Articoli

Posts Tagged ‘Andrea Mantegna’

Mantegna, il pittore filosofo che anticipò il Rinascimento

Posted by Simona Maggiorelli su gennaio 7, 2014

Andrea Mantegna. La presentazione al tempio

Andrea Mantegna. La presentazione al tempio

Quando si parla di Rinascimento, di solito, si pensa alla grande tradizione fiorentina e toscana. Di fatto, però, quella veneta non fu meno importante, quanto a inventiva e sperimentalismo. Due aspetti che connotano fortemente la pittura di Andrea Mantegna (1431-1506), straordinaria figura di “artista-filosofo”, anticipatore di quel modo di studiare l’antico (con pieno senso della distanza storica) che avrebbe poi caratterizzato Leonardo, Michelangelo e Raffaello.

Ma anche maestro di una pittura in cui la nettezza quasi crudele della visione fiamminga è riscaldata da un forte pathos. Basta pensare ad un capolavoro come il Cristo morto (1480) che la Pinacoteca di Brera ha presentato di recente in un nuovo scenografico e discusso allestimento curato dal regista Ermanno Olmi che tuttavia ne mette bene  in risalto l’assoluta originalità,  attraverso un confronto con la Pietà (1460) di Giovanni Bellini.

Nella rappresentazione che Mantegna ci offre di questa scena sacra non c’è traccia di idealizzazione né di agiografia.

Lo scorcio vertiginoso lascia in primo piano il dettaglio dei piedi di Gesù. Mentre il dolore deforma il volto invecchiato di Maria che si affaccia da un lato, come sbucando da una quinta teatrale. Costruzione ardita e potenza immaginifica. Descrizione della realtà umana anche negli aspetti più concreti ed, insieme, invenzione di immagine. Perché qui non si tratta di pittura dal vero.

Se Mantegna avesse riprodotto la visione retinica della realtà, allora i piedi del Cristo sarebbero dovuti essere più grandi e la testa più piccola, secondo i canoni della prospettiva, come nota giustamente Marco Lucco nella sua interessante analisi del quadro contenuta nel volume Mantegna, appena pubblicato da 24 Ore Cultura: una importante monografia che ricostruisce minuziosamente la vita e l’opera del pittore padovano, che fece della provinciale Mantova una delle corti più illustri dal punto di vista artistico in un cinquantennale sodalizio con i Gonzaga, offuscato solo dalle pretese di Isabella d’Este, che l’artista, giudicava alquanto fatue e superficiali.

Spirito indipendente e rigoroso, Mantegna intendeva la pittura come studio e ricerca. Cercava la naturalezza, l’incisività e la freschezza restituendo allo spettatore, scrive Lucco, «la sensazione vitale di una realtà intensificata». E dava grande importanza alla coerenza del racconto figurativo. Tanto che, aggiunge lo storico dell’arte, «non c’è centimetro della sua pittura che non sia pensato».

Eppure non è mai cerebrale, mai freddo. Distaccandosi nettamente dal giudizio di Roberto Longhi che, con un certo disprezzo parlava di Mantegna come del pittore «di pietre fredde e acidamente venate», Lucco mette bene in luce la dinamica degli affetti che rende vive e vibranti in particolare le opere dell’ultimo Mantegna, realizzate negli anni Ottanta. E che a noi pare ravvisabile già in opere di disarmante bellezza come la Madonna Butler (1460) o come la Presentazione al tempio (1455) conservata alla Gemäldegalerie di Berlino, in cui spicca una bionda Madonna, fragile e femminile, che Lucco ipotizza essere un ritratto di Nicolosia, la figlia del pittore veneziano Jacopo Bellini che Mantegna sposò giovanissima. (Simona Maggiorelli)

dal settimanale Left-Avvenimenti

Posted in Arte | Contrassegnato da tag: , , , , | 1 Comment »

La città ideale. A misura della Signoria

Posted by Simona Maggiorelli su giugno 1, 2012

di Simona Maggiorelli

Piero della Francesca Flagellazione

ll  sogno umanista della città ideale rivive ad Urbino, grazie ad una mostra ideata anni fa da Lorenza Mochi Onori e che, anche a causa del drammatico turnover   di ruoli nelle soprintendenze (causato dai tagli ai finanziamenti pubblici) solo ora vede la luce nella Galleria Nazionale delle Marche. Finalmente, grazie al lavoro e alla passione di Mochi Onori ma anche di Vittoria Garibaldi, fino al prossimo 8 luglio sarà possibile vedere la mostra La città ideale, l’utopia del Rinascimento ad Urbino tra Piero della Francesca e Raffaello (catalogo Mondadori Electa). A cui dal 21 aprile si è  aggiunta come completamento e “pendant” una monografica umbra di Luca Signorelli (1470-1523), il maestro cortonese che, insieme a Piero, a Paolo Uccello a Pedro Berruguete e ad altri artisti provenienti dal Nord Europa, fecero grande la corte di Federico da Montefeltro dando immagine e fama alla sua  signoria fondata sulle armi, ma che ostentava una facciata colta e “cosmopolita”. Proprio qui, ad Urbino, Piero della Francesca realizzò alcune delle sue opere più affascinanti ed enigmatiche. Come la Flagellazione (1459-60) su cui si sono spesi  fiumi d’inchiostro per tentare di penetrarne i  segreti. E che in questa mostra appare a confronto con opere sullo stesso tema firmate da Andrea Mantegna, da Francesco  di Giorgio Martini e dallo stesso Luca Signorelli. In un gioco che si rivela da subito impari per i “rivali”. Non solo perché in questa opera simbolo del Rinascimento Piero riesce sorprendentemente a fondere prospettiva   matematica  e potenza di visione, ma anche per la coraggiosa collocazione in secondo piano della flagellazione di Cristo, mentre in primo piano  campeggia il dialogo fra tre misteriosi uomini, di cui  uno vestito come l’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo deposto nel 1554 dai turchi.  La luminosità diffusa e naturale, lo spazio scandito dalla griglia geometrica, le citazioni classiche nel nudo di Cristo, fanno di questo quadro una summa dei valori rinascimentali. Mentre lo spazio aperto ed abitato della città rimanda al progetto di una ricreazione formale della polis greca che Federico perseguiva anche come mecenate di palazzi ingaggiando i migliori architetti dell’epoca.  La sua immensa biblioteca, il palazzo ducale e le belle piazze restano  come testimonianza concreta di un progetto politico culturale quanto mai ambizioso. Studi come la monografia Federico da Montefeltro (Einaudi)  dello storico Bernd Roeck e dello storico dell’arte Andreas Tönnesmann permettono approfondire la modernità e insieme la doppiezza di un programma urbanistico e architettonico voluto dal signore di Urbino negli anni tra il 1444 e il 1482: un esempio di strumentalizzazione dell’arte e dell’architettura a fine di propaganda politica che avrebbe avuto molti imitatori nei secoli a venire. Ancora oggi,  dunque, e in molti modi, quel Federico da Montefeltro che Piero immortalò di profilo in modo da coprire la parte del volto rimasta sfregiata in un torneo, continua a far parlare di sé.

left-avvenimenti

Posted in Arte | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: