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Venezia, a caccia di luce

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 31, 2011

Si alza il sipario sulla  Biennale diretta da Bice Curiger. Che apre il dialogo fra passato e presente con la mostra ILLUMInazioni. E fra le opere contemporanee spuntano tre capolavori di Tintoretto

di Simona Maggiorelli

Jack Goldstein, in mostra a Venezia

Identità migranti, aperte al dialogo, che si sono sviluppate entrando in rapporto con culture diverse da quella di origine in cui sono nate. E forse, anche per questo, solide, senza pregiudizi, senza paura dell’altro. Sono giovani e giovanissimi, provenienti da ogni parte del globo, ma con già alle spalle molteplici esperienze creative, gli artisti che la direttrice della 54ª edizione Biennale d’arte di Venezia Bice Curiger ha scelto, in maggioranza, per la sua mostra ILLUMINInazioni che apre ufficialmente il 4 giugno.

Quasi la metà degli 82 invitati, infatti, ha meno di quarant’anni e avrà in laguna la prima importante ribalta internazionale. Dalla iraniana (ma berlinese di adozione) Nairy Baghramian con i suoi fragili ambienti costruiti con esili shanghai colorati, a un duo molto giovane e “cool” come Birdhead che a Shanghai, in senso proprio, è nato nel 2004 scegliendo una ruvida poetica metropolitana. Fino al palestinese trapiantato a New York Seth Prince, nato nel 1973, che con le sue opere realizzate sottovuoto riflette su un’arte concettuale ridotta a solo guscio e, più in generale, su una cultura che ha fatto del vuoto e dello svuotamento di contenuto la sua stessa identità per celebrare solo la superficie. Questo solo per fare qualche esempio, fra una miriade di altri da scoprire.

«L’idea è semplice, è quella che ho cercato di riassumere anche nel titolo della mostra – spiega Curiger -. Le intuizioni, le illuminazioni creative, non conoscono confini, attraversano liberamente le barriere nazionali». Sul concetto di nazione, tuttavia, si è da sempre strutturata la Biennale di Venezia, organizzata in padiglioni (quest’anno le partecipazioni nazionali sfiorano quota novanta). «Dal mio punto di vista – approfondisce la curatrice  svizzera, da vent’anni alla guida della Kunsthaus di Zurigo – ho cercato di leggere questo ineludibile impianto nazionale della Biennale in chiave meno asfittica, dando risalto alla storia, e alla storia dell’arte in modo particolare, che qui a Venezia è presenza forte, diffusa e risonante. Sarebbe stata una pazzia da parte mia chiudermi in un autoreferenziale presente ignorando questo richiamo».

Anche a partire da qui, con una richiesta che inizialmente ha fatto alzare più di un sopracciglio in soprintendenza, Bice Curiger ha ottenuto che tre capolavori di un maestro del secondo Cinquecento come Tintoretto (1519-1594) campeggiassero all’ingresso della sua mostra: parliamo dell’Ultima cena (1592-94) del Trafugamento del corpo di San Marco (1562-’66) e della Creazione degli animali (1551-52). Tre opere provenienti dal museo dell’Accademia e dalla Chiesa di San Giorgio Maggiore e che la curatrice ha scelto per il loro carattere di forte sperimentalismo, per «l’energia visiva che irradiano».

Jacopo Robusti, detto Tintoretto, ricorda Curiger, «fece dello studio sulla luce il suo strumento di ricerca, in chiave antinaturalistica, febbrile, capovolgendo l’ordine classico, tanto che ancora oggi la sua pittura, carica di tensione, ci tocca profondamente». Così accanto ad opere di artisti del nuovo millennio che fanno della luce l’elemento cardine di installazioni, quadri, ambienti, fotografie e opere di videoarte, ecco – d’un tratto, all’ingresso della mostra – l’esplosione di luce di una delle ultime opere di Tintoretto, l’ Ultima cena, con il suo impianto teatrale, carico di pathos, che sovverte la logica razionale della prospettiva rinascimentale. Un dipinto dalla tessitura cromatica vibrante, in cui i personaggi paiono quasi sgranarsi al loro comparire sulla tela. Con una drammatica modalità espressiva che è spia del profondo mutamento umanistico-rinascimentale di fine Cinquecento.

E ancor più straniante, in mezzo a fredde opere concettuali contemporanee, ci appare la visione del Trafugamento del corpo di San Marco in cui Tintoretto usa insolitamente toni scuri per le figure in primo piano e tinte chiare e luminose per rendere irreale lo splendore freddo dell’architettura sullo sfondo. Lontani dalla carnalità di Tiziano, fuori dall’intensa e sfrangiata essenzialità che la sua arte raggiunse nella stagione più  matura, con Tintoretto siamo dentro una ricerca pienamente manierista.

E a questa cifra Bice Curiger sembra voler rendere espressamente omaggio attraverso una scelta di artisti contemporanei che variamente paiono poter ricreare oggi quel tipo di estetica. Con drammatici e dinamici contrasti di luce. Esplorando le vibrazioni espressive più profonde del colore. Fuori da ogni rassicurante naturalismo cromatico. E, ancora, sviluppando lo spazio secondo direttrici multiple, come già faceva nella Milano anni Sessanta  un maestro dell’arte cinetica come Gianni Colombo e che la direttrice della Biennale d’arte 2011 ha voluto rappresentato in mostra insieme a una manciata di pochi altri affermati maestri (da Sigmar Polke, da poco scomparso, a Pipilotti Rist, da Cindy Sherman a Urs Fischer e al duo Fischli & Weiss). Pur senza voler forzatamente ridurre ad un unicum le differenti poetiche dei protagonisti di ILLUMInazioni (aperta fino al 27 novembre, catalogo Marsilio) si può certamente ritrovare nel lavoro di alcuni artisti italiani presenti in mostra, e che conosciamo più da vicino, una cifra di inquieto “manierismo” anni Duemila. In primis nel multiforme lavoro di Elisabetta Benassi, di cui in particolare ricordiamo il video Tutti morimmo a stento (2004) in cui la trentenne artista romana indugiava con la telecamera su una stampa di Pieter Bruegel, quasi accarezzandone i particolari, per passare poi senza soluzione di continuità (ricreando quelle tonalità di colore cinquecentesche) a filmare gli oggetti di un loft disabitato e resti di auto e moto in inquadrature di suggestiva composizione pittorica.

L'ultima cena di Tintoretto

Ma una cifra modernamente manierista si può ritrovare anche nel lavoro di Meris Angioletti (classe 1977, vive fra Milano e Parigi) che usa fotografia, scultura installazioni per dare vita a “forme”, a presenze, intrappolate negli oggetti, e che allo spettatore appaiono come epifanie in momenti di rêverie. E in quello della più ribelle e iconoclasta Monica Bonvicini che – al pari di Turrell, Hlobo, Quaytman, Mirza, Gréaud e alcuni altri – ha creato un’opera ad hoc per questa Biennale. Per quanto legata ai video di avanguardia di Bruce Nauman e a certa minimal art, Bonvicini, con Curiger, condivide un’estetica fortemente legata alla storia dell’arte: «Il passato- dice l’artista veneta – permette una profonda lettura e comprensione di situazioni contemporanee e delle loro implicazioni. Ed è essenziale in questi tempi di amnesia culturale e politica».

GLI EVENTI

Leone d’oro a Franz West

Con 89 partecipazioni nazionali e  37 eventi collaterali, dopo tre giorni di vernissage, il 4 giugno alle 10 apre ufficialmente la  54esima Biennale internazionale d’arte di Venezia che resterà aperta fino al 27 novembre. Nella stessa mattinata, l’assegnazione dei Leoni d’oro. La giuria presieduta dall’ egiziano Hassan Khan, artista visivo e musista e dalla vice prsidente Carol Yinghua Lu, curatrice e critica d’arte cinese consegnerà i premi speciali alla carriera a un artista di fama internazionale come l’austriaco Franz West (per aver innovato la scultura  con i suoi Passstücke, piccole sculture maneggiabili che si completano a contatto del corpo dello spettatore) e a Sturtevant, come anticipatrice dell’arte concettuale. Fra i Padiglioni nazionali, quest’anno, da segnalare le new entries di Andorra, Arabia Saudita, Bangladesh, Haiti e Bahrain (che nel 2010 è risultato vincitore alla Biennale di architettura). Dopo una lunga assenza, ritornano l’India, il Congo, l’Iraq, lo Zimbabwe, il Sudafrica, Costa Rica e Cuba.  E se la Gran Bretagna propone Mike Nelson, la Francia offre un assolo di Christian Boltanski, mentre l’Iraq e la Turchia propongono intense riflessioni d’artista sull’acqua bene primario.  Sul web: www.labiennale.org

 da left-avvenimenti del 29 maggio-3 giugno 2011

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