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#Chagall, il saltimbanco

Posted by Simona Maggiorelli su marzo 16, 2015

chagall-the-traveler-1917

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 Con il titolo Chagall. Love and Life il  Chiostro del Bramantea Roma, dal dal 16 marzo al 26 luglio ospita una retrospettiva dedicata al visionario e fiabesco pittore russo.  Quasi senza soluzione di continuità dalla grande retrospettiva vista in Palazzo Reale a Milano e da poco conclusa ( leggi l’articolo che segue). In questa occasione arrivano in Italia, dall’Israel Museum di Gerusalemme oltre 140 lavori di Chagall. il file rouge della rassegna è il racconto della vita dell’artista, dall’infanzia alla gioventù, passando per la sua arte e la sua poetica. dalle radici nella nativa Vitebsk (oggi Bielorussia), descritta con amore e nostalgia nella serie Ma vie (My Life), all’incontro con l’amata Bella Rosenfeld, della quale illustrò i libri Burning Lights e First Encounter.

“L’altra modernità di Chagal” poteva essere anche questo il titolo della grande retrospettiva milanese,  proposta da Palazzo Reale fino allo scorso primo febbraio e, che i curatori Claudia Zevi e Meret Meyer hanno invece scelto di chiamare più semplicemente Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985 (catalogo Gam Giunti -24 Ore Cultura).

L’altra modernità perché il pittore russo di origini ebraiche fu certamente un maestro del moderno, ma con lo sguardo rivolto al passato, alla classicità, alla migliore tradizione figurativa, in anni in cui l’avanguardia aveva il coraggio di abbandonare forme e figure note per sperimentare un nuovo linguaggio pittorico astratto. Così, mentre Picasso inaugurava la rivoluzione cubista con Le Demoiselles d’Avignon ( 1907 ), Marc Chagall dipingeva poetici interni rosa dall’aria vagamente retrò, come Il salone del nonno oppure scene romantiche come L’anello o la coppia a tavola, che inaugura l’esposizione milanese. Due opere intime e arcaicizzanti. Specie la seconda, con due rigidi profili, che più che dipinti paiono incisi. E intinti in un malinconico grigio che richiama le atmosfere fredde e, al fondo, tetre del periodo blu che Picasso si era già lasciato alle spalle.

chagall-pair-of-lo_20150226175037A Parigi Marc Chagall ( 1887-1985 ) entrò in contatto diretto con il movimento cubista, ma ne nacquero tentativi di emulazione tutto sommato deboli, come il trittico esposto in Palazzo Reale, Nudo con pettine ( 1911 ), Nudo disteso ( 1911 ) e Nudo con fiori ( 1911 ). Di fatto, però, la svolta era già dietro l’angolo. Anzi era già lì, se si pensa che un quadro visionario e potente come Io e il mio paese fu dipinto appena un anno dopo. Poco prima del rientro in Russia nel 1914, Chagall cominciò a dipingere quadri fiabeschi che ricreavano in forme moderne e originali la più antica tradizione russa di pittura di paesaggio. Opere in cui si quaderna un universo fantastico, popolato di figure oniricamente deformate, che sembrano danzare sospese nell’aria. Come nella celebre Passeggiata ( 1917-1918 ), prestata dal Museo di San Pietroburgo.

Un tema questo del rapporto con la donna che in questa mostra emerge in maniera forte, come uno dei fili rossi di tutta l’opera di questo pittore solitario, che non si è voluto legare a nessun movimento preciso o gruppo di ricerca artistica. Ma che, tuttavia, ha saputo dialogare a livelli altissimi con uomini di teatro e romanzieri. Basta vedere le cangianti, immaginifiche, scenografie realizzate per la pièce Revizor di Gogol’, per il Teatro della Satira a Mosca. Ma anche i bozzetti realizzati per il Teatro Ebraico di Efros e Granovskij, che hanno dato vita a un insieme di murali sulle differenti arti, quelle visive e poi la musica, la danza, la letteratura. «Da qualche parte sono rimaste abbandonate le mie tele, le scene dipinte per il Teatro Ebraico di Mosca», si rammaricava Chagall. «Un quadro largo dodici metri: una danza, i musicisti, la danzatrice, un attore, uno scrittore… Dicono che si sono salvate, sono conservate chissà dove nelle cantine della Galleria Tret’jakov, a Mosca». Uno dei molti meriti di questa mostra milanese è anche quello di permetterci di ricostruire la straordinaria articolazione dell’intera composizione.

(Simona Maggiorelli, dal setttimanale Left)

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