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L’alimentazione che protegge dal cancro

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 10, 2012

La complessità dei quasi duecento malattie che che compongono la galassia cancro sono al centro  de I giorni della ricerca promossi dall’Airc, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro 2012. Fino all’11 novembre continua la campagna Airc per la raccolta fondi. Intanto Umberto Veronesi rilancia l’importanza  della prevenzione. A cominciare da una sana alimentazione povera di grassi, Riproniamo qui un’intervista che il professore ha rilasciato a left riguardo all’importanza per la salute della scelta vegetariana

 

di Simona Maggiorelli

Quello che la medicina sta vivendo è un momento di grandi sfide, racconta a left un luminare della ricerca contro il cancro come Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, e inventore della quadrantectomia, una tecnica chirurgica di cui molte donne italiane gli saranno sempre grate, perché già in anni in cui la chirurgia plastica ricostruttiva non era così diffusa, risparmiava alle donne affette da carcinoma mammario lo scempio della mastectomia. « Le sfide che ci troviamo davati sono tante e tali- dice il professore – che richiederebbero un’intera trattazione. Dovendo sintetizzare come è richiesto in un’intervista direi che si sta scommettendo soprattutto sulla genetica, per sfruttare la capacità, che abbiamo acquisito con il sequenziamento del genoma dieci anni fa, di isolare i geni e di studiare la loro funzione a livello molecolare”.

Una frontiera della genetica che offre molte speranze e che promette anche importanti ricadute nella ricerca sul cancro. «Su questa base stanno nascendo i primi farmaci diretti a quei geni mutati che sono all’origine del cancro- spiega Umberto Veronesi -, i ricercatori stanno cercando di capire quali siano i geni coinvolti in ogni neoplasia per creare poi farmaci selettivi, cosiddetti “intelligenti”, che dovrebbero gradualmente sostituire i chemioterapici, o combinarsi a loro come già avviene per alcuni tumori. L’ultima frontiera della ricerca è poi costituita dalle cellule staminali tumorali, le vere responsabili dell’inguaribilità della malattia, perché sono in grado di migrare in altri organi e di dare origine alle metastasi. Nuovi farmaci mirati all’eliminazione delle staminali tumorali sono già in sperimentazione clinica sull’uomo e nei prossimi 5-10 anni potrebbero diventare disponibili per alcune forme di tumore”.

E mentre la ricerca sulle staminali tumorali, anche grazie al team di medici e ricercatori dell’Istituto milanese fondato dallo stesso Veronesi sta facendo interessanti passi avanti anche nel nostro Paese, altri importanti ambiti della ricerca come quello sulle staminali embrionali (che magari hanno minore ricaduta immediata e che, certamente urtano più da vicino i custodi della fede) in Italia incontrano enormi ostacoli e sono pressoché escluse dai finanziamenti pubblici. Tanto che all’ex ministro della Salute ed ex senatore Pd Veronesi anche in vista del suo intervento preannunciato per questo fine settimana a Roma al Congresso dell’Associazione Luca Coscioni non possiamo non chiedere: la politica italiana, più attenta ai diktat del Vaticano che alle ragioni della scienza, sta uccidendo la ricerca scientifica la ricerca nel Belpaese?

« Questo non è solo un problema politico- sottolinea Veronesi-. in Italia manca una cultura e una strategia per la ricerca. Sicuramente il Vaticano ho posto molti vincoli ideologici, ma bisogna dire con chiarezza che le sue posizioni “oscurantiste” non sono state adeguatamente contrastate per mancanza appunto di una solida cultura della scienza. Basti pensare – aggiunge – che il nostro Paese destina alla ricerca una quota di risorse pari soltanto all’1% del PIL. Fino ad oggi, grazie ai grandi sforzi dei ricercatori e al contributo della gente attraverso le associazioni private, miracolosamente la bilancia dei risultati si è mantenuta ancora a favore della ricerca. Ma si tratta di un equilibrio instabile, che non si mantiene da solo all’infinito. Tanto è vero che, per la prima volta dopo trent’anni, nel 2009 la produzione scientifica italiana ha smesso di crescere, anzi è arretrata sia in termini relativi, come percentuale dell’intera produzione mondiale, sia in termini assoluti, come numero di articoli scientifici pubblicati”. Considerazioni importanti che cercheremo di trovare l’occasione di approfondire in altra occasione con il professore, che intanto alla sua maniera, gentilmente, ci incalza riportandoci all’impegno preso di parlare di un’altra sua importante sfida: quella di diffondere la cultura vegetariana, anche per l’importanza che riveste nella prevenzione d i importanti malattie e per la ripartizione più equilibrata delle risorse sul globo. L’occasione è offerta dall’uscita del suo nuovo libro La scelta vegetariana, scritto con il giornalista scientifico Mario Pappagallo e  pubblicato da  Giunti.

Professor Veronesi che incidenza può avere una dieta vegetariana sulla salute umana? «Innanzi tutto un’alimentazione povera o priva di carne e derivati aiuta ad evitare obesità e sovrappeso, che sono i principali fattori di rischio per le malattie cardiocircolatorie, il cancro e il diabete. Chi è vegetariano- fa notare Veronesi – pesa, in media, il 10% in meno di chi non lo è: Il controllo del peso è favorito dal fatto che frutta e verdura sono alimenti poverissimi di grassi e ricchi di fibre».  Ma non solo. « La dieta vegetariana – prosegue – è efficace nell’ostacolare l’insorgenza o nel favorire la regressione di gravi patologie delle coronarie e costituisce una barriera a molte malattie cronico-degenerative grazie al suo basso contenuto di acidi grassi saturi, di colesterolo e di proteine animali e grazie alle sue alte concentrazioni di folati, antiossidanti e fitoestrogeni».

E per quantoriguarda poi più specificamente la prevenzione oncologica? « Oggi sappiamo che esistono nei vegetali molecole protettive per tipi specifici di tumore. Ad esempio- dice Veronesi – il licopene contenuto nei pomodori protegge dal cancro della prostata, l’indolo- tre- carbinolo contenuto nelle crucifere protegge dal cancro del seno, la catechina presente nelle foglie del tè contribuisce a proteggere dal tumore alla pelle, al colon, al polmone, al seno e alla prostata, il resveratrolo contenuto nell’uva e nel vino rosso protegge da patologie cardiovascolari. Alcuni vegetali, come la soia, sono ricchi di fitoestrogeni (sostanze simili agli ormoni femminili) e per questo possono svolgere un ruolo di regolazione di eventuali influenze ormonali sullo sviluppo di certi tumori».

Si può quindi pensare che chi segue un’alimentazione ricca di alimenti vegetali è meno a rischio di ammalarsi? “Certo e può vivere più a lungo. L’esempio che porto sempre è quello degli abitanti dell’isola giapponese di Okinawa: dieta ipocalorica, vegetariana e ricca in curcumina hanno prodotto la più alta percentuale di ultracentenari al mondo».

. E se una dieta ricca di carne, come lei argomenta nel libro può favorire l’insorgenza di tumori, quanto questo tipo di malattie sono invece determinate dall’ambiente , dall esposizioni a radiazioni o a inquinamento e quanto conta invece l’eredità genetica?

«Circa le cause dei tumori va detto innanzi tutto che il cancro è una malattia soprattutto “ambientale”, intendendo con questa parola l’ambiente interno ed esterno alla cellula. I fattori genetici- spiega Veronesi – sono responsabili solo del 3% dei tumori, i fattori riproduttivi ed endocrini lo sono per il 12% mentre i fattori ambientali sono la causa dell’85% di tutti i tumori. Quindi, nella maggior parte dei casi, la malattia si sviluppa per effetto di fattori ambientali collegati agli stili di vita individuali. Di questi la ricerca ne ha individuati con certezza alcuni che sicuramente incidono sulla formazione dei tumori: alimentazione, fumo (responsabile del 30% delle morti per cancro nel mondo), alcuni virus, esposizione a sostanze cancerogene soprattutto sul luogo di lavoro. Queste ultime sono all’origine del 4% dei tumori di origine ambientale, mentre gli agenti infettivi (virus cancerogeni conosciuti, come l’HPV o l’epatite B) sono responsabili di un altro 10%. Ma il fattore che incide di più- sottolinea Veronesi – è un’alimentazione sbagliata: ben il 30% dei tumori è dovuto all’alimentazione, in particolare a un’alimentazione troppo ricca di grassi di origine animale. Alcune forme, come il cancro intestinale, sono direttamente correlate al consumo di carne mentre altre, come il tumore dell’endometrio, sono legate all’obesità».

Diventare vegetariani però comprta anche rinunciare al pesce, che i nutrizionisti dicono ricchi di acidi grassi polinsaturi, i grassi “buoni” i cosiddetti omega 3.« Non a caso è diffuso il principio che si possa essere sostanzialmente vegetariani pur mantenendo un limitato consumo di pesce- approfondisce Veronesi -.Dal punto di vista nutritivo, il pesce è un prezioso alleato della salute. È un alimento magro, con un modesto contenuto di colesterolo e con una discreta quantità di iodio, utile per la prevenzione delle patologie tiroidee. Ma soprattutto i suoi grassi, oltre a essere simili a quelli vegetali (cioè caratterizzati prevalentemente da composti “insaturi”), sono anche ricchi di acidi grassi polinsaturi, appunto gli omega3, che funzionano da protettori per cuore e arterie.Dunque il pesce non andrebbe evitato né per ragioni di salute né per ragioni ambientali. Per ragioni etiche però sì».

Da ultimo mi permetta una curiosità: Scegliere un’alimentazione vegetariana ha sempre corrisposto nella storia dell’umanità a una scelta etico -filosofica. I filosofi pitagorici, lei ricorda nel libro, per esempio, consideravano la carne come un alimento che ostacola la vigilanza della mente. Una superstizione? «La posizione dei pitagorici è forse troppo drastica. È vero però che essere vegetariani è l’espressione di una filosofia di vita che esclude ogni forma di prevaricazione e privilegia sempre il rispetto per tutti gli esseri viventi. Per questo l’alimentazione vegetariana è considerata in molte culture, spesso in associazione al digiuno, una forma di ascesi, che realmente facilita la riflessione e la concentrazione perché, essendo naturalmente più frugale e digeribile di quella carnivora, appesantisce di meno l’organismo e favorisce la lucidità mentale.

dl settimanalea left-avvenimenti 30 settembre 2011

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Una vita contro il cancro

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 10, 2012

Umberto Veronesi

Oncologo di fama mondiale ha messo a punto tecniche chirurgiche sempre più innovative per il tumore al seno, che sono state adottate a livello globale. Nel 2003 ha creato la sua Fondazione per il progresso delle scienze. A colloquio con l’ex ministro della Sanità Umberto Veronesi

«C’è una frase di Giovanni Falcone contro il senso ineluttabilità e il fatalismo che mi è rimasta fortemente impressa», scrive il professor Umberto Veronesi ad incipit del nuovo libro Il primo giorno senza cancro, edito da Piemme. «La mafia – disse un giorno Falcone – è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una sua fine». Con una convinzione analoga e quanto mai tenace Veronesi ha dedicato la sua vita alla lotta contro il cancro e oggi finalmente si sente di poter annunciare che non è lontano il giorno in cui questa malattia potrà dirsi debellata.

Professor Veronesi, lei scrive che non è lontano il giorno «in cui potremo dire che per un tumore non si muore più». Prevedendo che entro una ventina d’anni si potrà arrivare a conoscere tutte le cause biologiche e ambientali dei tumori. Cosa sappiamo oggi dei fattori che determinano il tumore?

Oggi conosciamo con certezza alcune cause. La prima è il fumo che è attualmente la principale causa evitabile di morte prematura: le ultime previsioni, diffuse al World oncology forum di Lugano, parlano di un miliardo di persone uccise dal tabacco in questo secolo, mentre erano cento milioni lo scorso secolo. Soltanto in Italia muoiono ogni giorno circa 100 persone soltanto per tumore del polmone, la più diffusa e grave, anche se non l’unica, malattia legata al fumo. La seconda è l’alimentazione scorretta. In questo caso il legame causa-effetto non è così chiaro e immediato come per il fumo, ma sappiamo che il sovrappeso, e più in generale un consumo eccessivo di grassi di origine animale,  causa circa il 35% dei tumori e sappiamo che i gruppi di popolazione che adottano una restrizione calorica sono significativamente  meno colpiti dai tumori. La terza causa conosciuta sono i virus  come  l’HPV (Human Papilloma Virus,) all’origine  il cancro del collo dell’utero,e  l’HBV, il virus  della epatite B che può causare il tumore del fegato, e i virus  che causano alcune leucemie, il linfoma di Burkitt e il cancro naso faringeo. Esiste infine una categoria di sostanze cancerogene, come l’amianto o le amine aromatiche, che sono state catalogate e messe al bando dai luoghi di lavoro e vita sociale.

Quali sono le nuove ricerche sul cancro che lei reputa più promettenti?

Tutta la ricerca è promettente e si può dividere sommariamente in due macro aeree: una che ha l’obiettivo di curare meglio il cancro (con nuovi farmaci, nuove particelle, nuove tecnologie) e l’altra che si concentra invece sull’indagine delle sue cause, per eliminarle. Nell’area terapeutica, mi aspetto nei prossimi quarant’anni risultati  significativi, che potrebbero innalzare la guaribilità generale fino all’ 80% dei casi. Nella seconda area vedo la svolta più lontana. Come ho scritto nel libro, il primo giorno senza cancro sarà quello in cui non ci ammaleremo più.

Una decina di anni fa  quando gli scienziati annunciarono di saper decodificare il genoma si disse che tutto questo avrebbe avuto ricadute positive e immediate per debellare il cancro, ma così non è stato, perché? Dall’attuale lavoro degli scienziati per sequenziare più approfonditamente il Dna che cosa possiamo aspettarci?

La promessa del Dna era quella di scoprire l’origine della malattia, vale a dire che cosa e come si crea il danno al Dna, che innesca i meccanismi  di cancerogenesi. In realtà ci siamo trovati di fronte ad una complessità maggiore di quella attesa. Il cancro, va ricordato, non è una malattia, ma centinaia di  malattie diverse che per convenzione riuniamo sotto un’unica categoria. Ognuna di queste malattie ha una sua evoluzione.

Negli ultimi anni si è parlato molto anche di nuovi farmaci molecolari. A che punto siamo arrivati?

I nuovi farmaci rappresentano una delle  aspettative più forti della ricerca genetica, ma hanno effettivamente tardato ad entrare in clinica. Oggi sono circa 30 quelli utilizzati. Nei prossimi anni tuttavia  il ritardo sarà rapidamente recuperato.

Lei è il medico che ha inventato la quadrectomia permettendo alle donne affette da tumore di conservare il seno e di non dover subire l’intervento come una lesione della propria identità femminile.  A che punto è oggi la cura del tumore al seno e quanto è importante che le donne che si sono ammalate non smettano di sentirsi “femminili”, “desiderabili”?

Il tumore del seno è oggi uno di quelli a più elevata guaribilità. Se scoperto per tempo, quando è impalpabile e rilevabile solo strumentalmente, è guaribile nella quasi totalità dei casi e con interventi che rispettano  l’integrità del corpo femminile. Dunque  la salvezza per le donne esiste:  la diagnosi precoce con mammografia ed ecografia. Con questo non intendo sminuire il “peso” della malattia. Il seno è simbolo della femminilità perché racchiude armonicamente la valenza della sensualità e della maternità e una diagnosi di cancro distrugge l’armonia fra la donna e il suo corpo. Per questo dico sempre ai miei medici che bisogna togliere il tumore non solo dal corpo, ma anche dalla mente. La senologia si è impegnata molto in questo senso, alleandosi alla chirurgia plastica e ricostruttiva e dando importanza  al risultato estetico degli interventi chirurgici. Oggi credo che se la donna è capita nel suo profondo da medici e familiari, può trovare dentro di sé le risorse per guarire anche psicologicamente dal cancro al seno.

Nella sua lunga esperienza le è capitato di rilevare un nesso fra depressione e minore reattività alle cure?

La depressione porta ad una minore reattività alla vita nel suo insieme e dunque una  minore adesione alla cura. Una persona  che non è motivata a guarire, non si sottopone alle  visite, non crea alleanza terapeutica con il proprio mendico, non segue le terapie e così via. Non si può parlare tuttavia  di minore risposta clinica alle terapie, così come non si può determinare un legame causa-effetto fra depressione e insorgenza di tumore, come da molte parti viene ipotizzato.

Simona Maggiorelli

Dal settimanale left-avvenimenti del  3-9 novembre 2012

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Sulla pelle di Eluana

Posted by Simona Maggiorelli su febbraio 8, 2009

083161uw-ansaBeppino Englaro: «Ho perso mia figlia diciassette anni fa». In libreria il nuovo libro di Maurizio Mori ripercorre un caso di violenza di “governo”.

di Simona Maggiorelli

«Ho perso mia figlia diciassette anni fa». In questa frase di Beppino Englaro è riassunta tutta la schietta e dolorosa verità sulla vicenda di Eluana, da parte di chi l’ha davvero amata. Splendida ragazza piena di energia che, in una notte di inverno e ghiaccio di molti anni fa, è rimasta vittima di un incidente d’auto. Da allora è in clinica, in uno stato vegetativo permanente, alimentata e idratata artificialmente.Ill suo corpo di giovane donna biologicamente resiste, ma Eluana non c’è più, la sua corteccia cerebrale distrutta e, dicono i maggiori esperti internazionali, è escluso che la sua realtà mentale funzioni. Il che vuol dire, purtroppo, nessuna possibilità di affetti, immagini, pensieri.
In una realtà così compromessa nonc’è possibilità di avere rapporto con gli altri esseri umani. Ma come ribadisce utilmente il presidente della consulta di bioetica, il docente dell’università di Torino, Maurizio Mori nel suo nuovo libro Il caso Eluana Englaro, appena uscito per Pendagron (con una toccante introduzione di Peppino Englaro), Eluana aveva detto e ripetuto a più persone, quando stava bene e in più di un’occasione, che mai avrebbe voluto sopravvivere così, da cadavere riscaldato dalle macchine, come era accaduto a un suo caro amico che, dopo i tentativi medici di rianimarlo, era disgraziatamente caduto in stato vegetativo. Ma su questo pensiero vivo della ragazza, testimoniato da familiari e amici, la politica italiana si è scagliata. Con cieco e furibondo accanimento. Fino alla decisione del ministro Maurizio Sacconi espressa il mese scorso in una circolare (e denunciata dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca) di bloccare la proposta della struttura ospedaliera di Udine che si era detta disponibile ad accogliere Eluana Englaro per rispettare le sue volontà. E questo da parte del ministro Sacconi, in aperto conflitto con la Costituzione italiana ma anche con la decisione della Corte di appello di Milano che già molti mesi aveva dato ragione agli Englaro.9788883427022 Una sentenza ribatita dalla Cassazione che anche Berlusconi all’inizio di febbraio osteggia, ipotizzando un disegno di legge sul testamento biologico da far approvare direttamente in sede di Commissione sanità al Senato. Raccapriccianti le parole del premier che, in sprezzo totale della realtà in cui si trova Eluana (ostaggio di medici e infermieri che le somministrano farmaci con un sondino naso-gastrico, che la nutrono artificialmente e la svuotano) arriva a dire che Eluana è una donna che ha perfino il ciclo e potrebbe avere figli. Insomma, dopo che il presidente della Lombardia Formigoni ha avuto il coraggio di dire che quella di Eluana è una vita piena, con il premier siamo alla necrofilia. Quale idea di vita umana emerge dai discorsi di Berlusconi? Quale immagine e identità di donna?

Nel coro di chi si prodiga per fare disinformazione non può mancare, ovviamente, il sottosegretario Eugenia Roccella (già autrice di libri antiscientifici sulla Ru486), che contro ogni evidenza medica dice: “Eluana deglutisce, ha mangiato yogurt e ogni giorno le suore la portano a fare un giro in giardino”. Un autorevole medico trapiantista come Ignazio Marino, che ha lunga esperienza di casi di coma e stato vegetativo dice invece che Eluana può solo deglutire la saliva. Forse 16 anni fa fu nutrita da sua madre, ma da allora ha bisogno del sondino naso gastrico. “Se qualcuno le desse un panino – sottolinea Marino – morirebbe di polmonite perché il cibo non le andrebbe nello stomaco, ma nei polmoni”. Ma il conduttore Bruno Vespa nel suo Porta a Porta e sorprendentemente non poche altre testate giornalistiche continuano a fare del terrorismo dicendo che interrompere le terapie vorrebbe dire far morire Eluana di fame e di sete. Ancora Marino: “I pazienti in stato vegetativo permanente non provano dolore, tanto che non si somministrano loro quotidianamente anti-dolorifici”. Ma è drammaticamente inascoltato. Anche dalla sua parte politica, il Partito democratico.

“L’unica persona che non sa che in Italia c’eè un ‘caso Eluana’, e’ proprio la ragazza che non sa neanche di esistere e dove sta: certo che e’ viva ma grazie al supporto dei macchinari, e potrebbe continuare a vivere per anni, ma e’ senza coscienza, senza relazioni con gli altri, senza emozioni e percezioni, senza attivita’ motorie”. Così il neurologo Carlo Alberto Defanti,  che da 16 anni la segue. Il medico denuncia che tante affermazioni di politici sono “fuori luogo” e “giocano con il caso Eluana in maniera del tutto disonesta”. Ma il neurologo aggiunge: “essendo un medico ho un codice deontologico da rispettare e una privacy del paziente da tutelare sempre. L’unica cosa che posso dire è che si pensa che Eluana sia quella che appare nelle foto, purtroppo non è più così da tempo”.  Il volto e gli occhi e il volto perdono ogni espressione quando si siano perse  in maniera irreversibile tutte le funzioni cerebrali come in questo caso.  “Non c’è coscienza,  motilità e  capacità di relazionarsi con gli altri. Non ci può essere  sensibilita’ e percezione quando si sia persa l’ attività cerebrale”.

L’obiettivo di questa maggioranza di centro destra, dunque ne potremmo dedurre, è solo quello di continuare a strumentalizzare il caso di Eluana  per far passare rapidamente una legge sul testamento biologico che, sul modello del testo unico presentato da Calabrò, neghi qualunque diritto di autodeterminazione delle persone. La legge vuoluta da questa maggioranza non solo  rimetterebbe le decisioni del paziente nelle mani del medico, ma accetterebbe la possibilità per il paziente di esprimersi solo sulla terapia da seguire e non sulla decisione se vivere o morire.  E derubricando l’alimentazione e l’idratazione artificiale dai trattamenti medici impedisce al paziente la possibilità di rifiutarli. Intanto e, giustamente, forse anche in reazione a questo annuncio del governo, sul web continuano a crescere le adesioni alla proposta del senatore del Pd e chirurgo Ignazio Marino, che nella scorsa legislatura si è battuto coraggiosamente per una giusta legge sul testamento biologico. A oggi sono più di 50.000 adesioni per la sua proposta che mette al primo posto la volontà del malato in accordo con l’articolo 32 della nostra  Costituzione. Fra i primi firmatari figurano l’oncologo ed ex ministro della Salute Umberto Veronesi, il premio Nobel Rita Levi Montalcini, il farmacologo e direttore dell’Istituto Mario Negri, Silvio Garattini (è possibile firmare l’appello sul sito http://www.ignaziomarino.it). Sotto Montecitorio intanto, l’associazione Luca Coscioni, con  i Radicali e  insieme a loro parte dell’opposizione di sinistra, protesta perché ciascuno possa decidere autonomamente del proprio destino, senza che altri – come troppo spesso accade e immotivatamente – possano decidere sulla propria pelle.  Left -Avvenimenti 02/09 e aggiunte

Quelle brutte menzogne su  Eluana

Bisogna tornare ai tempi della legge 40/2004 per ritrovare un così feroce attacco ai diritti e alla dignità della persona, alla libertà di scelta dell’individuo. Un attacco di una gravità inaudita perché sferrato dalle massime cariche di governo. In totale sprezzo della Costituzione. Lo hanno rilevato tutti i più autorevoli giuristi da Rodotà a Zagrebelsky, a Onida. Nonostante le parole del presidente della Repubblica, che si è mosso da garante dei principi di laicità della Carta, il Vaticano, grazie a questa genuflessa maggioranza di centrodestra, l’ha fatta da padrone bombardando lettori e ascoltatori di messaggi assolutamente distorti sul caso Englaro. Abbiamo ascoltato di tutto: che Eluana sorrideva, che mangiava yogurt, che grazie alle suore faceva passeggiate in giardino… Nonostante che il neurologo curante di Eluana, Carlo Alberto Defanti (e con lui tutti i maggiori esperti) dicesse che quando si è in uno stato vegetativo permanente, come lo era lei, non si ha più nessuna attività mentale, nessuna percezione, nessuna sensazione. Niente immagini, niente pensieri, nessuna possibilità di relazionarsi con gli altri. Perché lo stato vegetativo permanente – come è tornato a spiegare Defanti al convegno Verità e menzogne su “eutanasia”Coscioni, Welby,Englaro che si è tenuto a Roma il 14 febbraio – è cosa diversa dal coma e  dallo stato minimo di coscienza. Dopo 17 anni anni di stato vegetativo i danni cerebrali che Eluana aveva subito erano tali che non c’era alcuna possibilità di “risveglio”. Ma perfino la Rai ha preferito lasciare ampio spazio e senza contraddittorio ai discorsi di religiosi di ogni ordine e grado. Ora lo ricostruisce efficacemente un video di spezzoni tv confezionato dal Centro d’ascolto. Così dopo giorni e giorni dell’offensivo rumore creato dalle esternazioni del Premier e dei suoi ministri, dopo aver letto su testate come Il Corsera titoli aberranti come “Il decreto salva Eluana”, per disintossicarsi la mente fa bene ripercorrere la storia vera di Eluana attraverso le pagine del libro di Maurizio Mori, Il caso Englaro, la porta Pia del vitalismo ippocratico (Pendragon). Il filosofo e presidente della Consulta di Bioetica, con una puntuale disamina, smaschera le molte falsità uscite in tutti questi anni sui giornali. Ma ancor di più fa bene tornare alla voce schietta di Beppino Englaro che nel libro Eluana, la libertà e la vita (Rizzoli) ci consegna, non solo una straordinaria testimonianza di coraggio e di resistenza umana, ma anche un o strumento “politico” utile a ogni cittadino che voglia vedere riconosciuto il proprio diritto di poter scegliere sulla propria vita come è scritto nella Costituzione.  Simona Maggiorelli,  17 febbraio 2009


Nasce l’associazione per Eluana

Beppino Englaro: “L’esperienza che ho fatto con mia figlia voglio metterla al servizio del Paese”

di Simona Maggiorelli

cover-eluana1«Se il cervello è morto, lo è l’individuo» ha detto più volte il senatore del Pd Ignazio Marino. «Nel ’68, con i primi interventi di bypass, si fermava il cuore, si operava e lo si faceva ripartire; allora – ha spiegato – si è capito che la fine della vita non corrispondeva all’arresto del cuore, bensì al danno irreversibile al cervello, la morte cerebrale». Da quelle esperienze, come è noto, nacquero i criteri di Harvard, adottati internazionalmente e su cui si è basato lo sviluppo dei trapianti. Da parte sua, l’ex ministro della Salute, l’oncologo Umberto Veronesi ha dichiarato: «Quando non c’è più attività cerebrale, non c’è più nulla di quello che caratterizza la nostra vita umana: non c’è più pensiero, né memoria, né emozioni. E questo non l’ho stabilito io, ma il famoso protocollo di Harvard». Affermazioni importanti, ma che appaiono tristemente inascoltate anche da quel Pd con cui i due scienziati si sono schierati. E se l’opposizione politica in Parlamento è venuta meno al suo compito sui temi che riguardano la fine della vita, l’informazione ha fatto anche peggio. Basta pensare alle deliranti descrizioni dello stato di salute di Eluana Englaro diffuse nei mesi scorsi dai maggiori media nazionali. Per reagire a tutto ciò la neonata associazione-fondazione Per Eluana si è data alcuni compiti: fare chiarezza, facendo piazza pulita di tutti quei miti pseudoscientifici su risvegli (impossibili) quando le funzioni cerebrali siano irrimediabilmente compromesse. Dare strumenti ai cittadini per poter decidere su quali terapie accettare o rifiutare in caso di malattia incurabile. Offrire informazioni su come, in termini di legge, far valere la propria volontà, quando poi non si fosse più capaci di intendere e di volere. L’associazione fondata da Englaro, insomma, parte dai problemi concreti. E questo mentre il Parlamento si appresta a varare una legge sul testamento biologico basata sull’assunto teologico che la vita è un bene indisponibile. «La nostra associazione – ha ribadito Beppino Englaro presentando l’iniziativa il 17 marzo a palazzo Madama – è nata per mettere a disposizione di tutti le informazioni scientifiche e giuridiche che abbiamo dovuto acquisire per far rispettare la volontà di mia figlia». Come Englaro scrive nel libro Eluana, la libertà e la vita (Rizzoli) «Eluana era un purosangue, una ragazza vitale che già giovanissima aveva realizzato la sua indipendenza. Non avrebbe mai accettato di sopravvivere a se stessa, come mera vita biologica. Eppure a questo è stata obbligata». Perciò trasformare l’esperienza dolorosa che ha segnato la sua famiglia in strumenti di autodeterminazione per tutti è oggi l’obiettivo principale di Englaro. E per questo la sua coraggiosa battaglia civile non si ferma. Anche se smentisce ogni voce di prossima candidatura. «Per Eluana- dice – è un’associazione libera, autonoma, sganciata dai partiti. Uno strumento in primo luogo per fare informazione scientifica». Non a caso nel comitato scientifico dell’associazione spiccano nomi come quello del neurologo Carlo Alberto Defanti che ha seguito Eluana per quindici anni. «All’opinione pubblica di  questo Paese – prosegue Englaro – sono sottratte conoscenze scientifiche, in particolare riguardo allo stato vegetativo permanente, che non esiste in natura, ma può essere l’esito infausto di iter rianimativi». «Sospendere l’idratazione e l’alimentazione artificiale in questo caso non ha nulla a che fare con l’eutanasia» ribadisce Englaro che, anche dopo  aver viste le sue ragioni riconosciute dalla Corte suprema della Cassazione, ha dovuto difendersi per via legali dalle accuse di “assassinio” avanzate dal ministro della Sanità del Vaticano, Barragan, ma anche dalle accuse pronunciate da esponenti del centrodestra nel Parlamento. Fino all’inqualificabile “fuoco amico” arrivato da chi si dice progressista. Torna in mente, in proposito, un editoriale di Ritanna Armeni, che a fine febbraio sul Riformista invocava: “Beppino, si fermi” «in nome di un presunto decoro e di un – a suo dire – doveroso silenzio dopo la morte di Eluana»


da left-avvenimenti del 20 marzo 2009

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