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Graphic Novel. E’ vera ricerca

Posted by Simona Maggiorelli su agosto 10, 2010

Tina Modotti, graphic novel

Anche chi (come chi scrive) non ha mai avuto grande fiducia nella decompartimentazione dei generi letterari praticata negli anni Settanta da una critica inneggiante alla commistione fra alto e basso (e che nei manuali includeva, alla pari, Dante e fumetti, poesia e canzonette) si trova ora piacevolmente a fare i conti con un fenomeno culturale che si pone esattamente su un crocevia fra generi diversissimi: la narrativa e l’illustrazione, incrociando talvolta persino la storia e l’inchiesta giornalistica.

Il fenomeno è quello del graphic novel, genere di cui left si è già occupato in precedenza raccontando opere e autori, a cominciare da quella dell’americano Will Eisner che, con Art Spiegelman, è considerato un maestro del settore.

Ma quella che poteva sembrare solo una curiosità o una scelta di nicchia, ovvero che Einaudi, proprio con Eisner (e ora con libri dal segno modernissimo come I quattro fiumi di Fred Vargas), si aprisse al graphic novel, è diventato nel frattempo un fenomeno diffuso nell’editoria italiana, non riguardando più solo case editrici underground. Prova ne è, di recente, la riscoperta da parte di Adelphi di un piccolo gioiello come L’arpa muta dell’americano Edward Gorey. Sceneggiatore, scrittore, artista, il poliedrico Gorey nel 1953 creò questo inusuale libricino sulle avventure e disavventure di uno scrittore alle prese con la pubblicazione di un romanzo. Con stile grafico elegantemente retrò, disegnato come se fosse uno storyboard per cinema muto, ecco un’operina che non si smetterebbe mai di tornare a sfogliare.

Fatto è che la tragicomica vicenda del malcapitato Mr Earbrass, che Gorey racconta con humour sottile, fa tutt’uno con lo stile delle immagini, facendo de L’arpa muta un unicum irripetibile. Forse, dovendo indicare un minimum comun denominatore nel mare magnum del graphic novel -che annovera libri illustrati, romanzi in strisce, illustrazioni con parole e molto altro – sceglieremmo proprio questo aspetto: tutti gli autori di graphic novel sono dotati di un singolare modo di comporre testo e immagini, sfuggendo così alla logica ripetitiva e seriale del fumetto. Quasi che il graphic novel derogasse del tutto dalle rigide caratteristiche della letteratura di genere. Qualche esempio? Assoluta originalità di composizione di parole e immagini caratterizza la visionaria riscrittura della favola di Hansel e Gretel firmata da Lorenzo Mattotti per Orecchio acerbo. Ma un personalissimo modo di mettere insieme testo e strisce connota anche le tavole autobiografiche di Persepolis della giovane iraniana Marjane Satrapi. Solo per citare due cult anni Duemila che più diversi fra loro non potrebbero essere. Ma veniamo al presente, cercando di percorrere, seppur in rapida panoramica, le proposte più interessanti degli ultimi mesi. Sulla linea di Mattotti, cioè sul versante alto che sfiora il libro d’arte, si iscrive il racconto che Irene Cohen-Janca fa della tragica vicenda di Anne Frank nel Libro di Anne (Orecchio acerbo).

Qui l’illustratore Maurizio Quarello sposa il punto di vista della bambina, con sguardi sbalorditi e indifesi che, da sotto in su, osservano il disumano mondo dei nazisti. E sul versante della rilettura per immagini di vicende biografiche importanti della nostra storia, non possiamo non citare il sorprendente La nebbia e il granito di Caci Gambotto Surroz (001 Edizioni), che ripercorre la vicenda umana e politica di Altiero Spinelli: dagli anni Venti della lotta antifascista e clandestina nel Partito comunista all’approdo fra i socialisti, fino all’arresto e al confino a Ponza dove entrò in contatto con Colorni e Rossi. E poi alla stesura del manifesto per un’Europa libera e unita che apriva un’idea moderna di Europa federalista. E se sul versante della controinformazione e del giornalismo d’inchiesta uno degli esempi più importanti e impegnati è il libro di Luca Moretti e Toni Bruno Non mi uccise la morte (Castelvecchi) sulla uccisione in carcere di Stefano Cucchi, sul versante più didattico, ecco Il carcere spiegato ai ragazzi della Manifestolibri, in cui Patrizio Gonnella e Susanna Marietti fanno ricorso al disegno per denunciare la situazione delle prigioni italiane. Uno studioso di Filosofia della scienza come Giulio Giorello, intanto, si presta a sostenere la straordinaria storia della filosofia “a fumetti” Logicomix (Guanda), in cui Alecos Papadatos e Annie Di Donna tratteggiano nientepopodimeno che le avventure intellettuali nella logica di Russel di Frege, Wittgenstein e Gödel. La torinese 001Edizioni, invece, ingaggia il matematico Piergiorgio Odifreddi per presentare Ultima lezione a Gottinga di Davide Osenda, in cui si racconta l’opposizione del grande matematico David Hilbert alla purga nazista verso la «fisica ebrea» di Einstein e Bohr.

Fueye, il suono del tango

Ma a questa piccola e coraggiosa casa editrice, 001edizioni, che del graphic novel ha fatto la propria scelta di vita, si devono anche tre delle opere più affascinanti degli ultimi anni, ovvero Fueye, il suono del tango, in cui Jorge Gonzàlez con segno pittorico nutrito di penombre e chiaroscuri tratteggia le atmosfere passionali del tango e la nostalgia degli emigrati italiani in Argentina nei primi anni del ’900. E poi i due volumi sulla vita e sulla passione politica della fotografa Tina Modotti, disegnati dallo spagnolo Angel de la Calle. Mentore Paco Ignacio Taibo II che, nell’antefatto di questo racconto, appare disegnato fra i personaggi. Fantasia da brivido è il registro de La governante (Orecchio acerbo) di Edouard Osmont grazie alle illustrazioni stilizzate, quasi da teatro delle ombre di Sara Gavioli (autrice della tavola su cui stiamo scrivendo). Nipote d’arte ed ex modella, la giornalista Sophie Dahl offre un tuffo in una favolosa (alla lettera) storia d’amore ne L’uomo dagli occhi danzanti edito in Italia da Donzelli. Decisamente meno sognante è invece la love story fra Adamo ed Eva secondo un maestro come Mark Twain, che nel 1883, con la complicità dell’illustratore Lester Ralph, scrisse quello che a buon diritto si può considerare un incunabolo di graphic novel. Stiamo parlando de Il diario di Adamo ed Eva (Cavallo di ferro) che gli editori di Twain all’epoca, si rifiutarono di pubblicare, per il tono caustico e irriverente che il romanziere americano riservava ai due “protagonisti sacri”. Eccone qualche assaggio: «Dal diario di Eva: Per tutta la settimana gli sono stata dietro cercando di fare amicizia. Sono stata io ad attaccare discorso perché lui è timido… sembrava contento di avermi lì e io ho usato non so quante volte il socializzante noi perché sembrava potesse lusingarlo il fatto di essere incluso in qualcosa!». Ma poi Twain annota, sbirciando fra le righe del diario di Adamo del lunedì: «Lunedì. Questo nuovo essere di pelo lungo è un bastone fra le ruote. Mi sta sempre intorno… il nuovo essere dice che si chiama Eva». E alla celeberrima costola Mark Twain, con piglio divertito, lascia l’ultima parola: «Dal diario di Eva domenica: Ho cercato di prendere qualcuna di quelle mele per lui… Sono proibite, quelle mele. Lui dice che potrebbe accadermi qualcosa di male. Ma se dovesse succedermi qualcosa di male per cercare di essere carina con lui, beh, allora, è un male di cui non me ne importa un bel niente».

dal left-avvenimenti del 5-25 agosto 2010

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La rivolta dei filosofi

Posted by Simona Maggiorelli su febbraio 6, 2009

filosof_modenaIl più importante festival di filosofia d’Italia è a rischio. Defenestrati i fondatori. Più di 40 intellettuali, per protesta, danno forfait. Marramao: “ Non ha nessun senso smantellare un’eccellenza”   di Simona Maggiorelli

Un festival che ogni anno richiama migliaia di persone a discutere di filosofia, arte, ma anche di scienza e di bioetica, non è cosa comune in un’Italia sempre più tramortita sul piano culturale e politico. Per giunta quello di Modena, Carpi e Sassuolo – diversamente da altre kermesse culturali – non è mai stato un festival in senso stretto. Nel senso che non è mai stato solo una vetrina di incontri, ma ha sempre avuto una ricaduta concreta nel dibattito pubblico e legami stretti con una scuola di formazione, il San Carlo, attraverso la partecipazione diretta di ricercatori e studenti al lavoro culturale della rassegna. Insomma stiamo parlando di un unicum. Sapere alto, convivialità e piacere del confronto anche schietto con punti di vista diversi sono sempre state le cifre di questa rassegna che nell’orgoglio di una partecipazione diffusa, nelle piazze e nei teatri ha saputo farsi anche sorprendentemente “popolare”. Perciò per chi frequenta la rassegna dalla sua nascita, (come chi scrive) la notizia che il gruppo di intellettuali che ha fondato il Festival sia stato azzerato immotivatamente dal cda della Fondazione San Carlo arriva come una pessima notizia. Tanto brutta che giustamente una quarantina di studiosi di primo piano minacciano di dare forfait alle prossime edizioni. Cantarella, Augé, Balibar, Odifreddi, Vegetti, Escobar, Veca, Sini e molti altri lo hanno scritto in una lettera di protesta. Ma cosa è accaduto perché si arrivasse a tanto? “E’ successo che alla professoressa Michelina Borsari non è stato rinnovato il contratto alla direzione della Scuola di alti studi in scienza della cultura e a quella del Festival di filosofia, presentando meschinamente la Borsari come avida di denaro in tempi di crisi” ci risponde Remo Bodei. “Queste ragioni pretestuose – spiega – hanno indotto alle dimissioni l’intero comitato scientifico della Scuola, che non è stato consultato”. Né per questo avvicendamento, che ha il sapore di un clamoroso autogol di una politica locale miope, è stato consultato Bodei, che è supervisore scientifico del Festival e ne è stato l’ideatore.“Le nostre dimissioni non sono state date solo per solidarietà all’eccezionale lavoro e all’intelligenza di Michelina Borsari- prosegue il docente di filosofia all’università di Los Angeles- ma anche perché sono state, paradossalmente, messe in pericolo due istituzioni che funzionavano al meglio. Per questo ci conforta la solidarietà di quanti hanno partecipato al Festival e alle attività della Scuola e non vogliono più farlo”. bodei_piazza_grande2Fra questi il filosofo Maurizio Ferraris dell’Università di Torino: “Molte cose non vanno in Italia e altre vanno bene. Tra queste, indubbiamente c’è il Collegio S.Carlo di Modena con la sua scuola di alti studi e il Festival che ne è l’espressione pubblica più visibile. Borsari e Bodei sono gli artefici dello sviluppo del S. Carlo e del festival, che- sottolinea Ferraris – non ha equivalenti nel mondo. E’ a dir poco sorprendente il fatto che si possa pensare di sostituirli senza alcun chiaro motivo, se non, forse (e purtroppo) l’enorme successo del festival”. Dunque che fare perché un’iniziativa così fertile non muoia? “Di fronte a una notizia di questo genere- risponde il filosofo torinese- quello che di concreto posso fare per esprimere il mio sconcerto è molto poco, ma doveroso: dichiarare che non parteciperò a festival filosofici di Modena organizzati da altri”. Appena rientrato da Parigi il filosofo Giacomo Marramao si dice costernato: “ Io davvero non capisco come mai in Italia compiamo sforzi inauditi per disfare ciò che è stato fatto bene. La rassegna di Modena, Carpi e Sassuolo era un’eccellenza, legata a un’istituzione importante come il San Carlo, è assurdo che non si sia fatto tutto il possibile per salvaguardarli. Chi si propone ora di sostituire Borsoni, per giunta in passato era un suo collaboratore… mi auguro davvero che ci sia ancora spazio per fare inversione di marcia”.

Da Left Avvenimenti del 6 febbraio 2009

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