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L’arte al cinema. La nascita del ritratto all’Accademia Carrara

Posted by Simona Maggiorelli su gennaio 31, 2016

Chauvet caves

Chauvet caves

Opere di Botticelli, uno dei primi oli su tela di Mantegna, ritratti di un maestro del colorismo veneto come Bellini. E poi un’opera giovanile di Raffaello, dalla luce chiara e dal paesaggio dolce. Mentre quello che Lotto dipinse nella tela Nozze mistiche di Santa Caterina pare fosse talmente bello che un soldato francese lo staccò e se lo portò via. Così si racconta nel film di Davide Ferrario L’Accademia di Carrara-Il museo riscoperto (Trailer), dedicato alla riapertura di questa importante pinacoteca, dopo otto anni di lavori.

Non meno importanti in questo museo di Bergamo sono le tele dei maestri della nuova ritrattistica padana, dal Foppa al Moroni, che per la prima volta ritrassero artigiani e lavoratori di ogni classe, riuscendo a raccontarne la personalità in modo acuto e penetrante, senza preoccuparsi di trasmettere il nome del soggetto ritratto e i suoi dati anagrafici, perché più importante era trasmettere il sentire e il modo di essere di quella persona che sembra venirci incontro dal quadro.

Botticelli_Giuliano

Botticelli, Giuliano de Medici

Ciò che conta è la presenza viva e vibrante di quel mercante, di quella donna anziana, di quella ragazza che cattura la nostra attenzione con uno sguardo che pare interrogarci. E’ la nascita del ritratto moderno uno dei fili rossi che percorrono questo affascinante film che Ferrario ha realizzato raccontando questo museo bergamasco che vanta una collezione di oltre 600 dipinti, molti dei quali di maestri del Rinascimento e di secoli successivi fino ad arrivare a Pelizza da Volpedo (rappresentato dal romantico ritratto di Santina Negri, con un mano un fiore secco e una lettera) e a artisti di primo Novecento.
Chiusa nel 2008 per restauri, la Pinacoteca dell’Accademia è stata riaperta solo pochi mesi fa e questo film – prodotto da Rossofuoco e portato nelle sale da Nexo Digital – offre la possibilità di un coinvolgente viaggio nelle sale della Pinacoteca che vediamo a poco a poco tornare a piena vita, insieme ai suoi depositi ricchi d’arte, circondati da un giardino di piante antiche che il custode Cesare Marchetti, da quando nel 1973 s’innamorò della figlia del vecchio custode, continua a curare. Osservando questi quadri ogni giorno, via via con maggiore affezione, è risuscito a scoprire la firma di Evaristo Baschenis, semi nascosta nell’ombra, accanto a un drappo rosso che attraversa una magnifica natura morta da secoli senza un’attribuzione certa; una firma autografa che neanche i restauratori avevano notato quando avevano ripulito la tela.”Non ho fatto studi appropriati. Questo prima per me era un posto come un altro – racconta Marchetti nel film -, ma poi ho cominciato ad amare l’arte. Ho visto che c’era qualcosa di più e ogni giorno scoprivo in qualche quadro qualcosa di diverso. Tanto che ora che è stata cambiata la posizione delle tele, per me, è stato quasi un mezzo trauma. C’era una certa sequenza, ora mi chiedo perché e cerco di cogliere i nuovi messi”.

Lorenzo Lotto

Lorenzo Lotto

Accanto alla sua testimonianza Davide Ferrario ha raccolto quella di Maria Cristina Rodeschini, responsabile della Carrara e della  Gamec, dello storico Romano  ma anche di personaggi come Giovanni Lindo Ferretti, a fare da contro canto cattolico cal confronto laico e dialettico fra alcuni giovani storici dell’arte studiosi dell’iconografia cristiana e alcune giovani esperte di arte musulmana. Un confronto che tocca i  temi dell‘aniconismo islamico e del culto delle immagini nel cattolicesimo.  Il divieto di rappresentare Dio nell’arte islamic – raccontano le giovani storiche dell’arte nel fim – non preclude la possibilità di rappresentazione della natura, “che anzi   viene letta come lode alla perfezione del creato”.  In Europa invece si diffuse il culto immagini dopo l’iconoclastia  scoppiata a Bisanzio e lo scisma dalla Chiesa d’Oriente.  Per una molteplicità di ragioni, non escluso il  fatto che nel medioevo  le pitture assunsero un valore  pedagogico e didattico  rivolto alla popolazione allora largamente analfabeta. ” Le religioni hanno sempre cercato di mettere sotto controllo le immagini -commenta uno dei  partecipanti a questo fresco confronto -. E le immagini generano sempre un senso che è difficile tenere a bada”.

Il sarto di Moroni

Il sarto di Moroni

Accanto a questo confronto sincronico fra la tradizione d’Oriente e di Occidente, affascinante è anche la ricerca diacronica, suggerita da questo film, sullo sviluppo della tradizione del ritratto,  prima di profilo, poi di faccia  o tre quarti arrivando a una  grande espressività. Con una bella intuizione Ferrario va a indagare le radici dell’arte del ritratto nella preistorica. Lo fa andando ad intervistare (nel suo studio-castello ad Oxford)  l’antropologo Desmond Morris.  “Il primo oggetto artistico che si conosce  è una pietra con pochi segni incisi che la fanno sembrare un volto. Si tratta del Makapansgat Pebble è stato ritrovato nell’Africa meridionale e risale a tre milioni di anni fa” racconta l’autore de La scimmia artistica. L’evoluzione dell’arte nella storia dell’uomo (Rizzoli).  Poi sarebbero venute le grotte “affrescate” di Chauvet, risalenti a 36mila anni fa, di Altimira e Lascaux. “In questo caso  prevalgono ritratti di animali, in chiave piuttosto realistica, diversi da quelli stilizzati  di esseri umani che si trovano ai primordi dell’arte. Probabilmente dopo aver preso un animale durante la caccia- dice il professore – ne abbozzavano un rapido schizzo che poi realizzavano all’interno della grotta celebrando l’animale morto, dipingendone la figura come fosse in piedi.  Erano disegni molto accurati e precisi, ma anche molto evocativi”. Già queste antichissime realizzazioni e artisticamente già mature fanno pensare che  l’arte sia qualcosa che connota profondamente la specie umana, come fantasia e capacità di creare immagini fiori di sé sulla roccia come su altri supporti, immagini attraverso le quali gli artisti ci raccontano qualcosa di sé , della propria sensibilità e realtà interiore. “L’arte è qualcosa di assolutamente presente e necessario nella nostra vita, in una forma o in un’altra”, conclude Morris. Anche per questo, con Davide Ferrario. diciamo che è importate aver restituito l’Accademia Carrara ai cittadini e che tutti possano conoscerla  e apprezzarne la bellezza. Anche al cinema. @simonamaggiorel

Grande arte al cinema. Il viaggio continua. Dopo gli Uffizi in 3D e il bel film di Davide Ferrario sulla riapertura del Museo dell’Accademia Carrara a Bergamo, c’è attesa per il film di David Bickerstaff dedicato alla vita e l’arte di Francisco Goya e che racconta la mostra Goya: the Portraits della National Gallery di Londra, costruendo un ritratto del pittore attraverso opinioni di esperti internazionali, finestre sui capolavori e visite ai luoghi in cui l’artista spagnolo visse e lavorò. Ma non solo. Il 23 e il 24 Febbraio 2016 sarà nelle sale Leonardo Da Vinci-Il genio a Milano, che ripercorre la straordinaria mostra di Leonardo realizzata in occasione dell’Expo in Palazzo Reale. E ancora: Il 22 e il 23 Marzo 2016, Renoir Sconosciuto, il 3 e il 4 Maggio 2016 Istanbul e il Museo dell’Innocenza del premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, il 24, 25 Maggio 2016, Da Monet A Matisse-L’arte di dipingere giardini.@simonamaggiorel

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