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Ru486. L’attacco del governo all’Aifa

Posted by Simona Maggiorelli su settembre 25, 2009

La pillola abortiva Ru486 è di nuovo  nel mirino del Vaticano e dei suoi sodali  in Parlamento. Con un’interrogazione  al ministro Sacconi il senatore Calabrò
va contro l’Agenzia italiana del farmaco.  Sulla base di un’inchiesta piena di grossolane inesattezze. Smascherate da Silvio Viale

di Federico Tulli

Quando c’è da fare bella figura con le gerarchie vaticane non si può certo dire che il senatore Raffaele Calabrò se ne stia con le mani in mano. Specie se questo può condizionare la libertà di scelta dei cittadini italiani. Del noto disegno di legge sul testamento biologico (che porta il suo nome) infarcito di commi antiscientifici, attacchi al costituzionale diritto all’autodeterminazione, nonché all’identità medica, left se ne è occupato a più riprese (e non smetterà di farlo dal momento che dopo l’approvazione al Senato ora è in discussione alla Camera). Oggi a mantenere viva la nostra attenzione sulle crociate del senatore pidiellino è un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, firmata con i colleghi di partito Michele Saccomanno, Laura Bianconi e Luigi D’Ambrosio Lettieri. A finire sotto la lente dei solerti senatori è l’autorizzazione al commercio del farmaco abortivo Ru486 rilasciata il 30 luglio scorso dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Lo spunto, si legge in una nota dei parlamentari Pdl, è fornito dalle «notizie riportate dalla rivista Tempi del 10 settembre scorso, secondo cui una donna avrebbe abortito due anni fa utilizzando la Ru486 con esperienze drammatiche sia dal punto di vista fisico che emotivo». Saccomanno, Bianconi, Calabrò e D’Ambrosio Lettieri hanno quindi chiesto al ministro «se sia a conoscenza di episodi simili e, in caso affermativo, l’epoca a cui questi si riferiscono. Inoltre se, in caso affermativo, siano stati presi in considerazione gli eventi avversi provocati dall’assunzione della pillola non all’interno di strutture ospedaliere, e quali siano state le valutazioni tecnico scientifiche. Infine se e in quali modi il ministero ritenga opportuno intervenire al fine di tutelare la salute delle donne in seguito alla libera commercializzazione della pillola Ru486». Strane domande. Se c’è un’autorizzazione al commercio è perché l’organo tecnico scientifico deputato a rilasciarla (vale a dire l’Aifa) ha già ottenuto risposte esaurienti proprio a quesiti del genere, tra l’altro al termine di un iter investigativo che definire biblico è un eufemismo. Questa delegittimazione dell’Aifa ha del clamoroso e in teoria basterebbe ricordare che la Ru486 è dal 2005 nella lista dei farmaci essenziali dell’Oms. Ma non è tanto questo ad averci spinto a verificare alla fonte la causa delle preoccupazioni dei senatori della destra.

Nell’inchiesta che sbandierano ne abbiamo scoperte delle belle. Andiamo per ordine. Ciò che subito colpisce è il titolo della storia di copertina dedicata alla Ru486: L’incubo dell’aborto facile. Decisamente simile a quello di un libro scritto contro lo stesso farmaco dalla collega di partito dei quattro politici, nonché sottosegretaria di Sacconi con delega alla bioetica, Eugenia Roccella: La favola dell’aborto facile. Poca fantasia giornalistica o ci dobbiamo insospettire? D’accordo, forse è un caso. E si tratta “solo” della solita coltellata sferrata dai pasdaran del Vaticano nei confronti della sensibilità e intelligenza femminile. Come se decidere di abortire fosse una passeggiata primaverile. E può essere un caso anche il catenaccio in apertura di articolo che recita: «Da sempre favorevole all’aborto, oggi Mara racconta il suo dramma. “Perché è ora che si indaghi su quello che succede negli ospedali”». In pratica lo stesso input che Calabrò&co. formulano a Sacconi. Poi dicono che le istituzioni non sono vicine ai problemi della gente. È ora che si indaghi, dicono. E l’Aifa che avrebbe fatto per anni?

Ma passiamo oltre ed entriamo nel merito dell’interrogazione e quindi nei contenuti dell’articolo che l’ha “provocata”. Diciamo subito che le inesattezze di ogni genere (scientifiche, statistiche, mediche e così via) sono talmente tante che di alcune nemmeno parleremo e che per mantenere salda la bussola abbiamo chiesto l’aiuto del ginecologo Silvio Viale, il medico che nel 2005 dopo una lunga battaglia avviò la sperimentazione dell’aborto farmacologico in Italia. Tale “colpa” gli è valsa una citazione su Tempi ed è per questo, oltre che per la sua competenza, che lo abbiamo interpellato. A lui chiediamo se è vero come sostiene il settimanale (e come più volte ha detto la Roccella) che «nel mondo si contano 29 decessi seguiti all’assunzione della pillola». Viale freme: «Certe affermazioni possono esser buone per far polemica, ma non reggono il confronto scientifico. Chi imputa alla Ru486 quei decessi evidentemente non sa, o evita di dire, che si tratta solo di segnalazioni di casi di varia origine per i quali non si è evidenziato alcun nesso causale». Il ginecologo porta l’esempio dell’influenza A-H1N1: l’Oms ha calcolato una mortalità dello 0,5 per mille dicendo “no panic”. E difatti tutti sentiamo in questi giorni il viceministro Fazio ripetere: niente panico. «Se fosse verificato, e non lo è, che quelle morti sono da imputare alla Ru486, calcolando i soli aborti che avvengono negli Usa, il tasso di mortalità sarebbe 0,5 ogni 100mila – spiega Viale -. Una percentuale talmente irrisoria non richiede alcuna precauzione. È pari al rischio di morire colpiti da un fulmine in una giornata di sole». Perché il dato non è verificato? «Perché per poter stabilire un rischio di 0,5 su 100mila e fare una statistica aderente alla realtà occorre una casistica di qualche miliardo di aborti. Quindi quelle che la stampa e Roccella tramutano in decessi sono solo segnalazioni che nessuna agenzia scientifica o società farmacologica prende sul serio. Tra l’altro è noto che quel dato comprende anche morti per gravidanze extrauterine, che con la Ru486 non c’entrano nulla. Il paradosso è che la Exelgyn, produttrice della pillola, nel corso di una sorta di interrogatorio ministeriale condotto da Assuntina Morresi che con Roccella firma La favola dell’aborto facile, si è sentita chiedere conto anche di un decesso imputabile ad altro farmaco». Tornando all’interrogazione facciamo notare a Viale che i senatori si preoccupano del fatto che la donna intervistata ha utilizzato «la Ru486 con esperienze drammatiche sia dal punto di vista fisico che emotivo».

Colpa del Cytotec, il medicinale che viene somministrato in seconda battuta per favorire le contrazioni. «Un farmaco – scrive il settimanale – sconsigliato dalle autorità sanitarie mondiali come farmaco abortivo per via dei gravi effetti collaterali». «Sconsigliato? Semmai è vero il contrario», chiosa il ginecologo. «L’Oms sta conducendo degli studi sull’aborto fatto solo con il Cytotec per aiutare i Paesi poveri. È un medicinale sicuro e ha il vantaggio di costare pochissimo (4 centesimi a pillola) e di poter essere conservato a temperatura ambiente». La donna intervistata racconta poi che ha espulso il feto a casa rischiando di svenire mentre usciva dall’ospedale. «Certe interpellanze screditano solo chi le presenta», osserva il ginecologo. «Nessuno ha mai negato che le donne escono dall’ospedale dopo aver preso la Ru486. Dove sarebbe la novità? Sono io medico ad assumermi la responsabilità che la signora vada a casa nel pieno rispetto dell’aspetto scientifico e anche legale. Perché l’intervento abortivo si fa in ospedale, mentre le conseguenze hanno un andamento successivo. La legge è un impianto tecnico e in Italia è rispettata alla lettera. Ma questi signori dimostrano di non conoscere la 194 di cui tanto parlano. Senza contare che nel caso riportato da Tempi vi sono molti aspetti inverosimili». E poco importa se il tempo dedicato a ingarbugliare questioni già risolte è pagato con i soldi dei contribuenti.

Intanto il Partito democratico ci mette del suo: la parlamentare Dorina Bianchi ha pensato bene di dare il proprio assenso all’indagine parlamentale sulla Ru486 voluta dal centrodestra. “Un’inchiesta parlamentare non si nega a nessuno! dichiara la Gelsomina Bianchi alla stampa.  quando da medico oltrechè da parlamentare dovrebbe ben sapere che la RU486 più che sperimentato, essendo stato adottata nei paesi occidentali da più di venti anni. Forse è utile ricordare che la mitica Dorina votò a favore della legge 40. Ma perché e la capogruppo Finocchiario in modo particolare l’ hanno sponsorizzata perché assumesse il ruolo che è stato del senatore Marino nella Commissione Sanità?

da left-Avvenimenti del 25 settembre 2009

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Una Risposta to “Ru486. L’attacco del governo all’Aifa”

  1. Simona Maggiorelli said

    La Ru486 negli ospedali italiani dal 19 novembre

    di Federico Tulli su 20 Ottobre 2009

    Via libera dell’Agenzia italiana del farmaco. Tra un mese, in Gazzetta ufficiale, la scheda tecnica per la somministrazione della pillola abortiva nelle interruzioni volontarie di gravidanza. Si chiude un iter durato quattro anni di Federico Tulli

    Fra un mese anche in Italia si potrà abortire per via farmacologica. Si è conclusa, con l’emanazione del documento che pone la parola fine all’iter di autorizzazione al commercio della pillola abortiva Ru486, l’attesa riunione di ieri in seno al cda dell’Agenzia italiana del farmaco. Con l’ok del cda, il dg Guido Rasi ha infatti ottenuto il mandato per redigere la “determina” con le indicazioni tecniche per la somministrazione della pillola. Il testo dovrà essere pubblicato entro un mese in Gazzetta ufficiale. Stando a indiscrezioni raccolte da Terra questo accadrà l’ultimo giorno utile, vale a dire il 19 novembre prossimo. Da quel momento in poi, le donne che decidono di abortire, nel pieno rispetto della legge 194/78, avranno a disposizione la scelta, concertata con il medico, tra l’interruzione volontaria di gravidanza per via chirurgica e quella per via farmacologica. È il caso di dire: finalmente. Visto che tale possibilità è garantita da almeno dieci anni in quasi tutto il mondo occidentale, se non da venti come nel caso della Francia. Come accade dal 2005, anno in cui fu faticosamente avviata dal ginecologo Silvio Viale la sperimentazione del farmaco, sperimentazione paradossalmente inutile dato che, proprio dal 2005, la Ru486 è considerata un farmaco essenziale dall’Organizzazione mondiale della sanità cui l’Italia aderisce, la decisione dell’Aifa è stata preceduta e poi investita dal solito fuoco di sbarramento che si alza ogni volta che c’è un capitolo importante della storia all’italiana della pillola abortiva. Con polemiche sguaiate e millantando dati scientifici è scesa in campo l’esigua ma rumorosa pattuglia di antiabortisti nostrani composta da politici e giornalisti. In prima fila c’è il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, il quale ha assicurato (le donne italiane certamente no, forse il Vaticano?) che l’Aifa non deciderà sulla Ru486 prima della conclusione dell’indagine avviata dal Senato sulla pillola abortiva, cioè il 25 novembre prossimo. E poi, nel pieno disprezzo dell’autonomia di pensiero e della sensibilità femminile ha aggiunto: «L’aborto facile in casa in Italia non ci sarà». Come se abortire fosse una passeggiata. La chicca finale, poi, rivela lo scarso livello d’interesse per la salute delle donne da parte del senatore. In una nota, infatti, Gasparri rivendica «la sovranità di governo e Parlamento nel verificare che la Ru486 non sia utilizzata in violazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza». Una violazione che, essendoci lasciati alle spalle 4 anni di sperimentazione, ovviamente non esiste. Cosa che rivela come l’indagine sia un’inutile perdita di tempo e metta a rischio la salute di chi potrebbe già utilizzare la Ru486. A tal proposito, quando Gasparri invoca il ruolo delle istituzioni, sembra ignorare il senso dell’articolo 15 della legge, laddove recita: «Le Regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie (…) sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza». Senso che non sfugge a Rasi, il quale sempre ieri ha detto che «la pillola abortiva non presenta rischi dal punto di vista farmacologico e scientifico». E che, soprattutto nel nostro Paese, si avranno meno problemi rispetto agli altri che hanno già introdotto la Ru486, perché «abbiamo ristretto il campo di applicazione e si potrà assumere la pillola abortiva solo entro la settima settimana. Presa entro questi tempi di gestazione non ci sono rischi. Quindi – conclude il dg dell’Aifa – non c’erano motivi per non autorizzarla, considerando che comunque non potevamo farne a meno in virtù della procedura di “mutuo riconoscimento europeo”». Parole che non lasciano spazio a interpretazioni fantasiose e che smascherano il bluff ideologico dei pasdaran antiabortisti. Un breve accenno, infine, all’ennesima puntata della querelle sui presunti 29 decessi (in 20 anni e in tutto il mondo!) legati all’uso della Ru486, propagandati in un libro scritto a quattro mani dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella (giornalista) e dall’editorialista dell’Avvenire Assuntina Morresi (docente di Chimica). Libro che i ginecologi Flamigni e Parachini, in un articolo di Simona Maggiorelli su Terra dell’11 agosto scorso, hanno definito poco aderente alla letteratura medica. Quei dati sono ancora oggi ripetuti come mantra. Questa volta il numero 29 è uscito sulla ruota del Giornale. Dove Renato Farina ha deciso di fare le pulci alla sintesi, pubblicata sul suo stesso quotidiano, del dossier che la Exelgyn produttrice della Ru486 ha presentato nei mesi scorsi all’Aifa (e che questa ha ritenuto attendibile) per ottenere l’autorizzazione al commercio. Il tentativo di sconfessare la Exelgyn si sgonfia già alla seconda riga. Qui Farina, che in teoria sta criticando un dossier scientifico, definisce, molto poco scientificamente, “bambini” quelli che in realtà sono feti. Quanto ai 29 decessi riesumati dal suddetto, come ricorda il presidente dell’Aduc, Peter Yates Moretti, «fra quei 29 casi ci sono addirittura due uomini». Inutile aggiungere altro, se non per ricordare che tra i restanti 27, 10 sono donne morte di cancro e 17 hanno utilizzato il farmaco in dosaggi e modi completamente sbagliati». Solo in quest’ultimo caso, dunque, ci sarebbe un nesso con l’uso della Ru486. Un nesso che comunque conta poco, anzi niente ai fini dell’autorizzazione al commercio, poiché qualsiasi farmaco comporta dei gravi rischi se consumato contravvenendo alle basilari indicazioni. Vale anche per l’aspirina venduta senza ricetta. Questo medicinale, tra l’altro, seguendo gli stessi criteri antiscientifici adottati da Morresi, Roccella e Farina, ha un tasso di mortalità (questo sì verificato) di decine di volte superiore a quello presunto della Ru486. Il dato di fatto reale è che, conclude Moretti, «su decine di milioni di donne che negli ultimi vent’anni hanno utilizzato la pillola Ru486 nelle modalità previste, nessuna è deceduta».

    dal quotidiano Terra, il primo quotidiano ecologista

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