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Il declino dell’impero cristiano

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 30, 2009

Propaganda sui media e pesanti ingerenze nella politica italiana. La Chiesa torna alle crociate. Ecco come fermarla

di Federico Tulli

Francis Bacon

Estendere la capacità giuridica al concepito. È questa l’ultima pensata filo-vaticana del capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Il senatore, lo stesso che definisce «banalizzazione della vita» l’eventuale decisione di abortire per via farmacologica cui avrebbero diritto le donne italiane con l’entrata in commercio della pillola Ru486, ha poi precisato: «Siamo fermamente convinti della necessità di una norma di carattere generale, in grado di tutelare il fondamentale principio di uguaglianza fin dal momento del concepimento».

Questa proposta, che trasformata in legge sarebbe una pietra tombale per la norma 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, è solo l’ultima di una lunga serie di entrate a gamba tesa delle istituzioni contro diritti civili faticosamente acquisiti. Si sommerebbe, infatti, alla legge 40/04 sulla fecondazione assistita, giudicata cinque anni dopo l’entrata in vigore parzialmente incostituzionale dall’Alta corte perché viola gli articoli 3 e 32 della Carta. Oppure ancora al ddl Calabrò sul testamento biologico, che impone il ricorso al sondino per l’alimentazione forzata, in barba al diritto all’autodeterminazione che sempre la nostra Costituzione riconosce ai malati. Interventi “duri”, che se da un lato ricalcano fedelmente le indicazioni ora della Conferenza episcopale italiana, ora di altre gerarchie dello Stato Vaticano, dall’altro dicono di una classe politica che si muove nella direzione opposta a quella della società civile che dovrebbe rappresentare. E dicono pure di un potere, quello della Chiesa cattolica, costretto a serrare le fila (e alzare il tiro sulla altrui libertà di pensiero) per bilanciare una costante quanto inesorabile perdita di incisività e appeal culturale e religioso nei confronti dei cittadini italiani. Queste considerazioni trovano adeguato sostegno nei numeri del Quinto rapporto sulla secolarizzazione in Italia a cura di Critica liberale e dell’Ufficio Nuovi diritti Cgil nazionale. Il documento viene presentato a Roma nell’ambito del convegno internazionale “La secolarizzazione in Europa”, organizzato dalla Fondazione Critica liberale in collaborazione con lo European liberal forum. Il nostro settimanale left anticipa i passaggi più significativi della relazione di Silvia Sansonetti, ricercatrice in Politiche sociali all’università Sapienza di Roma, da cui emerge la tendenza laica «del mutamento nel tempo degli atteggiamenti degli italiani, circa aspetti della loro vita potenzialmente legati ai valori di riferimento della religione cattolica».
I numeri parlano di diminuzione dei matrimoni concordatari e dei battesimi, crescita delle unioni civili, dei divorzi e del numero di figli nati al di fuori del matrimonio. Due le cause principali individuate da Sansonetti. Da un lato i cittadini italiani decidono sempre più in autonomia rispetto a ciò che è corretto per la Chiesa, dall’altro cresce il peso del multiculturalismo iniettato nella società dai milioni di immigrati che professano religioni differenti da quella cattolica.

Così abbiamo i matrimoni civili che sono passati dal 17,5 per cento del 1991 al 33,7 del 2006 sul totale dei matrimoni celebrati in Italia (civili + concordatari), e la percentuale dei bambini battezzati con età inferiore a un anno che nello stesso periodo è calata di 12 punti assestandosi al 79,2 per cento. Tale diminuzione, secondo la ricercatrice, può dipendere da due fattori: «Da un lato, l’apporto alla natalità totale del Paese degli immigrati che, in molti casi, non professano la religione cattolica, dall’altro, un nuovo atteggiamento dei genitori. Costoro non percepiscono più il battesimo come urgente e lo rimandano negli anni». Per quanto riguarda le libere unioni, nel ricordare che la loro tendenza era in costante aumento nel periodo per il quale il dato è disponibile (1993-2003), un indicatore per gli anni a seguire può essere rappresentato dal costante aumento del rapporto tra i figli naturali e i figli legittimi, vale a dire tra bambini nati da genitori non sposati e da genitori sposati. Ebbene, tra il 1991 e il 2007 lo scarto è di quasi dodici punti percentuali, raggiungendo il 20,7 per cento dei nati. Le sentenze di divorzio, infine, dopo un andamento calante tra il 1991 e il 1993 (da 23mila a 19.800), sono in continuo aumento tanto da aver raggiunto quota 49.500 due anni fa.

Fin qui i “comportamenti” sui quali è più marcata l’insistenza delle gerarchie ecclesiastiche nell’indicare la via “corretta” per i cattolici italiani. Sansonetti evidenzia poi altre due scelte per le quali «la Chiesa cattolica tende a esporsi meno pubblicamente ma che sono ugualmente legate al senso di appartenenza religiosa»: la frequenza dell’ora di religione nelle scuole pubbliche e il finanziamento dello Stato Vaticano con l’otto per mille del gettito fiscale girato alla Chiesa. La strategia di muoversi sottotraccia non sembra aver condotto a risultati utili per quanto riguarda la partecipazione all’ora di religione: dopo essersi mantenuta costantemente intorno al 93 per cento fino al 2003 negli ultimi tre anni è diminuita in misura limitata ma costante raggiungendo nel 2007 il 91 per cento. Diverso è il discorso relativo all’otto per mille. «La Chiesa non si è mai esposta con dichiarazioni esplicite, ma da molti anni, ormai, nel periodo della dichiarazione dei redditi propone una campagna pubblicitaria martellante sul proprio ruolo nella società italiana.
Questo strumento non sembra essere molto efficace visto che l’ammontare devoluto al Vaticano, dal 2003 al 2006, è diminuito da 1.016 milioni a 930 milioni di euro, e che solo nel 2007 si è registrato un aumento a 991 milioni di euro». Molto peggio è andato alle gerarchie ecclesiastiche con le donazioni volontarie. «Queste tra il 1991 e il 2007 sono scese da 21,2 a 16,8 miliardi di euro. Il numero delle offerte ricevute tra il 1991 e il 2006 era passato da 185mila a 155mila e per il valore medio dell’offerta da 114,5 a 105 euro. Nel 2007 – conclude Sansonetti – pur evidenziandosi un aumento nel numero di offerte (171.500), il valore medio è sceso a 98 euro». Se il piatto piange, il Vaticano non ride.

26 novembre da left-avvenimenti

Chiesa in bancarotta per pedofilia

Nella cattolicissima Irlanda sono circa 800, tra religiosi, sacerdoti e suore, le persone sotto processo per oltre 30mila casi di violenza sessuale. In totale, se condannati, il Vaticano dovrà pagare 1,1 miliardi di euro alle loro vittime. Il caso irlandese ricalca fedelmente quanto avvenuto nell’ultimo decennio negli Stati Uniti. Qui, fino a oggi, sono 4.392 i sacerdoti denunciati per pedofilia. Mentre i risarcimenti già versati in seguito a condanne definitive ammontano a 2,6 miliardi di dollari. Una somma che ha portato sull’orlo della bancarotta la Chiesa dello Stato che adotta come motto nazionale: “In God we trust”. In Italia, il fenomeno sembra essere ancora sommerso. Sono 73 i casi di violenza su minori e oltre 235 le vittime di sacerdoti e religiosi.

L’impero economico del Vaticano

Tra contributi diretti, finanziamenti e agevolazioni, ogni anno l’Italia dà 4,5 miliardi di euro alla Chiesa. La somma, secondo stime molto prudenti, si articola in vari filoni tra cui: un miliardo di euro dell’otto per mille, 950 milioni per gli stipendi di 22mila insegnanti di religione e 700 milioni di euro che Stato ed enti locali versano in base a convenzioni su scuola e sanità. Poi ci sono i tanti vantaggi fiscali di cui la Chiesa gode. Come lo sconto del 50 per cento su Ires e Irap, l’esenzione sull’Ici (da 400 a 700 milioni di euro. Fonte Anci) e le agevolazioni per il turismo cattolico. Per quanto riguarda le rendite immobiliari, secondo l’inchiesta di Curzio Maltese pubblicata ne La questua (Feltrinelli) il Vaticano possiede circa il 20 per cento del patrimonio immobiliare complessivo italiano.

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La multinazionale dei pellegrinaggi

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 30, 2009

di Lorenzo Miele

Immaginate una grande azienda che operi nel settore del turismo. I suoi uffici sono sparsi in diversi Paesi del mondo, con una predilezione particolare per quelli che ospitano mete del pellegrinaggio mariano. Questa azienda, per dimensione e per fatturato, può essere definita una multinazionale: ogni anno, infatti, i suoi bilanci milionari si intrecciano con un volume d’affari che si aggira intorno ai 5 miliardi di euro, ovvero alla cifra che ruota attorno al turismo religioso prodotto dalla Chiesa di Roma. Gli aerei di sua proprietà decollano e atterrano ogni giorno da decine di aeroporti europei mentre i pullman che gestisce trasportano centinaia di persone ogni ora per le strade selciate di un’importante capitale del Vecchio continente. Pensate, ora, se questa azienda operasse sul territorio di uno Stato sovrano, l’Italia ad esempio, senza essere soggetta alle norme fiscali a cui è sottoposto chi svolge analoghe attività. Non c’è più bisogno di molta immaginazione per capire che l’azienda che avete in mente esiste già: si chiama Opera romana pellegrinaggi.
L’Orp, così viene chiamata informalmente, è stata fondata esattamente 75 anni fa ed è oggi la mano operativa della Santa sede per la gestione del turismo religioso, e non solo, in mezzo pianeta. Sul suo sito ufficiale si autodefinisce «attività del vicariato di Roma, un organo della Santa sede, alle dirette dipendenze del cardinale vicario del papa» che svolge un «servizio pastorale volto a evangelizzare attraverso lo strumento del pellegrinaggio e a promuovere quei valori che esaltano la dignità dell’uomo e il suo essere creatura di Dio». Il sito internet non aiuta, però, chi vuole cercare dati e bilanci della sua attività, non essendo obbligato dalle leggi italiane a quelle elementari regole di trasparenza che regolano le società dei Paesi europei. A una lettura superficiale, quindi, l’Opera romana potrebbe sembrare un piccolo servizio del Vaticano offerto ai pellegrini per facilitare lo spostamento dei fedeli presso i principali santuari d’Europa, da Lourdes a Fatima, da Santiago De Compostela a Czestochowa, fino a San Giovanni Rotondo e, oltre i confini comunitari, a Gerusalemme, Betlemme e Guadalupe. Non è così. Basta imbattersi nei dati economici legati alla sua attività per rendersene conto.

Guidata dal presidente Agostino Vallini, vicario di Benedetto XVI, dal vicepresidente Liberio Andreatta e dall’ad padre Caesar Atuire, stella nascente della curia romana, l’Orp è un’organizzazione ramificata in tutto il mondo che ha stipulato convenzioni con 2.500 agenzie di viaggio. Detiene la proprietà, insieme a Poste italiane, della Mistral air, una compagnia aerea low cost fondata nel 1981 dall’attore Bud Spencer che, come ricordato in un’inchiesta di qualche anno fa di Curzio Maltese, fu «salvata durante il governo Berlusconi con un’operazione giudicata fuori mercato perfino da alcuni parlamentari della destra e ancora oggi avvolta nel mistero». I suoi aerei gialli e bianchi, con le insegne del Vaticano stampate sui fianchi e sulle poltrone interne, solcano i cieli di mezza Europa trasportando non meno di 150mila pellegrini ogni anno.

L’Opera romana gestisce, inoltre, il servizio di pullman turistici di “Roma cristiana”, grossi open bus panoramici che svolgono tour della città toccando i principali monumenti di Roma: Vaticano, Colosseo, Fori e basiliche maggiori. Con queste diverse attività, è stato calcolato in una recente indagine Trademark, la Chiesa cattolica, in particolare attraverso il contributo decisivo dell’Orp, muove un traffico annuo di 40 milioni di presenze e 19 milioni di pernottamenti con 250mila posti letto in circa 4.000 strutture, molte di sue proprietà. Il volume d’affari di oltre 5 miliardi di euro l’anno fa drizzare i capelli a quanti ancora ricordano la missione evangelica e pauperistica della Chiesa delle origini. Ma non è tutto. Perché l’Opera romana pellegrinaggi, essendo un “ente” del Vaticano gode di importantissimi vantaggi fiscali: i suoi uffici sono protetti dallo scudo dell’extraterritorialità e quindi sono esentati da Ici e Irap. La “registrazione” presso il Vaticano esenta l’Orp anche dal pagamento dell’Ires, l’imposta sul reddito delle società. Inoltre nei confronti dell’Opera non si può applicare il diritto italiano, anche in caso di ricorso di nostri connazionali, a favore della legge fondamentale del Vaticano.
La conseguenza di questa eccezionale situazione aziendale, a partire dal trattamento tributario, fa sì che l’Orp abbia consolidato negli anni una posizione dominante nel mercato turistico italiano. Facciamo due esempi: le tariffe concorrenziali dei pullman panoramici “Roma cristiana” rispetto agli open bus delle altre compagnie come la Trambus di proprietà del Comune (16 euro contro i 20 del servizio locale, che deve sostenere uscite fiscali e costi occupazionali più alti), e i prezzi scontati delle offerte turistiche in vendita presso la sua agenzia di riferimento, ovvero la QuoVadis travel di Roma. Una vacanza a Sharm el Sheikh, nello stesso periodo e nello stesso albergo, alla QuoVadis si trova a 690 euro, mentre con un noto tour operator nazionale costa 880. Sorprende che chi entra alla QuoVadis non sia obbligato ad acquistare un tour da pellegrino ma possa anche scegliere  una vacanza nel resto del mondo, dagli «itinerari missionari» di Giappone, India, repubbliche baltiche, Cina o Etiopia, fino alle poco cristiane Cayman, Maldive e Phuket e le mondane Capri e Cortina.

L’ultima novità del business legato all’Orp ha invece un nome storico: via Francigena. La vecchia via Romea era uno dei più importanti percorsi di pellegrinaggio in epoca medievale e collegava Canterbury a Roma. La strada esiste ancora e intorno al suo sfruttamento turistico, soprattutto quello legato ai pellegrini del nuovo millennio, si sta giocando una nuova corsa all’oro i cui capofila sono le regioni italiane da essa attraversate: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. Ed ecco, allora, un fiorire miracoloso di accordi speciali. Malgrado il Veneto sia attraversato solo dalla via Francigena dell’Est, Venezia ha velocemente aderito al Gruppo europeo di iniziativa economica (Geie) e al progetto “I cammini d’Europa”, affidato dal Geie all’Orp. Una dichiarazione d’intenti è stata, invece, siglata tra Orp e Umbria: un pacchetto di azioni e progetti comuni nel settore del turismo religioso con particolare attenzione alla via Francigena di San Francesco. In via di perfezionamento l’atto che prevede di utilizzare la scalo aereo di Sant’Egidio di Perugia come punto d’arrivo per i Paesi interessati a portare pellegrini in visita ai luoghi sacri dell’Umbria. Il Lazio non fa eccezione: oltre a ospitare alla Fiera di Roma il Festival internazionale del turismo religioso, la giunta Marrazzo ha stipulato accordi con l’Orp per facilitare il transito di pellegrini nella regione. Stretti anche i rapporti con il Campidoglio, sia con l’attuale sindaco Alemanno, recentemente pellegrino a Lourdes, sia quando a comandare era Veltroni. Non a caso fu proprio quest’ultimo a facilitare il varo dei pullman “Roma cristiana” che – contrariamente a quelli di Trambus, il cui ricavato va interamente al Comune – portano il 50 per cento degli incassi nelle già ricche casse dell’Opera romana. Con buona pace dei messaggi evangelici: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli».

da left-Avvenimenti

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