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Vaccini, il pregiudizio che uccide

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 26, 2014

vaccini_coverSebbene la comunità scientifica internazionale abbia da tempo dimostrato che non esiste alcun nesso fra vaccino trivalente e autismo, la procura di Trani il mese scorso ha aperto un’inchiesta sul vaccino trivalente dopo la denuncia da parte dei genitori di due bambini ai quali è stata diagnosticata una «sindrome autistica ad insorgenza post vaccinale» .

La correlazione fra questa grave patologia e il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia (MPR) è «del tutto infondata» commenta il neuropsichiatra Stefano Vicari, che da molti anni si occupa di autismo.

«Di questa pericolosa bufala non dovremmo nemmeno parlare più- sbotta – se non fosse la cronaca giudiziaria ad obbligarci. Studi autorevoli e indipendenti dalle case farmaceutiche hanno smentito qualsiasi nesso fra vaccino e autismo. E i dati sono molto evidenti», prosegue il responsabile dell’Unità operativa di neuropsichiatria infantile dell’ospedale romano Bambino Gesù . «E nota è anche la frode che ha è alla base questa credenza: tutto cominciò nel 1998 con un articolo che il medico inglese Andrew Wakefield pubblicò su The Lancet, ipotizzando una stretta relazione fra autismo e vaccini», ricorda il professore.

Andrew Wakefield

Andrew Wakefield

Lo studio esaminava le vicende di dodici bambini che, a detta del medico che poi fu processato, avrebbero sviluppato marcati disturbi del comportamento in seguito alla somministrazione del vaccino. Nell’articolo si parlava anche di sintomi legati a disturbi intestinali e di una fantomatica sindrome detta “enterocolite autistica” (di fatto inesistente). All’inizio degli anni Duemila esplose il caso Wakefield in Inghilterra: il medico fu osannato dai media fin quando, nel 2000, una serrata inchiesta del Sunday Times lo smascherò portando alla luce che aveva intascato 55mila sterline per confezionare ad hoc quell’articolo che doveva servire come “pezza d’appoggio” per estorcere risarcimenti ad aziende produttrici di vaccini. Nel 2010 The Lancet non solo ritirò lo scritto di Wakefield ma lo cancellò dai suoi archivi. Due anni dopo, con una sentenza dell’Alta Corte britannica, il medico è stato radiato dall’Albo e gli è stato vietato di esercitare la professione.

E oggi l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ribadisce: «I dati epidemiologici disponibili mostrano che non c’è evidenza di una connessione tra MPR e i disordini dello spettro autistico».«Prova ne è anche quanto è accaduto in Giappone- aggiunge il professor Vicari – . In seguito all’allarmismo è stata sospesa la vaccinazione infantile. Ma i casi di autismo non sono diminuiti affatto».

 Nonostante ciò la Procura di Trani riporta alla ribalta il nesso fra vaccini e autismo, sostenuto in Italia, tra gli altri, da Massimo Montinari, gastroenterologo e pediatra pugliese con uno studio a Firenze, nonché funzionario medico della Polizia di Stato, che sostiene di poter sconfiggere l’autismo con una dieta senza glutine e caseina e con l’omeopatia.

La denuncia della truffa

La denuncia della truffa

«La leggenda di un nesso fra vaccini e autismo non è innocua» ribadisce il professor Vicari: «Produce panico non giustificato dai dati della letteratura scientifica». Con quali effetti? «La mancata vaccinazione di massa, per esempio, impedisce oggi di raggiungere l’obiettivo che la comunità medica si era data: debellare morbillo parotite e rosolia entro il 2015 Si tratta – avverte lo specialista – di malattie che possono avere pericolose complicanze, un bambino su mille può andare incontro ad encefaliti e avere danni ulteriori».

 «L’anno scorso abbiamo avuto 12mila casi di morbillo in Europa di cui 3500 in Italia. Sono morte tre persone. Ci sono state otto encefaliti», conferma Alberto Villani, vice presidente della Società italiana di pediatra. «Le malattie come il morbillo non vanno sottovalutate. Che nel 2014 in Europa un bambino possa morire di morbillo è inaccettabile, perché le protezioni per evitarlo ci sono», dice il responsabile di Pediatria generale dell’ospedale Bambino Gesù. «Una delle poche ragionevoli certezze che abbiamo – sottolinea – è che non esiste alcun nesso fra vaccino e autismo. Proprio a causa di quella sciagurata pubblicazione apparsa su The Lancet sono stati fatti negli anni tantissimi studi. Tutti, immancabilmente, hanno evidenziato l’inesistenza di qualsiasi legame fra vaccino e autismo. Solo chi non ha intenzione di dire la verità si avvale ancora oggi della ricerca menzognera di Wakefield».

 Intanto, però, i vaccini e non solo quello trivalente, continuano ad essere guardati con sospetto da genitori poco o male informati. «Le vaccinazioni, in certo modo, sono vittime dei loro successi. Nel senso che – spiega Villani – non vedendo più casi di polio non ci si chiede perché. La causa positiva è la vaccinazione di massa. Ancora quando sono nato io, nel 1958, i bambini morivano come le mosche proprio per la polio. Noi medici – dice il pediatra – dovremmo dedicare più tempo a spiegare ai genitori perché è importante vaccinare. Bisogna dire che ci possono essere alcune piccole contro indicazioni come la febbre ma anche che il rapporto rischio – beneficio è del tutto sbilanciato su quest’ultimo. Non è un caso che tetano, polio, difterite siano sparite dalle nostre vite. I vaccini sono uno strumento meraviglioso e affidabile».

 Ma quella della pericolosità dei vaccini non è l’unica pericolosa leggenda antiscientifica. Le infusioni propagandate da Stamina a cui sono stati sottoposti bambini affetti da gravi patologie sono un caso drammaticamente esemplare. «Prima di fare interventi medici occorre una documentazione rigorosa. Ora il fatto che tutta la comunità scientifica internazionale abbia fatto presente, fin dal primo memento, che non c’era alcuna certezza su ciò che veniva usato nelle infusioni di Stamina doveva mettere in guardia», commenta il pediatra del Bambin Gesù. «è davvero “sorprendente”- aggiunge – che un Paese che deve fare attenzione alle spese si decida di investire su “metodi” non supportati da studi validati. Ci deve essere una tutela dello Stato per evitare appunto che persone disperate cadano in mano di ciarlatani. Occorre fare corretta informazione».

 In Italia ce n’è poca anche per quanto riguarda la cosiddetta medicina alternativa e l’omeopatia? «è un discorso complesso; difficile da fare in poche parole. Di sicuro – risponde Villani – queste opzioni hanno un grande mercato. Ma da medico dico che bisogna orientare le risorse verso reali esigenze di salute». Per esempio? «Anche quando un bimbo ha una forma virale banale, come sa, oggi è diventato imperativo “dare qualcosa”. è impensabile che un bimbo si tenga un po’ di raffreddore. Piuttosto che far uso di farmaci tradizionali potenzialmente nocivi, in questo caso ricorrere a rimedi che non fanno niente è potenzialmente meno dannoso. Certo- precisa – quando c’è bisogno di curare, si deve ricorrere alla medicina tradizionale. Insomma, per dirla con una battuta: se uno deve spendere venti euro per comprare delle cose omeopatiche ( come vede non le chiamo né farmaci, né rimedi) è meglio che vada a mangiare una pizza».

 Perché allora l’omeopatia incontra la fiducia di tante persone? Effetto placebo? «Se c’è qualcosa di buono nell’approccio omeopatico è il tempo che viene dedicato al paziente, al rapporto. Ma, ripeto, è fondamentale fare informazione corretta. Giornalisti e magistrati cerchino di interfacciarsi con persone che hanno una credibilità professionale. Se in TV va chi si occupa di omeopatia promettendo mari e monti e senza contraddittorio diventa pericolosa pubblicità occulta. Ai genitori dico: è importante rivolgersi agli enti e alle società scientifiche che operano in base a un sapere medico valido e certificato».  Simona Maggiorelli.

Dal settimanale Left, aprile 2014

 

E a maggio arriva il programma Le Iene  ( di nome e di fatto)   rilanciare la dannosa bufala del nesso fra vaccini e autismo

Editoriali
31/05/2014
Le iene

Le iene

Iene e sanità: vergognose falsità trash

elena cattaneo, gilberto corbellini, michele de luca

Siamo cittadini italiani di una generazione che ha epigeneticamente introiettato la tolleranza, ma non troviamo un argomento etico valido per giustificare coloro che gettano benzina sul fuoco della sofferenza causata da gravissime malattie, per generare conflitti tra malati, scienziati, medici e politici. In sostanza, tra scienza e società. Stiamo parlano degli autori e realizzatori del programma «Le Iene». Dopo aver «pubblicizzato e dato luce» all’imbroglio di Stamina, coinvolgendo pazienti con gravi patologie neurodegenerative, il programma di Davide Parenti si è lanciato nell’esplorazione di tutte le possibili operazioni di disinformazione ai danni dei malati che fossero mediaticamente appetibili. Occorre una buona dose di malvagità, malevolenza, narcisismo, assenza di vergogna, etc. per perseguire così insistentemente nell’opera di aggravare le sofferenze altrui. E’ per questo, anche, che non troviamo argomenti validi per evitare di sollevare un problema che Davide Parenti e i suoi hanno già provato a far passare, cosa che non è, come la richiesta di un bavaglio alla loro libertà di espressione. Infatti, vediamo cosa stanno facendo, ancora, costoro.

Con Stamina, fatti e informazioni rilevanti erano stati omessi o rappresentati in modo distorto, e di questo abbiamo già scritto lo scorso gennaio su questo quotidiano. La possibilità di spremere audience usando Stamina, dando una serie di giustificazioni arroganti e ulteriormente fuorvianti alle richieste di spiegazioni per aver fatto da megafono a un procedimento che è oggetto di un dibattimento processuale per una serie di gravi reati, si è chiusa. Ma «Le Iene» ha subito individuato utili «vittime» nei malati di cancro, decidendo di farsi portavoce in Italia delle infondate tesi di T. Colin Campbell degli effetti millantati «terapeutici» di una dieta alimentare esclusivamente vegetariana, spacciata per «cura» dei tumori. E’ stato un ulteriore pericolosissimo messaggio che può indurre malati ad abbandonare trattamenti scientificamente provati per inseguire delle mortali illusioni di pseudo-cure.

 

L’ultima vergognosa puntata del programma non poteva non essere dedicata ai vaccini, mettendo perversamente insieme un disegno che può generare danni a diversi livelli della salute nazionale. In uno stesso servizio «Le Iene» hanno accostato la vicenda di un ragazzo con un danno encefalico causato da un vaccino (e per questo risarcito dal sistema sanitario) e la vicenda di un ragazzo autistico per il quale assumere come scontato un rapporto tra la sua patologia neurologica e una vaccinazione (trivalente). Quindi hanno fatto sia propaganda contro i vaccini, sia hanno – col solito subdolo metodo strisciante – generato il sospetto che esistano interessi di qualche genere per cui alcune persone danneggiate sono rimborsate e altre no. Prima di tutto va decisamente detto che gli effetti collaterali dei vaccini sono oggi rarissimi, che nessun vaccino causa o è correlato statisticamente con le possibili cause dell’autismo e che le istituzioni che presiedono la sanità pubblica italiana seguono le migliori procedure esistenti per garantire la sicurezza dell’uso dei vaccini. E questo, ovviamente non lo hanno detto. Così come non hanno detto quante malattie terribili sono state debellate grazie vaccini.

 

Infatti, adagiati su rendite personali ben più consistenti di quelli di insegnanti e ricercatori, non pochi pseudogiornalisti scientifici o «racconta-storie» in questo Paese possono pontificare senza sapere e capire alcunché di ciò di cui parlano. Così offendono la dignità di milioni di malati e cittadini e causano loro danni diffondendo pericolose «falsità-trash». In aggiunta, questi cosiddetti giornalisti, insultano – probabilmente perché ne disprezzano l’intelligenza e l’impegno – anche migliaia di giovani e meno giovani ricercatori italiani, dediti allo studio di gravissime malattie rare o non rare, come il cancro o la Sma («cui non fregherebbe nessuno studiare», sempre secondo le dichiarazioni di «Le Iene»), con stipendi da fame, senza alcun orizzonte personale, in laboratori che ricevono nessuna attenzione e pochissimi finanziamenti, ma che comunque producono straordinari risultati su malattie complesse e in grado di competere nel mondo. Senza dimenticare le centinaia di migliaia di studenti che a scuola e all’università lavorano con i loro insegnanti per apprendere come separare i fatti dalle opinioni, dalle preferenze soggettive e soprattutto dalle stupidaggini infondate. Imparano cioè a distinguere la scienza dalle credenze magico-superstiziose.

 

Vada per i ricercatori e per noi, che ci sappiamo difendere e riconosciamo al volo gli incompetenti e i ciarlatani, anche se compaiono in televisione e si ammantano dell’aurea di censori e moralizzatori. Si dovrebbe però, seriamente, intervenire sia con un codice etico condiviso dagli enti televisivi e d’informazione, sia mettendo sull’avviso i malati e i cittadini di non prender sul serio certi programmi televisivi o mezzi d’informazione attraverso specifiche avvertenze circa l’assenza di vaglio scientifico di quanto trasmesso. Così come si fa per i programmi con contenuti pericolosi o inadatti per un certo genere di pubblico, forse servirebbe un avvertimento del tipo: «Attenzione – in questo programma si parla a vanvera e anche pericolosamente, senza prova alcuna di ciò che si trasmette».

 

A parlare in tale direzione è anche l’articolo 661 del Codice Penale, sul reato di abuso di credulità popolare. Anche in ambito medico.

 

Elena Cattaneo,

Università degli Studi di Milano, senatrice a vita

 

Gilberto Corbellini,

Sapienza Università Roma

 

Michele De Luca,

Università di Modena e Reggio Emilia

20 aprile

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Fertile laicità

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 26, 2012

I nuovi risultati di cura ottenuti con le staminali embrionali  impongono di ripensare l’agenda della biotica imposta dal governo Berlusconi. Il senatore Pd Ignazio Marino riapre la discussione su fecondazione assistita biotestamento e ricerca

di Simona Maggiorelli

Il senatore e chirurgo Ignazio Marino

Ospedale San Filippo Neri, uno dei centri più importanti fra quanti nel Lazio, fra pubblico e privato, praticano la fecondazione assistita. Il 27 marzo scorso un addetto alla gestione della sala di crioconservazione si è accorto che la temperatura toccava i venti gradi invece dei meno 190 previsti per i 94 embrioni, i 130 ovociti e i 5 campioni di liquido seminale lì  conservati. Un incidente, si è detto. «Questa è una vicenda che mi ha lascia sbigottito. Come presidente della Commissione d’inchista sulla sanità del Senato ho avviato un’inchiesta» racconta il senatore Pd e luminare della chirurgia Ignazio Marino. «Dalla relazione dei Nas ho appreso che il San Filippo Neri, come altre strutture analoghe del Lazio da otto anni lavoravano senza che vi sia stato un sopralluogo delle autorità amministrative. Proprio nella regione dove i conflitti su questi temi sono stati accesissimi queste strutture non hanno sentito l’esigenza di accreditarsi dal punto di vista strutturale e professionale». Ma non è tutto.

«Leggendo l’istruttoria», prosegue Marino, «mi sembrava di avere in mano un romanzo a cui mancava l’ultimo capitolo. Erano descritti tutti gli aspetti dell’incidente. Che fine avevano fatto quegli embrioni? Ebbene, con mio grande stupore, ho saputo che sono ancora lì sigillati, a marcire. E allora come  medico e ricercatore ma anche come senatore presidente di una commissione di inchiesta mi chiedo perché non hanno detto una parola tutti coloro che fino all’altro ieri hanno alzato barricate nel sostenere le loro idee sulla vita, sulla ricerca scientifica, contro l’uso di cellule staminali embrionali che oggi sappiamo possono guarire malattie finora incurabili». Una questione, questa della ricerca sulle staminali embrionali che in Italia è particolarmente scottante, visti i molti paletti legislativi e ideologici che sono imposti ai ricercatori che lavorano in questo settore. Di questo tema Ignazio Marino parla anche nel suo nuovo libro Credere e conoscere (Einaudi); inaspettatamente, visto che si tratta di un dialogo con il cardinale Carlo Maria Martini. «Il 31 dicembre 2011, chiudendo le bozze del libro, pensavo a cosa poteva accadere se fosse andato a buon fine uno degli esperimenti che stavano facendo in Inghilterra con embrioni abbandonati nelle cliniche di infertilità nel tentativo di curare persone paralizzate da un trauma della colonna vertebrale e  rese cieche da una maculopatia della retina», ricorda Marino. Poi la notizia a lungo attesa, in primis dalle persone affette da questa patologia invalidante. Sulla rivista medica The Lancet di recente è apparso uno studio in cui si riporta il caso di una donna che è tornata a vedere dopo che in California le sono state iniettate nella retina cellule derivate da staminali embrionali. «Adesso riesce a contare le dita di una mano e a percepire il contrasto dei colori» sottolinea Marino. «Quello che mesi fa era solo un’ipotesi ora e scientificamente provato. Non possiamo più continuare ad affrontare in Italia questi temi con l’idea di tifoserie opposte riottose ad affrontare l’urgenza delle persone che soffrono e che ora possono avere una cura con queste preziosissime cellule. Dove è la nostra etica se non ci scandalizziamo per il fatto che gli embrioni abbandonati non possano essere usati a a scopi terapeutici e anzi vengono lasciati a spegnersi nel freddo? Quando dei ciechi chiederanno di poter riprendere a vedere grazie all’uso delle embrionali, gli diranno che eticamente è più giusto che essi rimangano ciechi?».

Ma in Italia, si sa la legge 40/2004 anche se non vieta direttamente di fare ricerca sulle embrionali, ipocritamente, costringe i ricercatori a lavorare solo su linee cellulari derivate all’estero. Intanto il caso di una coppia che andata a Creta a sottoporsi alla fecondazione eterologa pee non trasmettere al figlio una malattia genetica ha scritto al presidente della Repubblica per raccontare l’odissea delle coppie costrette ad “emigrare” per affermare i propri diritti. Talvolta, come in questo caso, senza successo. Di fronte alla tragedia della coppia che dopo la terapia a Creta non è riuscita a evitare la trasmissione della malattia al nascituro l’Avvenire non ha trovato di meglio che parlare di «illusione eugenetica della provetta eterologa» stigmatizzando i media che hanno sollevato il caso della coppia, come fosse un tentativo di pilotare la decisione dei giudici della Consulta che il 22 maggio si  dovrà pronunciare sulla legittimità costituzionale del articolo 4 (comma 3) della legge 40 che vieta l’eterologa. Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio del turismo procreativo riportati in Fecondazione e(s)terologa, firmato per L’Asino d’oro dai ginecologi Carlo Flamigni e Andrea Borini, risulta evidente che la legge 40 con i suoi diktat ha costretto molte coppie a scegliere di cercare fuori dall’Italia la via per una gravidanza. Da un’indagine sul 2005 risulta che nel primo anno dopo l’entrata in vigore della norma sono state ben 3610 le coppie italiane che si sono rivolte a centri specializzati esteri. Per rendersi conto di cosa ha determinato la norma basti dire che nel 2003, il ricorso alla eterologa fuori dai confini era stato scelto solo da 1318 coppie che si potevano permettere di spendere fino all’equivalente di 30mila dollari nelle cliniche Usa o britanniche. «Devo dire la verità», commenta il senatore Marino, «Io sono favorevole alla eterologa, ma mi sentirei di avanzare una proposta, ovvero che si possa evitare che i bimbi nati con questa metodologia poi da adolescenti possano andare a cercare i loro genitori biologici. Dal mio punto di vista è importante proteggere i rapporti e gli affetti con cui il ragazzo è cresciuto, quella che è realmente la sua famiglia». Quanto invece alle linee guida della legge 40 (e peggiorative della norma), varate fuori tempo massimo dall’ex sottosegretaria Eugenia Roccella, quando il governo Berlusconi era già caduto, il chirurgo e senatore Marino ha pochi dubbi: «C’erano già delle linee guida accettabili varate sotto il governo Prodi, mi auguro che il governo Monti ne faccia tesoro». Ignazio Marino collaborò alla loro stesura, come e ancor più si è impegnato negli anni a mettere a punto una buona legge sul testamento biologico. Come è noto, però, l’ex governo Berlusconi ha fatto di tutto per far passare in fretta e furia alla Camera un disegno di legge che lo stesso Marino definisce «contro il testamento biologico e contro la libertà di scelta». «Stiamo parlando di un testo che imponeva a ciascuno di noi di sottoporci a terapie come l’idratazione e l’alimentazione forzata anche contro la nostra volontà. Il governo Berlusconi era determinato ad approvarla entro il dicembre 2011. Ma con l’insediamento del governo Monti quel testo deve essere finito in qualche polveroso cassetto del Senato e ho la sensazione che non riemergerà per questa legislatura. «Questo fa maliziosamente pensare», conclude Marino,«che l’urgenza del governo Berlusconi non fosse legata ad un irrefrenabile e appassionato desiderio di dotare il Paese di una legge importante sulle terapie del fine vita ma che fosse uno strumento ideologico da usare all’interno del dibattito politico e parlamentare. Spero proprio che quel disegno di legge finisca nel dimenticatoio. Lo dico come persona che crede nella laicità dello Stato e nei diritti delle persone».

da left avvenimenti del 19 maggio 2012

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Baby Blues, ma è davvero depressione?

Posted by Simona Maggiorelli su luglio 8, 2010

Al S. Camillo di Roma una donna è stata sottoposta a un test per valutare se era a rischio di depressione post partum. In base a un progetto Rebecca che fa discutere

Si parla di depressione post partum, ma in molti casi si tratta piuttosto di psicosi puerperale, per cui la madre può arrivare  all’infanticidio.  Da una ricerca Eures 2009 sugli omicidi volontari risulta che a Italia siregistra  media di 25 infanticidi l’anno, negli ultimi dieci anni e nei primi mesi di vita, per mano delle loro madri. Trecento, poi, sono i neonati abbandonati, anche in condizioni di rischio. Ai padri si riserva, si fa per dire, l’omicidio delle mogli e dei figli più grandi.

La famiglia italiana, da tempo lancia segnali di crisi e una malattia come la depressione, a vari livelli di gravità, riguarda secondo recenti studi il 13,5 per cento della popolazione, mentre  cosiddetta depressione post partum sarebbe in aumento. E crisi gravi non riguardano solo le donn La rivista The Lancet, per esempio, già nel 2005 segnalava che un padre su diei accusa problemi psicologici alla nascita di un figlio.
A Roma lo scorso giugno il problema è stato al centro di un convegno a cui ha partecipato anche il ministro della Salute, Ferruccio Fazio.  Nei mesi scorsi, va ricordato, il presidente della Sigo ( la Società italiana di ginecologia e di ostetricia) con il suo presidente Giorgio Vittori ha sposato il progetto Rebecca ideato Antonio Picano, psichiatra, presidente di Strade Onlus, proponendo al ministro della Salute Tso extraospedaliero per le donne affette da depressione post partum e potenzialmente a rischio di infanticidio. Il progetto che fa e ha fatto discutere.

Nel frattempo, il progetto Rebecca è partito. Ma dopo tre mesi è stato sospeso all’ospedale San Camillo di Roma. Il motivo, una segnalazione all’Urp e alla direzione generale della azienda sanitaria, la Asl Roma D, da cui l’ideatore del progetto, Antonio Picano, dipende.
Una donnaha sollevato il caso. Ricoverata per un aborto spontaneo, aveva ricevuto e risposto al questionario del progetto Rebecca. Il giorno dopo, secondo la testimonianza raccolta dalla giornalista MonicaSoldano, in fila per le dimissioni, era stata avvicinata dal dottor Picano. Invitata a un colloquio in ambulatorio, era uscita con la ricetta degli antidepressivi. Le modalità non l’hanno convinta, tanto da mettere nero su bianco. Il direttore generale, Giuseppina Gabriele, dopo aver accertato i fatti, ha sospeso il progetto. Le motivazioni: l’assenza di un’autorizzazione sia della direzione della Asl, che della direzione del San Camillo; inoltre, il progetto Rebecca si sarebbe dovuto limitare a somministrare il questionario alle neomamme, in via preventiva e di ricerca, senza includere la prescrizione di farmaci.

Su questo tema, che fu oggetto nel 2005 di un controverso documento del Comitato nazionale di Bioetica, c’è ancora molto da studiare e discutere. Per capire di più Left-avvenimenti ha intervistato la psichiatra Annelore Homberg, docente dell’Università Chieti-Pescara

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