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Il grande salto di Kandinsky

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 25, 2012

Una retrospettiva con molti inediti, in Palazzo Blu a Pisa, invita a rileggere  il passaggio epocale compiuto da Kandinsky.  Dal realismo magico all’arte astratta

Kandinsky, Cresta azzurra (1917)

Dopo la bella mostra di Aosta che raccontava l’ultimo periodo parigino di Kandinsky (vedi left del 22 maggio 2012), la riflessione sull’artista russo continua ora a livelli alti in Palazzo Blu a Pisa, dove, fino al 3 febbraio, è aperta la mostra Vassili Kandinsky dalla Russia all’Europa. Una antologica, con molti inediti e prestiti da musei e altre istituzioni russe, che ha il merito di concentrarsi sul periodo più fertile della parabola artistica di Kandinsky, quello che va dal 1901 al 1921.

Curata da Eugenia Petrova, direttrice del Museo di San Pietroburgo (che affida alcune stimolanti riflessioni alle pagine del catalogo Giunti Arte) la mostra presenta una cinquantina di opere che permettono di seguire la straordinaria evoluzione che ebbe la pittura di questo protagonista delle avanguardie storiche: dagli esordi sotto il segno del Simbolismo e dell’acceso colorismo fauve, fino ed oltre il grande salto del 1910 quando Kandinsky realizzò il suo primo acquerello astratto. Un’opera in cui non c’è più traccia di figurazione e il colore diventa un veicolo potente di espressione.

Così, dopo i paesaggi magici di una Russia rurale e antica, dopo le figurazioni fiabesche di Amazzone sui monti (1918) e il realismo magico di Nuvola dorata (1918) con i suoi villaggi naif, d’un tratto, in Palazzo Blu ci si trova davanti ad opere totalmente astratte e rivoluzionarie come Composizione su bianco (1920) e Cresta azzurra (1917): niente immagini riconoscibili, niente più rappresentazione dal vero.

Ma la rivendicazione piena e matura da parte dell’artista di poter creare forme ex novo, in libere composizioni di linee e colori.

Kandinsky, Composizione su bianco (1920)

Composizioni astratte, ma capaci di evocare significati profondi ed emozioni. Come la musica che suscita sentimenti e pensieri senza riprodurre nessun dato specifico di realtà. Non a caso molti quadri di Kandinsky s’intitolano “composizione” o “improvvisazione” e nascono nell’ambito di una originale sperimentazione fra arti visive e creazione musicale, alla ricerca di una sempre vagheggiata “opera totale”

. A Pisa documentano questa fase di ricerca quadri fiammeggianti di oro e azzurro come Composizione (Paesaggio) del 1915 e il coevo Composizione (femminile), che raramente il Museo di San Pietroburgo presta. Opere astratte il cui senso pregnante e profondo è trasmesso attraverso forme-colore e ritmi cromatici puri. Si capisce anche da queste tele che Kandinsky aveva apprezzato e rielaborato in modo personale la lezione del Futurismo e del Raggismo russo.

Per tutta la vita, perfino nel periodo apparentemente più freddo della sperimentazione di forme geometriche (negli anni in cui insegnava al Bauhaus), Kandinsky fu sempre dalla parte di un astrattismo lirico, vibrante, denso di emozioni. Lontano anni luce dalla meccanica astrazione del Costruttivismo come dalle metafisiche ricerche del suprematista Malevic intorno alla forma assoluta. Per non parlare poi della distanza abissale che lo separava da Mondrian, che andava alla ricerca delle strutture logiche e impersonali del reale. A riprova del fatto che non si possa parlare di astrattismo se non come una complessa e quanto mai articolata galassia.     Simona Maggiorelli

dal settimanale left-avvenimenti

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Il sogno dell’avanguardia

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 8, 2009

Malevich

Malevich

di Simona Maggiorelli

A Como una grande mostra indaga il milieu da cui nacque la ricerca del Novento in Germania e in Russia con artisti come Kandinsky e Malevich

È costruita come un viaggio immaginario attraverso le avanguardie russe del primoNovecento (ma anche come un affondo nel retroterra filosofico che le ispirò) la mostra Maestri dell’avanguardia russa aperta nella settecentesca Villa Olmo di Como fino al 26 luglio (catalogo Silvana editrice). Una mostra – curata da Evgenia Petrova e Sergio Gatti – che attraverso un’ottantina di opere provenienti dal museo di San Pietroburgo riporta in primo piano il lavoro di artisti dai percorsi diversissimi come Casimir Malevic, Marc Chagall e Vassily Kandinskij (al quale proprio in questi giorni il Centre Pompidou di Parigi dedica una importante retrospettiva)  e il meno noto in Italia, Pavel Filonov. La stagione delle avanguardie storiche in Russia, come del resto gran parte della ricerca europea del primissimo Novecento, ci racconta questa mostra, traeva linfa dalla corrente filosofica antipositivistica che si era diffusa a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento, durante la stagione simbolista.

Negli ambienti artistici si leggeva Nietzsche, ma l’elite più sensibile faceva spazio anche le ricerche di un filosofo creativo e antiaccademico come Greog Simmel che metteva al centro della riflessione filosofica l’Erlebnis, intesa in senso pieno come  vita e esperienza vissuta. L’esplorazione di una fantasia libera dalle categorie razionali intrigò da subito un artista come Kandinskij, fondatore del gruppo Cavaliere azzurro insieme a Franz Marc. Già con i suoi primi acquerelli astratti Kandinskij aprì la strada a un’arte fatta di colori e linee, che non si proponeva più di raffigurare il reale, ma voleva realizzare un vocabolario creativo fuori da ogni cliché imitativo della realtà. Nel frattempo (e in parte influenzato dal medesimo contesto culturale) nasce il cubo-futurismo in Russia. Intorno al 1911-1912 in Germania e in Russia si moltiplicarono le interpretazioni eretiche del cubismo, come quella orfica, sensibile alla dimensione lirica del colore.

Malevich due

Malevich due

Fu quest’ultima tendenza, per altro di breve durata, a coinvolgere Kandinskij, come raccontano le primissime opere dell’artista esposte a Villa Olmo che presentano case e paesaggi fiabeschi fatti di solo colore. Ma poco dopo ecco le prime innovative composizioni su variazione musicale: qui i significati sono espressi solo dai colori, dalle linee e dalle forme compositive. Come una musica può evocare sentimenti e pensieri senza per questo riprodurre nessun dato realistico, così la pittura, suggerisce Kandinskij, non ha bisogno di copiare fatti oggettivi e fotografici. «L’arte deve rendere visibile ciò che non sempre lo è» annota in uno dei suoi scritti più famosi, Lo spirituale nell’arte. Intanto in Russia, raccontano i due curatori della mostra, la ricerca dell’arte astratta aveva seguito strade diverse con Casimir Malevich «che mescolava un primitivismo fiabesco tipicamente russo con le conquiste del cubismo» ma lette attraverso le composizioni razionali di Léger. Tra il 1913-1914 Malevich dipinge opere cubo-futuriste dalla composizione a-logica, affollate di lettere collages. E intanto comincia a pensare la svolta suprematista intesa, sulla carta, come supremazia della sensibilità pura. Ma già dopo la rivoluzione russa Malevic abbandonò l’arte per l’insegnamento. Dopo la condanna dell’arte astratta da parte di Stalin, poi l’approdo finale per Malevich sarà una emblematica composizione geometrica di bianco su bianco, drammatico annuncio di una caduta nel vuoto di un nihilismo assoluto.

da Left-Avvenimenti 10 aprile 2009

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