Articoli

Parigi, la seduzione dell’arte

Posted by Simona Maggiorelli su dicembre 24, 2005

di Simona Maggiorelli

La riapertura del Petit Palais, il più grande museo comunale parigino è una delle sorprese che la capitale francese offre in questo ultimo scorcio del 2005. Da sempre ricchissima di iniziative, in questo fine anno Parigi diventa particolarmente seducente per una serie di eventi legati al mondo dell’arte.
Così, anche privandosi, per una volta, di un ritorno alle sale storiche del Louvre, non bastano una manciata di giorni per godersi tutte le altre proposte.Provando a tracciarne una mappa, il nostro viaggio, sulle tracce di uno storico flâneur – in omaggio a Walter Benjamin che sulle gallerie dell’Esposizione Universale scrisse saggi suggestivi – non può che partire dal Petit Palais, il palazzo “maraviglia” che ai primi del Novecento Charles Girault pensò come «un inno alla luce» e come pandant degli Champs- Elysées. I lavori di restauro, durati quattro anni, sono costati più di 72 milioni di euro; fra vari intoppi, dovuti alla difficoltà a reperire i fondi e ai cambi di maggioranza politica alla guida della città. Lo scorso 10 dicembre, però, il sindaco Delanoë ha portato a casa il risultato, con il taglio del nastro di un rinnovato Petit Palais: l’area espositiva, fra trasparenze e aperture sul giardino come nel progetto originario, è passata da 15mila a ben 22mila metri quadri, con, in aggiunta, uno spazio fisso dedicato alla collezione permanente. Per Natale e Capodanno, così, torna alla luce l’importante collezione del museo   comunale di Parigi, che copre un arco di tempo che va dall’antichità greco romana fino al 1914, con un nucleo forte di opere di Courbet, Monet e Sisley. E mentre, (a distanza di cinque anni dall’ultima grande mostra dedicata alla Cina degli imperatori) per aprile al Petit Palais si prepara una mostra di arte preispanica del Perù e per l’autunno, un’antologica dedicata alle acqueforti di Rembrandt, fino al 12 febbraio, lo spazio mostre del Petit Palais ospita Quentin Blake e les demoiselles des bords de Sein, omaggio all’illustratore britannico Blake, seguendo il filo rosso della figura femminile nel XIX secolo a partire da Les demoiselles des bords de Seine di Courbet, conservata nel museo.
Ma accanto alla notizia certamente ghiotta della riapertura del Petit Palias, in questo fine anno, non va dimenticato che al Grand Palais, prosegue fino al 16 gennaio la mostra, Mélancolie, génie et folie en Occident, interessantissimo viaggio dall’antichità classica fino alla contemporaneità su come l’arte e gli artisti hanno interpretato il tema della melanconia nei secoli. Curata da Jean Clair, (Europa ne aveva parlato il mese scorso) con 250 opere che vanno dalla celeberrima incisione di Dürer, studiata da Panofsky , a tele di Zurbaran, Friedrich, de Chirico, Giacometti e altri. Sempre al Grand Palais, fi- no al 26 gennaio, c’è anche l’occasione di un viaggio a ritroso nella secessione viennese, con la mostra dedicata alla pittura fra il 1890 al 1918, raccontata attraverso opere di Klimt, Schiele e Kokoschka. E ancora, proseguendo il viaggio intorno al Marais, il quartiere melting pot di artisti e intellettuali, dove l’integrazione fra ebrei, arabi, asiatici è fatto storico, il Museo Picasso festeggia vent’anni da quel lontano – anche culturalmente – anno 1962, quando André Malraux, discusso poeta e ministro della Cultura nel periodo di De Gaulle, promosse, e non a poco prezzo, il recupero i 36 hôtel particulier, nobili dimore private in pietra bianca e mattoni rossi, intorno alla secentesca place des Vosges. Vicino alla casa-museo di Hugo e a quella di Théophile Gautier, fra cortili nascosti, caffè e antiquari e gallerie d’arte contemporanea (come quella di Emmanuel Perrotin, che ora propone anche Maurizio Cattelan), fino al 9 gennaio il Museo Picasso ospita la mostra Picasso. La passion du dessin, dedicata agli schizzi, ai bozzetti e alle opere che raccontano il talento veloce, onnivoro e vitale del pittore spagnolo. Ma per i cultori del Settecento francese, e del richiamo dell’antico motto, “libertà, uguaglianza, fratellanza” (che da qualche tempo, curiosamente, ritorna sulla stampa italiana ) il Louvre e il Musée Jacquemart- André dedicano a David, il pittore neoclassico della rivoluzione finestre e sezioni personali, in cui sono esposti ritratti e scene di storia. E sempre il Louvre promuove anche la retrospettiva di un centinaio di opere di Anne Louis Girodet de Roucy, detto Girodet-Trioson, il maggiore allievo di David, che dopo il restauro napoleonico, si fece interprete di un ritorno integrale alla mitologia fuori dal vivo della storia. Infine, per uscire dal solco strettamente francese, al Musée d’Orsay, fino all’8 gennaio, L’art russe dans la seconde moitié di XIX siècle: en quête d’identité, per raccontare attraverso dipinti, sculture una fase culturale in Russia non molto conosciuta. Mentre al Centre Pompidou continua dalla scorsa estate (fino al 9 gennaio) la più completa mostra mai organizzata sul movimento Dada, dalla Svizzera dei primi Caffè novecenteschi, alla Russia di Lenin.

da Europa 24 dicembre 2005

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: