Articoli

Posts Tagged ‘Paolo Ferrero’

A sinistra, un fronte comune

Posted by Simona Maggiorelli su marzo 10, 2011

Partito democratico (Pd), Sinistra ecologia e libertà (Sel) e Federazione della sinistra (Fd) in piazza il 17 marzo per costruire una forte opposizione alle destre. La proposta del segretario di Rifondaziona comunista Paolo Ferrero

di Simona Maggiorelli

Paolo Ferrero

«Costruire un fronte dell’opposizione con Sel, il Pd e l’Idv e lavorare per una mobilitazione nel Paese. Se è vero che questo governo ha tratti di regime bisogna costruire una risposta adeguata anche con uno sciopero generale». Così il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero lancia la proposta di una manifestazione unitaria che veda insieme la Federazione della Sinistra (Fed) e gli altri partiti di opposizione, di sinistra e di centrosinistra. «Solo da un movimento di popolo – chiosa Ferrero – può cominciare a prendere forma uno schieramento elettorale che metta al centro la difesa e lo sviluppo della Carta, il lavoro, i diritti civili. Per evitare il presidenzialismo populista e un’uscita a destra dalla seconda Repubblica».

E l’evocato comitato di liberazione nazionale con Fini?

Un parallelo sbagliato. Il Cln non lo fecero quei gerarchi che misero Mussolini in minoranza nel Gran Consiglio del fascismo, lo fecero gli antifascisti. Fini ha votato le leggi ad personam, i provvedimenti anticostituzionali sul lavoro, la riforma Gelmini, tutti i provvedimenti del Premier. Uno schieramento così perderebbe a destra e a sinistra. D’Alema ha proposto una legislatura costituente, cioè che cambi la Costituzione. Vendola è per una sua modifica? Io no. Penso che la Carta vada difesa e vivificata. E quale legge elettorale si farebbe? Io sono per il proporzionale. Vendola e D’Alema vogliono un doppio turno alla francese con il presidenzialismo come Fini? Per non parlare delle questioni che si aprirebbero sul terreno delle politiche economiche. Operazioni politiciste servono solo a rafforzare Berlusconi, sempre più blindato in Parlamento.

Obiettivo primario ?

La costruzione di un sistema parlamentare plurale a base proporzionale. Senza questa legge elettorale Berlusconi non avrebbe governato. Non è maggioranza nel Paese. L’attuale sistema elettorale, con un gioco di scatole cinesi, consente a lui e alla destra di avere la maggioranza assoluta dei deputati. Con lo stesso meccanismo Mussolini andò al governo. La legge Acerbo era identica alla porcata di Calderoli. Che poi in Parlamento si possa discutere con Casini sulla legge elettorale non è un problema, ha sempre proposto il sistema alla tedesca. Ma la proposta di Nichi Vendola di aprire ora a Fini e Casini è un errore molto grave, perché basterebbe che Idv, Sel e Fed si dicano indisponibili a un accordo elettorale con Udc e Fli perché il Pd non possa reggere da solo quell’accordo e sia costretto a cambiare strategia.

Il Paese però sembra inerte

No, ci sono dei segnali di vitalità. Penso alla manifestazione della Fiom che lego alla scelta politica degli operai di votare no all’accordo Fiat. Segno che gli operai non credono più alla favola che permettere ai padroni di fare quello che vogliono serva a portare a casa qualcosa. E’ un no consapevole perché la Fiat ha preso un sacco di soldi pubblici ed è l’unica azienda dell’auto in Italia perché ha impedito che altri ci fossero.

Un altro segnale è venuto dalle manifestazioni degli studenti?

Sì. La loro protesta ha elementi di analogia con le rivolte nel Nord Africa. E’ stata tolta loro ogni prospettiva. E’ una generazione che studia in una università taglieggiata, destinata a un lavoro precario e a non maturare la pensione. La loro rivolta è a una condizione strutturale, non è uno stato d’animo. E poi c’è stata la manifestazione delle donne che andava molto al di là della contestazione a Berlusconi. Poneva questioni più ampie. Ma non c’è stata risposta politica. Balza agli occhi che gli unici che non sono riusciti a combinare una grande manifestazione sono i partiti. Possibile che gli studenti, le donne, gli operai siano scesi piazza e che per il centrosinistra e per l’opposizione sia solo notte e nebbia?

Perché una manifestazione a  sinistra il 17 marzo?

L’unità d’Italia vuol dire l’unità dei diritti, significa difendere il contratto nazionale di lavoro, la sanità ecc. L’Italia non l’ha fatta solo Vittorio Emanuele, ma anche Giuseppe Di Vittorio. Certo non è una risposta compiuta ma un inizio di interlocuzione. Perciò dico che bisogna fare una proposta unitaria che permetta al Pd uno sblocco a sinistra della crisi. Vendola invece si mette dentro lo scenario disegnato dal Pd, contribuendo alla sua deriva politicista.

In Italia c’è un forte attacco all’identità delle donne. Da parte di una politica succube del Vaticano. In questo quadro Vendola dice «Basta anticlericalismo»

Se Vendola, inseguendo un modello presidenzialista, vuole fare il capo di uno schieramento che tiene dentro la Binetti, Fioroni ecc, capisco faccia concessioni all’integralismo cattolico. Al contrario, se guardiamo alla realtà, vediamo come in Italia non c’è un problema di anticlericalismo ma piuttosto di clericalismo. La Chiesa esercita un peso esorbitante, non sulle scelte della gente, ma sulle élite politiche. Un peso che a volte ci fa sembrare più simili a una teocrazia islamica che a una democrazia occidentale. Leggi per il divorzio e l’aborto oggi non sarebbero approvate dal parlamento. Penso che centrale sia fare in modo che la laicità presente nel Paese sia rappresentata anche dal punto di vista politico-culturale. Bisogna superare questa subalternità per cui sembra sempre che i valori ultimi li difenda il papa. Quando invece il tasso di violenza delle posizioni vaticane riguardo alle donne e alla questione dell’aborto che è pazzesco. E si è giunti a un punto tale che quando uno lo denuncia non passa sui media. Non lo si cita nemmeno per stigmatizzarlo, viene semplicemente oscurato. E’ una sorta di regime mediatico che non usa l’olio di ricino ma la censura.

Nelle  rivolte in  Medioriente, invece, segni di laicità?

Dalla Libia e da tutto il Nordafrica (senza cancellare le  specificità) si leva una forte domanda di libertà e di giustizia. Una ribellione ai regimi ma anche all’assenza di prospettive dovute alla gestione capitalistica della crisi. Il peso dell’integralismo islamico pare limitato e comunque non egemone. Il problema è  che non c’è nessuna assunzione di responsabilità da parte dell’Europa che non siano la riproposizione della follia degli interventi militari. Si fa terrorismo sulle cifre, si paventando esodi biblici, si chiudono porte. Come se solo ora, con le rivolte, ci accorgessimo di un Nordafrica che abbiamo sfruttato con politiche di “cooperazione” che hanno razziato materie prime e creato latifondi.

Siamo “complici” di un genocidio in Libia?’

Quello che è certo è che fra Berlusconi e il tiranno Gheddafi non ci sono solo “affinità elettive” e amicizie con oligarchi come Putin. Ma anche affari e un rapporto assassino con i migranti. Sono complici nell’arrestare, affamare e stuprare i migranti che via Libia cercano approdo in Italia.

Basta oggi dire nullo il trattato Italia-Libia?

Bisogna smontare il regime. Con le relazioni diplomatiche. Non con la guerra. E costruire poi politiche di cooperazione per uno sviluppo che riconosca libertà e giustizia sociale.

Solo ora Massimo D’Alema scopre i diritti umani violati in libia?

Il centrodestra è complice, sodale. Quella di D’Alema è ipertrofia di realpolitik, la stessa che ha portato al riconoscimento del Kosovo, uno stato indagato per traffico di organi, di droga, di armi.

Mentre il Premier e’imputato per concussione e prostituzione minorile e il Pd apre alla Lega?

E’ miopia politicista. La Lega che non è «una costola della sinistra» ma un partito razzista. E ribadisco: l’idea di sconfiggere Berlusconi con manovre di palazzo o con alleanze innaturali è completamente sbagliata.

da left-avvenimenti del 4 -10 marzo

Annunci

Posted in Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

La possibilità di scegliere

Posted by Simona Maggiorelli su luglio 31, 2009

editoriale del quotidiano Terra, 31 luglio 2009

di Simona Maggiorelli

ru486Una questione di civiltà.  Non sapremmo come altrimenti definire la tanto attesa commercializzazione in Italia della pillola abortiva  Ru486. Un  farmaco che l’Oms  ha inserito da tempo fra gli “essenziali”. Che in Francia e in molti altri Paesi avanzati è in uso da quasi vent’anni. Senza speciali controindicazioni. Eccetto quelle che si devono usare per l’assunzione di ogni medicina. Come utilmente ricorda il ginecologo Silvio Viale, pioniere dell’introduzione in Italia della Ru486: i pochi casi di decessi registrati dopo l’assunzione di Ru486 in realtà si sono verificati in casi clinici complessi. Illustri ginecologi come lo stesso Viale, con  Carlo Flamigni e Mirella Parachini lo vanno ripetendo da anni: la Ru486 è un farmaco sicuro.

Dalla più moderna neonatologia sono arrivate conferme definitive ormai che solo a partire dalla ventiquattresima settimana di gestazione il feto ha possibilità di vita autonoma fuori dall’utero. Prima è un organismo biologico in evoluzione. Non si può parlare di persona, perché solo alla nascita l’essere umano realizza pensiero e vita psichica.

ru486 Time Di fronte e evidenze scientifiche di questa portata che liberano le donne dal senso di colpa, permettendo a ognuna di realizzare la propria identità come desidera e sente più giusto colpiscono la sordità e la resistenza a farle prprie da parte della politica e dei media, anche dei più progressisti. Così ora che le donne anche in Italia pssono ricorrere all’aborto farmacologico si alzano barricate da esponenti di centrodestra e non solo, perché, sospettiamo, la Ru486 permetterebbe di aggirare l’obiezione di coscienza dei medici cattolici. Evidentemente per tutti costoro le donne devono per forza andare sotto i ferri per interrompere una gravidanza indesiderata. Magari anche senza anestesia come è accaduto in ospedali romani non lontani da Santa Madre Chiesa. E questo sarebbe il prendersi cura per  non lasciare le donne alla solitudine dell’aborto fai da te” che il primario  del Gemelli di Roma Antonio Lanzone proponevanei giorni scorsi su Repubblica?

Così mentre la sottosegretaria Eugenia Roccella ( che con Assuntina Morresi ha scritto un libro ideologico e disnformato come La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola Ru486) continua a lanciare i suoi anatemi contro il farmaco abortivo, giornali blasonati come il Corsera continuano a confondere la Ru486 con la pillola del giorno dopo. Un gran fuoco di fila per tentare di confondere i cittadini. Mentre nessuno, né di destra né di sinistra ( purtroppo) propone serie campagne di promozione della contraccezione

dal quotidiano Terra 31 luglio 2009

Il governo vuole imporre il ricovero coatto per le donne che prendono la Ru486, come accade nei casi più gravi di malattie psichiatriche

Il Governo di centrodestra cerca di porre paletti all’utilizzo della pillola Ru486. In particolare, oltre a diminuire a 49 giorni il limite per il suo uso (in Europa e’ du 63 giorni), vuole imporre il ricovero coatto per le donne che scelgono questo metodo abortivo. Le donne che vorranno abortire con Ru486 potrebbero quindi essere equiparate a categorie di pazienti per i quali e’ previsto il ricovero coatto, come i malati psichiatrici e i portatori di malattie infettive da quarantena.

COMMENTI

‘Prevedere il ricovero obbligatorio di almeno tre giorni per la somministrazione della pillola abortiva, come prospettato dal governo attraverso il sottosegretario Roccella, e’ un’assurda e ingiustificata forma di accanimento punitivo nei confronti della donna’. Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc.
Si tratta, aggiunge, del ‘frutto di una cultura che, in ossequio ai dettami patriarcali della chiesa e della societa’ italiana, non intende capacitarsi che la donna possa veder rispettata la propria liberta’ di scelta e alleviata la propria sofferenza grazie anche alle nuove frontiere scientifiche, continuando a imporle una condizione di oppressione o lo stigma della colpa. Non puo’ esserci niente di piu’ anticristiano’.

Si vogliono ora costruire modalita’ da Stato totalitario nella sommistrazione della Ru486, fino alla sciagurata ipotesi di test psicologici con l’obiettivo di compromettere il risultato del via libera al suo impiego: noi lo impediremo! Lo sostiene il segretario dell’Associazione ‘Luca Coscioni’, Marco Cappato per il quale, “l’unica alternativa alla liberta’ e alla responsabilita’ di scelta e’ l’imposizione dogmatica della opzione di una Autorita’ Superiore alla quale evidentemente il Vaticano si considerare candidato naturale”. Come Radicali, “abbiamo dato il contribuito piu’ importante – rimarca Cappato – alla sconfitta parziale dell’aborto, grazie alla sua legalizzazione: cercheremo di completare il compito, nonostante – conclude Cappato – il boicottaggio clericale sull’informazione sessuale e sulla contraccezione”.

”Se cosi’ fosse sarebbe incostituzionale. Queste povere donne, dopo che si sono viste impiantare per forza i tre embrioni ora saranno costrette a un regime carcerario”. Lo afferma Mario Riccio, anestesista-rianimatore, il medico che sospese le terapie a Piergiorgio Welby, nel corso di un’intervista all’Agenzia Radiofonica Econews.

Non ci sono motivi per non far valere il regime di trattamento in day hospital, gia’ testato con varie sperimentazioni regionali, per l’aborto farmacologico con la pillola Ru486. Lo sostiene il giudice Amedeo Santosuosso, della Corte di appello di Milano, precisando che il ricovero della donna in trattamento, cosi’ come ipotizzato, ‘non potrebbe in alcun caso essere obbligatorio’.
Il ricovero per le donne in trattamento con la Ru486, ha affermato il giudice, ‘non puo’ essere in alcun caso coatto.
Inoltre, dal momento che il regime in Day Hospital per l’aborto farmacologico e’ gia’ stato testato e validato in varie sperimentazioni regionali a partire dal 2005, non vedo motivi per non far valere tale modello anche ora, dopo il via libera alla commercializzazione del farmaco in Italia’.
Il ricovero coatto, ha precisato Santosuosso, ‘e’ impensabile: ogni trattamento medico viene infatti somministrato sulla base del consenso informato; dunque sta al medico informare dei rischi e delle possibilita’, ma se la donna decide di non accettare l’ospedalizzazione nel corso del trattamento con la Ru486, non la si puo’ costringere’. Ma ‘dal momento che le sperimentazioni gia’ fatte in day hospital sono state sottoposte a verifiche – ha ribadito – non vedo alcun motivo per cui ora che siamo fuori da una fase di sperimentazione si debbano prevedere modalita’ diverse’.
In ogni caso, ha aggiunto Santosuosso, ‘il ministero del Welfare non puo’ dire ai medici come si devono comportare quando si parla del rapporto medico-paziente’. Anche perche’, ha concluso, ‘non e’ stabilito da nessuna parte che la maggiore tutela della paziente si realizzi solo in ospedale e non, anche, in uno sperimentato regime di day hospital, magari con piu’ accessi in ospedale e controlli programmati; tale decisione puo’ scaturire solo dal rapporto medico-paziente’.

”Immagino che le pressioni, anche se non sono state direttamente sull’Aifa, si sono viste molto bene da parte della stampa e da parte di appelli, di manifesti e molte iniziative.” Cosi’ il farmacologo Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Mario Negri, nel corso di un’intervista all’Agenzia Radiofonica Econews, sulle eventuali pressioni subite dall’Aifa in questi anni sulla pillola abortiva. Alla domanda se la lunga durata dell’iter rappresenti un’anomalia, Garattini osserva: ”E’ certamente un’anomalia, perche’ l’azienda ha il diritto a mettere in commercio in farmaco dopo 90 giorni dalla domanda”. Sulla sicurezza della RU486, Garattini sostiene: ”Tutti i farmaci hanno degli effetti tossici e collaterali. Dire 29 morti non vuol dire niente, perche’ bisogna dire quante sono le persone trattate, e in base a quello si decide se e’ tanto o se e’ poco. Ma mi risulta che le autorita’ regolatorie hanno ritenuto che il rapporto beneficio-rischio sia un rapporto accettabile”. Alla domanda se le questioni sulla sicurezza sono state usate per coprire perplessita’ etiche, Garattini risponde: ”Certamente le difficolta’ principali sono di natura etica. C’e’ pero’ da dire che nessuno e’ obbligato a utilizzarla. In Italia abbiamo una legge sull’aborto, e quindi le donne avranno una scelta diversa. Se avranno tutte le necessarie spiegazioni potranno scegliere in base alle loro preferenze”. Sulla necessita’ del ricovero, infine, Garattini dice: ”Bisogna vedere come avvengono le cose nella realta’ dei fatti. Questo problema non e’ puramente italiano: questo farmaco viene somministrato in molti altri paesi, e finiremo per usare anche noi il buon senso e far rimanere le persone in ospedale per il tempo strettamente necessario”.

Contro la diffusione della pillola abortiva Ru486 cresca l’obiezione di coscienza dei medici italiani. A dare man forte all’offensiva lanciata dalla Chiesa contro l’introduzione dell’aborto chimico in Italia, scende in campo il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, appellandosi ai medici e denunciando ‘la crepa nella nostra civilta” aperta dalla commercializzazione della pillola abortiva.
Mentre si dice ‘amareggiato, triste e preoccupato’ per il ‘prevalere del diritto del piu’ forte’ affermatosi con l’introduzione del farmaco abortivo, il numero uno della Conferenza episcopale italiana guarda con speranza ai dati sull’obiezione di coscienza. Cifre da cui emerge un’impennata del numero degli obiettori: dal 2005 al 2007 i ginecologi che non effettuano l’interruzione volontaria di gravidanza sono infatti passati dal 58% al 70%.
‘E’ auspicabile – lancia l’appello dalle pagine di Avvenire il card. Bagnasco – che l’obiezione di coscienza nata da profondi convincimenti cresca ancora, sia come dato in se’, sia come testimonianza per l’opinione pubblica sulla persistenza di una consapevolezza profonda’. In sintonia poi con l’attacco sferzato ieri dal quotidiano dei vescovi contro quanti nel governo ‘potevano’ ma ‘non si sono impegnati a fermare’ la Ru486, anche il presidente della Cei da’ la sua stoccata al mondo politico che, afferma, ‘puo’ ragionevolmente fare di piu’, nel rispetto dei meccanismi democratici’.
Dai laici cattolici Bagnasco si aspetta che si levi ‘una voce piu’ coraggiosa, chiara, argomentata a tutti i livelli’ perche’, sottolinea, ‘sui temi decisivi della vita umana non si puo’ procedere per mediazioni: su valori fondamentali mediare significa negare’. Un avvertimento che sembra valere anche per la legge sul testamento biologico in esame alla Camera. A Bagnasco risponde il ministro per l’Attuazione del Programma di governo, Gianfranco Rotondi, secondo cui ‘i politici cattolici e laici devono impegnarsi per il nuovo obiettivo di progresso di una civilta’ senza aborto’, rafforzando ‘la prevenzione prevista nella 194 e mai attivata’. Di parere contrario, il segretario del Partito socialista Riccardo Nencini. ‘Non bisogna mettere in discussione – afferma – la legge 194 e assoluta fiducia nella capacita’ delle donne di tutelare e decidere sulla loro gravidanza’.
Intanto il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, dopo le polemiche in merito all’ipotesi di ricovero per le donne in trattamento con la pillola abortiva, precisa che ‘nessuno vuole trattenere le donne con la forza’. ‘Certamente pero’ – aggiunge – si pone un problema di sicurezza per la loro salute se tornano a casa, e si pone anche un problema di rispetto della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza’. Al ricovero obbligatorio e’ contrario il segretario del Prc, Paolo Ferrero che lo definisce ‘anticristiano’. ‘E’ un’assurda e ingiustificata forma di accanimento punitivo nei confronti della donna’, protesta. (Fonte Aduc)

Posted in Diritti | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

C’e aria di regime clerico fascista

Posted by Simona Maggiorelli su marzo 28, 2009

Il commento del segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, dopo il passaggio al Senato del ddl Calabrò: «Il governo e la maggioranza di destra ricordano sempre di più Pinochet: liberisti in economia, clerico-fascisti sui diritti civili. Già il testo di legge sul testamento biologico in corso di approvazione da parte del Senato prevede trattamenti inumani come l’alimentazione e l’idratazione forzata, ora siamo arrivati al grottesco, visto che anche i medici non sono più tenuti a rispettare le dichiarazioni anticipate di trattamento firmate dai malati. E’ evidente, dunque, che anche la certificata volontà di un malato che voglia evitare l’accanimento terapeutico su se stesso non vale più niente. La legge sul testamento biologico si va dunque configurando sempre di più come una tortura di stato, scritta sotto dettatura di un integralismo religioso vaticano indegno di uno Stato civile. Ci batteremo contro questa legge in tutti i modi, compresi atti di disobbedienza civile».   26 marzo 2009

Posted in Bioetica, Diritti | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: