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Posts Tagged ‘Corte europea’

Non più costrette a trasmettere malattie (genetiche)

Posted by Simona Maggiorelli su settembre 26, 2013

donna-incintaIl tribunale civile di Roma dà il via libera alla diagnosi preimpianto a spese del sistema sanitario nazionale in applicazione della sentenza Corte di Strasburgo. Che nello scorso febbraio ha respinto il ricorso in appello  avanzato dal governo Monti e ha condannato in via definitiva l’Italia per violazione dei diritti umani poiché la legge 40 sulla fecondazione assistita in vigore dal 2004  non permette a coppie fertili e portatrici di malattie genetiche di poter accedere ad esami diagnostici fondamentali per poter evitare la trasmissione della malattia al nascituro.

A dare questo ulteriore colpo alla legge 40 , (dopo la sentenza europea e quelle italiane pronunciate dalla Consulta e da vari tribunali) è stato il giudice Donatella Galterio, della prima sezione civile del tribunale di Roma, che ha accolto il ricorso con il quale la coppia romana Costa- Pavan, portatrice sana di fibrosi cistica, chiedeva, in vista di una fecondazione assistita, di poter effettuare la diagnosi preimpianto a spese del servizio sanitario nazionale.  Il Tribunale di Roma, in sintesi, ritiene che proprio attraverso la diagnosi preimpianto venga tutelato tanto il diritto all’autodeterminazione dei soggetti coinvolti  quanto il  diritto alla salute  fisica e psichica della donna che se dovesse subire l’impianto di embrioni geneticamente malati potrebbe andare incontro ad aborto o a vere e proprie patologie

“Una sentenza importantissima”, sottoliena  il segretario dell’associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo alla vigilia del congresso della associazione per la libertà di ricerca in programma ad Orvieto dal 27 al 29 settembre, “perché per la prima volta la legge 40 viene fattivamente disapplicata facendo seguito alla sentenza della Corte Europea di Strasburgo.E ora non c’è più la necessità di attendere un intervento della Corte costituzionale”.

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Furio Colombo: Ora una legge Martini sul biotestamento

Posted by Simona Maggiorelli su ottobre 6, 2012

Il rifiuto delle terapie da parte del Cardinale deve diventare un diritto di tutti. L’onorevole Furio Colombo del Pd propone una norma laica sul biotestamento. Ma il Parlamento rilancia l’antiscientifico Ddl Calabrò

di Simona Maggiorelli

Furio Colombo

Sembrava destinato a rimanere nei cassetti, archiviato come brutto tentativo di bloccare ogni buona legge sul biotestamento in Italia. Dopo il primo passaggio in Aula il Ddl Calabrò sulle dichiarazioni anticipate di trattamento sembrava aver perso urgenza per la maggioranza di centrodestra che lo sponsorizza, ma anche per il governo Monti impegnato nel risanamento dei conti del Paese. Ma, inaspettatamente, il 19 settembre scorso, la commissione Sanità del Senato ha deciso di riavviare l’iter di questo provvedimento che i medici e una larghissima parte degli italiani giudicano sbagliato. In Parlamento, fra le voci di centrosinistra che si sono levate contro il Ddl Calabrò, si è fatta sentire forte e chiara quella dell’onorevole Furio Colombo del Pd, che agli inizi di settembre aveva depositato una proposta di legge intitolata al Cardinale Martini e, tanto più significativa in questo nuovo quadro.

Onorevole Colombo come giudica la decisione di riavviare l’iter del Ddl Calabrò? 

Come una decisione di cattivo Parlamento, che funziona male. Qui deliberatamente tutte le parti, in ossequio a un’unica fonte di potere esecutivo ossia quello Vaticano, ignorano le voci che non sono di consenso alle indicazioni della Chiesa. Ignorarle significa che certi temi non entrano nella discussione, non vengono calendarizzati, non entrano nel dibattito della commissione Sanità. Noto anche la tempistica: immediatamente dopo la presentazione della mia legge, la commissione Sanità ha riesumato il Ddl Calabrò che era dormiente e l’ha messo subito sul percorso per entrare in Aula. Così sono stati commessi due illeciti. Il primo: risvegliare arbitrariamente un provvedimento su un tema importantissimo ma non così urgente come i problemi che dobbiamo risolvere giorno per giorno. Il secondo: aver ripreso la vecchia, pessima, legge che era stata tenuta in sospeso proprio perché inaccettabile e immensamente impopolare. Qui in Parlamento, invece, è popolare. Le elezioni sono vicine e le due parti di quest’Aula che tengono in piedi il governo Monti, finirebbero per confluire sull’appoggio al Ddl Calabrò. Una buona parte del Pd, temo, e tutta la destra, convergerebbero su questo assurdo e incredibile decreto. Nel frattempo si ignora la mia proposta evitando ogni tipo di discussione.La sua legge Martini ha un articolato agile e mette in primo piano il diritto di dire no all’accanimento terapeutico, ma anche l’alleanza terapeutica medico paziente… 

Rispettare i diritti del malato, questo è il punto essenziale. Qui parliamo di un malato in condizioni terminali e per indicare quali sono questi diritti ho usato le parole della nipote di Martini che sul Corsera ha raccontato gli ultimi momenti di vita del Cardinale, quando lui rifiuta il sondino e ogni altro accanimento terapeutico. Leggendo quella lettera qualcuno poteva anche avere l’impressione che Martini avesse esercitato un privilegio non concesso a tutti. Con la mia proposta di legge, insieme ad altri dieci parlamentari che l’hanno firmata, ho voluto far sì che quella libertà di scelta fosse un diritto di tutti. Martini ha detto testualmente: «Voglio vivere senza terrore e dolore». I medici gli sono venuti incontro. È stato profondamente e irreversibilmente sedato e così ha potuto dignitosamente morire. La nostra legge questo chiede per ogni cittadino.

Il Ddl Calabrò ignora la definizione di morte contenuta nel protocollo di Harvard mentre il sondino naso-gastrico è detto “sostegno vitale” e non terapia quale è. Dunque si basa su dogmi, su un’idea della vita antiscientifica ma anche disumana, dacché obbliga a un inutile accanimento terapeutico. Come evitare tutto questo? 

È difficile. Tutto ciò ci costringe a prendere atto che in Italia vige una Shari’a simile a quella delle teocrazie musulmane. Si vuol far coincidere la vita politica con quella religiosa, il credo politico con i punti in cui si legifera. Questa faccenda del fine vita è la rappresentazione perfetta del messaggio che il papa ha affidato all’onorevole Casini (Udc) domenica scorsa durante una visita in cui gli ha dato il compito di fare in modo che tutti i cattolici presenti alla Camera impediscano il biotestamento, le coppie di fatto e operino per la proibizione assoluta e perenne dell’aborto. Mi guardo intorno, sono in Aula mentre parliamo, e non sono affatto tutti credenti, ma la massa dei finti credenti è enorme. Sono i due terzi e praticano tutto il tempo la professione di finti credenti. E non riunceranno mai a mostrarsi come tali, temendo di perdere il voto.

Il ministro della Salute Balduzzi ha annunciato il ricorso contro la sentenza della Corte europea che accusa la Legge 40 di violare i diritti umani. Che ne pensa? 

Le rispondo ricordando una “coincidenza”: dopo la sentenza della Corte dei diritti umani di Strasburgo il presidente Mario Monti è salito in Vaticano. Il giorno successivo il ministro della Salute Renato Balduzzi ha annunciato il ricorso.

da left-avvenimenti

A MILANO, IL 6 E IL 7 OTTOBRE  IL CONGRESSO DELL’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI
di Carlo Troilo

Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Coscioni

Quelli che ci siamo appena lasciati alle spalle sono giorni segnati dalla decisione del Cardinale Martini di rifiutare il sondino e di essere sedato: una decisione che ha portato a un dibattito piuttosto acceso nelle alte sfere del Vaticano, reso più vivace dalla affermazione di Martini secondo cui la Chiesa sui temi etici è duecento anni indietro. Per semplificare, da un lato i “conservatori” (Sgreccia e Ruini, sostenuti da “Avvenire”), dall’altro i “riformatori” (Forte e Scola). La scelta di Martini ha anche rimesso in moto i politici teodem, che improvvisamente chiedono di approvare entro la Legislatura la legge sul testamento biologico, proprio perché essa renderebbe irrinunciabile il sondino, negando che l’alimentazione artificiale costituisca una terapia: una richiesta duramente contrastata dalle forze politiche del centro sinistra. Al tema delle scelte di fine vita si aggiungono quello delle unioni gay e quello più generale dei diritti civili, su cui il PD sembra deciso a farsi coraggio, malgrado la estrema cautela – quasi una insofferenza – di due esponenti
autorevoli come Massimo D’Alema e Rosy Bindi. Infine, il governo dei tecnici appare in difficoltà su due fronti “eticamente sensibili”: la concreta attuazione delle norme sul pagamento dell’IMU sulle proprietà della Chiesa e il decreto sanità del ministro Balduzzi, che “perde i pezzi per l’assalto
delle lobby” (il titolo è di un giornale moderato come “La Stampa”).  Le  nostre beghe ci fanno guardare con invidia alla vicina (e cattolica) Francia, dove il governo ha annunciato l’introduzione nelle scuole di una nuova materia di insegnamento: la “morale laica”.

Alcuni di questi temi saranno al centro del dibattito del IX Congresso dell’Associazione Luca Coscioni che si tiene a Milano, a Palazzo Reale, il 6 e 7 ottobre: “Lombardia chiama Europa: Per fermare gli azzeccagarbugli della “Vita” (e i Don Rodrigo delle Proibizioni). Ricerca, Eutanasia, Salute, Disabilità: Dal Corpo dei malati al cuore della politica.”Hanno già confermato la partecipazione, fra molti altri:Umberto Veronesi, Maria Teresa Agati, Emma Bonino, Elena Cattaneo, Maria Antonietta Farina Coscioni, Giulio Cossu, Elena Cattaneo, Carlo Flamigni,  Marco Pannella, Mario Riccio, Amedeo Santosuosso, Piergiorgio Strata, Mina Welby e molti altri.

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