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Posts Tagged ‘Terre vulnerabili’

Sculture vulnerabili

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 7, 2011

Dopo anni di grandeur dell’arte. Di opere gadget alla Jeff Koons. A Firenze a Miano l’arte riscopre la fragilità e  l’interiorità come valore

di Simona Maggiorelli

Saraceno in mostra a EX3

Un manifesto di leggerezza, un inno alla sensibilità, ma anche un chiaro richiamo all’instabilità, alla debolezza, al trascorrere incessante delle cose che talora resta incompiutezza. E’ la mostra Suspense, sculture sospese allestita fino all’8 maggio nel Centro per l’arte contemporanea EX3 di Firenze. Una collettiva di artisti da ogni parte del mondo che si fa leggere anche come un invito a riflettere sui rischi che corre il pianeta (vedi le fragili sfere-serra a mezz’aria di Saraceno e le delicate tessiture di foglie di Morgan) e come una chiara denuncia delle ferite ancora aperte dei molti territori di guerra sparsi nel globo (ecco il pianeta suturato con il nastro adesivo di Putrih). Ma forse alcune di queste opere propongono qualcosa di più della denuncia della violenza fisica e palese.

Passeggiando fra le reti ricucite di Birken o fra i rami disseccati di Campbell, così come in mezzo agli instabili circuiti domestici costruiti in giunco da Menicagli, si coglie uno sguardo introspettivo, un gioco di metafore sull’interiorità, un tentativo di riflettere sulle proprie interne fragilità e sulle trappole che si possono celare anche in ambienti familiari. Così facendo questa mostra curata da Lorenzo Giusti e da Arabella Natalini (e che riporta Firenze sulle strade internazionali dell’arte contemporanea) ci suggerisce un rimando a un’altra importante iniziativa: al lavoro che su temi analoghi sta svolgendo Chiara Bertola a Milano con la rassegna in progress Terre vulnerabili, della quale il 6 maggio è stata inaugurata una quarta tranche.

Hangar Bicocca, Milano

Quasi nello stesso torno di ore, fra Milano e Firenze, sembra di assistere a un passaggio di testimone fra due eventi che non hanno tangenze ufficiali ma che curiosamente suggeriscono percorsi intorno alle stesse tematiche. Quasi che comuni fossero le radici della riflessione sulla contemporaneità e il bisogno di segnalare una svolta. Opponendosi alla grandeur di installazioni plurimiliardarie (che in questi giorni campeggiano a Punta della Dogana nel museo veneziano del tycon François Pinault), ma anche al gigantismo spiazzante alla Cattelan e alla ottusità di opere gadget alla Jeff Koons. Passata l’euforia dell’arte che celebra il mercato anche quando sembra criticarlo (Andy Warhol docet) ecco che la strada imboccata dagli artisti delle ultime generazioni appare all’insegna di una ricerca più intima, tormentata e profonda. Più aperta al divenire che alla costruzione granitica di spazi.

Più all’insegna dell’understatement che alla ricerca del sorprendente. La scultura oggi scende dal piedistallo, come sottolineano i curatori di Suspence nei saggi pubblicati nel catalogo Damiani che accompagna la mostra fiorentina. Della ricerca delle avanguardie storiche resta l’interesse per la polimatericità (mutuata da Picasso ma anche da Boccioni) e l’attenzione al movimento (andando oltre Calder) ma nella gran parte dei lavori esposti in EX3 non c’è quel tratto gioioso di apertura al nuovo che connotava questi illustri precedenti. Analogamente a quanto suggerito dalle diafane opere-batufolo create da Löhr, dalle scarpe slacciate fotografate da Ondak, dalle composizioni di palloncini sgonfi di Tayou esposte a Milano, la bussola delle emozioni della mostra fiorentina è orientata sull’inquietudine e su un movimento che non conosce catarsi.

da left avvenimenti

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La forza della vulnerabilità

Posted by Simona Maggiorelli su gennaio 1, 2011

Da Olmi a Friedman, a Hatoum e oltre. Dialoghi inediti all’Hangar Bicocca

di Simona Maggiorelli

Mona Hatoum, hangar Bicocca

Un maestro del cinema come Ermanno Olmi e un architetto come Yona Friedman, all’Hangar Bicocca di Milano, grazie a Terre vulnerabili A Growing Exhibition, intrecciano dialoghi inediti con alcune delle personalità di maggiore spicco del panorama artistico internazionale: dalla palestinese Mona Hatoum, all’austriaco Franz West (che in comune hanno una profonda riflessione sui temi dell’esilio e dello sradicamento), per arrivare poi alla ricerca delle nuove generazioni rappresentate qui dalle immaginifiche costruzioni del belga Hans Op de Beek e dai delicati grafismi di Elisabetta di Maggio, ma anche dalle opere minimal di Christiane Löhr e dalle installazioni di Stefano Arienti. Per chiudere poi idealmente il cerchio con le opere di emergenti come la videomaker Rä di Martino e la scultrice Alice Cattaneo.

Così, nello spazio di archeologia industriale dell’Hangar Bicocca, affiorano dal buio schegge cinematografiche, frammenti video, installazioni che creano ambienti di fantasia, immagini luminose che aprono finestre su mondi diversi e sensibili, attraendo lo spettatore al loro interno.

Ra di Martino

In un rimando continuo fra creazioni site specific di artisti da ogni angolo del mondo. Che, in stili diversissimi, sono chiamati a indagare il tema della vulnerabilità: nel rapporto con l’altro, con le forti passioni che mette in campo. E nella relazione con l’ambiente che di continuo ci rimanda messaggi di allarme e di violazione. Ancora una volta la direttrice artistica dell’Hangar, Chiara Bertola, compie il piccolo grande miracolo di trasformare un “non luogo” come l’Hangar in uno spazio vivo d’incontri. E tale promette di restare fino a maggio 2011. Senza soluzione di continuità, infatti, a gruppi sempre nuovi, decine di altri artisti si daranno il cambio nei mesi a venire nel tenere accesa la fiaccola di questa mostra in costante cambiamento.

3 dicembre 2010

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