelli sul Corsera commentando la notizia del via libera, a larga maggioranza, da parte Parlamento inglese a un tipo di fecondazione assistita che permette di evitare la trasmissione di malattie genetiche gravi da madre a figlio. Una tecnica ideata da un gruppo di scienziati dell’Università di Newcastle, che prevede la sostituzione del Dna mitocondriale difettoso della madre con quello di una donatrice sana. Ma questa non è la sua innovazione più interessante in questo ambito».

Professor Boncinelli, nuove tecniche di fecondazione in vitro fanno a meno dell’intervento dello spermatozoo. Viene stimolato l’ovocita per provocare una partenogenesi. Di che si tratta più precisamente?

In alcune specie la partenogenesi è un fenomeno naturale. Non ha bisogno dell’intervento dei cromosomi maschili per dar vita a nuovo organismo. Negli animali superiori, compreso l’uomo, di solito non avviene. O meglio non avviene spontaneamente. Ma si può attivare la cellula uovo. Nei conigli, per esempio, è piuttosto comune, s’inietta una gocciolina di iodio e l’uovo comincia a svilupparsi anche senza l’intervento del gamete maschile. In linea teorica nel caso dell’essere umano è possibilissimo ottenere tutto questo. In linea teorica, ripeto, perché poi il processo viene fermato. Per esempio, si può stimolare la cellula uovo attraverso degli ioni calcio. In questo caso non c’è traccia di cromosomi maschili, fa tutto la parte femminile. E comunque si ottiene un organismo completo. O per meglio dire si otterrebbe visto che non è ancora mai stato portato a termine.

Boncinelli Noi siamo cultura

Boncinelli Noi siamo cultura

Si possono anche produrre gameti maschili e femminili in laboratorio?

Questa è l’ultima notizia. Anche se per noi scienziati non è del tutto nuova, perché se ne era parlato nella comunità scientifica. Le cellule staminali, come sappiamo, possono produrre vari tipi di tessuti e anche i gameti. Certo, vanno indirizzate in questa direzione. Un domani potremmo ottenere da una parte cellule uovo e dall’altra spermatozoi, semplicemente partendo da cellule staminali. Il che porta un vantaggio in medicina: si potrebbe sapere esattamente che patrimonio genetico hanno perché discendono da una cellula specifica.

Se si aggiunge anche la fecondazione da tre Dna diversi

Il quadro si fa piuttosto articolato. Con la differenza che quest’ultima strada è già pienamente realizzabile. Ed è abbastanza facile. Con questa tecnica si aggira la minaccia di avere un bambino con malattie gravi di tipo mitocondriale perché la donatrice ha i mitocondri sani.

La medicina più avanzata “libera” la sessualità umana dalla procreazione?

Sì, sempre di più. Ma permette anche di poter avere un figlio sano. Naturalmente se si ricorre alla tecnica come puro gioco, non ha molto senso, ma se avere un figlio per una coppia è sentito come una realizzazione e poi si è in grado di dargli affetto, sostegno, istruzione ecc. questo è sicuramente un vantaggio per il neonato, perché lo libera da difetti genetici per i quali ad oggi non c’è una cura.

Parlando di tecniche che sono già a disposizione di tutti, dovremmo anche citare la diagnosi pre-impianto: le dedica ampio spazio nel suo libro Einaudi, Genetica e guarigione.

Certo, perché la diagnosi pre-impianto è la punta di diamante di tutta la genetica moderna. In Italia è proibita dalla legge, anche se poi c’è chi l’ha utilizzata.

Ci sono state sentenze di tribunale che hanno riconosciuto il diritto di coppie sterili ad accedere a questa tecnica Ma crudelmente è ancora vietata dalla Legge 40 alle coppie fertili, anche se, per esempio, portatrici di malattie genetiche

La questione non è stata chiarita del tutto, purtroppo. E in assenza di un quadro definito c’è chi in Italia preferisce non utilizzarla. Ma da scienziato dico che la diagnosi pre-impianto offre degli enormi vantaggi per la salute. Sarebbe assurdo rinunciarci.

Nel saggio Homo Faber, da poco uscito per Baldini&Castoldi lei parla dell’ingegneria genetica come di una grande avventura umana. Ma nel nostro Paese incontra la forte opposizione della Chiesa. Il Papa dice che le donne devono fare più figli ma poi condanna la fecondazione assistita. Come si spiega?

Boncinelli, Rizzoli

Boncinelli, Rizzoli

Loro adducono tanti motivi, ma il fatto è che la Chiesa è sessuofobica, vede di malocchio la donna e la sessualità. E poi sostiene che queste tecniche non siano naturali. Ma cosa c’è di naturale, per esempio, in una iniezione che introduce nei muscoli un ferro per far passare delle sostanze? Non per questo si rinuncia a curarsi.

Il Papa si schiera in difesa dell’anima ma poi difende l’embrione come fosse sacro. Non c’è una sorta di feticismo, una forma estrema di materialismo?

Lo è. Addirittura sostengono che l’embrione è persona quando ha i cromosomi umani. Questo vuol dire che anche una cellula della lingua o un bulbo di capello è un essere umano. Il che è inaccettabile.

Nei dibattiti «appena compare la parola “sacro” si smette di ragionare», lei ha detto annunciando di voler scrivere un libro contro il sacro. Fuor di battuta lo farà?

Io spero proprio di riuscire a farlo

 Simona Maggiorelli, Left

 

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Happy birthday #Shakespeare. Poeta dall’animo libero

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 23, 2014

quote-tell-me-where-is-fancy-bred-or-in-the-heart-or-in-the-head-william-shakespeare-310270Shakespeare straordinario indagatore della psicologia umana e attento alle nuove idee di Giordano Bruno .

Così lo racconta il filosofo della scienza  Giulio Giorello su left, a 450 anni dalla nascita del Bardo.

E in occasione dell’uscita del libro Noi che abbiamo l’animo libero, scritto con il genetista Edoardo Boncinelli e pubblicato da Longanesi

 

 di Simona Maggiorelli

Shakespeare “scienziato” della mente, capace di raccontare le passioni con lingua nuova, viva e poetica. Ma anche gli scacchi dell’animo umano, il delirio, la pazzia. Indagandola senza infingimenti, senza censure. Da un lato la fantasia, l’immaginazione, il sogno. Dall’altra il buio di chi ha perso ogni dimensione di rapporto con l’altro essere umano e con la realtà. Il delirio vorticoso di Macbeth, la schizoidia lucida e omicida di Lady Macbeth. Shakespeare non giudica i suoi personaggi. Non li sovrasta. Resta sullo sfondo, quasi sparisce per lasciar loro libertà d’azione.

Macbeth, Orson Welles

Macbeth, Orson Welles

«Shakespeare è tutti e nessuno», scriveva Borges. E il fatto che le sue “creature” non siano più manovrate da una volontà divina, da un telos, dall’ineluttabilità di un tragico destino, li rende liberi. Come Cleopatra che, nota il filosofo Giulio Giorello nel libro Noi che abbiamo l’animo libero (Longanesi), incarna l’aspirazione ad andare oltre i limiti, verso l’infinito con il suo «eroico/erotico furore» nel dramma Antonio e Cleopatra.

Nell’inquietudine di Amleto, invece, intinge la penna Edoardo Boncinelli eleggendolo a personaggio simbolo dell’universo shakespeariano in questo libro scritto a quattro mani, che esce in occasione dei 450 anni dalla nascita di Shakespeare. Volume in cui il genetista e il filosofo della scienza, con due saggi e un lungo dialogo, rendono omaggio al teatro del Bardo «come il vero, grande, teatro della modernità». «Shakespeare annuncia e mette in scena le crisi che segnano il trapasso dal medioevo all’età moderna», spiega Giorello.

«A cominciare dall’abbandono di una politica “cristiana” per un agire sul piano statuale machiavelliano. È la fine del mondo chiuso a cui ci aveva abituato la tradizione aristotelica e si intravede l’universo infinito. Dietro ad Amleto e dietro a Cleopatra – rileva il filosofo – scorgo le ombre lunghe di Niccolò Machiavelli e di Giordano Bruno. È una mia lettura. Ma non sono l’unico a vederla così. In un bel libro Nuovo cielo e nuova terra (Il Mulino 1990), Gilberto Sacerdoti scrive che la dismisura della passione in Antonio e Cleopatra trova il suo corrispettivo in un cosmo infinito in tutte le direzioni». Al centro c’è il rapporto fra i due amanti .«La passione diventa un valore, che trionfa sul tempo al di là e nonostante la morte», notava già l’anglista Derek Traversi in un’edizione Einaudi del dramma uscito negli anni Sessanta.

Gustave Moreau - Cleopatra

Gustave Moreau – Cleopatra

L’epoca di Shakespeare, insomma, non è più imperniata su due autorità assolute, il re e il papato. Con la Riforma, la Chiesa di Roma non è più unica, e con le grandi scoperte scientifiche di Copernico, Brahe, Keplero, Galileo la terra non è più al centro dell’universo. Intanto nuove avventure e conquiste si giocano sulle rotte atlantiche alla scoperta di nuovi mondi.

 «La società non era più incardinata su una realtà mondana e una spirituale», ribadisce Giorello. «Non che il papa e l’imperatore venissero meno, ma cominciarono i primi esperimenti di Stati nazionali, anche se a volte presero la forma di un assolutismo di nuovo tipo. Costruito nel sangue delle guerra civili e in particolare nel conflitto fra Riforma e Controriforma. Sotto questo profilo l’esperienza politica di Shakespeare è peculiarmente inglese. L’aristocrazia si suicida nella Guerra delle due Rose ed emerge una nuova realtà politica, come raccontano Enrico IV, Enrico V e la parabola sanguinaria di Riccardo III. Mentre nell’Enrico VIII, ormai ammesso nel canone shakespeariano, affiora il processo della rivoluzione inglese: l’Inghilterra diventa molto forte sui mari, ma è anche un laboratorio politico in cui, dopo l’età di Shakespeare, si sperimenterà il primo tentativo repubblicano della storia inglese».

Centrale in questa congiuntura, sottolinea il filosofo, «è la decisione di Enrico VIII di divorziare dalla Chiesa romana per fare un esperimento nazionale: la Chiesa anglicana». Con fantasia il grande Bardo affresca una nuova politica nell’ambito di una nuova cosmologia. «È questo – dice Giorello – che lo rende affascinante. Nei suoi drammi non c’è più la politica cristiana. Non c’è il diritto divino dei re. Ma vi troviamo la consapevolezza che la politica è opera umana e come tale è fallibile».

Per questo anche se l’ambizioso piano di Antonio e Cleopatra naufraga nella battaglia di Azio nel 31 a.C, il dramma omonimo non è una tragedia che celebra il fallimento come punizione. Anzi. In Lezioni su Shakespeare (Adelphi) il poeta W.H.Auden scriveva che è un testo che esprime un profondo rifiuto del dolore: «Lo splendore della poesia rispecchia lo splendore del mondo». I versi celebrano «la passione amorosa, l’ambizione, ma anche la fedeltà e il tradimento, la prudenza, l’audacia… Non c’è tratto umano che non sia reso nella moltitudine di personaggi» annotava il poeta. Arrivando a dire: «Se dovessimo dare alle fiamme tutte le opere di Shakespeare, tutte tranne una, io sceglierei Antonio e Cleopatra». «Sono assolutamente d’accordo», gli fa eco Giorello. «È una delle opere più complesse, più sofisticate di Shakespeare: ci offre l’immagine di una donna bellissima e molto coraggiosa, un’immagine femminile che è un continuo banco di prova per le virtù maschili che spesso si rilevano inadeguate rispetto all’identità che aveva la regina d’Egitto. Questo è un aspetto anticonformista di Shakespeare. Se c’è un poeta che ha davvero “l’animo libero”, è proprio lui». Anche nell’uso delle fonti. Come Giorello ricordava già in precedenti lavori, Tradimenti (Longanesi, 2012) e in Lussuria (Il Mulino, 2010).

Giorello e Boncinelli

Giorello e Boncinelli

 Mentre Euripide e Platone e poi il Cristianesimo si erano accaniti nel deturpare l’immagine e l’dentità della donna  e Dante condanna «Cleopatras lussuriosa», il drammaturgo inglese si rifà direttamente a  Plutarco. «Lo riprende in modo fedelmente infedele, gettando una nuova luce sul racconto», approfondisce Giorello.  Che aggiunge:«Quello di Shakespeare è il grande teatro della coscienza, nel senso in cui usava questa locuzione Giordano Bruno: la nostra coscienza talora mette in scena la guerra civile con se stessa. Questo è il punto di fondo sia delle commedie che delle tragedie».

Proprio il fascino che il pensiero bruniano esercitò sulla parte più anticonformista dell’intellettualità inglese, da Marlowe a Shakespeare, è uno dei fili rossi che percorre carsicamente Noi che abbiamo l’animo libero. «Io e Boncinelli, in realtà, non ci siamo addentrati nella diffusione del pensiero bruniano in Inghilterra (dove soggiornò fra il 1583 e il 1585 ndr). Su cui hanno scritto Hilary Gatti e Gilberto Sacerdoti, esperti bruniani e interpreti della più intelligente critica shakespeariana. Ma possiamo dire che, anche se Shakespeare non sposa la visione del Nolano come convinzione soggettiva, la conosceva bene e la fa diventare grande materia poetica».

E mentre c’è chi ipotizza che in Pene di amor perdute il personaggio di Berowne rimandi proprio al Nolano, risulta immediatamente evidente l’assonanza fra il drammaturgo e il filosofo quando si parla, per esempio, di immaginazione, che per l’anticristiano Bruno, non è più «maligna fantasia»

. A unirli poi, come nota Nadia Fusini nel libro Di vita si muore. Lo spettacolo delle passioni in Shakespeare (Mondadori, 2010), è anche e soprattutto un profondo interesse verso l’umano.

Tanto che, riflettendo sulla capacità shakespeariana di cogliere e scandagliare le profondità della psiche, il critico Harold Bloom è arrivato a dire che Shakespeare ha inventato la natura umana. «Io non so se abbia inventato la natura umana – commenta Giorello – perché grandi opere e cantori della natura umana ci sono stati anche prima di lui, dal poema di Gilgamesh della tradizione sumera e accadica, a Omero, a Virgilio a Dante ecc. Ma con Steven Dedalus di Joyce mi sento di dire che ciò che Shakespeare racconta non è la natura umana, ma la nostra natura umana».

Dal settimanale left

 

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Nella fabbrica del doppio

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 5, 2005

Boncinelli: «La clonazione umana? Un bluff» “Non è possibile produrre due persone identiche. La loro psiche sarebbe comunque differente” di Simona Maggiorelli

I molti centri di fecondazione assistita all’avanguardia in Italia, da un anno, dacché è entrata in vigore la legge 40, lavorano a scartamento ridotto. I laboratori di ricerca sulle celule staminali embrionali sono fermi al palo, mentre gli scienziati italiani sono a un bivio: trasferirsi all’estero per continuare le ricerche oppure accettare di vedersi a poco a poco emarginati dalla comunità scientifica internazionale. Ma perché la ricerca fa così tanta paura a questa maggioranza? E da quali scenari di progresso scientifico l’Italia rischia di essere tagliati fuori? Lo abbiamo chiesto a Edoardo Boncinelli, docente di Biologia e Genetica presso l’Università Vita-Salute di Milano.

Professor Boncinelli quanto è importante la ricerca sulle cellule staminali e in particolare quella sulle staminali embrionali?

Tutti sono convinti, chi più chi meno, che il futuro della medicina, e quindi della salute, passa largamente per l’uso delle cellule staminali embrionali. Ma qui si pone un quesito. Ci sono tanti tipi di staminali: le embrionali, le fetali, quelle del cordone ombelicale e le adulte. Qualcuno dice che con le staminali adulte si può raggiungere ogni obiettivo. Se fosse vero, non varrebbe la pena discutere così tanto sulle cellule staminali embrionali. La verità è che nessuno oggi sa se questo è vero o falso. L’unico modo per saperlo è fare esperimenti. Certo quelle embrionali, per definizione, devono essere capaci di fare tutto, perché quello è il loro mestiere, dichiamo così, istituzionale.

Per ora il tentativo di far regredire le cellule adulte non ha dato grandi risultati o sbaglio?

Dipende molto da chi parla, ognuno porta l’acqua al suo mulino. Bisogna distinguere anche qui, perché purtroppo c’è molta confusione. Infilare qualche cellula in un tessuto malato, nel cuore o in un nervo, dà grandi speranze. Non è detto, però, che l’efficacia immediata sia duratura. La vera speranza per il futuro, e di cui purtroppo si parla poco, non è seminare una cellulina qua e una là, ma fare in laboratorio parti di organo o interi organi. Per questo le adulte hanno probabilità piuttosto basse di funzionare. Negli animali, soprattutto nel topo, le embrionali si sono rilevate estremamente produttive. A priori, se non ci fosse la disputa ideologica, uno punterebbe tutto proprio sulle staminali embrionali.

Nel dibattito sulla legge 40 c’è chi, come il ministro Giovanardi, ha paragonato la fecondazione assistita all’eugenetica.Quanto a sproposito?

L’eugenetica è stata tirata in ballo contro la diagnosi preimpianto. Vietare questo tipo di esame è, a mio avviso, la parte più sbagliata della legge. È un presidio importantissimo, quasi miracoloso, rinunciarci lo trovo assurdo. Dicono che con la diagnosi genetica si sacrificano degli embrioni -in realtà a questo stadio molto precoci, sono solo di otto cellule – per fare dell’eugenetica, intendendo per eugenetica la scelta di certi individui piuttosto che altri. Ma se far nascere bambini non malati può essere inteso come un capitolo di eugenetica, si tratta, a mio avviso, di una pratica sacrosanta. Tutti più o meno consapevolmente tentano di dare ai propri figli il meglio possibile. Comunque sia non siamo minimamente a questo livello. La diagnosi preimpianto oggi serve solo a evitare persone sicuramente malate, non a produrre persone con questa o quella caratteristica biologica desiderata.

E la clonazione tanto paventata?

Un termine esecrando, in nessun laboratorio si parla di clonazione, si parla di clonaggio. Se ne parla da 30 anni ma i media se ne sono accorti ora. La clonazione è uno spauracchio agitato perché si confonde la cosiddetta clonazione riproduttiva dalla cosiddetta clonazione terapeutica che sono, peraltro, due dizioni inventate dai media. Uno scienziato non utilizzerebbe mai termini così babbei.

Proviamo allora a fare chiarezza.

Per clonazione riproduttiva s’intende fare un bambino o una bambina partendo da una o poche cellule. Non è detto che fra dieci anni non sia possibile, ma non è lo scopo che interessa davvero agli scienziati. Per clonazione terapeutica s’intende produrre, non un bambino, ma tessuti o parti di organo o organi interi. La parola clonazione è la stessa, ma ci si può accoltellare quanto si vuole, sono e restano due concetti completamente diversi. Chi non è mai entrato in un laboratorio e non sa come funziona può dire: ma se noi autorizziamo queste procedure finalizzate alla clonazione terapeutica e qualcuno, sotto banco, prosegue le ricerche e arriva alla clonazione riproduttiva? Io non credo che ciò sia possibile, né probabile, ma se questo dovesse accadere bisogna proibirlo come si fa per altre cose. Ma non posso, poiché qualcuno potrebbe usare un martello per ammazzare il vicino, impedire la vendita dei martelli.

Arrivare a fare due individui identici sarà mai possibile?

Facciamo un’ipotesi di scenario. Supponendo che fosse possibile fare una clonazione umana; cosa che ancora non è. Si prende una mia cellula e da lì si comincia. Ma devo – cosa non facile – trovare una mamma compiacente, che ospiti questo bambino nell’utero visto che, per ora questo passaggio, non è evitabile. Alla nascita poi questo bambino avrà avrà 65 anni di meno di me. Dovrò aspettare che abbia una certa età per vedere come è fatto, come si comporta, cosa pensa. Che garanzia ho che mi somigli? Certo se ne faccio un milioni di cloni ne troverò uno che mi somigli. Ma se ne faccio uno, due, tre o anche dieci con ogni probabilità non mi somigliano neanche fisicamente. Ma soprattutto non avrà mai una psiche identica alla mia, perché si sviluppa negli anni. Alla fine osa ci avrei guadagnato? Avrei un figlio, semplicemente un figlio, il quale tenderebbe a differenziarsi, come fanno tutti i figli che si rispettino. Sarebbe una clonazione per ridere. Certo una coppia che non ha avuto figli o che ne ha perso uno da poco, potrebbe voler fare una sostituzione, ma sarebbe un feticcio. Come chi gli muore il cagnolino e ne compra un altro, come un giocattolo e che non sarà mai identico al precedente. Qualcuno contrario alla clonazione potrebbe dire che non si tratterebbe di un’azione a favore del figlio ma per se stessi. Ma in questo caso allora vorrei sapere quanti genitori “normali” mettono al mondo un figlio solo per il figlio stesso. Il discorso, insomma, andrebbe allargato a una riflessione generale sulla genitorialità.

In Italia pare ci sia già chi fa sperimentazione su embrioni comprati all’estero. Con l’obbligo di cedere, però, i ricavi di eventuali brevetti.

Questo è possibile se si parla di linee cellulari, più che embrioni veri e propri. Ci sono molte linee cellulari in commercio. E tutti fanno finta di non saperlo, ecco un altro paradosso. Che ci possano essere dei brevetti mi pare dura. Non ho nessuna stima della ricerca nel nostro paese. O l’Italia dà una sferzata e cambia direzione, oppure parlare di ricerca italiana penalizzata diventa una barzelletta. Beninteso l’attacco alla ricerca oggi c’è ed è fortissimo. Ma in Italia né destra né sinistra hanno interesse che la situazione cambi. Il fatto è che la scienza produce nuove idee, produce novità e può dare una visione del mondo e dell’uomo che ai tradizionalisti proprio non piace.  Avvenimenti

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Nel segno di Leopardi

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 7, 2005

Non sempre la naturalità è amica dell’uomo e della donna In libreria nuovi studi sulla fecondazione assistita.

di Simona Maggiorelli

Un pieno di uscite editoriali accompagna il dibattito sulla fecondazione assistita. Tenendo alta una discussione sulla legge 40, se non in tv e sui grandi media di massa, almeno in libreria.
Un vero e proprio proliferare di titoli di scienza, di filosofia, di politica e bioetica, nell’ultimo mese, fra instant book e volumi frutto di ricerche ampie e strutturate, che su un tema delicato come questo che tocca la salute di milioni di persone, aiutano ad uscire dalle secche del determinismo genetico e della metafisica, rimettendo al centro la questione dell’informazione e della conoscenza.
Questione fondamentale, questa della conoscenza, per un dibattito franco e aperto in vista del referendum, sottolinea lo stesso Giuliano Amato nella prefazione al libro del senatore diessino e ex dirigente della Fuci Giorgio Tonini, La ricerca e la coscienza edito da Il Riformista.Ricordando anche che nel confronto delle parti, fra i sostenitori del sì al referendum e il partito dell’astensione che attraversa il centrodestra, «sono soprattutto i difensori della legge 40 – scrive Amato – a chiudersi a riccio in petizioni di principio tenacemente sottratte ad ogni riscontro di scienza e fattuale ». Chi, invece, non ha paura di porsi domande radicali e di indagare a fondo le ragioni politiche che hanno portato nel giro di un anno e poco più l’Italia, da essere un paese all’avanguardia nella ricerca a fanalino di coda in Europa e nel mondo, è Vittoria Franco nel libro Bioetica e procreazione assistita edito da Donzelli. Questa legge? «La più anacronistica, vessatoria che si potesse immaginare – denuncia la senatrice diessina e docente di filosofia alla Scuola Normale –, una legge lontana anni luce dal sentire comune e dai nuovi modelli di vita». Con argomentazioni importanti e cogenti, che non evitano il campo della morale, la Franco prova a rispondere anche alle paventate derive della «genetica liberale» proposte da un filosofo, fin qui laico e progressista, come Habermas.
Il quale, da qualche tempo continua a sollevare la medesima domanda: «Dove mai andremo a finire?». Prendendo così, fa notare Vittoria Franco, quel pendio scivoloso, per cui «in nome di un rischio remoto si rinuncia a risolvere casi concreti ». In nome di una fantasticheria di eugenetica, si impedisce a persone con gravi malattie genetiche di mettere al mondo figli sani.
Anche Chiara Lalli nel libro Libertà procreativa pubblicato da Liguori affronta l’argomento con strumenti filoso fici, analizzando il quadro di riferimento e di pensiero che sta dietro alla formulazione della legge 40 e ai suoi divieti, «illiberali – scrive la Lalli – e medicalmente dannosi». A fare da abbrivio a questo volume in cui la giovane ricercatrice dell’Università di Chieti tira in campo anche la letteratura e gli scenari futuribili immaginati da scrittori, una prefazione di Jhon Harris che stigmatizza la situazione italiana. In questo quadro il libro di Chiara Lalli, scrive Harris, «porta una salutare ventata di liberalismo in un settore dove sta prendendo sempre più piede il pregiudizio e la repressione».
E proprio per sgombrare il campo dal “si dice” e capire un po’ più da vicino cosa ne pensa la comunità scientifica, c’è il libro del biologo Angelo Vescovi La cura che viene da dentro edito da Mondadori in cui lo scienziato dell’Università di Milano parla delle potenzialità di cura offerta dalle staminali, spiegando la differenza fra adulte e embrionali, e lo stadio che ha raggiunto fin’ora la ricerca su quest’ultime, quelle derivate dall’embrione, le più potenti e insieme le più discusse da parte di chi, per convinzioni etiche e religiose, ritiene che l’embrione sia già persona.

Ma da non perdere di vista è anche il chiarificante libro intervista di un altro eminente scienziato Edoardo Boncinelli, Sani per scelta, la scienza che ci cambia la vita, pubblicato dal Corriere della Sera. Un agile volumetto in cui il biologo e genetista dell’Università di Milano spiega l’importanza della ricerca sulle cellule staminali embrionali per la cura di malattie oggi incurabili, dalle malattie genetiche, al diabete, all’Alzheimer, ma anche – grazie al fatto che queste staminali totipotenti e veloci nel riprodursi sono ancora indifferenziate e possono dar vita a qualsiasi tipo di tessuto – le opportunità che offrono nel riparare i danni dell’infarto e di tumori.
Un’appassionata difesa delle possibilità della scienza e del progresso quella di Boncinelli, contro chi sostiene che tutto ciò che è naturale sia, di per sé, buono.
Ricordando la lezione di Leopardi, ma anche qualche vistoso paradosso. In base a questo principio della “naturalità”, accenna lo scienziato, dovremmo abbandonare gran parte di ciò che fa la nostra realtà di tutti i giorni, «perché – ci ricorda – certamente è contro natura l’uso degli occhiali, dell’ombrello, dell’insulina.Come sono contronatura gli antibiotici e la cura dei tumori». Una efficace provocazione senza trascurare argomentazioni etiche: «Semplicemente perché – dice – a noi non piace che qualcuno porti per tutta la vita le conseguenze dell’aver pescato un numero sbagliato nella lotteria dei geni e che i deboli e malati vengano lasciati morire fuori dal branco».  

Da Europa 7 maggio 2005

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