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La sfida del regno di Op

Posted by Simona Maggiorelli su agosto 13, 2013

regno-di-Op_650x447Sono 1500 i bambini che in Italia, ogni anno, si ammalano di tumore. «Ma 1500 bambini all’anno se li metti insieme sono meno rari e meno soli» scrive la giornalista e neo sindaco di Molfetta Paola Natalicchio ad incipit del suo libro Il regno di Op (Einaudi). Un titolo che ha il sapore delle fiabe, scelto dall’autrice per rendere più accettabili quelle due parole “oncologia pediatrica” scritte sopra la porta d’ingresso del reparto dove ha trascorso interminabili giorni, perché a suo figlio quando aveva appena due mesi è stata riscontrata una rara forma tumorale. «Erano due settimane che Angelo non cresceva. Nonostante io fossi piena di latte e lui si attaccasse al seno ogni due tre ore. Aveva preso, ogni tanto, a vomitare, ma la cosa non aveva impensierito né noi né il pediatra.” Tutti i neonati vomitano e possono avere un momento di fermo peso”. Quella mattina però – ricorda l’autrice – al corso di baby massaggio, Angelo sembrava particolarmente nervoso. Soprattutto se lo poggiavo pancia in su: piangeva inconsolabile. A pancia sotto, invece, si calmava, ma piombava in un silenzio troppo pensoso per i suoi due mesi di vita».

L’ostetrica notò che il piccolo aveva perso peso dalla settimana precedente e, preoccupata, consigliò alla madre di prenotare subito un’ecografia. La sera stessa dell’esame diagnostico «ero un abitante del regno di Op», annota Paola Natalicchio in questo suo coraggioso libro, a metà strada fra il diario e la narrazione letteraria, che seduce per la qualità della scrittura. «Ho scelto una scrittura il più possibile curata per avvicinare i lettori senza spaventarli», si schermisce lei. Dacché la storia da raccontare, a tutta prima, era davvero dura. Ad Angelo era stato riscontrato un tumore di otto centimetri. La diagnosi era di fibrosarcoma addominale e alle orecchie dei suoi giovani genitori suonava già come una condanna.

Natalicchio_Il_regno_di_op«Dare un nome alle cose è stato il primo passo per cominciare a reagire» ammette la scrittrice. Così è cominciata la lunga guerra di posizione contro la malattia con il bisogno di trincerarsi per fare quadrato intorno al bambino. Comincia così per Angelo, Paola e Marco una vita del tutto sconosciuta e fino a pochi giorni prima inimmaginabile; una vita fatta di sale operatorie, di siringhe argentate (per la chemio), di guanti dei puffi (i guanti blu di nitrile necessari anche per cambiare il pannolino). Una vita scandita dal betadine rosso spruzzato da contenitori arancioni simili a quelli del ketchup e da colorate coppe di pop corn a merenda; un mondo fatti di amichetti dai capelli rasati e con i capelli di baseball, di giochi nella ludoteca del reparto e di maestri che fanno scuola in corsia; di «mamme panda» che cercano di nascondere i segni della preoccupazione e delle notti insonni sotto strati di correttore per le occhiaie e di numeri in codice, come quel zeroquarantotto che è il codice dei malati di cancro sulle ricette.

Ma soprattutto il Regno di Op raccontato da Natalicchio in questo suo appassionato libro-testimonianza è un mondo fatto di medici sempre pronti a intervenire, anche se è domenica, anche se hanno appena staccato; medici che «quasi sempre trovano la chiave per liberare i bambini, per rimandarli a casa, a scuola, a giocare a calcetto e al campeggio…Quasi sempre ce la fanno – assicura Paola  – li ho visti con i miei occhi». Ed è questo il cuore de Il regno di Op, la notizia che lo rende anche un importante strumento di informazione per tutte le famiglie che si trovano a vivere situazioni così difficili.

Paola Natalicchio

Paola Natalicchio

Da giornalista, oltreché da mamma, Paola Natalicchio si è documentata scoprendo che le statistiche dell’oncologia pediatrica sono positive per i piccoli pazienti. «La maggior parte dei tumori infantili sono leucemie e in media, più in generale,  sette bambini su dieci riescono a guarire anche se affetti dal cancro», racconta. «Per questo, per far circolare queste notizie, ho deciso di trasformare il blog che tenevo sul web nel 2011 in un libro. Io stessa prima di trovarmi a combattere per la salute di mio figlio non sapevo che dai tumori infantili si guarisce».

Dopo un intervento delicato e cicli di terapia Angelo oggi non ha più «quella coda di plastica azzurra, cucita sul petto dei bambini che devono fare chemioterapia. Sta bene- racconta Paola -, ma bisogna aspettare che passino cinque anni prima di poter parlare di vera guarigione». Nella frattempo la sua battaglia, anche politica, non si ferma. In Italia ci sono molti bravi medici specialisti e centri di eccellenza come il Gemelli e il Bambin Gesù a Roma o come il Meyer a Firenze e l’Istituto tumori di Milano (solo per fare alcuni nomi) resta però un non omogenea possibilità di accesso alle cure lungo la penisola. «I bambini per curarsi devono restare in ospedale per mesi e le famiglie non sempre trovano strutture di accoglienza solidaristiche come ad esempio la onlus Peter Pan di Roma», spiega Natalicchio. «Sarei ipocrita – aggiunge -se dicessi che in tutta Italia l’accesso alle cure è identico. I costi sono molto diversi. Le famiglie dal Sud devono spostarsi a Roma e a Firenze. E hanno bisogno di un posto dove dormire, dove appoggiarsi. Non tutte le regioni sono attrezzate». Insomma c’è molto fare ancora per la conquista di quel diritto alle cure che è scritto nella nostra Costituzione, ma anche per aiutare i bambini malati di cancro e loro famiglie a non sentirsi soli. Il mondo di Op ha bisogno dell’attenzione di tutti. (Simona Maggiorelli)

dal settimanale left-avvenimenti

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L’alimentazione che protegge dal cancro

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 10, 2012

La complessità dei quasi duecento malattie che che compongono la galassia cancro sono al centro  de I giorni della ricerca promossi dall’Airc, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro 2012. Fino all’11 novembre continua la campagna Airc per la raccolta fondi. Intanto Umberto Veronesi rilancia l’importanza  della prevenzione. A cominciare da una sana alimentazione povera di grassi, Riproniamo qui un’intervista che il professore ha rilasciato a left riguardo all’importanza per la salute della scelta vegetariana

 

di Simona Maggiorelli

Quello che la medicina sta vivendo è un momento di grandi sfide, racconta a left un luminare della ricerca contro il cancro come Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, e inventore della quadrantectomia, una tecnica chirurgica di cui molte donne italiane gli saranno sempre grate, perché già in anni in cui la chirurgia plastica ricostruttiva non era così diffusa, risparmiava alle donne affette da carcinoma mammario lo scempio della mastectomia. « Le sfide che ci troviamo davati sono tante e tali- dice il professore – che richiederebbero un’intera trattazione. Dovendo sintetizzare come è richiesto in un’intervista direi che si sta scommettendo soprattutto sulla genetica, per sfruttare la capacità, che abbiamo acquisito con il sequenziamento del genoma dieci anni fa, di isolare i geni e di studiare la loro funzione a livello molecolare”.

Una frontiera della genetica che offre molte speranze e che promette anche importanti ricadute nella ricerca sul cancro. «Su questa base stanno nascendo i primi farmaci diretti a quei geni mutati che sono all’origine del cancro- spiega Umberto Veronesi -, i ricercatori stanno cercando di capire quali siano i geni coinvolti in ogni neoplasia per creare poi farmaci selettivi, cosiddetti “intelligenti”, che dovrebbero gradualmente sostituire i chemioterapici, o combinarsi a loro come già avviene per alcuni tumori. L’ultima frontiera della ricerca è poi costituita dalle cellule staminali tumorali, le vere responsabili dell’inguaribilità della malattia, perché sono in grado di migrare in altri organi e di dare origine alle metastasi. Nuovi farmaci mirati all’eliminazione delle staminali tumorali sono già in sperimentazione clinica sull’uomo e nei prossimi 5-10 anni potrebbero diventare disponibili per alcune forme di tumore”.

E mentre la ricerca sulle staminali tumorali, anche grazie al team di medici e ricercatori dell’Istituto milanese fondato dallo stesso Veronesi sta facendo interessanti passi avanti anche nel nostro Paese, altri importanti ambiti della ricerca come quello sulle staminali embrionali (che magari hanno minore ricaduta immediata e che, certamente urtano più da vicino i custodi della fede) in Italia incontrano enormi ostacoli e sono pressoché escluse dai finanziamenti pubblici. Tanto che all’ex ministro della Salute ed ex senatore Pd Veronesi anche in vista del suo intervento preannunciato per questo fine settimana a Roma al Congresso dell’Associazione Luca Coscioni non possiamo non chiedere: la politica italiana, più attenta ai diktat del Vaticano che alle ragioni della scienza, sta uccidendo la ricerca scientifica la ricerca nel Belpaese?

« Questo non è solo un problema politico- sottolinea Veronesi-. in Italia manca una cultura e una strategia per la ricerca. Sicuramente il Vaticano ho posto molti vincoli ideologici, ma bisogna dire con chiarezza che le sue posizioni “oscurantiste” non sono state adeguatamente contrastate per mancanza appunto di una solida cultura della scienza. Basti pensare – aggiunge – che il nostro Paese destina alla ricerca una quota di risorse pari soltanto all’1% del PIL. Fino ad oggi, grazie ai grandi sforzi dei ricercatori e al contributo della gente attraverso le associazioni private, miracolosamente la bilancia dei risultati si è mantenuta ancora a favore della ricerca. Ma si tratta di un equilibrio instabile, che non si mantiene da solo all’infinito. Tanto è vero che, per la prima volta dopo trent’anni, nel 2009 la produzione scientifica italiana ha smesso di crescere, anzi è arretrata sia in termini relativi, come percentuale dell’intera produzione mondiale, sia in termini assoluti, come numero di articoli scientifici pubblicati”. Considerazioni importanti che cercheremo di trovare l’occasione di approfondire in altra occasione con il professore, che intanto alla sua maniera, gentilmente, ci incalza riportandoci all’impegno preso di parlare di un’altra sua importante sfida: quella di diffondere la cultura vegetariana, anche per l’importanza che riveste nella prevenzione d i importanti malattie e per la ripartizione più equilibrata delle risorse sul globo. L’occasione è offerta dall’uscita del suo nuovo libro La scelta vegetariana, scritto con il giornalista scientifico Mario Pappagallo e  pubblicato da  Giunti.

Professor Veronesi che incidenza può avere una dieta vegetariana sulla salute umana? «Innanzi tutto un’alimentazione povera o priva di carne e derivati aiuta ad evitare obesità e sovrappeso, che sono i principali fattori di rischio per le malattie cardiocircolatorie, il cancro e il diabete. Chi è vegetariano- fa notare Veronesi – pesa, in media, il 10% in meno di chi non lo è: Il controllo del peso è favorito dal fatto che frutta e verdura sono alimenti poverissimi di grassi e ricchi di fibre».  Ma non solo. « La dieta vegetariana – prosegue – è efficace nell’ostacolare l’insorgenza o nel favorire la regressione di gravi patologie delle coronarie e costituisce una barriera a molte malattie cronico-degenerative grazie al suo basso contenuto di acidi grassi saturi, di colesterolo e di proteine animali e grazie alle sue alte concentrazioni di folati, antiossidanti e fitoestrogeni».

E per quantoriguarda poi più specificamente la prevenzione oncologica? « Oggi sappiamo che esistono nei vegetali molecole protettive per tipi specifici di tumore. Ad esempio- dice Veronesi – il licopene contenuto nei pomodori protegge dal cancro della prostata, l’indolo- tre- carbinolo contenuto nelle crucifere protegge dal cancro del seno, la catechina presente nelle foglie del tè contribuisce a proteggere dal tumore alla pelle, al colon, al polmone, al seno e alla prostata, il resveratrolo contenuto nell’uva e nel vino rosso protegge da patologie cardiovascolari. Alcuni vegetali, come la soia, sono ricchi di fitoestrogeni (sostanze simili agli ormoni femminili) e per questo possono svolgere un ruolo di regolazione di eventuali influenze ormonali sullo sviluppo di certi tumori».

Si può quindi pensare che chi segue un’alimentazione ricca di alimenti vegetali è meno a rischio di ammalarsi? “Certo e può vivere più a lungo. L’esempio che porto sempre è quello degli abitanti dell’isola giapponese di Okinawa: dieta ipocalorica, vegetariana e ricca in curcumina hanno prodotto la più alta percentuale di ultracentenari al mondo».

. E se una dieta ricca di carne, come lei argomenta nel libro può favorire l’insorgenza di tumori, quanto questo tipo di malattie sono invece determinate dall’ambiente , dall esposizioni a radiazioni o a inquinamento e quanto conta invece l’eredità genetica?

«Circa le cause dei tumori va detto innanzi tutto che il cancro è una malattia soprattutto “ambientale”, intendendo con questa parola l’ambiente interno ed esterno alla cellula. I fattori genetici- spiega Veronesi – sono responsabili solo del 3% dei tumori, i fattori riproduttivi ed endocrini lo sono per il 12% mentre i fattori ambientali sono la causa dell’85% di tutti i tumori. Quindi, nella maggior parte dei casi, la malattia si sviluppa per effetto di fattori ambientali collegati agli stili di vita individuali. Di questi la ricerca ne ha individuati con certezza alcuni che sicuramente incidono sulla formazione dei tumori: alimentazione, fumo (responsabile del 30% delle morti per cancro nel mondo), alcuni virus, esposizione a sostanze cancerogene soprattutto sul luogo di lavoro. Queste ultime sono all’origine del 4% dei tumori di origine ambientale, mentre gli agenti infettivi (virus cancerogeni conosciuti, come l’HPV o l’epatite B) sono responsabili di un altro 10%. Ma il fattore che incide di più- sottolinea Veronesi – è un’alimentazione sbagliata: ben il 30% dei tumori è dovuto all’alimentazione, in particolare a un’alimentazione troppo ricca di grassi di origine animale. Alcune forme, come il cancro intestinale, sono direttamente correlate al consumo di carne mentre altre, come il tumore dell’endometrio, sono legate all’obesità».

Diventare vegetariani però comprta anche rinunciare al pesce, che i nutrizionisti dicono ricchi di acidi grassi polinsaturi, i grassi “buoni” i cosiddetti omega 3.« Non a caso è diffuso il principio che si possa essere sostanzialmente vegetariani pur mantenendo un limitato consumo di pesce- approfondisce Veronesi -.Dal punto di vista nutritivo, il pesce è un prezioso alleato della salute. È un alimento magro, con un modesto contenuto di colesterolo e con una discreta quantità di iodio, utile per la prevenzione delle patologie tiroidee. Ma soprattutto i suoi grassi, oltre a essere simili a quelli vegetali (cioè caratterizzati prevalentemente da composti “insaturi”), sono anche ricchi di acidi grassi polinsaturi, appunto gli omega3, che funzionano da protettori per cuore e arterie.Dunque il pesce non andrebbe evitato né per ragioni di salute né per ragioni ambientali. Per ragioni etiche però sì».

Da ultimo mi permetta una curiosità: Scegliere un’alimentazione vegetariana ha sempre corrisposto nella storia dell’umanità a una scelta etico -filosofica. I filosofi pitagorici, lei ricorda nel libro, per esempio, consideravano la carne come un alimento che ostacola la vigilanza della mente. Una superstizione? «La posizione dei pitagorici è forse troppo drastica. È vero però che essere vegetariani è l’espressione di una filosofia di vita che esclude ogni forma di prevaricazione e privilegia sempre il rispetto per tutti gli esseri viventi. Per questo l’alimentazione vegetariana è considerata in molte culture, spesso in associazione al digiuno, una forma di ascesi, che realmente facilita la riflessione e la concentrazione perché, essendo naturalmente più frugale e digeribile di quella carnivora, appesantisce di meno l’organismo e favorisce la lucidità mentale.

dl settimanalea left-avvenimenti 30 settembre 2011

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Una vita contro il cancro

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 10, 2012

Umberto Veronesi

Oncologo di fama mondiale ha messo a punto tecniche chirurgiche sempre più innovative per il tumore al seno, che sono state adottate a livello globale. Nel 2003 ha creato la sua Fondazione per il progresso delle scienze. A colloquio con l’ex ministro della Sanità Umberto Veronesi

«C’è una frase di Giovanni Falcone contro il senso ineluttabilità e il fatalismo che mi è rimasta fortemente impressa», scrive il professor Umberto Veronesi ad incipit del nuovo libro Il primo giorno senza cancro, edito da Piemme. «La mafia – disse un giorno Falcone – è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una sua fine». Con una convinzione analoga e quanto mai tenace Veronesi ha dedicato la sua vita alla lotta contro il cancro e oggi finalmente si sente di poter annunciare che non è lontano il giorno in cui questa malattia potrà dirsi debellata.

Professor Veronesi, lei scrive che non è lontano il giorno «in cui potremo dire che per un tumore non si muore più». Prevedendo che entro una ventina d’anni si potrà arrivare a conoscere tutte le cause biologiche e ambientali dei tumori. Cosa sappiamo oggi dei fattori che determinano il tumore?

Oggi conosciamo con certezza alcune cause. La prima è il fumo che è attualmente la principale causa evitabile di morte prematura: le ultime previsioni, diffuse al World oncology forum di Lugano, parlano di un miliardo di persone uccise dal tabacco in questo secolo, mentre erano cento milioni lo scorso secolo. Soltanto in Italia muoiono ogni giorno circa 100 persone soltanto per tumore del polmone, la più diffusa e grave, anche se non l’unica, malattia legata al fumo. La seconda è l’alimentazione scorretta. In questo caso il legame causa-effetto non è così chiaro e immediato come per il fumo, ma sappiamo che il sovrappeso, e più in generale un consumo eccessivo di grassi di origine animale,  causa circa il 35% dei tumori e sappiamo che i gruppi di popolazione che adottano una restrizione calorica sono significativamente  meno colpiti dai tumori. La terza causa conosciuta sono i virus  come  l’HPV (Human Papilloma Virus,) all’origine  il cancro del collo dell’utero,e  l’HBV, il virus  della epatite B che può causare il tumore del fegato, e i virus  che causano alcune leucemie, il linfoma di Burkitt e il cancro naso faringeo. Esiste infine una categoria di sostanze cancerogene, come l’amianto o le amine aromatiche, che sono state catalogate e messe al bando dai luoghi di lavoro e vita sociale.

Quali sono le nuove ricerche sul cancro che lei reputa più promettenti?

Tutta la ricerca è promettente e si può dividere sommariamente in due macro aeree: una che ha l’obiettivo di curare meglio il cancro (con nuovi farmaci, nuove particelle, nuove tecnologie) e l’altra che si concentra invece sull’indagine delle sue cause, per eliminarle. Nell’area terapeutica, mi aspetto nei prossimi quarant’anni risultati  significativi, che potrebbero innalzare la guaribilità generale fino all’ 80% dei casi. Nella seconda area vedo la svolta più lontana. Come ho scritto nel libro, il primo giorno senza cancro sarà quello in cui non ci ammaleremo più.

Una decina di anni fa  quando gli scienziati annunciarono di saper decodificare il genoma si disse che tutto questo avrebbe avuto ricadute positive e immediate per debellare il cancro, ma così non è stato, perché? Dall’attuale lavoro degli scienziati per sequenziare più approfonditamente il Dna che cosa possiamo aspettarci?

La promessa del Dna era quella di scoprire l’origine della malattia, vale a dire che cosa e come si crea il danno al Dna, che innesca i meccanismi  di cancerogenesi. In realtà ci siamo trovati di fronte ad una complessità maggiore di quella attesa. Il cancro, va ricordato, non è una malattia, ma centinaia di  malattie diverse che per convenzione riuniamo sotto un’unica categoria. Ognuna di queste malattie ha una sua evoluzione.

Negli ultimi anni si è parlato molto anche di nuovi farmaci molecolari. A che punto siamo arrivati?

I nuovi farmaci rappresentano una delle  aspettative più forti della ricerca genetica, ma hanno effettivamente tardato ad entrare in clinica. Oggi sono circa 30 quelli utilizzati. Nei prossimi anni tuttavia  il ritardo sarà rapidamente recuperato.

Lei è il medico che ha inventato la quadrectomia permettendo alle donne affette da tumore di conservare il seno e di non dover subire l’intervento come una lesione della propria identità femminile.  A che punto è oggi la cura del tumore al seno e quanto è importante che le donne che si sono ammalate non smettano di sentirsi “femminili”, “desiderabili”?

Il tumore del seno è oggi uno di quelli a più elevata guaribilità. Se scoperto per tempo, quando è impalpabile e rilevabile solo strumentalmente, è guaribile nella quasi totalità dei casi e con interventi che rispettano  l’integrità del corpo femminile. Dunque  la salvezza per le donne esiste:  la diagnosi precoce con mammografia ed ecografia. Con questo non intendo sminuire il “peso” della malattia. Il seno è simbolo della femminilità perché racchiude armonicamente la valenza della sensualità e della maternità e una diagnosi di cancro distrugge l’armonia fra la donna e il suo corpo. Per questo dico sempre ai miei medici che bisogna togliere il tumore non solo dal corpo, ma anche dalla mente. La senologia si è impegnata molto in questo senso, alleandosi alla chirurgia plastica e ricostruttiva e dando importanza  al risultato estetico degli interventi chirurgici. Oggi credo che se la donna è capita nel suo profondo da medici e familiari, può trovare dentro di sé le risorse per guarire anche psicologicamente dal cancro al seno.

Nella sua lunga esperienza le è capitato di rilevare un nesso fra depressione e minore reattività alle cure?

La depressione porta ad una minore reattività alla vita nel suo insieme e dunque una  minore adesione alla cura. Una persona  che non è motivata a guarire, non si sottopone alle  visite, non crea alleanza terapeutica con il proprio mendico, non segue le terapie e così via. Non si può parlare tuttavia  di minore risposta clinica alle terapie, così come non si può determinare un legame causa-effetto fra depressione e insorgenza di tumore, come da molte parti viene ipotizzato.

Simona Maggiorelli

Dal settimanale left-avvenimenti del  3-9 novembre 2012

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