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Palma, la prima donna dell’arte

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 14, 2009

“Partigiana” durante la guerra. Bucarelli aprì alle avanguardie. La sua Gnam le dedica una mostra

di Simona Maggiorelli

Quando nel 1942, giovane direttrice della Galleria d’arte moderna (Gnam) di Roma, Palma Bucarelli (1910-1998) si trovò davanti la dura realtà della guerra, temendo non solo i bombardamenti ma anche preconizzando il saccheggio «da parte della soldataglia» in ritirata, non esitò a mettere a valore tutto quello che aveva (Topolino compresa) per portare in salvo casse piene di opere d’arte prima nel Castello di Caprarola e poi in Castel Sant’Angelo. Donna coltissima e determinata, Bucarelli – a cui la sua Gnam dedica dal 25 giugno una grande mostra – aveva iniziato a lavorare nella Galleria romana poco dopo la laurea conseguita a 22 anni (con Adolfo Venturi), ma nonostante la poca esperienza intuì subito che la Convenzione di Bruxelles del 1874  e le rassicurazioni che le venivano dal ministero non sarebbero bastate a fermare la devastazione. Fu così che frequentando ambienti antifascisti e in stretto rapporto con Giulio Carlo Argan ed Emilio Lavagnino (entrambi destituiti dai loro incarichi dal governo fascista) Palma svolse un ruolo cardine per la messa in sicurezza del patrimonio d’arte nell’Italia centrale. Ma non solo. Diventata soprintendente subito dopo la liberazione, in una decina di anni fece della Gnam una fucina culturale  internazionale, organizzando mostre come quella di Picasso del ’53 e quella di Mondrian del ’56.

In anni in cui la sinistra si attardava in difesa del figurativo, Bucarelli aprì all’arte astratta e alla ricerca di artisti come Rothko, Gorky e Pollock. Ma anche alla giovane ricerca degli anni 50 e 60, con la prima grande mostra di Burri e con collettive di artisti italiani che riuscì a portare anche all’estero. Arrivando perfino a gettare le basi per creazioni site specific utilizzando il giardino della Gnam come una galleria a cielo aperto, come  documenta il catalogo Electa che accompagna la mostra. Ma tanto più cresceva il successo di Palma  tanto più feroci diventavano gli attacchi. E se fulminanti sono certi nomignoli che le furono affibbiati ( Palma e sangue freddo, Salma Bucarelli), la cifra della sua positiva fierezza si legge nei suoi scritti e in certe lettere ufficiali. Come quella che scrisse al ministro di Grazia e giustizia Zagari dopo che era stata aperta un’inchiesta sulla merda d’artista di Manzoni che lei aveva voluto alla Gnam: «Onorevole ministro – scrisse Bucarelli – può un magistrato stabilire ciò che è arte e ciò che non lo è, dato che dell’arte non esiste una definizione giuridica? E può determinare con tanta apodittica certezza, come fa, quali sono i compiti di un direttore di museo… E si può negare che le scatolette di Manzoni, anche se non sono opere d’arte nel senso tradizionale del termine siano almeno un documento di un atteggiamento dell’artista che indica la ripresa del dadaismo nel secondo dopoguerra?».

left avvenimenti, 19 giugno 2009

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Fuori dall’euforia della pop art

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 10, 2009

A tre anni dalla sua scomparsa una monografia curata da Fabrizio D’Amico invita a rileggere l’opera di Mimmo Rotella

di Simona Maggiorelli

mimmoLa reazione all’informale alla sua furia iconoclasta e nihilista, sfociata nel “suicidio” di artisti come Pollock, negli anni Sessanta fu fortissima.Ma se l’arte povera cercò una via di uscita da quel caos attraverso un nuovo e più intimo rapporto con la realtà, la pop art annullò ogni tormento con l’euforia di immagini cartellonistiche e piatte. Sulla lacerazione non sanata e non ricomposta di Rothko, di Stella e degli artisti che animarono la cosiddetta scuola di New York, Warhol e compagni stesero una mano di sgargiante vernice: Marylin in serigrafia accanto a una gigantografia di una lattina di zuppa; frammenti di realtà quotidiana riprodotti in una cartellonistica seriale. Con la pop art l’immagine si fa piatta e indifferente. Ma se la Biennale di Venezia  del 1964 segnò anche in Europa l’affermazione del pensiero unico di Warhol, con una profusione di opere che isolano oggetti e merci per farne dei feticci, delle icone, dei totem, il filone italiano che ne fu più influenzato non può essere ascritto tout court a quella tendenza di riduzione al grado zero della creatività.

Pensiamo, in questo caso, all’opera di un artista come Mimmo Rotella che – a tre anni dalla sua scomparsa- una monografia curata da Fabrizio D’Amico (Rotella, disegni, Umberto Allemandi editore) invita a rileggere, prestando particolare attenzione alla sua ricca attività di disegnatore.

Accanto all’immagine più nota dell’artista romano, fantasioso compositore di quadri con la tecnica del décollage, emerge così anche un suo tratto più intimo che si esprime in tavole colorate di vaga ispirazione picassiana e in disegni e bozzetti: nel corso del tempo, via via sempre più stilizzati, specie quando si tratta di ritratti di persone e nudi di donna. Con tutta evidenza, già negli anni Settanta, Rotella era del tutto fuori dalla celebrazione del trionfo della merce tipica di Lichtenstein, Johns, Dine, per quanto ironica fosse verso i meccanismi del consumismo e della società di massa.

Dopo l’informale e l’insana vertigine di una perdita totale del rapporto con la realtà, la strada scelta da Rotella non sarà quella di riprodurla anche se in termini polemici e corrosivi. Se qualcosa mutua dall’arte americana è piuttosto lo stile combinatorio del new dada alla Rauschenberg. Ma anche in questo caso il suo riuso di lacerti di realtà, cartelloni strappati e locandine del cinema, non mira banalmente allo scenografico. Quelle immagini rovinate e strappate diventano per Rotella il vocabolario con cui creare un sua visione del mondo. «Per strada mi colpirono alcuni muri tappezzati di affissi lacerati- raccontava lui stesso-. Mi affascinavano letteralmente, anche perché pensavo allora che la pittura era finita e che bisognava scoprire qualcosa di nuovo, di vivo e di attuale. Sicché la sera cominciavo a lacerare questi manifesti, a strapparli dai muri e li portavo a studio… componendoli in immagini nuove».

da left Avvenimenti 24 aprile 2009

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