Articoli

Posts Tagged ‘Radio Radicale’

Anna, Natalia e le ragazze della guerra

Posted by Simona Maggiorelli su ottobre 30, 2009

Il lavoro di Anna Politkovskaja e di Natalia Estemirova. Due giornaliste assassinate per aver raccontato la verità sulla Cecenia. In un appassionato reportage, Susanne Scholl ricostruisce le loro storie. E quelle di tante altre “combattenti dei diritti umani” che cercano di resistere alla violenza dell’elite politica di Mosca.

di Simona Maggiorelli

Anna

Anna Politkovskaja

“Questo libro parla di un argomento che non è molto in voga in Occidente: parla di Putin senza toni ammirati», scriveva Anna Politkovskaja nella prefazione all’edizione italiana del suo libro La Russia di Putin uscito per Adelphi nel 2005. Un anno prima di essere assassinata.

E subito precisava: «Questo libro, però, non è un’analisi politica di Putin».  Anche se definirlo «figlio del più nefasto tra i servizi segreti del Paese» non era affatto un dettaglio. «Io sono un essere umano tra i tanti – rivendicava Anna – un volto nella folla di Mosca, della Cecenia, di San Pietroburgo. E questi sono appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia… Io vivo la vita e scrivo di ciò che vedo».

Nel suo viaggio inchiesta Ragazze della guerra fra le cecene della “resistenza”, la giornalista Susanne Scholl traccia un toccante ritratto di un’altra giornalista, Natalia Estemirova, fatta salire  su un auto lo scorso luglio e poi ritrovata cadavere. La Scholl l’aveva incontrata due anni prima e al libro appena uscito da Voland affida il ricordo dell’impegno totale che Natalia metteva nel suo lavoro: documentava il terrore senza arrendersi e scrivere articoli era per lei, come per Anna, la vita stessa. «è vero, Anna scriveva quello che viveva in prima persona – commenta Scholl -. E questo era ancora più vero per Natalia che era per metà cecena e che aveva scelto di essere una donna di quella terra. Anche le ragazze che si occupano di diritti umani vivono questa identificazione totale con ciò che fanno. Mi dicono che lo fanno perché altrimenti la vita non avrebbe senso per loro.
In Russia sono moltissimi i giornalisti uccisi dall’inizio del 2000. In quell’anno fu ammazzato a Tiblisi in circostanze mai chiarite l’inviato di Radio radicale Antonio Russo. Da allora sono più di cento i colleghi assassinati o spariti. Cosa ne pensa?
Ogni caso ha una storia a  sé. Ma è evidente che un giornalista russo oggi lavora sempre a rischio della vita. Se vuole fare del giornalismo vero, se vuole mettere il dito sulle trame, fare i nomi.
La Cecenia continua a essere  in guerra. Una lunga catena di violenza da Stalin a Putin?
Di fatto, cominciò già sotto gli zar.

RUSSIA-ACTIVIST/DEAD

Natalia Estemirova

Lei ha conosciuto molto a  fondo la Cecenia. Cosa vede nel futuro del Paese?
Al momento non potrei dire niente di positivo. L’élite politica russa ha dato la Cecenia in mano a un clan locale che fa quello che gli pare. Il Paese è assolutamente fuori da ogni legge, da ogni regola. Dopo gli assassini di questa estate stiamo andando incontro a un periodo durissimo di dittatura, di repressione e di violenza.
La Russia vuole avere il controllo totale del petrolio ceceno?
Il problema è più ampio. Il Caucaso è sempre stato la frontiera naturale per la Russia che da più di duecento anni cerca di assicurarsi un muro protettivo. La paura per ciò che può venire da quella parte si è vista anche l’anno scorso nella guerra contro la Georgia. Sì, in Cecenia c’è anche il petrolio e si potrebbero fare degli oleodotti ma questo è secondario rispetto al bisogno di assicurarsi le spalle.
Nel libro c’è la storia di una di quelle giovanissime chiamate “spose di Allah”. Ragazze disposte a uccidersi per uccidere. Perché questa autodistruzione?
Spesso vivono situazioni che sentono senza via d’uscita. Hanno perso padri, fratelli, mariti. I fondamentalisti islamici promettono loro di aiutarle, le tirano dentro così. Parliamo di giovani che non di rado sono state violentate. La violenza carnale su una donna non sposata in una società come quella cecena è una tragedia che va molto al di là del dramma di per sé. E poi sono tutte traumatizzate al massimo. Basta dire che questi vivono in guerra da quasi vent’anni.

Violenza psicologica, insieme a quella fisica. Su questo s’innesta l’adesione  al fondamentalismo?
Sì, proprio per questo ho ritenuto molto importante tracciare in Ragazze della guerra almeno un loro
ritratto preciso .
Ma lei racconta anche di donne che trovano il coraggio di reagire, di unire le forze per lottare. Anche se spesso, lei scrive, hanno dovuto crescere da sole i propri figli, con pochi mezzi. Qualcosa sta cambiando nella mentalità della gente?
Quella cecena è una società dove l’aiuto reciproco è molto importante. Anche perché, come è ben noto, in situazione di guerra sono le donne a mandare avanti la vita quotidianamente. E se non si aiutano a vicenda muoiono subito. La Cecenia sopravvive proprio grazie al fatto che ci sono famiglie molto grandi e solidali fra loro nonostante tutti i conflitti che possono sorgere e sorgono al loro interno. Fanno fronte contro il nemico comune, rappresentato dalle forze armate russe ma anche dalla milizia cecena.
Leggi non scritte e ancestrali ancora regolano la vita in Cecenia: una ragazza cecena orfana, lei scrive, non ha nemmeno il diritto di rifiutare un matrimonio combinato. E questo non accade in un paese, cosiddetto, del terzo mondo...
E’ veramente uno degli esempi lampanti di quanto sia fallito il progetto dell’Unione Sovietica. Non parlo di comunismo perché non c’è mai stato davvero. è comunque naufragata l’idea di costruire una società nuova, più libera, più umana. Ed è fallito in modo veramente clamoroso.
Che idea si è fatta delle responsabilità di Putin riguardo all’assassinio di Natalia, di Anna e del processo farsa istituito sulla sua vicenda?
Nel caso di Natalia non c’è neanche la pretesa di fare un processo. Non se ne parla nemmeno. Quanto al caso di Anna, hanno imbastito un processo a delle persone che, sì, sono state coinvolte, ma non sono né l’assassino né quelli che lo hanno commissionato. Rispetto a Putin quello che mi sento di dire è che è responsabile di aver creato un clima tale in Russia per cui può accadere che una donna con due borse di spesa in mano venga uccisa in pieno giorno nell’ascensore di casa sua. è una cosa inaudita. Quando Anna è stata ammazzata, Putin ha detto che gli faceva più male da morta che da viva. Lui stesso ha creato questa atmosfera.
Nel 2008 in Italia quando una giornalista russa fece una domanda non gradita a Vladimir Putin, Silvio Berlusconi mimò il gesto di spararle con un mitra.
Non è un caso che loro siano amicissimi. In russo si dice “è tutto una peste”.

da left-avvenimenti del 30 ottobre 2009

FRESCHI DI STAMPA: Finalmente anche nelle librerie italiane il libro che permette di capire perché Anna Politkovskaja è stata uccisa. E’ uscito per Adelphi che ha scelto un titolo emblematico: Per questo.

politkovskaja_per_questo

Anna Politkovskaja Adelphi

Con passione e minuziosa ricerca negli archivi e nella memoria del computer, i figli di Anna Politkovskaja, aiutati dai giornalisti della Novaja Gazeta, hanno ricostruito puntualmente il filo della storia che ha visto crescere in parallelo la violenza in Cecenia e le minacce alla giornalista russa. Anna è stata assassinata in pieno giorno, mentre rientrava in casa con le borse della spesa, un pomeriggio di ottobre del 2006. (Il che, come ha notato la  giornalista tedesca Sussanne Scholl la dice lunga sul clima di terrore e impunità che l’allora presidente Putin aveva creato nel Paese). E questa straordinaria raccolta di articoli che cronologicamente ripercorre tutte le più importanti corrispondenze di Anna dal fronte del Caucaso è anche un drammatico documento sul perché è stata uccisa.  Giustamente la casa editrice Adelphi ha scelto di intitolare il volume Per questo. Con coraggio e rigore Anna scriveva quello che vedeva, non esitando a fare nomi e a denunciare responsabilità. Stando dalla parte della gente cecena- donne soprattutto- che nel braccio  di ferro ingaggiato dalla Russa per controllare il petrolio ceceno, avevano visto sparire mariti, padri, fratelli, amici. All’elite politica di Mosca le denunce di Anna risultavano molto scomode e qualcuno ha dato mandato perché anche il suo nome andasse ad aggiungersi alla lista degli oltre cento giornalisti uccisi in Russia dal 2000 a oggi. Questo libro rimane a gridare forte l’impegno di Anna e la sua profonda bellezza.    s.maggiorelli

dal quotidiano Terra del 4 novembre 2009

Posted in giornalismo | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

Maria Gabriella Gatti: «Il feto, un’esistenza senza sogni»

Posted by Simona Maggiorelli su luglio 24, 2009

foetus_2Nuovi studi convalidano la tesi che i movimenti oculari del feto non sono segno di attività onirica. Intervista alla neonatologa Maria Gabriella Gatti. «In utero la stimolazione vibro-acustica induce solo movimenti riflessi». «I pattern Rem e Nrem sono specifici della specie. Nell’uomo sono diversi rispetto agli animali» di Simona Maggiorelli

Uno studio pubblicato su Child Development sostiene che i ricordi prenderebbero «forma prima della nascita»: un’ipotesi  che, così come è stata rilanciata nei giorni scorsi da Repubblica, sembra fatta apposta per  dare man forte alle crociate antiabortiste di Buttiglione e  alle smanie di un premier in cerca di maquillage d’immagine oltretevere. Per capirne di più sul piano della scienza abbiamo chiesto un commento alla neonatologa dell’Azienda ospedaliera universitaria di Siena, Maria Gabriella Gatti. «Innazitutto – spiega – è necessario un chiarimento terminologico: da una parte abbiamo il “ricordo” e dall’altro il problema di come il ricordo o, più esattamente, la memoria  prende forma. Bisogna tenere presente che per ricordo si intende la possibilità di rievocazione di fatti coscienti. Ora attribuire al feto una coscienza è impossibile in base non solo alle osservazioni cliniche ma anche alle ultime acquisizioni della neuroscienze. In utero i processi neurologici sono prevalentemente sottocorticali mentre la coscienza implica una vita mentale, l’interazione e il collegamento funzionale fra numerose aree corticali e sottocorticali. Quindi non si può usare la parola “ricordo” per la situazione intrauterina, perché il ricordo rimanda inevitabilmente alla coscienza. Va precisato anche che la memoria umana cosciente o non cosciente è un’attività psichica complessa che non si limita a fenomeni neurobiologici o processi che intervengono a livello di riflessi semplici, come l’abituazione, presenti anche negli organismi più elementari. Questi automatismi avvengono senza la presenza di una qualunque forma di pensiero.
Nell’articolo si legge anche che «già a 7 mesi un cucciolo d’uomo riesce a ricordare quali “suoni” provenienti da fuori sono da temere e quali no». Come è possibile se la pancia della madre lo isola e lo protegge?
La stimolazione vibroacustica del feto evoca movimenti riflessi e accelerazioni del battito cardiaco. Le pareti uterine proteggono dal mondo esterno ma alcuni suoni a bassa frequenza raggiungono ugualmente il feto e vengono trasmessi attraverso le vibrazioni ossee. I suoni inducono una reattività riflessa di tipo biologico che sottostà al fenomeno dell’abituazione, a cui accennavamo, il cui scopo primario nel feto non è la memorizzazione ma la difesa di un sistema nervoso immaturo  dal punto di vista morfologico e funzionale.
I ricercatori olandesi che hanno firmato lo studio di Child development parlano di memoria a breve termine nel feto. Di che si tratta?

Le ricerche degli olandesi riguardano specificamente il fenomeno dell’abituazione: usare però tout court abituazione come sinonimo di memoria potrebbe essere semplicistico. Mi sembra che, tra le righe, il neuroscienziato Pergiorgio Strata, intervistato da Elena Dusi su Repubblica suggerisca proprio questo riferendosi all’estrema complessità del sistema della memoria. L’abituazione è la progressiva diminuzione della risposta a uno stimolo ripetuto fino alla sua scomparsa , dovuta alla perdita dell’efficacia funzionale delle sinapsi. Si tratta di un processo sottocorticale difensivo nei confronti di un eccesso di stimoli, presente nel feto nell’ultimo trimestre di gravidanza e nel neonato nei primissimi mesi di vita. La risposta del feto a uno stimolo è un riflesso sia che si fletta una gamba sia che si evochi un allargamento e una chiusura degli arti  come succede nel riflesso di Moro che è una modalità di risposta arcaica senza alcun contenuto emozionale: nell’abituazione c’è una modificazione della biochimica delle sinapsi, tale da inibire la risposta a breve o a lungo termine. Il feto non ha comunque alcuna capacità di localizzare o distinguere uno stimolo da un altro. Varie specie di stimoli possono indurre risposte olistiche e non specifiche. La memoria come processo dinamico, che si avvale di circuiti e reti neuronali di enorme complessità e continuamente variabili, non può identificarsi, come scrive il premio Nobel Gerard Edelmann, con l’abituazione cioè con la  variazione della forza sinaptica.La memoria è un processo di ricreazione psichica che ha inizio a partire dalla nascita quando si hanno reazioni a stimoli specifici e percezioni.

Continuando nella disamina: «Ai primi stimoli il piccolo risponde sempre contraendosi spaventato», si legge ancora su Repubblica. Poi sorriderebbe addirittura. Prima della nascita dire che il feto ha reazioni emotive o percezione del dolore è fare disinformazione scientifica?

La neonatologa Maria Gabriella Gatti

La neonatologa Maria Gabriella Gatti

L’ambiente intrauterino del feto è del tutto diverso da quello in cui si viene a trovare il neonato. L’insieme delle risposte inibitorie è una chiave strategica per la sopravvivenza  del feto. Infatti, in condizioni di stress, i movimenti fetali cessano, diminuisce il voltaggio dell’elettroencefalogramma (Eeg). La funzione cerebrocorticale del feto fino alla maturità si sviluppa in un ambiente che è fisiologicamente inibitorio. Il feto per tutta la gravidanza non raggiunge mai lo stato di veglia neanche come reazione alla diminuzione  di ossigeno nel sangue, stimolazioni sonore intense o a interventi di microchirurgia. Il feto non può avere la percezione del dolore per la presenza di neurormoni o sostanze che contribuiscono a inibire l’attività cerebrale già limitata dalla bassa concetrazione di ossigeno nel sangue per le caratteristiche dell’emoglobina fetale. L’adenosina, il pregnanolone, la prostaglandina D2 prodotti dal cervello fetale e dalla placenta nell’ultimo trimestre di gravidanza sono dei potenti neuroinibitori. Anche l’ossitocina, un ormone che stimola le contrazioni uterine durante il travaglio, potenzia l’effetto inibitorio dei neurotrasmettitori. Nel canale del parto gli stimoli pressori di notevole intensità non producono modificazioni del tracciato elettroencefalografico. Dopo la nascita, registrazioni elettroencefalografiche indicano un intenso flusso di nuove stimolazioni sensoriali. Viene meno l’effetto degli ormoni placentari che in utero inibiscono l’attività neurale.
Gravidanza05Mesi fa, sempre su Repubblica, c’era un  pezzo dal titolo “Così si sogna nella pancia della mamma”. «Alcuni scienziati dell’università di Jena – riportava – sono riusciti a fare un Eeg a un feto di pecora, così è stata registrata un’attività cerebrale che, benché immatura, comprende cicli di sonno e fasi oniriche». Che ne pensa?
Alla ventottesima settimana di gestazione i sistemi sensoriali periferici si connettono al sistema nervoso centrale. Ciò corrisponde a un tracciato elettrico denominato convenzionalmente Rem, espressione in utero della sinaptogenesi. Dopo poco compare l’altro pattern elettroencefalografico detto Nrem in cui prevalgono processi inibitori. Nel feto non si può parlare né di sonno, né di sogno, né di veglia, né di capacità percettiva. Si rischia di dare un significato psichico a fenomeni come le fasi Rem o non Rem che nel feto umano sono solo processi biologici finalizzati alla maturazione e alla differenziazione morfologica e funzionale. I pattern Rem e Nrem sono specie specifici, nell’uomo sono diversi rispetto agli altri primati e differenti da individuo a individuo: la pecora non ha niente a che vedere con l’essere umano.
In conclusione?
La  gravidanza è una fase di sviluppo e di maturazione biologica: solo alla nascita dalla biologia prende forma la realtà psichica, il pensiero che è specificamente umano. Dalla ventiquattresima settimana c’è una possibilità di sopravvivenza del feto per una maturazione cerebrale e degli organi di senso tale da consentire una reattività specifica agli stimoli esterni.
left 29/2009

Posted in Ricerca scientifica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 Comments »

Ignazio Marino: “Io non mi arrendo”

Posted by Simona Maggiorelli su febbraio 21, 2009

marino-lapresseTra fughe a destra di Rutelli e rinunce sugli emendamenti, la battaglia parlamentare sul testamento biologico per l’opposizione è durissima. Ma il senatore e medico del Pd che lotta dal 2006 per una legge laica e condivisa, non si tira indietro. “Il ddl del centrodestra attacca i diritti delle persone sanciti dalla Carta” di Simona Maggiorelli

Una standing ovation ha accolto sabato scorso al Teatro Eliseo il senatore del Pd e noto medico trapiantista Ignazio Marino durante l’assemblea convocata dai Radicali e da left su Verità e menzogna sul caso Coscioni, Welby, Englaro. Un lunghissimo applauso, non solo per la coerente battaglia di Marino dal 2006 a oggi per una giusta legge sul testamento biologico, ma anche in protesta della sua repentina e immotivata cacciata da capogruppo in commissione Sanità del Senato. Il Pd, come è noto, gli ha preferito Dorina Bianchi, già relatrice della legge 40/2004 e che già stigmatizza come “un grave errore” l’ipotesi ventilata da Marino di un referendum popolare contro la legge proposta dal centrodestra sul testamento biologico. Il 20 febbraio è la data di stop a ogni possibilità di emendamenti al testo di legge che porta in primis la firma di Calabrò. Da lunedì comincia la discussione in aula e lo stesso senatore e chirurgo Ignazio Marino promette non si tirerà indietro. Lo raggiungiamo altelefono dell’Aula, tardissimo di sera, mentre alcuni senatori andandosene gli chiedono se andrà a cena con la Binetti. Lui scherza, ribatte, ride, ma non commenta le affermazioni della senatrice teodem che minaccia di lasciare il Pd se prevarrà la linea Marino. Parliamo di cose più importanti, sembra dirci fra le righe.

Senatore Marino l’articolo 32 della Costituzione parla di diritto alla salute e di rispetto della dignità della persona umana. Colpisce la lungimiranza dell’assemblea costituente. Nel 1947 non c’era ancora il respiratore automatico né tanto meno l’alimentazione artificiale che, come lei ha notato, sarebbe stata messa a punto negli anni 70. Al di là dello stato della tecnica da parte di chi ha scritto la Carta c’era un’intuizione più profonda su ciò che è l’identità umana?

Sicuramente c’è stato un lavoro affascinante. Da chirurgo non conoscevo approfonditamente i termini del dibattito che ha portato alla stesura dell’articolo 32 della Costituzione. Li ho letti in questo periodo della mia vita in cui, accanto al lavoro medico, ho un impegno da legislatore. E, devo ammettere, sono rimasto davvero ammirato per l’altezza della discussione che a un certo punto si è conclusa su un elemento unificante: il fatto che nello scrivere un articolo che riguardasse la salute bisognava tentare di includere tutti i cittadini, non di escluderne qualcuno. In questa chiave è scritto questo articolo che afferma il principio del diritto alla salute per tutti i cittadini. E qui non si parla solo di cittadini, ma di tutti gli individui che qui si trovano a vivere in Italia. E questo mi pare molto attuale.

Un’attualità della Carta che appare chiarissima se pensiamo a quanto propone la Lega ai medici, ovvero di farsi spie e delatori dei clandestini che chiedano di essere curati.

In questo come in altri casi insisto: non servono nuovi vessatori cavilli, ma mezzi di legge che consentano di attualizzare quanto già è contenuto nella Carta e che va in senso opposto a quanto sostenuto dalla Lega.

In questi giorni abbiamo sentito sui media le cose più contraddittorie sul caso di Eluana. E’ stato detto che sorrideva, che mangiava yogurt che faceva passeggiate in giardino e, addirittura – cercando di “ingentilire” le affermazioni del premier – che avrebbe potuto provare desiderio per un uomo e decidere di avere un figlio. Da medico cosa si sentirebbe di dire per fare chiarezza?ENGLARO ELUANA 1

Evidentemente chi ha avuto espressioni così infelici come quella in cui si affermava che Eluana era in grado di passeggiare nel giardino e anche che era in grado di essere nutrita attraverso la bocca non aveva mai visto Eluana, che io ho potuto visitare. Posso dire che era in uno stato vegetativo persistente. Non aveva nessuna relazione con il mondo esterno. Non era in grado di controllare meccanismi come la deglutizione. Se le fosse stato dato del cibo le sarebbe finito nella trachea e nei polmoni, causandole una particolare polmonite tipica di questi casi, che è mortale.

L’arresto cardiocircolatorio è arrivato rapidamente per Eluana. Il fatto che la sua corteccia cerebrale fosse danneggiata da 17 anni di stato vegetativo può aver determinato una minore resistenza dell’organismo dal punto di vista dei parametri biologici?

Bisogna considerare che Eluana aveva dei danni importanti della corteccia ma anche che segni vitali come la respirazione, l’apertura degli occhi con la luce, eccetera sono funzioni legate al tronco dell’encefalo, non alla corteccia. Si parla di due strutture separate che hanno funzioni separate. Quello che possiamo dire con assoluta certezza è che Eluana era priva di ogni capacità di relazione con il mondo esterno, perché è legata proprio all’attività della corteccia.

Perché il caso di Eluana ha suscitato tante discussioni? Come è stato notato nel caso di Welby ci potevano essere maggiori margini di discussione. Detto altrimenti, quella di Eluana era solo vita biologica, non così per Welby.

Certamente il caso di Eluana è stato amplificato dai media e utilizzato dalla destra per creare una grande emotività confondendo i termini delle questioni. Specie quando si è detto che si privava Eluana del pane e dell’acqua, Eluana da 17 anni non prendeva né pane né acqua. Le venivano somministrate sostanze prodotte dalle case farmaceutiche con una infusione somministrata attraverso una sonda inserita nello stomaco. Insomma una vera terapia medica.

Quella proposta dal centrodestra è una legge inaccettabile, lei ha detto in più occasioni…

La proposta firmata da Calabrò, al contrario di quella che avevo presentato, non contiene interventi a sostegno dei disabilii e delle loro famiglie. Non ci sono misure a favore degli hospice, delle cure palliative e del dolore. In più c’è un’eccessiva burocratizzazione del testamento biologico che, cosi’ scritto, potrebbe arrivare a costringere ogni medico di famiglia ad andare dal notaio centinaia di volte l’anno, perché il documento andrebbe rinnovato ogni tre anni”. Per giunta ogni notaio doverebbe prestare servizio gratis e senza che poi le notazioni registrate risultino vincolanti.

Nel ddl del centrodestra si dice:”L’attività medica in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita” non può in nessun caso provocare la morte del paziente. Che significa?

Significa che se un paziente come Welby, cosciente e in grado di comunicare, dice che non vuole più continuare una terapia, un medico non può più sospenderla perché non può disattivare mezzi sanitari che non consentono la morte del paziente. Quindi questa legge contiene di fatto un passo indietro sostanziale rispetto ai diritti delle persone. Qui addirittura si arriva a toccare i diritti di scelta delle persone che sono in sé e si possono esprimere.

Ancora nel testo di legge del centrodestra sul testamento biologico si legge che la vita è un bene indisponibile. Si può accettare che in una legge dello Stato e nella ricerca medica che il pensiero religioso neghi l’evidenza scientifica?

Come chirurgo sono noto perché cerco sempre di utilizzare tutti i mezzi che posso per salvare una vita umana. Alcune volte sono criticato dai miei collaboratori medici e infermieri che mi dicono : “Ignazio lascialo andare”. Io non mi arrendo ma al contempo penso che le indicazioni di un paziente o di una famiglia sulle terapie da fare o da non fare debbano essere prevalenti. Non deve prevalere l’idolatria di una tecnica ma l’umanesimo e la volontà delle persone.

da left-Avvenimenti 20 febbraio 2009

Posted in Diritti | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 Comments »

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: