Articoli

Posts Tagged ‘Hopefulmonster’

Io sarò il tuo specchio

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 11, 2009

Il lato ”oscuro” della Pop art e del suo guru. Nel diario America e in una serie di interviste edite Hopefulmonster

di Simona Maggiorelli

Andy Warhol versione dada

Andy Warhol versione dada

Oggi è ancora uno degli artisti che riscuotono più successo alle aste, fra i più pagati. Le sue Marilyn seriali, sgargianti e inespressive come una lattina di zuppa Campbell’s, si trovano disseminate nei musei di mezzo mondo. Mentre gli artisti che frequentarono la sua factory – a cominciare da Basquiat – sono celebrati come eroi tragici di una genialità naufragata nella droga e nell’autodistruzione. Ora, trascorsi più di vent’anni dalla scomparsa di Andy Warhol, mentre la Pop art è entrata nei manuali, star internazionali come Francesco Vezzoli e Damien Hirst ne rilanciano l’estetica piatta, commerciale, nihilista.

E mentre si potrebbero dire molte cose sui danni prodotti dalla «Business art» di Warhol che annullava ogni differenza fra artista e imprenditore, due interessanti volumi ci invitano a riconsiderare e a conoscere più da vicino la personalità di Andy Warhol. Parliamo del diario per parole e immagini America che il padre della Pop art pubblicò nel 1985 e che ora Donzelli (per la prima volta) pubblica in Italia, ma anche delle interviste che Alain Cueff ha raccolto sotto il titolo emblematico Sarò il tuo specchio (Hopefulmonster). Un volume che ha  il merito di proporre interviste inedite accanto a pezzi celebri come  My true story (1966) in cui Warhol diceva di se stesso:«Se volete sapere tutto di Andy Warhol vi basta guardare la superficie: dei miei quadri, dei miei film e della mia persona, ed è lì che sono io. Dietro non c’è niente». Per poi aggiungere: «Non percepisco il mio ruolo di artista riconosciuto in alcun modo come precario, i mutamenti di tendenza nell’arte non mi spaventano. Non fa davvero alcuna differenza, se senti di non avere nulla da perdere».

Qui e nei passaggi seguenti si trova sussunta tutta la filosofia di Warhol fatta  di esaltazione del consumismo e di apologia del vuoto. E il discorso si fa ancora più chiaro e, per molti versi, impressionante per la sua palese stolidità nelle pagine di America. «Mai come in questo diario si registra l’obliterazione della prassi artistica» nota Andrea Mecacci nell’introduzione del libro edito da Donzelli. In questo libro, spiega, «non si parla di arte perché, semplicemente, non c’è più arte. Questa assenza non solo testimonia l’apatia di una estetizzazione quasi bulimica, che nell’epoca Reagan era diventata  caricaturale, ma annoda Warhol al problema centrale dell’arte contemporanea: la consapevolezza della sua mercificazione, della sua “provvisoria” morte». Ma dalle pagine di questo diario emerge anche qualcosa di altro e di più inquietante: mente Warhol esaltava la merce, faceva della bellezza fisica un feticcio. E persone come il modello Paul Johnson, che Warhol ribattezzò non a caso Paul America, ingaggiato per “sesso a noleggio” e drogato, ne fecero drammaticamente le spese, come racconta il film My Hustler. La violenza nella factory, insomma, non riguardava solo l’imposizione di immagini senza creatività, ma riguardava anche i rapporti interpersonali. La morte prematura di Paul America non fu un caso isolato.

Da Left-Avvenimenti 5 giugno 2009

Annunci

Posted in Arte | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

La nuova frontiera della bioarte

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 20, 2009


Intellettuali e artisti  in una due giorni di studi per parlare di creatività, scienza e  nuovo ambiente umano

di Simona Maggiorelli

Love difference di Pistoletto

Love difference di Pistoletto

Derrick de Kerckhove, con l’antropologo Marc Augé e l’artista Michelangelo Pistoletto, ideatore alla metà degli anni Sessanta dei primi quadri specchianti nonché della celebre Venere degli stracci, sono fra i protagonisti di una due giorni dedicata alla bioarte, il 22 e 23 maggio nel museo di palazzo Tornielli, a Miasino e Ameno, in provincia di Novara. Con loro, tra gli altri, ci saranno i critici d’arte Massimo Melotti e Francesca Alfano Miglietti ma anche lo studioso di nuovi media Juan Carlos de Martin.

Con il titolo “Futura. Mutamenti e visioni del contemporaneo” prende il via un dialogo fra filosofi, artisti e scienziati per riflettere sugli sviluppi del biotech ma anche delle sue ricadute, nella realtà e in quello che una volta si chiamava “l’immaginario collettivo”. La due giorni di studi, promossa dall’associazione Asilo bianco, ha un obiettivo preciso: mettere in moto la creatività in ogni campo per migliorare la qualità della vita delle persone senza distruggere il paesaggio. Anzi al contrario mettendo l’arte, la creatività ma anche l’innovazione tecnologica “a servizio” del territorio, per il rispetto della natura, ma anche e soprattutto per creare un ambiente più umano. Così se i protagonisti della land art degli anni Settanta costruivano con terra e sassi spirali sulla superficie dei grandi laghi dello Utah oppure sorvolavano lo Yucatan per andare a mettere frammenti di specchio fra gli alberi, oggi i fautori della bioarte utilizzano le scoperte fatte nei laboratori di genetica per far discutere sulle possibilità positive ma anche sui rischi dell’uso indiscriminato della genetica (vedi l’interessante volume Dalla land art alla bioarte, Hopefulmonster).

«Una visione del futuro – spiega il bioartista Paolo Gilardi – non può che nascere da un’analisi delle mutazioni in atto nella contemporaneità. Ma è qui che si presenta la sfida che consiste nel discriminare le tendenze “vincenti”. La ricerca artistica fornisce a questa analisi la “lente” della soggettività ma anche dei bisogni e delle esigenze collettive più profondi». La ricerca della bioarte, così si fa parente stretta della bioetica e della biopolitica mettendo in rete a livello globale tutti quegli artisti che «si interrogano sul rapporto dell’uomo con la natura e prefigurano esperienze esistenziali nuove sul piano dei comportamenti, delle relazioni e della visione euristica del mondo». Un progetto che Gilardi cerca di realizzare anche attraverso il lavoro dell’Art program del Parco d’arte vivente, la nuova istituzione civica di Torino dedicata al rapporto tra arte e natura.

love difference 2E di ricerca artistica “responsabile”, aperta al sociale, parla anche l’artista Michelangelo Pistoletto, con il progetto Love difference, realizzato a più mani con altri artisti e con una associazione no profit nata proprio per «stimolare il dialogo tra le persone che appartengono a diversi background culturali, politici o religiosi». Un progetto che nella Biennale di Venezia del 2005 sfociò nel progetto Terzo Paradiso. «Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale. Significa – spiega Pistoletto – il passaggio a un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza».

da Terra del 20 maggio 2009

Posted in Arte | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: