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I segreti di Sua Santità

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 3, 2012

Crimini di pedofilia, affarismo, riciclaggio di soldi, rapporti pericolosi con organizzazioni malavitose. Ecco cosa la Chiesa vorrebbe nascondere. Mentre cerca di manipolare le scelte politiche italiane sul biotestamento, sull’aborto, sulla famiglia, sulle scuole private.  Ilnuovo libro di Gianluigi Nuzzi documenta in  modo incontrovertibile  gli affari sporchi del Vaticano.

di Simona Maggiorelli

Benedetto XVI

Una lotta per il potere, senza esclusione di colpi. Così il socialista Rino Formica intervistato da La Stampa descrive quanto sta accadendo Oltretevere. «Il Papa ha finito per restare vittima dell’attuale tendenza della Curia, che oramai è diventata una cosa sola con l’eterno “partito romano”, quello che per decenni è prosperato in un intreccio di massoneria, clericalismo, affarismo. Per tanto tempo questo potere trasversale e senza principii è stato fonte di ricchezza materiale per la Chiesa, ma ha aperto la strada ora alla sua gravissima crisi», dice l’ex ministro. La cui testimonianza Gianluigi Nuzzi – con una copia della La Stampa del 29 maggio alla mano – ci legge a voce alta, sottolineandone dei passi. Alla luce della lunga carriera, da laico che ha combattuto le ingerenze vaticane, Formica sa di che parla.

Come giornalista, dopo molte e approfondite inchieste, Gianluigi Nuzzi è arrivato a una conclusione non troppo diversa. «il Vaticano è una monarchia assoluta», ribadisce, con molti lati oscuri che riguardano mancanza di trasparenza, violazioni di diritti ma anche e soprattutto le prestazioni occulte della sua banca, lo Ior, implicata in questioni di riciclaggio e intermediazioni con la mafia. E questo a dirlo non è Nuzzi ma una ordinanza di un giudice, sottolinea il giornalista di Libero e di La7.

Che dopo le 250mila copie vendute del suo Vaticano Spa uscito nel 2009 ora “rischia” di fare il bis con il nuovo Sua Santità.Le carte segrete di Benedetto XVI. uscito sempre per Chiarelettere. Onde scongiurare questa eventualità, le più alte sfere vaticane hanno accusato Nuzzi di furto e di ricettazione. Ma quello che ci sembra ancor più grave è che politici italiani come l’ex ministro (e ora senatore) Maurizio Gasparri e l’onorevole Paola Binetti abbiano chiesto il sequestro del libro perché basato su documenti riservati della Chiesa e lesivo dell’immagine del Papa.

Come se la segretezza e l’oscurantismo che vuole imporre il Vaticano «dovesse diventare per un giornalista autoscurantismo» chiosa Nuzzi. Come se il compito dei giornalisti non fosse proprio quello di scovare notizie inedite e verificate. E tenendo la schiena ben diritta rispetto al potere. Ma, più a fondo, cosa spaventa tanto il clero e certa politica riguardo al lavoro di Nuzzi?  Cosa cercando di nascondere i media concentrati sul giallo del maggiordomo e che evitano di entrare in merito al libro? “Banalmente” il fatto che accuse gravi e circostanziate rispetto alle politiche di omertà e copertura del Vaticano rispetto a crimini come la pedofilia dei preti, i traffici illeciti dello Ior compreso il riciclaggio dei soldi della mafia e i sospetti di pesanti ed eversive ingerenze nello Stato italiano abbiano trovato una inconfutabile dimostrazione in questo libro, documentatissimo, basato su lunghe ricerche e testimonianze dirompenti raccolte in giro per il mondo.

Più di quanto possa fare in articoli Nuzzi qui approfondisce, traccia nessi, riflette sul significato di scioccanti documenti pubblicati per esteso in apparato. E che «riguardano spinose questioni temporali e scandali che vanno gestiti e silenziati» come fa notare l’autore. «Ma la polvere nascosta sotto il tappeto riemerge sempre da qualche altra parte», fa notare il giornalista. Così dal suo libro si apprende che «gli abusi fisici e psicologici commessi dal fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel Degollado erano stati denunciati a Sodano e altri in Vaticano già nel 2003 ma si decise di coprire i crimini di pedofilia e di ladrocinio commessi dai Legionari».

Gianluigi Nuzzi

Intanto il papato varava una Commissione di avvicinamento per cercare di ridurre l’impatto economico delle richieste di risarcimento da parte delle vittime, «con linguaggio freddamente pragmatico, senza spendere una parola sulla gravità dei fatti e sui traumi causati sulle vittime», nota Nuzzi. Ma non solo. Da Sua Santità emergono fatti gravissimi che riguardano le istituzioni e la politica italiana: Giulio Tremonti, quando era ancora ministro della Repubblica italiana, consigliava all’allora presidente dello Ior, Gotti Tedeschi, come evitare sanzioni dell’Unione europea riguardo al mancato pagamento dell’Ici da parte della Chiesa per gli enti commerciali. E, senza soluzione di continuità il premier Mario Monti ha fatto anche peggio. «Dopo l’esposto fatto dai Radicali Italiani nel 2005 proprio riguardo alle “esenzioni Ici” l’Italia avrebbe potuto rivalersi incassando parecchie centinaia di milioni di euro, che in questo momento di crisi sarebbero stati molto utili alle casse dello Stato» ricostruisce Nuzzi. «Ma con abile operazione mediatica il Vaticano si è detto disponibile a pagare qualcosa e il premier Monti ha cambiato la normativa, così» sottolinea Nuzzi, «cambiata la legge, lo Stato italiano non potrà più ricorrere. La manovra fatta da Monti fa fuori la possibilità di potersi rivalere sull’infrazione precedente». E ancora, quanto ai tentativi delle gerarchie vaticane di imporre un’agenda politica e norme improntate a «valori non negoziabili» (perché basati sul dogma religioso) una delle pagine più “sorprendenti” di Sua Santità è la numero  297, dove è pubblicato l’originale di una nota della Santa Sede riguardo a un incontro con Giorgio Napolitano del 19 gennaio 2009. Ebbene in quella occasione il Papa, capo dello Stato Vaticano avrebbe dovuto “convincere” il presidente della Repubblica italiana a fare leggi per la tutela della famiglia e, si legge nella nota vaticana: «Si devono evitare equiparazioni legislative tra il matrimonio ed altri tipi di unione». Nel Ddl in discussione in Parlamento sul biotestamento e in altre «norme eticamente sensibili»  deve essere inserita «una chiara riaffermazione del diritto alla vita, che è diritto fondamentale di ogni persona umana, indisponibile ed inalienabile. Conseguentemente si deve escludere qualsiasi forma d’eutanasia e ogni assolutizzazione del consenso». Ma in questo documento c’è anche un capitolo sulle scuole private. La nota vaticana lascia trasparire una certa preoccupazione: «Il problema attende sempre una soluzione, pena la scomparsa di molte scuole paritarie. Occorre trovare un accordo sulle modalità dell’intervento finanziario anche al fine di superare recenti interventi giurisprudenziali che mettono in dubbio la legittimità dell’attuale situazione». Intanto il Vaticano continua senza scrupoli a incassare dalle tasse dei cittadini italiani circa sei miliardi di euro l’anno, sebbene l’articolo 33 della nostra Costituzione reciti: «Lo Stato non deve sopportare alcun onere per le scuole private».

da left Avvenimenti

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La tutela in ginocchio

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 27, 2010

Dopo il crollo a Pompei, la denuncia del segretario dei Radicali Italiani, Mario Staderini, contro scellerate politiche di emergenza e di favori al Vaticano da parte del governo

di Simona Maggiorelli

pompei

Segretario Staderini nei giorni scorsi un nuovo crollo a Pompei, ma c’è stato anche un crollo al Colosseo e il cedimento del soffitto della Domus Aurea a Roma. Con tutta evidenza il sistema della tutela in Italia non funziona ma nessuno nel governo ammette responsabilità. Oltreché nei tagli ai finanziamenti dove cercare le cause di questo drammatico stato di cose?

Innanzitutto nella gestione commissariale dei beni culturali, governata dalla logica dell’emergenza e degli affari. Agire con ordinanze che operano in deroga alle leggi ordinarie, svincolati da controlli e responsabilità, è un modello autoritario e criminogeno che riguarda sempre più aspetti della vita pubblica, dalla gestione dei rifiuti alla mobilità cittadina, dall’Inps sino ai grandi eventi. È lo stesso modello usato all’Aquila nella gestione del post terremoto de L’Aquila, con gli effetti che abbiamo visto. Il Governo Berlusconi ne ha fatto un sistema, basta dire che dal 2008 ad oggi ha adottato 154 provvedimenti d’emergenza, uno ogni cinque giorni.

Lei ha segnalato anche che un deficit di manutenzione e di attenzione si registra soprattutto per quanto riguarda il patrimonio d’arte pre-cristiano. Nell’Italia dell’8 per mille che va alla Chiesa  anche se il cittadino firma per darlo allo Stato e delle esenzioni dall’Ici per i beni immobili ecclesiastici, è un caso?

Da anni oramai, Governo ed enti locali riservano prevalentemente all’arte sacra ed ai beni ecclesiastici i fondi pubblici dedicati ai restauri e alla conservazione di monumenti. E non parlo solo di restauro di affreschi o di Chiese di pregio artistico ma anche, per fare un esempio, di lavori di manutenzione di palazzi di Propaganda Fide che non versano in stato di emergenza. Non dimentichiamo che la Arcus (la società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo spa creata per decreto ministeriale nel 2004, ndr) ha versato quattro o cinque milioni di euro a Propaganda Fide proprio per questo e altri milioni di euro sono stati dati all’Università Gregoriana. In questo quadro, dunque, non appare un caso che nel nostro Paese gli ultimi quattro ministri dei beni culturali e ambientali siano politici molto vicini al Vaticano, dall’attuale ministro Sandro Bondi, a Francesco Rutelli, a Giuliano Urbani  a Rocco Buttiglione. Che, non dimentichiamo, fu nominato ministro dopo che Bruxelles aveva rifiutato la sua candidatura a commissario europeo per la giustizia, la libertà e la sicurezza.

Domus Aurea, crollo

Concretamente da dove si evince la maggiore attenzione da parte di istituzioni pubbliche italiane per la tutela dell’arte sacra la cui tutela spetterebbe in primis agli enti ecclesiastici?

Dalle spese ordinarie, e lo si evince, come dicevamo, dai finanziamenti per decine di milioni di euro che Arcus eroga ai vari enti ecclesiastici. Persino la quota statale dei fondi ricavati dall’otto per mille e destinata alla conservazione dei beni culturali viene in gran parte, ben oltre il 50%, destinata a beni ecclesiastici quando ad essi dovrebbe provvedere la CEI con il miliardo di euro che ogni anno incassa. Per contrasto registriamo, invece, la deriva per inadeguata tutela e manutenzione a cui sta andando incontro una parte importante del nostro patrimonio d’arte pre-cristiana. Pensiamo appunto ai crolli a Pompei, nella Domus area a Roma e delle Mura aureliane, rischio che corrono da tempo il Palatino, Villa Adriana e tanti siti dell’epoca romana ed etrusca presenti in Italia.  Che con tutta evidenza non hanno goduto di altrettanta attenzione da parte dello Stato: è emblematico che per il restauro del Colosseo, uno dei siti italiani più rappresentativi e visitati, si deve andare ad elemosinare soldi da sponsor privati.

L’arte sacra, si sa, nella storia è stata anche un grande strumento di propaganda per la Chiesa. Fin dal medievo papi, vescovi e predicatori parlavano della pittura sacra come “bibbia dei poveri”. Il che, per fortuna, ha fatto sì che fosse conservata e tramandata…

E’ una finalità che ritroviamo anche oggi nei progetti delle gerarchie ecclesiastiche. Basta dire che il cosiddetto “progetto culturale” che il cardinale Camillo Ruini varò nel 1994 per la reconquista dell’Europa è ancora in piedi e vede Ruini ancora saldamente alla guida. Nell’ambito di questo progetto culturale, per esempio, sono nati anche i circoli di Scienza e vita che hanno giocato un ruolo di primo piano nel sostenere i dogmi della Chiesa contro le ragioni del referendum sulla legge 40 riguardo alla fecondazione medicalmente assistita. Così come nell’ambito progettuale di Ruini sono cresciute precise scelte strategiche del Vaticano per favorire il turismo religioso a danno di altri tipi di turismo. E che hanno portato lo Stato Italiano a finanziare a ogni livello operazioni di restauro di parrocchie e monumenti ecclesiastici grandi e piccoli.

Detto questo, la domanda inevitabile e cruciale è: come se ne esce?

In primis ricominciando a restituire competenze a quelle istituzioni a cui sono state sottratte. In ambito archeologico e di tutela del paesaggio bisogna ridare centralità alle soprintendenze in queste anni depauperate di fondi e competenze. Devono poter tornare a esercitare un lavoro importante di controllo. Non è un caso che dal 1995 a oggi in Italia si sia edificato senza criterio riversando nel paesaggio quattro milioni di metri cubi di cemento. L’incuria e l’abuso del territorio hanno una radice precisa. Gli enti pubblici preposti devono tornare ad esercitare compitamente un potere di interdizione.

Mentre parliamo nel  Partito democratico comincia a farsi strada l’idea di una mozione di sfiducia verso il ministro Sandro Bondi, cosa ne pensa?

Penso che il ministro Bondi avrebbe dovuto dimettersi già da tempo. Non solo per inadempienze, ma per complicità con situazioni gravi come quella che in queste ore si sta registrando, per esempio, nell’area della Basilica di San Paolo a Roma, dove si stanno costruendo palazzi di quattro piani e 25mila metri cubi di cemento, proprio attaccati a questa antica basilica che è patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Senza contare che sotto le fondamenta di questi palazzi resteranno sepolti per sempre importanti resti archeologici di un cimitero romano conosciuto da tempo. Su tutti questo il ministro Bondi non dice nulla. E non è che un esempio.

da left-avvenimenti

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La multinazionale dei pellegrinaggi

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 30, 2009

di Lorenzo Miele

Immaginate una grande azienda che operi nel settore del turismo. I suoi uffici sono sparsi in diversi Paesi del mondo, con una predilezione particolare per quelli che ospitano mete del pellegrinaggio mariano. Questa azienda, per dimensione e per fatturato, può essere definita una multinazionale: ogni anno, infatti, i suoi bilanci milionari si intrecciano con un volume d’affari che si aggira intorno ai 5 miliardi di euro, ovvero alla cifra che ruota attorno al turismo religioso prodotto dalla Chiesa di Roma. Gli aerei di sua proprietà decollano e atterrano ogni giorno da decine di aeroporti europei mentre i pullman che gestisce trasportano centinaia di persone ogni ora per le strade selciate di un’importante capitale del Vecchio continente. Pensate, ora, se questa azienda operasse sul territorio di uno Stato sovrano, l’Italia ad esempio, senza essere soggetta alle norme fiscali a cui è sottoposto chi svolge analoghe attività. Non c’è più bisogno di molta immaginazione per capire che l’azienda che avete in mente esiste già: si chiama Opera romana pellegrinaggi.
L’Orp, così viene chiamata informalmente, è stata fondata esattamente 75 anni fa ed è oggi la mano operativa della Santa sede per la gestione del turismo religioso, e non solo, in mezzo pianeta. Sul suo sito ufficiale si autodefinisce «attività del vicariato di Roma, un organo della Santa sede, alle dirette dipendenze del cardinale vicario del papa» che svolge un «servizio pastorale volto a evangelizzare attraverso lo strumento del pellegrinaggio e a promuovere quei valori che esaltano la dignità dell’uomo e il suo essere creatura di Dio». Il sito internet non aiuta, però, chi vuole cercare dati e bilanci della sua attività, non essendo obbligato dalle leggi italiane a quelle elementari regole di trasparenza che regolano le società dei Paesi europei. A una lettura superficiale, quindi, l’Opera romana potrebbe sembrare un piccolo servizio del Vaticano offerto ai pellegrini per facilitare lo spostamento dei fedeli presso i principali santuari d’Europa, da Lourdes a Fatima, da Santiago De Compostela a Czestochowa, fino a San Giovanni Rotondo e, oltre i confini comunitari, a Gerusalemme, Betlemme e Guadalupe. Non è così. Basta imbattersi nei dati economici legati alla sua attività per rendersene conto.

Guidata dal presidente Agostino Vallini, vicario di Benedetto XVI, dal vicepresidente Liberio Andreatta e dall’ad padre Caesar Atuire, stella nascente della curia romana, l’Orp è un’organizzazione ramificata in tutto il mondo che ha stipulato convenzioni con 2.500 agenzie di viaggio. Detiene la proprietà, insieme a Poste italiane, della Mistral air, una compagnia aerea low cost fondata nel 1981 dall’attore Bud Spencer che, come ricordato in un’inchiesta di qualche anno fa di Curzio Maltese, fu «salvata durante il governo Berlusconi con un’operazione giudicata fuori mercato perfino da alcuni parlamentari della destra e ancora oggi avvolta nel mistero». I suoi aerei gialli e bianchi, con le insegne del Vaticano stampate sui fianchi e sulle poltrone interne, solcano i cieli di mezza Europa trasportando non meno di 150mila pellegrini ogni anno.

L’Opera romana gestisce, inoltre, il servizio di pullman turistici di “Roma cristiana”, grossi open bus panoramici che svolgono tour della città toccando i principali monumenti di Roma: Vaticano, Colosseo, Fori e basiliche maggiori. Con queste diverse attività, è stato calcolato in una recente indagine Trademark, la Chiesa cattolica, in particolare attraverso il contributo decisivo dell’Orp, muove un traffico annuo di 40 milioni di presenze e 19 milioni di pernottamenti con 250mila posti letto in circa 4.000 strutture, molte di sue proprietà. Il volume d’affari di oltre 5 miliardi di euro l’anno fa drizzare i capelli a quanti ancora ricordano la missione evangelica e pauperistica della Chiesa delle origini. Ma non è tutto. Perché l’Opera romana pellegrinaggi, essendo un “ente” del Vaticano gode di importantissimi vantaggi fiscali: i suoi uffici sono protetti dallo scudo dell’extraterritorialità e quindi sono esentati da Ici e Irap. La “registrazione” presso il Vaticano esenta l’Orp anche dal pagamento dell’Ires, l’imposta sul reddito delle società. Inoltre nei confronti dell’Opera non si può applicare il diritto italiano, anche in caso di ricorso di nostri connazionali, a favore della legge fondamentale del Vaticano.
La conseguenza di questa eccezionale situazione aziendale, a partire dal trattamento tributario, fa sì che l’Orp abbia consolidato negli anni una posizione dominante nel mercato turistico italiano. Facciamo due esempi: le tariffe concorrenziali dei pullman panoramici “Roma cristiana” rispetto agli open bus delle altre compagnie come la Trambus di proprietà del Comune (16 euro contro i 20 del servizio locale, che deve sostenere uscite fiscali e costi occupazionali più alti), e i prezzi scontati delle offerte turistiche in vendita presso la sua agenzia di riferimento, ovvero la QuoVadis travel di Roma. Una vacanza a Sharm el Sheikh, nello stesso periodo e nello stesso albergo, alla QuoVadis si trova a 690 euro, mentre con un noto tour operator nazionale costa 880. Sorprende che chi entra alla QuoVadis non sia obbligato ad acquistare un tour da pellegrino ma possa anche scegliere  una vacanza nel resto del mondo, dagli «itinerari missionari» di Giappone, India, repubbliche baltiche, Cina o Etiopia, fino alle poco cristiane Cayman, Maldive e Phuket e le mondane Capri e Cortina.

L’ultima novità del business legato all’Orp ha invece un nome storico: via Francigena. La vecchia via Romea era uno dei più importanti percorsi di pellegrinaggio in epoca medievale e collegava Canterbury a Roma. La strada esiste ancora e intorno al suo sfruttamento turistico, soprattutto quello legato ai pellegrini del nuovo millennio, si sta giocando una nuova corsa all’oro i cui capofila sono le regioni italiane da essa attraversate: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. Ed ecco, allora, un fiorire miracoloso di accordi speciali. Malgrado il Veneto sia attraversato solo dalla via Francigena dell’Est, Venezia ha velocemente aderito al Gruppo europeo di iniziativa economica (Geie) e al progetto “I cammini d’Europa”, affidato dal Geie all’Orp. Una dichiarazione d’intenti è stata, invece, siglata tra Orp e Umbria: un pacchetto di azioni e progetti comuni nel settore del turismo religioso con particolare attenzione alla via Francigena di San Francesco. In via di perfezionamento l’atto che prevede di utilizzare la scalo aereo di Sant’Egidio di Perugia come punto d’arrivo per i Paesi interessati a portare pellegrini in visita ai luoghi sacri dell’Umbria. Il Lazio non fa eccezione: oltre a ospitare alla Fiera di Roma il Festival internazionale del turismo religioso, la giunta Marrazzo ha stipulato accordi con l’Orp per facilitare il transito di pellegrini nella regione. Stretti anche i rapporti con il Campidoglio, sia con l’attuale sindaco Alemanno, recentemente pellegrino a Lourdes, sia quando a comandare era Veltroni. Non a caso fu proprio quest’ultimo a facilitare il varo dei pullman “Roma cristiana” che – contrariamente a quelli di Trambus, il cui ricavato va interamente al Comune – portano il 50 per cento degli incassi nelle già ricche casse dell’Opera romana. Con buona pace dei messaggi evangelici: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli».

da left-Avvenimenti

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