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#Ipazia donna e scienziata. Una mostra ne racconta il vero volto

Posted by Simona Maggiorelli su agosto 1, 2015

Ipazia

Ipazia

Roma avrà una piazza intitolata ad Ipazia, la scienziata alessandrina che fu uccisa e dilaniata pezzo a pezzo con conchiglie acuminate dai fondamentalisti cristiani capeggiati dal Vescovo Cirillo. Lo ha annunciato il comitato cittadino che ha raccolo più di 1500 firme. Il luogo assegnato si trova nel V Municipio, nella zona di Tor Sapienza.

“Nonostante avessimo indicato come luogo un giardino in zona Marconi vicino ad altre vie dedicate a scienziati, il nostro intento è stato comunque raggiunto e vogliamo evidenziare il forte significato civico che  esprime la figura di Ipazia come portatrice di valori universali quali la ricerca e la diffusione della conoscenza, che sono state da sempre ostacolate dall’oscurantismo religioso di cui lei è stata vittima”, si legge nel comunicato del comitato Una piazza per Ipazia, che così racconta il senso di questa iniziativa: “Ipazia è anche e soprattutto per noi un simbolo di Resistenza, e ricordarla non si deve limitare ad un puro atto celebrativo ma divenire paradigma di lettura del presente. È di grande attualità la sua esemplare incorruttibilità: Ipazia non si è piegata di fronte ai potenti che le offrivano grandi benefici in cambio della rinuncia alla ricerca, alla

Ipazia

Ipazia

conoscenza e soprattutto alla divulgazione del sapere”.

A far conoscere Ipazia al grande pubblico in Italia è stato soprattutto il film Agorà di Amenábar, che nel Paese che “ospita” il Vaticano nel 2009 ha incontrato non poche difficoltà di distribuzione. Ma a regalarci ritratti affascinanti e approfonditi dell’astronoma, filosofa neoplatonica e matematica alessandrina che fu fatta a pezzi dai fondamentalisti cristiani nel 415 d.C. sono stati – in tempi recenti – soprattutto studiosi del mondo antico come Silvia Ronchey (Ipazia, la vera storia, Rizzoli) e alcuni scrittori come Adriano Petta e l’egiziano Youssef Ziedan ( leggi l’intervista) che, per il suo romanzo Azazel (Neri Pozza), è stato attaccato da cristiani copti che si dicono eredi di quel vescovo Cirillo che condannò a morte la scienziata pagana (e poi fu fatto santo!).

Di questa straordinaria donna, pensatrice e studiosa di cui tutte le fonti ricordano l’autorevolezza e il modo di parlare franco si torna ora a parlare grazie a una mostra, Ipazia, matematica alessandrina, aperta fino al 30 agosto al Museo del calcolo di Rimini (Mateureka). Si tratta di una esposizione che mira a ricostruire in modo rigoroso (per quanto è possibile vista la scarsità di documenti) il contributo che la scienziata dette alla ricerca del suo tempo. Per questo il percorso espositivo invita a diffidare di Ipazia secondo Raffaelloipotesi che non trovano riscontro testuale, come l’idea che Ipazia avesse intuito molto prima di Keplero il moto ellittico dei corpi celesti. Mentre, sulla base di testimonianze antiche come quella del bizantino Suida, la mostra racconta che Ipazia, oltre a tenere lezioni aperte al pubblico, scrisse numerosi importanti commenti ad opere greche classiche. Non tanto di filosofi, quanto di “scienziati”. Per esempio alle Coniche di Apollonio di Pergamo e all’Aritmetica di Diofanto di Alessandria.

In primis, Ipazia, era una studiosa di matematica. Ma si occupò anche di astronomia. «Il nome di Ipazia è associato a un’opera chiamata dalle fonti Canone astronomico, probabilmente un commentario alle Tavole facili di Tolomeo» scrivono i curatori. E a lei si deve la “revisione” del terzo libro dell’Almagesto di Tolomeo «all’interno del commento di suo padre Teone, che scrive ,“edizione riveduta da mia figlia, la filosofa Ipazia”». Riguardo invece agli strumenti che progettò facendoli costruire ai suoi allievi, attenendosi a quanto scrisse il suo allievo Sinesio, la mostra riminese propone un astrolabio piatto, un idroscopio e un aerometro. Ma certamente Ipazia usò per le sue ricerche anche l’astrolabio messo a punto e perfezionato dal padre Tenone, astronomo e direttore del museo di Alessandria. (Simona Maggiorelli)

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La svolta geniale dell’ultimo Tiziano

Posted by Simona Maggiorelli su gennaio 30, 2012

di Simona Maggiorelli

Tiziano, Dánae , Prado,(1553-1554)

Dissero che il suo autoritratto di ultra ottuagenario non fosse finito, a causa di quei contorni poco definiti che fanno apparire la nobile figura di Tiziano quasi in dissolvenza

. Mentendo sulla straordinaria forza evocativa di questo volto maturo  su cui dardeggia uno sguardo vivo e penetrante.

Ma i cronisti cinquecenteschi  dissero che Tiziano non ci vedeva più e che, per questo, nelle sue ultime opere usava pennellate materiche, sfrangiate e dipingeva figure evanescenti su sfondi bruniti.

Come nel feroce Supplizio di Marsia (1570)conservato nel Castello ceco di Kromeriz in cui un sadico Apollo,  con un coltellacci,  scuoia un malcapitato Marzia, appeso a testa in giù, come condanna per aver osato sfidare la divinità nella musica. Su uno sfondo ribollente di rossi e di marroni, figure come arse da un fuoco paiono baluginare alla superficie della tela per poi svanire.

Tiziano, supplizio di Marsia

Davanti allo sguardo dello spettatore appare una composizione drammatica, addensata di personaggi, immersa in una natura selvaggia, fuori dal tempo, eppure in movimento, quasi fosse il riflesso dall’inquietudine più intima del pittore (che si autoritrae meditabondo nella parte destra della tela). Quella che anche il Vasari ebbe a giudicare, tra le righe, come la fine di un grande artista era, in realtà, un geniale cambio di poetica e un imprevisto salto in avanti.

In vecchiaia Tiziano seppe rinnovare interamente la propria pittura, come ricostruisce Fabrizio Biferali nel libro Tiziano, il genio e il potere (Laterza). Un saggio che, diversamente dalla appassionata biografia scritta da Alvise Zorzi (Il colore e la gloria, Mondadori), non ricorre alla seduzione dello stile romanzato volendo mettere in primo piano una ricostruzione scientifica della lunga parabola tizianesca.

Che fin dall’adolescenza fu all’insegna di una piena consapevolezza dei propri mezzi espressivi e di una fiera indipendenza: un’esigenza di autonomia che portò il pittore veneto a farsi cantore di una Venezia cosmopolita, laica e sensuale e ad opporre recisi rifiuti agli inviti papali di trasferirsi a Roma.

Dagli esordi sotto l’ombra dei Bellini, alla competizione con Giorgione (del quale Tiziano si diceva collega, aumentandosi gli anni) fino alle commissioni delle più importanti corti internazionali, per le quali nacquero misteriose e sensuali immagini di donna come la Danae del Prado.

Tiziano, autoritratto 1566

Già in  quadri come questo datato ’53-’54, e più ancora nel malinconico Ratto di Europa del ’59, si possono cogliere i segnali del profondo cambiamento a cui la pittura di Tiziano stava andando incontro . Basta guardare alla morbidezza delle linee, ai bagliori di luce, alla perdita di nitore delle figure. Di lì a poco il sontuoso e brillante colorismo tizianesco avrebbe lasciato il posto a una tavolozza più scura. Da ritratti ufficiali e quadri ricchi di dettagli, il Tiziano più maturo sarebbe passato a una pittura che badava solo all’essenziale, a ciò che vibra sotto la superficie delle cose, a quel guizzo vitale che fa di molti ritratti dell’artista cadorino opere universali. Come ci ricorda ora la mostra Da Vermeer a Kandinsky, capolavori dai musei del mondo che si apre il 21 gennaio in Castel Sismondo a Rimini e che, all’interno di una ampia sezione dedicata alla pittura veneta, riporta temporaneamente in Italia l’elegante Ritratto di uomo con libro del Museum of Fine Arts di Boston.

Senza dimenticare la serie di mostre a staffetta che la rete museale della Gran Bretagna sta dedicando alle opere di Tiziano conservate alla National Gallery.  Da qui è partito il quadro Diana e Atteone di Tiziano che dal 13 gennaio scorso è in mostra alla Tate Gallery di Liverpool per poi andare in tour a Cardiff e in altre città. Ma alle Metamorfosi di Tiziano, ovvero alle tele di Tiziano ispirate ad Ovidio, che raccontano  i prodromi di questa ultima geniale fase di Tiziano nei prossimi mesi sarà dedicata anche una delle più interessanti mostre dell’anno ovvero Metamorphosis: Titian 2012  che negli spazi della National Gallery , alla Royal Opera House vedrà artisti visuali come Chris Ofili, Conrad Shawcross e Mark Wallinger , ma anche coreografi, musicisti e compositori presentare nuove opere, ispirate a Tiziano.

da left-avvenimenti

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Ferragosto d’autore

Posted by Simona Maggiorelli su agosto 13, 2011

di Simona Maggiorelli

Pablo Picasso

Curioso Paese l’Italia in cui scarseggiano i lettori ma abbondano gli scrittori. E che sembra aver inverato l’irriverente detto di Luciano Bianciardi “non leggete i libri, fateveli raccontare”, dacché le presentazioni di saggi e romanzi, specie durante i festival, sono frequentatissime, a fronte di librerie alquanto disertate. Ma tant’è.

E allora cogliamo l’attimo delle tante, tantissime presentazioni estive per proporre un nostro piccolo vademecum: fatto di proposte di libri per capire un po’ di più ciò che ci sta succedendo attorno. Da leggere “a mente fresca” sotto l’ombrellone, in montagna ma anche, perché no?, comodamente seduti nella poltrona di casa, se è vero come è vero che un italiano su cinque, sotto questo battente solleone di crisi, non andrà in vacanza.

Venti di rivoluzione

Instancabile conversatore nelle sere d’estate al Cairo, medico e scrittore di grande sensibilità, lo abbiamo conosciuto qualche anno fa quando con i suoi romanzi (da Se non fossi egiziano a Palazzo Yacubian ) dava voce alla dissidenza, a quella larga parte della società egiziana oppressa e umiliata sotto la cappa di un odioso regime travestito da democrazia. I suoi antieroi nel frattempo, con coraggio, sono scesi in piazza e Ali al Aswany ora li racconta nel libro La rivoluzione egiziana (Feltrinelli), felice della ritrovata fierezza degli egiziani, con la speranza che ora si possa costruire davvero un futuro più libero e giusto. Con l’arabista Paola Caridi che ne aveva raccolto la testimonianza nel libro Arabi invisibili Ali al Aswany sarà il 9 settembre al Fesivaletteratura di Mantova e poi alla Feltrinelli di Roma per parlare di letteratura ma anche dell’importante momento storico che l’Egitto sta attraversando.

E’ stato invece poche settimane fa in Italia (qualcuno lo ricorderà alla Milanesiana) lo scrittore dissidente siriano Khaled Khalifa, ma in un momento in cui l’esercito di Assad sta facendo strage dei civili ad Hama ed altrove è quasi impossibile prescindere dal suo potente e doloroso Elogio dell’odio (Bompiani) che – attraverso lo sguardo di una ragazza – ci restituisce un trentennio di storia siriana e di lotta clandestina per la democrazia. Cercando di leggere la storia del Medioriente per cavarne strumenti di comprensione del presente e per provare a intuire come potranno mutare gli equilibri geopolitici di questa importante area del mondo, Castelvecchi ha lanciato la collana RX in cui già si segnalano titoli come Mediterraneo in rivolta di Franco Rizzi che si propone come un lavoro approfondito, non come un semplice instant book. In qualità di studioso di storia del Mediterraneo, Rizzi ricostruisce anche quali sono state le responsabilità delle politiche predatorie e neocolonialiste occidentali nell’affamare i popoli del Medioriente.

Pablo Picasso ragazza che legge

Pablo Picasso, ragazza che legge

Ma responsabilità gravi e precise l’Occidente l’ha avute anche nella mancata risoluzione del conflitto israelo-palestinese. In chiave di toccante saga familiare e di resistenza ce lo racconta il romanzo della giovane Susan Abulhawa in Ogni mattina a Jenin (Feltrinelli). La scrittrice palestinese, che vive negli Usa, sarà di nuovo in Italia il 17 settembre per partecipare al festival Babel di Bellinzona. Dopo di lei a Babel , il 18 settembre, ci sarà anche la scrittrice palestinese e architetto Suad Amiry, autrice del durissimo Murad Murad (Feltrinelli) in cui racconta l’avventura di un gruppo di palestinesi alla ricerca di lavoro clandestino in terra di Israele, ma anche del provocatorio Niente sesso in città (Feltrinelli) in cui alcune donne sfidano i proiettili israeliani per ritrovarsi in un ristorante a Ramallah e parlare delle loro storie, del loro futuro e di quello del Paese.

Il naufragio del Belpaese

Non si parla di hijab e nemmeno di burka, ma anche in Italia, interiormente, le donne dovrebbero portare il velo. Almeno stando ai cattolici. Cerando di assomigliare quanto più possibile alla arida icona della vergine Maria. Quanto questo modello religioso abbia influito sulle bambine e sulle donne italiane è il tema che indaga Michela Murgia nel libro Ave Mary (Einaudi) di cui la scrittrice sarda torna a discutere in pubblico iin questi giorni a Prali in provincia di Torino. Più in generale, e sotto differenti angolazioni, si parlerà molto del “caso Italia”nelle prossime settimane. Anche nei ritrovi di montagna e al mare. Basta dare uno sguardo al calendario davvero fitto di presentazioni di libri dedicati a questo tema nei luoghi di villeggiatura dalle Alpi alla Sicilia. Alcuni autori come il giurista Michele Ainis o come il giornalista Gian Antonio Stella o il collega Gianluigi Nuzzi- solo per fare qualche esempio – affronteranno dei veri e propri tour con molte tappe lungo la Penisola, confidando nel fatto che la gente non voglia mandare anche il cervello in vacanza. Così Ainis è partito il 12 agosto dalla Fiera internazionale di Messina per far conoscere ai lettori che non amano troppo le librerie la sua lucida e insieme appassionata disamina dell’Assedio (Longanesi) a cui è sottoposta la Costituzione italiana, mentre Stella e Rizzohanno discusso di Vandali assalto alle bellezze d’Italia (Rizzoli) e della mala politica che non tutela il Patrimonio d’arte italiano il 7 agosto nel salotto all’aperto di Capalbio per risalire e ridiscendere poi lo stivale per tutto agosto. Lo stesso dicasi di Nuzzi, a Capalbio il 14 agosto,  e che poi porterà il suo libro inchiesta Metastasi (Chiarelettere) scritto a quattro mani con Claudio Antonelli non solo in quel Sud dove l’ndrangheta la fa da padrona, ma anche in quel nord leghista dalle mani non sempre così pulite come dice a parole.

Della cricca e di chi ha lucra sui terremoti parla invece il giornalista di Repubblica, Antonello Caporale presentando il 21 agosto in piazza del Plebiscito ad Ancona il suo Terremoti spa (Rizzoli). Alla corruzione e al malaffare, di chi, risparmiando sul cemento, falsificando i progetti, violentando il territorio, si è reso responsabile degli effetti devastanti del terremoto de l’Aquila è dedicato anche il libro di un altro Caporale di Repubblica, Giuseppe, dal titolo Il buco nero (Garzanti). Il giornalista ne discuterà con il pubblico il 30 agosto a San Benedetto del Tronto E ancora: Perfino nella roccaforte di “Cortina incontra” comincia a soffiare un vento nuovo. Il che è tutto dire. Così il 18 agosto il salotto “buono” per antonomasia, quello di Enrico Cisnetto, si apre alla presentazione del romanzesco I 99 giorni che travolsero il Cavaliere (Fazi editore) un libro in cui Philip Godgift mescola finzione e cronaca per affrescare scenari di definitiva uscita di scena del signor B. Le cui “gesta” sono puntualmente documentate e stigmatizzate in Colti sul Fatto (Garzanti) di Marco Travaglio, graffiante raccolta di articoli che il giornalista piemontese presenterà il 28 agosto ai vacanzieri di Rimini. E si potrebbe continuare ancora a tracciare la mappa di un Belpaese che sembra essersi svegliato da un ventennale letargo e che, sotto l’ombrellone quest’anno, sembra deciso a non si portarsi un  libro ma direttamente l’autore.

da left-avvenimenti

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