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Posts Tagged ‘Michele Ainis’

Ferragosto d’autore

Posted by Simona Maggiorelli su agosto 13, 2011

di Simona Maggiorelli

Pablo Picasso

Curioso Paese l’Italia in cui scarseggiano i lettori ma abbondano gli scrittori. E che sembra aver inverato l’irriverente detto di Luciano Bianciardi “non leggete i libri, fateveli raccontare”, dacché le presentazioni di saggi e romanzi, specie durante i festival, sono frequentatissime, a fronte di librerie alquanto disertate. Ma tant’è.

E allora cogliamo l’attimo delle tante, tantissime presentazioni estive per proporre un nostro piccolo vademecum: fatto di proposte di libri per capire un po’ di più ciò che ci sta succedendo attorno. Da leggere “a mente fresca” sotto l’ombrellone, in montagna ma anche, perché no?, comodamente seduti nella poltrona di casa, se è vero come è vero che un italiano su cinque, sotto questo battente solleone di crisi, non andrà in vacanza.

Venti di rivoluzione

Instancabile conversatore nelle sere d’estate al Cairo, medico e scrittore di grande sensibilità, lo abbiamo conosciuto qualche anno fa quando con i suoi romanzi (da Se non fossi egiziano a Palazzo Yacubian ) dava voce alla dissidenza, a quella larga parte della società egiziana oppressa e umiliata sotto la cappa di un odioso regime travestito da democrazia. I suoi antieroi nel frattempo, con coraggio, sono scesi in piazza e Ali al Aswany ora li racconta nel libro La rivoluzione egiziana (Feltrinelli), felice della ritrovata fierezza degli egiziani, con la speranza che ora si possa costruire davvero un futuro più libero e giusto. Con l’arabista Paola Caridi che ne aveva raccolto la testimonianza nel libro Arabi invisibili Ali al Aswany sarà il 9 settembre al Fesivaletteratura di Mantova e poi alla Feltrinelli di Roma per parlare di letteratura ma anche dell’importante momento storico che l’Egitto sta attraversando.

E’ stato invece poche settimane fa in Italia (qualcuno lo ricorderà alla Milanesiana) lo scrittore dissidente siriano Khaled Khalifa, ma in un momento in cui l’esercito di Assad sta facendo strage dei civili ad Hama ed altrove è quasi impossibile prescindere dal suo potente e doloroso Elogio dell’odio (Bompiani) che – attraverso lo sguardo di una ragazza – ci restituisce un trentennio di storia siriana e di lotta clandestina per la democrazia. Cercando di leggere la storia del Medioriente per cavarne strumenti di comprensione del presente e per provare a intuire come potranno mutare gli equilibri geopolitici di questa importante area del mondo, Castelvecchi ha lanciato la collana RX in cui già si segnalano titoli come Mediterraneo in rivolta di Franco Rizzi che si propone come un lavoro approfondito, non come un semplice instant book. In qualità di studioso di storia del Mediterraneo, Rizzi ricostruisce anche quali sono state le responsabilità delle politiche predatorie e neocolonialiste occidentali nell’affamare i popoli del Medioriente.

Pablo Picasso ragazza che legge

Pablo Picasso, ragazza che legge

Ma responsabilità gravi e precise l’Occidente l’ha avute anche nella mancata risoluzione del conflitto israelo-palestinese. In chiave di toccante saga familiare e di resistenza ce lo racconta il romanzo della giovane Susan Abulhawa in Ogni mattina a Jenin (Feltrinelli). La scrittrice palestinese, che vive negli Usa, sarà di nuovo in Italia il 17 settembre per partecipare al festival Babel di Bellinzona. Dopo di lei a Babel , il 18 settembre, ci sarà anche la scrittrice palestinese e architetto Suad Amiry, autrice del durissimo Murad Murad (Feltrinelli) in cui racconta l’avventura di un gruppo di palestinesi alla ricerca di lavoro clandestino in terra di Israele, ma anche del provocatorio Niente sesso in città (Feltrinelli) in cui alcune donne sfidano i proiettili israeliani per ritrovarsi in un ristorante a Ramallah e parlare delle loro storie, del loro futuro e di quello del Paese.

Il naufragio del Belpaese

Non si parla di hijab e nemmeno di burka, ma anche in Italia, interiormente, le donne dovrebbero portare il velo. Almeno stando ai cattolici. Cerando di assomigliare quanto più possibile alla arida icona della vergine Maria. Quanto questo modello religioso abbia influito sulle bambine e sulle donne italiane è il tema che indaga Michela Murgia nel libro Ave Mary (Einaudi) di cui la scrittrice sarda torna a discutere in pubblico iin questi giorni a Prali in provincia di Torino. Più in generale, e sotto differenti angolazioni, si parlerà molto del “caso Italia”nelle prossime settimane. Anche nei ritrovi di montagna e al mare. Basta dare uno sguardo al calendario davvero fitto di presentazioni di libri dedicati a questo tema nei luoghi di villeggiatura dalle Alpi alla Sicilia. Alcuni autori come il giurista Michele Ainis o come il giornalista Gian Antonio Stella o il collega Gianluigi Nuzzi- solo per fare qualche esempio – affronteranno dei veri e propri tour con molte tappe lungo la Penisola, confidando nel fatto che la gente non voglia mandare anche il cervello in vacanza. Così Ainis è partito il 12 agosto dalla Fiera internazionale di Messina per far conoscere ai lettori che non amano troppo le librerie la sua lucida e insieme appassionata disamina dell’Assedio (Longanesi) a cui è sottoposta la Costituzione italiana, mentre Stella e Rizzohanno discusso di Vandali assalto alle bellezze d’Italia (Rizzoli) e della mala politica che non tutela il Patrimonio d’arte italiano il 7 agosto nel salotto all’aperto di Capalbio per risalire e ridiscendere poi lo stivale per tutto agosto. Lo stesso dicasi di Nuzzi, a Capalbio il 14 agosto,  e che poi porterà il suo libro inchiesta Metastasi (Chiarelettere) scritto a quattro mani con Claudio Antonelli non solo in quel Sud dove l’ndrangheta la fa da padrona, ma anche in quel nord leghista dalle mani non sempre così pulite come dice a parole.

Della cricca e di chi ha lucra sui terremoti parla invece il giornalista di Repubblica, Antonello Caporale presentando il 21 agosto in piazza del Plebiscito ad Ancona il suo Terremoti spa (Rizzoli). Alla corruzione e al malaffare, di chi, risparmiando sul cemento, falsificando i progetti, violentando il territorio, si è reso responsabile degli effetti devastanti del terremoto de l’Aquila è dedicato anche il libro di un altro Caporale di Repubblica, Giuseppe, dal titolo Il buco nero (Garzanti). Il giornalista ne discuterà con il pubblico il 30 agosto a San Benedetto del Tronto E ancora: Perfino nella roccaforte di “Cortina incontra” comincia a soffiare un vento nuovo. Il che è tutto dire. Così il 18 agosto il salotto “buono” per antonomasia, quello di Enrico Cisnetto, si apre alla presentazione del romanzesco I 99 giorni che travolsero il Cavaliere (Fazi editore) un libro in cui Philip Godgift mescola finzione e cronaca per affrescare scenari di definitiva uscita di scena del signor B. Le cui “gesta” sono puntualmente documentate e stigmatizzate in Colti sul Fatto (Garzanti) di Marco Travaglio, graffiante raccolta di articoli che il giornalista piemontese presenterà il 28 agosto ai vacanzieri di Rimini. E si potrebbe continuare ancora a tracciare la mappa di un Belpaese che sembra essersi svegliato da un ventennale letargo e che, sotto l’ombrellone quest’anno, sembra deciso a non si portarsi un  libro ma direttamente l’autore.

da left-avvenimenti

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Sgarbi d’Italia

Posted by Simona Maggiorelli su luglio 2, 2011

Il critico ferrarese espone duecento artisti, scelti  da Scalfari, Eco, Luxuria, Alberoni e molti altri intellettuali.  Saltando a pie’ pari ogni competenza in materia. E inneggiando alla genialità del culatello. Un Padiglione Italia a dir poco… imbarazzante . Con soldi anche dei cittadini.

di Simona Maggiorelli

La mostra per i 150 anni dell’Unità d’Italia curata da Vittorio Sgarbi alla Biennale di Venezia conta ben duecento artisti. Non scelti in prima persona dal critico e curatore del Padiglione Italia 2011 ma segnalati dai più vari intellettuali e personaggi dell’establishment culturale. Da Scalfari a Galli Della Loggia, da Eco a  Luxuria, da Fo a Albertazzi, da  Bondi ad Alberoni. E via di questo passo… Tanto che la mostra risulta un puzzle assai bizzarro, fatto di opere dal valore diseguale e senza nesso, accatastate senza un filo di pensiero. E non poteva accadere altrimenti visto che Sgarbi, ostracizzando le competenze specifiche del settore, ha improntato la sua proposta all’ecumenismo, facendone la sagra della cooptazione e della ricerca di consenso. Quale dei ducento blasonati consiglieri, infatto, oserà criticare il critico che li ha elevati a cotanto onore?

E già se ne vedono le conseguenze, con stimati giuristi come il professor Michele Ainis che si improvvisano critici d’arte sul Corriere della Sera per giustificare la propria opa su un certo artista. Con esiti alquanto imbarazzanti: Ma tant’é. Il sindaco d Salemi, Vittorio Sgarbi, sostiene che i critici d’arte fanno parte di una mafia e. invece di occuparsi delle indagini che riguardano il Comune siciliano di cui è primo cittadino, a Venezia lancia una mostra spot, dal titolo l’Arte non è Cosa Nostra. Le sue ragioni le ha dette in una conferenza stampa-fiume a Roma in cui ha lungamente intrattenuto una riottosa platea di giornalisti sui valori metafisici della salama da sugo ferrarese. Specie se confrontata con il culatello parmense. E a buon diritto Sgarbi ha rimbrottato chi dal pubblico lo accusava di divagare: una selezione di culatelli e di salameria varia è assurta nel Padiglione Italia in rappresentanza delle “sublimi creazioni” di Spigaroli, maestro del culatello di Zibello.

“Questa è la mia Biennale e faccio cosa mi pare”, ha urlato Sgarbi alla malcapitata giornalista. Aggiungendo poi graziosamente: ” Se non le piace si faccia la sua”.Ma il museo del culatello non è il solo sogno di Sgarbi. A spese dello Stato. Accanto ci sarebbe anche quello di un museo dell follia. Ma non ha trovato posto in laguna. Così come è rimasta fuori una retrospettiva di Lucien Freud che, insieme a Fausto Pirandello, per Sgarbi, “è il più grande artista del Novecento”.

Comunque sia, su questa linea, largo spazio nella “sua Biennale”, hanno epigoni di un figurativismo tenebroso e attardato, esempi di una certa destra allieva di Sironi e che Sgarbi ha programmaticamente detto di voler riscattare in questo suo Padiglione Italia. In cui non c’é traccia del critico che talora scrive pezzi intelligenti perfino su rotocalchi come Oggi, né dell’autore di libri godibili come il recente Viaggio sentimentale nell’Italia dei desideri (Bompiani). Che si tratti di una omonimia?

da left-avvenimenti del 29 maggio 2011

Dal settimanale francese Le Monde:

L’arte non è cosa nostra. Ammucchiate in una sala dell’Arsenale, centinaia di opere allestite in  modo indegno sono appese a una specie di griglia. Non avevamo idea che l’Italia avesse prodotto tante croste. Questa esposizione, o piuttosto questa esibizione, è sovrastata da una immensa croce dove Cristo è sostituito da uno stivale italiano. L’Italia crocifissa e gli artisti messi in una tomba da Sgarbi sono una degna maniera di festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia.

giugno 2011

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Coraggiose controstorie

Posted by Simona Maggiorelli su ottobre 24, 2009

di Simona Maggiorelli

In Italia c’è un nuovo pubblico di lettori forti, che vuole sapere. Se i grandi media non informano, piccole case editrici pubblicano libri di denuncia. E scalano le classifiche

Roberto Saviano

Roberto Saviano

In un Paese come l’Italia in cui, a destra e a sinistra, si fa a gara per genuflettersi ai diktat del Vaticano colpisce che libri come La questua (Feltrinelli) di Curzio Maltese, o come Chiesa padrona (Garzanti) di  Michele Ainis, siano stati in cima alle classifiche di vendita per mesi. E il fenomeno dei “best seller anticlericali”, aperto nel 2006 da Contro Ratzinger (Isbn), non accenna ad attenuarsi.

Anzi. Lo dimostra un saggio-inchiesta come Vaticano spa (Chiarelettere) in cui Gianfranco Nuzzi, carte alla mano, dimostra come la banca vaticana faccia da lavanderia per il denaro sporco, a tutto vantaggio della mafia di certa politica e imprenditoria italiana. Un libro serrato e documentatissimo che, in meno di sei mesi dall’uscita, ha venduto centosettantamila copie.

Settantamila copie ha fatto  il libro di Claudio Rendina La santa casta della Chiesa (Newton Compton). E si sale  a più di centomila copie per Il libro che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere di Leedom e Murdy, che Newton Compton vende anche negli autogrill e nei centri commerciali, raggiungendo così anche quel pubblico che di solito non va in libreria.

Poi, a curiosare fra le righe delle più recenti analisi del mercato librario pubblicate sul sito del ministero dei Beni culturali, scopriamo anche che quello stesso zoccolo duro di lettori forti che compra titoli così corrosivi ama anche una certa coraggiosa saggistica firmata soprattutto da giornalisti che, nonostante le minacce di mafia e camorra, hanno raccontato gli intrecci fra criminalità organizzata e potere politico. Il caso di Roberto Saviano e del suo Gomorra è la punta di un iceberg. Ma potremmo parlare anche dei libri di Lirio Abbate e di molti altri colleghi.

E se le inchieste di Marco  Travaglio e Peter Gomez (insieme a quelle di Saviano) sono fra le più “gettonate” dal pubblico giovane, sempre fra quei forti lettori che da soli tengono in piedi il 41 per cento delle vendite librarie scopriamo la fisionomia di un pubblico colto, esigente, che per dirla con Lorenzo Fazio di Chiarelettere «non si accontenta del tg delle venti, ma vuole un’informazione più approfondita e completa».

Una domanda culturale alta che oggi trova risposta in primis nel lavoro di alcune piccole e medie case editrici di lunga tradizione, o più giovani, ma che sfidando l’ottusità dell’oligopolio italiano, libro dopo libro stanno riscrivendo la storia recente portando alla luce quanto in quella ufficiale era sempre rimasto occultato e nascosto. «In questa Italia che sembra anestetizzata, però quando esce un’inchiesta che si interroga sui tabù che consolidano religioni e Chiese, o regimi – dice Fiammetta Biancatelli, portavoce di Raffaello Avanzini di Newton Compton – notiamo un interesse crescente e questo ci stimola a tirare fuori libri che scuotano le coscienze».

Dall’Italia dei colpi di Stato di Gianni Flamini all’Italia dei poteri occulti di Willan, alle inchieste sulla destra di Semprini e Caprara – solo per citare alcuni titoli – grazie al lavoro di questa casa editrice indipendente si è formata, così, nel corso di pochi anni, un’innovativa collana di “controstoria”. «La piccola editoria è sempre stata la più critica verso il potere, anche perché avendone poco critica chi ce l’ha», commenta Giuseppe Laterza, ospite del Festival storia (che si svolge a Torino e a Saluzzo fino al 25 ottobre) per parlare di editoria e potere. Economista, laureato con Federico Caffé, da quando ha preso le redini dello storico marchio di famiglia, Giuseppe Laterza, pur continuando a coltivare un solido catalogo, ha fortemente aperto all’innovazione, anche stringendo rapporti con rassegne come il Festival della mente di Sarzana per «contribuire a costruire un ponte fra cultura scientifica e divulgazione». «Per sua natura – spiega – una piccola casa editrice si regge sulla sperimentazione, sulla capacità di innovare. Una casa editrice molto grande è più vincolata nel suo modo di agire. Anche se – precisa Laterza – non possiamo dimenticare che il libro più dirompente degli ultimi anni, Gomorra di Saviano, è uscito con Mondadori». Una bella eccezione che, tuttavia, non cambia la realtà del colosso berlusconiano che copre il 29 per cento del mercato librario italiano e il 38 per cento del mercato dei periodici, ma che è ingessato in una produzione commerciale e standardizzata. Anche per resistere alla “politica” del patron di Mondadori è nata la collana di saggistica “anticorpi” che si avvale del lavoro di studiosi come Luciano Canfora. «Una collana nata come strumento di lettura della realtà quotidiana. Il titolo – ricorda Laterza – mi fu suggerito da Sylos Labini: «Di tycoon che vogliono mettersi in politica – diceva – è pieno il globo ma in Italia non ci sono gli anticorpi, i fattori di resistenza. Non è un caso che qui governi un personaggio come questo premier che nessun’altra democrazia accetterebbe. E non è un caso che il nostro sia il Paese con i più bassi consumi culturali al mondo». E la responsabilità è anche di chi dovrebbe fare opposizione. «Una sinistra che continua a trascurare la scuola, l’università, le biblioteche – chiosa Laterza – produce, come effetto, anche la possibilità da parte di un personaggio come Berlusconi di dominare attraverso le tv, nell’ignoranza generale». Ma la responsabilità della sinistra è anche aver tralasciato la battaglia per la laicità secondo l’editore di Biblioteca laica di Ciliberto e di altri importanti testi su questo tema.

«La laicità – dice – è un tratto che connota la nostra casa editrice da sempre. Una battaglia per la separazione rigorosa fra lo Stato e Chiesa è un fatto essenziale. Ma devo dire che anche qui, purtroppo, vedo con tristezza che non è in cima ai pensieri del Pd. Dei tre candidati alle primarie solo Marino pone questo tema. Gli altri due lo mettono in sordina. C’è, purtroppo una lunga tradizione, un tentativo continuo in Italia di cercare di carpire la benevolenza della Chiesa catttolica, immaginando che porti dei voti. Il tentativo viene reiterato costantemenete dalla destra come dalla sinistra. Io credo che questo per il nostro paese non sia un fatto positivo e che la battaglia culturale per la laicità oggi sia prioritaria in Italia». Anche perché «una minoranza molto corposa di persone interessate a questo tema ci sono in Italia. Noi, per esempio – conclude Laterza -.i abbiamo avuto ilgrande successo del libro di Stefano Rodotà Perché laico, che abbiamo ristampato per tutto ll corso dell’anno e continuiamo a farlo. Ma anche titoli come Un’etica senza dio di Eugenio Lecaldano e Laici in ginocchio di Viano sono stati libri fortunati.

In questo quadro, fa notare l’editore Alessandro Dalai, la tv ma anche i grandi giornali stanno del tutto venendo meno al proprio compito di informare. «Lo noto una volta di più – spiega l’editore di Baldini Castoldi Dalai – in questi giorni, con l’uscita di un libro come Troppi Farabutti. Nonostante l’autore, l’avvocato Oreste Flamminii Minuto, sia stato uno storico difensore del gruppo l’Espresso e benché il “partito Repubblica” oggi sia più che mai in trincea contro il Cavaliere, registro una certa ritrosia a parlare di questo libro che denuncia l’assenza di libertà di stampa oggi in Italia». Ma il pubblico nel nostro Paese non è del tutto assopito, rilancia Dalai: «Lo dimostra un giornale come Il Fatto che supera le 100mila copie vendute. Un evento che non mi sarei mai aspettato. Un successo dovuto a quello stesso pubblico che compra i libri di Chiarelettere, che segue una certa saggistica che facciamo noi con Garzanti e alcuni altri piccoli editori puri. Quel pubblico c’è e vuole capire. Nelle trasmissioni tv c’è troppo rumore e poca quiete, per andare al fondo delle cose – conclude Dalai – non restano che i libri».

Dal left-avvenimenti

L’intervista:PICCOLI MA DIROMPENTI

Libri d’inchiesta e di forte denuncia, le scelte di Lorenzo Fazio e della sua casa editrice Chiarelettere

di Simona Maggiorelli

Lorenzo Fazio, Chiarelettere

Lorenzo Fazio, Chiarelettere

il caso editoriale degli ultimi anni. In pochissimo tempo, dal 2007 a oggi, Chiarelettere, fondata e diretta da Lorenzo Fazio (genovese, con alle spalle esperienze di lavoro in Einaudi e Bur), si è imposta sul mercato con titoli incisivi, controcorrente, di forte denuncia. Con libri come Vaticano spa o il recente Il regalo di Berlusconi, riuscendo a intercettare un pubblico laico, attento ai valori della democrazia, che sembrava fin qui assopito. «Di fatto – commenta Fazio – oggi c’è una forte divaricazione fra ciò che viene proposto da grandi giornali e tv e ciò che accade nel mondo dei libri che affrontano certi temi di attualità. Testi come quello di Gianfranco Nuzzi, per esempio, non hanno avuto un’accoglienza sui media tale da giustificare una tiratura e una vendita così eccezionale  pari a 170mila copie. Il Corsera l’ha recensito nelle pagine di cultura ( anche se, fa notare Nuzzi, si tratta un libro di cronaca e che si occupa di economia.Mentre  La Repubblica e La Stampa hanno pubblicato solo una nota nelle pagine dell’economia. Di fatto quasi nascosta. Un atteggiamento strano visto che Vaticano spa tratta di verità incontestabili, dati alla mano. Doveva esplodere un caso. Ma sui giornali non è stato registrato. Salvo eccezioni come left.
Occorrono editori puri per poter pubblicare libri d’inchiesta così corrosivi?
E’ un vantaggio che abbiamo con Chiarelettere. Anche Fazi, che ora è stato acquisito per il 35 per cento dal gruppo Mauri Spagnol, è un editore puro. Così come lo è Newton Compton. Non è un caso che ci troviamo in loro compagnia nel fare questo tipo di saggistica che implica non avere timore di attaccare l’uno o l’altro. Di fatto anche Bompiani o talora Mondadori fanno degli ottimi libri di saggistica. Perché ci lavorano seri professionisti. Ma in alcuni casi devono lasciare il passo a chi, come noi, può affrontare qualsiasi argomento.
Una rivincita dei piccoli editori ?
Da qualche anno i piccoli editori riescono a imporre libri ad alta tiratura: prima non avveniva. E vale sia per la saggistica che per la narrativa. è un segnale di vitalità. I grandi non possono più dormire sugli allori, devono stare al passo con la concorrenza.

Libri di Chiarelettere come I cinesi non muoiono mai o Non chiamatemi zingaro, per esempio, parlano del nuovo volto dell’Italia, dei nuovi cittadini immigrati.Come intercettate i vostri temi?
Ci orientiamo come se fossimo una rivista. Vediamo quali sono i temi che fanno da sfondo alla società e al dibattito pubblico. Individuiamo le onde lunghe di un problema. Dietro la cronaca, sotto la spuma, la cresta in superficie. Cerchiamo di approfondire. Usando la forma dell’inchiesta, a volte la testimonianza oppure la ricostruzione storica. Ma sempre andando a sviscerare i problemi con andamento narrativo. Si può fare della divulgazione in modo molto serio usando i documenti, le testimonianze, gli archivi. In modo assolutamente inoppugnabile, ma cercando di fare venir fuori delle storie.
Inchieste sulla mafia, sulla nascita “ambigua” del  potere di Berlusconi, ma anche su crimini come la pedofilia in Vaticano. Su questi temi volete accendere dei dibattiti pubblici?
Quello che ci preoccupa è che non abbiamo interlocutori che, a livello politico, raccolgano queste denunce e le facciano proprie.
Che idea si è fatto del vostro pubblico?
Fra i nostri lettori ci sono molti giovani e poi persone più mature, preparate, che vogliono un’informazione più completa. Lo deduco dal fatto che se facciamo degli errori ci “beccano” subito. Il nostro lavoro è pensato per queste persone, attente, che oggi rappresentano lo zoccolo duro di lettori in Italia.
Nel futuro di Chiarelettere?
Ho sempre cercato di farne uno strumento di approfondimento culturale: casa editrice libera ma con più facce. Penso che il libro oggi sia uno dei tanti strumenti per accedere a un’informazione che non c’è. Per questo siamo entrati nell’impresa del quotidiano Il Fatto, anche se solo per il 16 per cento. è un segnale che abbiamo voluto dare. E probabilmente faremo altri passi nel multimediale, pensando a più piattaforme con cui veicolare dei contenuti di alto livello. La scommessa si gioca in primis su internet. Già il nostro blog conta su 60mila persone. E 180mila presenze sono sull’Artefatto, nato per il quotidiano. E importante è riuscire a costruire una rete che si tenga e che sia affidabile.E forse quella stessa rete vorrà vedere un tv oppure sentire una radio fatta con i nostri contenuti. con i nostri autori.

da left-avvenimenti

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In piazza per la libertà di stampa

Posted by Simona Maggiorelli su ottobre 3, 2009

di Simona Maggiorelli

manifestazione per la libertà di stampa, Roma

manifestazione per la libertà di stampa, Roma

Esistono ancora in Italia le condizioni per esercitare in modo compiuto la professione di giornalisti?. E’ la domanda che ha mosso Oreste Flamminii Minuto a scrivere Troppi farabutti. Il conflitto fra stampa e potere in Italia (Baldini Castoldi Dalai, in uscita il 6 ottobre). Una domanda fondamentale per valutare lo stato in cui versa la nostra democrazia. Dopo una serrata disamina della stampa italiana e della legislazione, l’autore, che da oltre cinquant’anni anni fa l’avvocato, si trova costretto a rispondere che in Italia la democrazia non è propriamente in pericolo: «è che proprio la libertà di stampa non c’è».

Un’affermazione grave basata non solo sui progetti in atto da parte del governo di bloccare la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. Non solo per gli editti “bulgari” del Premier contro giornalisti scomodi. Non solo per il vertiginoso incremento di denunce per diffamazione usate come mezzo per bloccare il lavoro dei giornalisti viste le lungaggini della giustizia. Ma anche, e soprattutto, per un fatto ormai strutturale come la scomparsa di editori puri, che non abbiano interessi e partecipazioni dirette in politica e negli affari. Da qui origina la tendenza da parte di editori-padroni a nominare direttori- signorsì pronti a farsi il loro braccio armato. Il caso de Il Giornale docet. E purtroppo non è il solo.

Difensore di molti giornalisti ed ex rappresentante legale dell’Espresso e dell’Unità, Flamminii, però, non si limita a raccontare e a esaminare questo brutto presente. Ma cerca di rintracciare i possibili prodromi nella storia italica. Uno, inconfutabile, lo si trova proprio nella nostra legislazione. Nonostante l’articolo 21 che garantisce la libertà di stampa sia inscritto nella nostra Costituzione, la legislazione italiana, ricorda Flamminii in Troppi farabutti, prevede anche la legge 47 promulgata nel 1948: «Una legge che è fatta apposta per tenere in scacco i giornalisti».

La legge 47, infatti, prevede la galera («per molestia») per quei giornalisti che cercano conferme di fonti di informazione. Ma anche per chi  scrive che un imputato, forse, si sta pentendo. In questo caso la norma parla, nientemeno che di favoreggiamento. A inquadrare la questione in un’ottica più ampia, ma sempre “dolorosa”, è il costituzionalista Michele Ainis. Nel suo ultimo saggio La cura (Chiarelettere)  presenta un decalogo di proposte per costruire una società basata sul merito, la legalità e l’uguaglianza: «Un’uguaglianza dei diritti, dal basso». Ma su Terra torneremo su questo argomento per approfondire le questioni sollevate dal libro che sarà presto in libreria.

+unità-1Intanto, nel giorno della manifestazione per la libertà di stampa a Roma indetta (in “ribattuta”) per il 3 ottobre certamente non possiamo dimenticare (al di là della difesa del nostro piccolo “particulare”) i colleghi che in varie parti del mondo,  per il fatto di fare bene il proprio lavoro , hanno perso la vita. Fra i libri che indagano il conflitto mortale fra informazione e regime segnaliamo, intanto, due titoli importanti di prossima uscita. Entrambi riguardano il Paese guidato da  Medvedev e dal grande amico di Berlusconi, Vladimir Putin. Una Russia dove negli ultimi anni molti giornalisti sono scomparsi o sono stati uccisi. Come Anna Politkovskaja assassinata il 7 ottobre 2006 e Natalija Estemirova freddata il 15 luglio 2009. Entrambe a causa delle verità scottanti che avevano riportato alla luce. Perché, il volume di articoli della Politkovskaja in uscita per Adelphi  si avvale del lavoro dei suoi due figli e dei colleghi della Novaja gazeta che hanno scandagliato l’hard-disk dei computer di Anna e il suo archivio personale. In drammatica successione quei pezzi sulla Cecenia  per i quali fu “condannata a morte”. Nel libro Ragazze della guerra (Voland), invece, la giornalista Susanne Scholl ripercorre la storia di Anna in parallello a quella di Natalija che ne stata stretta collaboratrice e ne aveva poi portato avanti il lavoro. La giornalista tedesca sarà in Italia dal 23 ottobre per parlare di questo suo nuovo libro.

dal quotidiano Terra 3 ottobre 2009

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