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Baby Blues, ma è davvero depressione?

Posted by Simona Maggiorelli su luglio 8, 2010

Al S. Camillo di Roma una donna è stata sottoposta a un test per valutare se era a rischio di depressione post partum. In base a un progetto Rebecca che fa discutere

Si parla di depressione post partum, ma in molti casi si tratta piuttosto di psicosi puerperale, per cui la madre può arrivare  all’infanticidio.  Da una ricerca Eures 2009 sugli omicidi volontari risulta che a Italia siregistra  media di 25 infanticidi l’anno, negli ultimi dieci anni e nei primi mesi di vita, per mano delle loro madri. Trecento, poi, sono i neonati abbandonati, anche in condizioni di rischio. Ai padri si riserva, si fa per dire, l’omicidio delle mogli e dei figli più grandi.

La famiglia italiana, da tempo lancia segnali di crisi e una malattia come la depressione, a vari livelli di gravità, riguarda secondo recenti studi il 13,5 per cento della popolazione, mentre  cosiddetta depressione post partum sarebbe in aumento. E crisi gravi non riguardano solo le donn La rivista The Lancet, per esempio, già nel 2005 segnalava che un padre su diei accusa problemi psicologici alla nascita di un figlio.
A Roma lo scorso giugno il problema è stato al centro di un convegno a cui ha partecipato anche il ministro della Salute, Ferruccio Fazio.  Nei mesi scorsi, va ricordato, il presidente della Sigo ( la Società italiana di ginecologia e di ostetricia) con il suo presidente Giorgio Vittori ha sposato il progetto Rebecca ideato Antonio Picano, psichiatra, presidente di Strade Onlus, proponendo al ministro della Salute Tso extraospedaliero per le donne affette da depressione post partum e potenzialmente a rischio di infanticidio. Il progetto che fa e ha fatto discutere.

Nel frattempo, il progetto Rebecca è partito. Ma dopo tre mesi è stato sospeso all’ospedale San Camillo di Roma. Il motivo, una segnalazione all’Urp e alla direzione generale della azienda sanitaria, la Asl Roma D, da cui l’ideatore del progetto, Antonio Picano, dipende.
Una donnaha sollevato il caso. Ricoverata per un aborto spontaneo, aveva ricevuto e risposto al questionario del progetto Rebecca. Il giorno dopo, secondo la testimonianza raccolta dalla giornalista MonicaSoldano, in fila per le dimissioni, era stata avvicinata dal dottor Picano. Invitata a un colloquio in ambulatorio, era uscita con la ricetta degli antidepressivi. Le modalità non l’hanno convinta, tanto da mettere nero su bianco. Il direttore generale, Giuseppina Gabriele, dopo aver accertato i fatti, ha sospeso il progetto. Le motivazioni: l’assenza di un’autorizzazione sia della direzione della Asl, che della direzione del San Camillo; inoltre, il progetto Rebecca si sarebbe dovuto limitare a somministrare il questionario alle neomamme, in via preventiva e di ricerca, senza includere la prescrizione di farmaci.

Su questo tema, che fu oggetto nel 2005 di un controverso documento del Comitato nazionale di Bioetica, c’è ancora molto da studiare e discutere. Per capire di più Left-avvenimenti ha intervistato la psichiatra Annelore Homberg, docente dell’Università Chieti-Pescara

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