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Fino al 18 gennaio. La forza del colore di #HansMemling

Posted by Simona Maggiorelli su gennaio 9, 2015

hansLa forza del colore del Rinascimento italiano e il gusto della descrizione del dettaglio, storico e prezioso tipico della tradizione nordica, s’incontrano nelle opere di Hans Memling ( 1430-1494 ), pittore cresciuto artisticamente a Bruges, ma che con grande sensibilità seppe raccogliere gli stimoli che venivano dai maestri del colorismo veneto e della scuola toscana. A Roma, nelle Scuderie del Quirinale, fino al 18 gennaio, è aperta una affascinante retrospettiva dedicata a questo pittore nordico che, anche grazie alla presenza di banchieri fiorentini nelle Fiandre e alla loro committenza, poté intrattenere un vivo rapporto con le novità artistiche che venivano dalla Penisola.

Di alto profilo scientifico questa retrospettiva Hans Memling e il Rinascimento fiammingo  curata da Till- Holger Borchert del Memling Museum di Bruges e (accompagnata da un catalogo Skira) idealmente si connette con le precedenti esposizioni romane dedicate a Giovanni Bellini, a Filippino Lippi e ad Antonello da Messina che – come fa notare lo storico dell’arte Matteo Lafranconi – fece il percorso inverso a quello di Memling partendo dal calmo splendore del Rinascimento italiano per arrivare a fare propria, in maniera originalissima, la più tormentata e inquieta tradizione nordica.

Memling, ritratto di Giovanni di CandidaDalla cinquantina di opere di Memling che i curatori sono riusciti a radunare per questa importante occasione mancano alcune grandi pale d’altare, opere monumentali difficili da trasportare e che gli spazi, pur ampi, delle Scuderie del Quirinale non sarebbero stati in grado di accogliere adeguatamente.

Nonostante queste lacune il percorso espositivo permette di farsi un’idea esaustiva del percorso di questo maestro dell’arte fiamminga che seppe utilizzare in chiave vibrante e altamente espressiva la luce della pittura a olio. Facendone uno strumento per far emergere la bellezza interiore delle sue figure femminili. Giovani donne dal volto radioso, eleganti e misteriose, anche quando si tratta di Madonne, che Memling rappresenta con lunghi capelli ondulati e setosi.

Pur trattando perlopiù argomenti sacri e rappresentando scene tratte dall’Antico Testamento, Hans Memling sapeva raccontare l’umano nella sua viva concretezza. Mentre le sue immaginette devozionali destinate al raccoglimento in preghiera di ricchi mercanti mostrano seducenti figure di sante e penitenti e furiosi diavoli ammantati di colore, più vitali e pittoricamente riusciti dei nodosi santi e cupi santi che dominano le sue composizioni sacre.

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Trittico del matrimonio mistico di Santa Caterina

Pur non sfiorando mai l’eterodossia, le sue composizioni hanno sempre un’accentuazione laica e sensibile nel tratteggiare la dinamica degli affetti, nello scavo psicologico dei personaggi.

Che raggiunge l’apice nella splendida serie dei ritratti fra i quali spiccano alcuni soggetti femminili come il dolcissimo Ritratto di donna (1480-1485 ) proveniente dalla collezione americana dell’ambasciatore Middenford II. In questo come in altri casi probabilmente si trattava di giovani mogli di ricchi mecenati e committenti. Mentre molti ritratti maschili rappresentano soggetti della nuova “borghesia” fiamminga, che il pittore rappresentava regalando loro un volto aperto e uno sguardo fiero che traguarda l’orizzonte. Perlopiù si tratta di figure immerse in morbidi scorci di paesaggio, lontani anni luce dalle cupe atmosfere tipiche della pittura nordica. Colpisce in modo particolare il Ritratto di uomo con moneta romana. E’ stato ipotizzato che si tratti dell’umanista Bernardo Bembo e in passato, non a caso, era stato letto come un ritratto di Antonello da Messina. ( Simona Maggiorelli)

dal settimanale Left

 

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Le vie tedesche del Rinascimento

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 12, 2010

di Simona Maggiorelli

Hans Memling

La conoscevamo soprattutto come studiosa di Giordano Bruno e della sua originale arte della memoria reinventata dalla tradizione medievale. E anche come attenta indagatrice delle tecniche oratorie dei predicatori che, nel Medioevo, facevano ampio ricorso alle immagini per impressionare il pubblico analfabeta. Ma da alcuni anni a questa parte il lavoro di ricerca di Lina Bolzoni si è arricchito di nuovi, intriganti, capitoli sul rapporto fra parole e immagini, fra letteratura e pittura. Con studi sui legami nascosti fra poesia e ritratto nel Rinascimento, raccolti nel 2008 in un libro uscito per Laterza e ora con l’affascinante volume Il cuore di cristallo. Ragionamenti d’amore, poesia e ritratto nel Rinascimento edito da Einaudi. «Ciò che mi sembrava interessante non era riproporre l’antica disputa della gerarchia fra questi due ambiti – racconta l’italianista della Normale di Pisa – ma neanche mi interessava riaprire il contenzioso della superiorità o della precedenza fra Rinascimento italiano e cultura del Nord; quando mi sono messa a scrivere questo libro – spiega la studiosa – davanti a me vedevo aprirsi l’invito a esplorare un territorio in cui esperienze diverse via via si intrecciavano, in cui era possibile analizzare da vicino opere profondamente segnate dalla personalità dell’autore e insieme rintracciarvi i modi in cui questioni, miti, topoi prendevano nuova forma, si riaffacciavano sulla scena in un gioco di continuità e differenza».
Galeotto fu, nel 2005, l’incontro fortuito con un ritratto di Bernardo Bembo, padre di Pietro, l’autore de Gli Asolani; un quadro visto per la prima volta in una mostra antologica di Hans Memling a New York. «Allora – ricostruisce Bolzoni – stavo studiando i rapporti fra i primi dialoghi in volgare sull’amore (gli Asolani, appunto) e la grande tradizione del ritratto, in particolare del ritratto doppio, inseguendo le fila di una rete che da Pietro Bembo andava a ritroso alla Firenze di Leonardo da Vinci e di Ginevra de’ Benci».

Ma fatto è che Ginevra era la giovane donna fiorentina di cui Bernardo Bembo si innamorò al ritorno dalle Fiandre. E quel ritratto di Bembo raffigurato da Memling con in mano un cuore su cui è scolpito un ritratto allargava immediatamente la trama delle ricerche sul doppio ritratto verso Nord. Da qui, come in una sciarada, Bolzoni sarebbe arrivata a scovare molte altre inaspettate occorrenze di penna e di pennello di questo topos, arrivando di rimando in rimando, di assonanza in assonanza, davvero lontanissimo: fino all’America Latina di Frida Khalo e al Novecento.

da left-avvenimenti

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