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Furio Colombo: Ora una legge Martini sul biotestamento

Posted by Simona Maggiorelli su ottobre 6, 2012

Il rifiuto delle terapie da parte del Cardinale deve diventare un diritto di tutti. L’onorevole Furio Colombo del Pd propone una norma laica sul biotestamento. Ma il Parlamento rilancia l’antiscientifico Ddl Calabrò

di Simona Maggiorelli

Furio Colombo

Sembrava destinato a rimanere nei cassetti, archiviato come brutto tentativo di bloccare ogni buona legge sul biotestamento in Italia. Dopo il primo passaggio in Aula il Ddl Calabrò sulle dichiarazioni anticipate di trattamento sembrava aver perso urgenza per la maggioranza di centrodestra che lo sponsorizza, ma anche per il governo Monti impegnato nel risanamento dei conti del Paese. Ma, inaspettatamente, il 19 settembre scorso, la commissione Sanità del Senato ha deciso di riavviare l’iter di questo provvedimento che i medici e una larghissima parte degli italiani giudicano sbagliato. In Parlamento, fra le voci di centrosinistra che si sono levate contro il Ddl Calabrò, si è fatta sentire forte e chiara quella dell’onorevole Furio Colombo del Pd, che agli inizi di settembre aveva depositato una proposta di legge intitolata al Cardinale Martini e, tanto più significativa in questo nuovo quadro.

Onorevole Colombo come giudica la decisione di riavviare l’iter del Ddl Calabrò? 

Come una decisione di cattivo Parlamento, che funziona male. Qui deliberatamente tutte le parti, in ossequio a un’unica fonte di potere esecutivo ossia quello Vaticano, ignorano le voci che non sono di consenso alle indicazioni della Chiesa. Ignorarle significa che certi temi non entrano nella discussione, non vengono calendarizzati, non entrano nel dibattito della commissione Sanità. Noto anche la tempistica: immediatamente dopo la presentazione della mia legge, la commissione Sanità ha riesumato il Ddl Calabrò che era dormiente e l’ha messo subito sul percorso per entrare in Aula. Così sono stati commessi due illeciti. Il primo: risvegliare arbitrariamente un provvedimento su un tema importantissimo ma non così urgente come i problemi che dobbiamo risolvere giorno per giorno. Il secondo: aver ripreso la vecchia, pessima, legge che era stata tenuta in sospeso proprio perché inaccettabile e immensamente impopolare. Qui in Parlamento, invece, è popolare. Le elezioni sono vicine e le due parti di quest’Aula che tengono in piedi il governo Monti, finirebbero per confluire sull’appoggio al Ddl Calabrò. Una buona parte del Pd, temo, e tutta la destra, convergerebbero su questo assurdo e incredibile decreto. Nel frattempo si ignora la mia proposta evitando ogni tipo di discussione.La sua legge Martini ha un articolato agile e mette in primo piano il diritto di dire no all’accanimento terapeutico, ma anche l’alleanza terapeutica medico paziente… 

Rispettare i diritti del malato, questo è il punto essenziale. Qui parliamo di un malato in condizioni terminali e per indicare quali sono questi diritti ho usato le parole della nipote di Martini che sul Corsera ha raccontato gli ultimi momenti di vita del Cardinale, quando lui rifiuta il sondino e ogni altro accanimento terapeutico. Leggendo quella lettera qualcuno poteva anche avere l’impressione che Martini avesse esercitato un privilegio non concesso a tutti. Con la mia proposta di legge, insieme ad altri dieci parlamentari che l’hanno firmata, ho voluto far sì che quella libertà di scelta fosse un diritto di tutti. Martini ha detto testualmente: «Voglio vivere senza terrore e dolore». I medici gli sono venuti incontro. È stato profondamente e irreversibilmente sedato e così ha potuto dignitosamente morire. La nostra legge questo chiede per ogni cittadino.

Il Ddl Calabrò ignora la definizione di morte contenuta nel protocollo di Harvard mentre il sondino naso-gastrico è detto “sostegno vitale” e non terapia quale è. Dunque si basa su dogmi, su un’idea della vita antiscientifica ma anche disumana, dacché obbliga a un inutile accanimento terapeutico. Come evitare tutto questo? 

È difficile. Tutto ciò ci costringe a prendere atto che in Italia vige una Shari’a simile a quella delle teocrazie musulmane. Si vuol far coincidere la vita politica con quella religiosa, il credo politico con i punti in cui si legifera. Questa faccenda del fine vita è la rappresentazione perfetta del messaggio che il papa ha affidato all’onorevole Casini (Udc) domenica scorsa durante una visita in cui gli ha dato il compito di fare in modo che tutti i cattolici presenti alla Camera impediscano il biotestamento, le coppie di fatto e operino per la proibizione assoluta e perenne dell’aborto. Mi guardo intorno, sono in Aula mentre parliamo, e non sono affatto tutti credenti, ma la massa dei finti credenti è enorme. Sono i due terzi e praticano tutto il tempo la professione di finti credenti. E non riunceranno mai a mostrarsi come tali, temendo di perdere il voto.

Il ministro della Salute Balduzzi ha annunciato il ricorso contro la sentenza della Corte europea che accusa la Legge 40 di violare i diritti umani. Che ne pensa? 

Le rispondo ricordando una “coincidenza”: dopo la sentenza della Corte dei diritti umani di Strasburgo il presidente Mario Monti è salito in Vaticano. Il giorno successivo il ministro della Salute Renato Balduzzi ha annunciato il ricorso.

da left-avvenimenti

A MILANO, IL 6 E IL 7 OTTOBRE  IL CONGRESSO DELL’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI
di Carlo Troilo

Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Coscioni

Quelli che ci siamo appena lasciati alle spalle sono giorni segnati dalla decisione del Cardinale Martini di rifiutare il sondino e di essere sedato: una decisione che ha portato a un dibattito piuttosto acceso nelle alte sfere del Vaticano, reso più vivace dalla affermazione di Martini secondo cui la Chiesa sui temi etici è duecento anni indietro. Per semplificare, da un lato i “conservatori” (Sgreccia e Ruini, sostenuti da “Avvenire”), dall’altro i “riformatori” (Forte e Scola). La scelta di Martini ha anche rimesso in moto i politici teodem, che improvvisamente chiedono di approvare entro la Legislatura la legge sul testamento biologico, proprio perché essa renderebbe irrinunciabile il sondino, negando che l’alimentazione artificiale costituisca una terapia: una richiesta duramente contrastata dalle forze politiche del centro sinistra. Al tema delle scelte di fine vita si aggiungono quello delle unioni gay e quello più generale dei diritti civili, su cui il PD sembra deciso a farsi coraggio, malgrado la estrema cautela – quasi una insofferenza – di due esponenti
autorevoli come Massimo D’Alema e Rosy Bindi. Infine, il governo dei tecnici appare in difficoltà su due fronti “eticamente sensibili”: la concreta attuazione delle norme sul pagamento dell’IMU sulle proprietà della Chiesa e il decreto sanità del ministro Balduzzi, che “perde i pezzi per l’assalto
delle lobby” (il titolo è di un giornale moderato come “La Stampa”).  Le  nostre beghe ci fanno guardare con invidia alla vicina (e cattolica) Francia, dove il governo ha annunciato l’introduzione nelle scuole di una nuova materia di insegnamento: la “morale laica”.

Alcuni di questi temi saranno al centro del dibattito del IX Congresso dell’Associazione Luca Coscioni che si tiene a Milano, a Palazzo Reale, il 6 e 7 ottobre: “Lombardia chiama Europa: Per fermare gli azzeccagarbugli della “Vita” (e i Don Rodrigo delle Proibizioni). Ricerca, Eutanasia, Salute, Disabilità: Dal Corpo dei malati al cuore della politica.”Hanno già confermato la partecipazione, fra molti altri:Umberto Veronesi, Maria Teresa Agati, Emma Bonino, Elena Cattaneo, Maria Antonietta Farina Coscioni, Giulio Cossu, Elena Cattaneo, Carlo Flamigni,  Marco Pannella, Mario Riccio, Amedeo Santosuosso, Piergiorgio Strata, Mina Welby e molti altri.

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Il ministro Balduzzi: Il mio decreto sanità è solo il calcio di inizio

Posted by Simona Maggiorelli su settembre 21, 2012

Il governo avvia la riorganizzazione della Sanità. Ma Regioni e Comuni contestano i tagli. Sul ricorso contro la sentenza sulla Legge 40: chiedere chiarimenti è interesse di tutti. Parla il ministro della Salute Balduzzi 

di Simona Maggiorelli

Il ministro della Salute Balduzzi

Ambulatori aperti 24 ore su 24, che liberano i Pronto soccorso dal sovraccarico di lavoro. Centri pubblici territoriali dove ci si può sottoporre a screening di prevenzione e consultare specialisti. Poliambulatori con una équipe di medici di base che, collegati in rete, possono per esempio inviare in ospedale via web la cartella clinica del paziente che si deve ricoverare. Li chiamano “Case della salute” e in Italia ne esistono già diversi. Sono esempi avanzati, come quello nato nella Usl 11 di Empoli per iniziativa di un gruppo di medici di famiglia. Intanto altre realtà pilota stanno crescendo in Toscana e in Emilia Romagna. Il ministro della Salute Renato Balduzzi ha deciso di farne un modello di servizio medico territoriale da estendere in tutta Italia. Questo progetto è il cuore del Decreto legge che porta la sua firma e che, dopo un iter travagliato, ha avuto il via libera del Consiglio dei ministri. Ma se il tentativo di coniugare salute e sviluppo, valorizzando le competenze mediche attive sul territorio, è stato quasi unanimemente apprezzato da operatori e Regioni, più di un dubbio è stato sollevato sulla fattibilità della “Riforma Balduzzi” che secondo il governo dovrebbe essere a costo zero. Dal 2010 al 2014, in base a quanto già stabilito da più governi, il fondo della Sanità italiana sarà privato di 21 miliardi di euro. In questa congiuntura da dove potranno venire le risorse per far partire progetti che, nella fase di start up, necessitano quanto meno di infrastrutture e di reti informatiche? Lo abbiamo chiesto allo stesso ministro Balduzzi. «Per quanto riguarda l’assistenza territoriale bisogna ricordare che i principi introdotti nel decreto sono già contenuti nella convenzione nazionale con i medici di famiglia. E in quanto tali sono già finanziati. Ora è possibile darne piena attuazione. Quanto alle Unità complesse di cura primaria, è chiaro che necessitino di risorse: la ristrutturazione ospedaliera prevista dalla spending review serve a liberare risorse. Tutto il risparmio che la Regione riuscirà a realizzare in questo modo dovrebbe finanziare la rete territoriale.

E se nascessero dei problemi sulle risorse?

Ne discuteremo con le Regioni che hanno già avviato processi di sperimentazione. Tuttavia insistere ora su questo punto rischia di diventare un alibi per chi non vuole fare nulla. E di depotenziare un cammino ormai consolidato. Quanto è scritto nell’articolo 1 del decreto non è una rivoluzione. Era già nella normativa da tempo. Noi abbiamo solo fatto sì che, grazie a principi più chiari, l’istituzione della medicina territoriale potesse essere un obiettivo raggiungibile. Visto che se ne parla da oltre 15 anni nei dibattiti scientifici.

Presidenti di Regione come Errani e Rossi, hanno contestato il ricorso al decreto in materia di salute. Dopo il confronto parlamentare la discussione approderà in conferenza Stato-Regioni?

Sì e in questo caso sarà sottoposto alla Conferenza unificata perché il decreto contiene competenze che riguardano anche i Comuni. La conferenza unificata è un parere autorevole, (obbligatorio anche se non vincolante) che il Parlamento, in sede di conversione in legge del decreto, è chiamato a prendere in considerazione. Poi nel Patto per la salute ci sarà un ulteriore confronto. L’importante era dare il calcio di inizio. Ma si arriverà a definire un accordo sia con le Regioni sia con le categorie coinvolte.

Quali i tempi di attuazione?

Attraverso un accordo fra Stato e Regioni in sede di Patto per la salute, si potrà prevedere una tempistica. Auspico che accada nel minor tempo possibile perché questa è una esigenza avvertita dagli utenti, dagli operatori, da tutti.

Il Sistema sanitario nazionale è stato una grande conquista. Ma la situazione reale dei servizi è “a macchia di leopardo”. Come garantire l’universalità del diritto alla salute anche nelle Regioni in forte deficit?

Il Sistema sanitario nazionale cerca di realizzare il massimo grado di omogeneità. Certo, i livelli essenziali di assistenza devono essere uguali ovunque. Anche se poi nella realtà non sempre accade, purtroppo. Ma il nostro sistema va in quella direzione. E i piani di rientro non significano solo l’obbligo a trovare un equilibrio finanziario. Si è visto, infatti, che un equilibrio finanziario permette di dare migliori servizi. Insomma non è tanto una questione di asticella del fabbisogno ma in alcuni casi un problema di disorganizzazione e inefficienza.

Un punto di criticità del decreto riguarda l’intramoenia. C’è il rischio di cronicizzare la situazione attuale.

Nessuna norma è intoccabile ma, ne sono certo, abbiamo fatto il massimo stante la situazione attuale. E qualche risultato l’abbiamo ottenuto intervenendo anche nelle situazioni aziendali in cui, fin qui, non era stato fatto nulla. Ora quanto succede nell’attività libero professionale è tracciabile dalla Asl, e si riesce a evitare che l’intramoenia sia un modo per bypassare le liste di attesa pubbliche. Certo c’è chi dice che il problema sia l’istituzione stessa dell’intramoenia. Posizione legittima  ma non mi pare che il nostro ordinamento abbia imboccato la strada di una sua messa in discussione. A suo tempo fu deciso che un’attività libero-professionale fatta da un medico dipendente del Sistema sanitario dentro gli ospedali  a certe regole non fosse di ostacolo alla sanità pubblica.

Lei ha annunciato il ricorso del governo contro la sentenza di Strasburgo sulla Legge 40. Una coppia di portatori di fibrosi cistica, tramite l’associazione Luca Coscioni, in una lettera chiede al Presidente Napolitano di prendere posizione a favore della diagnosi preimpianto…

Io ho il massimo rispetto per le posizioni di queste persone e la massima attenzione verso chi è in sofferenza. Ma qui bisogna evitare di confondere il dibattito sulla Legge 40 e sulla diagnosi preimpianto con la vicenda specifica della Corte europea dei diritti dell’uomo. Fin dalla prima lettura della sentenza ho detto che, a mio parere, per ragioni di tipo processuale-tecnico-giuridico io avrei proposto l’appello, per promuovere un chiarimento, perché la Corte non risponde ad alcune domande decisive per il nostro ordinamento. Un ragionamento analogo al mio l’ha fatto Massimo Luciani su l’Unità. Sviluppando quello che io, a caldo, avevo tentato di dire, ovvero che ci sono dei problemi di fondo. Per esempio il diritto ad avere un figlio sano nel nostro ordinamento non esiste. La pronuncia di Strasburgo in questo senso è ambigua. Seconda questione: ma la Corte di Strasburgo ha considerato il bilanciamento che il nostro sistema ha trovato dopo che la Corte costituzionale ha rivisto e corretto la Legge 40? Perché l’argomento dell’incoerenza è double face. Anche nel merito la sentenza di Strasburgo presenta una serie di profili problematici. Non capisco perché chiedere chiarimenti susciti reazioni così forti. È utile a tutti.

Alcuni giuristi rilevano che una sentenza o la si rigetta o la si accetta, non esiste la terza via del chiarimento…

Non vogliamo usare la parola “chiarimento”? Intendiamoci però, stiamo parlando di una giurisdizione particolare. Il vincolo delle sentenze di Strasburgo è morale. Non è dello stesso tenore di quelle della Corte di giustizia dell’Unione europea.

Maria Antonietta Coscioni,

Siamo Europa non solo per le questioni economiche ma anche per una comune adesione al Consiglio d’Europa e alla Carta che tutela i diritti dell’Uomo, non crede?

Attenzione, questo è un altro equivoco. Non “siamo in Europa”. In realtà qui siamo in una prospettiva allargata che ha dentro anche la Turchia, l’Ucraina la Russia, Paesi che non stanno dentro l’Ue. È è un ordinamento diverso che ha come obiettivo la maggiore tutela e garanzia dei diritti dell’uomo. Siamo proprio sicuri che il modo in cui il nostro ordinamento tutela i diritti sia inferiore a quello della Corte di Strasburgo?

Ci sono almeno 17 sentenze di tribunali italiani che vanno nella stessa direzione di quella della Corte europea (Cedu). Scienziati di fama internazionale affermano che le Legge 40 è antiscientifica rilevando che anche la Cedu accusa la norma del 2004 di confondere feto e bambino: nella tutela dell’embrione la Legge 40 va contro la legge 194 che stabilisce invece una precisa gerarchia fra i diritti della madre e quelli del nascituro. 

Certo. Fu una sentenza della Consulta del 1975. Ora è anche possibile che la Corte costituzionale ritorni in campo. Ma dobbiamo chiederci se la soluzione di temi così delicati possa essere affidata a sentenze problematiche o se invece dobbiamo chiedere a Strasburgo  di pronunciarsi in maniera più forte e limpida.

Il Pdl preme perché il Ddl Calabrò riprenda l’iter in Aula. Dall’altra parte il senatoreFurio  Colombo del Pd presenta una sua proposta per un vero biotestamento chiamandola “legge Martini”. E il governo Monti che posizione prende?

Il governo lo ha già detto: è disponibile a concorrere a una soluzione purché questa non crei ulteriori divisioni e contrapposizioni. Il punto è trovare una soluzione che unisca.

da left avvenimenti del  15-21 settembre

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La maledizione degli atei devoti

Posted by Simona Maggiorelli su febbraio 15, 2008

da Left-Avvenimenti del 15 febbraio 2008

Il senatore Furio Colombo: “Lo stesso Ratzinger si è visto essere scavalcato da destra da personaggi, più realisti del re,  come Giuliano Ferrara”

di Simona Maggiorelli

«Una vigorosa offensiva della Chiesa che sa come avvalersi dei suoi laici devoti». Questo è il clima oggi in Italia. Così scrive Furio Colombo sul mensile Agenda Coscioni dedicato alla tre giorni di Salerno che, all’inizio della campagna elettorale, è il primo appuntamento “trasversale” di chi non accetta che questioni come aborto, fecondazione in vitro, scelte di fine vita siano consegnate alle decisioni di oltretevere.

Senatore Colombo, nel suo manifesto per le primarie del Pd diritti civili, salute, ricerca erano temi chiave.

Io continuerò a battermi per essi. Il Pd ha un solo percorso duraturo: quello che prevede una decisa presa di posizione in favore della laicità.

Veltroni da Spello però…

S’intende che non sto descri­vendo una situazione reali­stica. Ma se è per questo, neppure ai partigiani sem­brava facile liberare l’Italia dal fascismo. E allora basta guardare come risponde il governo spagnolo alle inge­renze dei vescovi. Quello che fa Zapatero a me pare nor­male. Mentre la sottomissio­ne italiana mi sembra non normale. Non degna di una Repubblica democratica. Stiamo parlando del rappor­to fra due poteri, di cui uno extranazionale e che ha una pretesa di controllo sull’altro.

L’annosa mancanza di separa­zione fra Stato e Chiesa?

La nostra vita politica ha su­bito un duro colpo con Berlu­sconi. Certi politici hanno sempre cercato di tenersi buona la Chiesa, per garan­tirsi sostegno politico e voti. Ma è stato lui a inventarsi l’a­teo devoto incarnato ora da Ferrara. Con la sua vita e i suoi divorzi si è finto religio­so. Ha messo in campo le zie suore e usato i rosari della madre per dimostrare un’obbedienza che avrebbe dovuto metterlo al sicuro in politica. Poi, questo è diventato il comportamento dei partiti, prima degli ex De, poi della sinistra che non aveva più un ancoraggio ideologico: in molti sono andati in cerca di benemerenze della Chiesa. Cosa che i liberali non si sono mai sognati di fare.

Sui diritti civili, però, il centroosinistra non ha raggiunto neppure gli obiettivi minimi.

Sul testamento biologico, per esempio, la verità è che il senatore Ignazio Marino, è stato boicottato ora da esponenti di destra ora di sinistra, in lotta per apparire l’uno più cattolico dell’altro. È la maledizione che ha portato Berlusconi.

E nell’ipotesi di un “Veltrusconi” che accadrebbe?

Io non credo affatto in un Veltrusconi, anche perché si vede benissimo che Berlusconi è sul viale del tramonto. E non per l’età, ma per la totale mancanza di nuove idee. Se un crociato come Casini è restato nel dubbio se seguirlo o no vuoi dire che è alla fine. Se Fini ha scelto di essere il suo numero due è perché pensa che presto se ne andrà e lui diventerà il numero uno per eredità. Come sempre gli è accaduto nella vita.

Cosa legge sotto il crescente attacco alla legge 194 sull’aborto?

È un attacco violentissimo e credo che Ratzinger sia stato sorpreso di essere superato a destra da Giuliano Ferrara. La situa­zione è molto grave. I cittadini da soli, temo, non ce la faranno a opporsi a quella che Giorgio Napolitano ha chiamato «la grave anomalia» che ha governato l’Italia.

I media italiani parlano di bambini invece che di feti e tirano in ballo l’eugenetica quando si tratta, invece, di prevenire malattie incurabili.

Li guardo con raccapriccio. Ma so che non si diventa direttori di giornali senza un parere del Vaticano. Meno che mai direttori di telegiornali. E questo rende i più giovani molto più conformisti dei più anziani.

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