Articoli

L’Aquila ferita. A cinque anni dal terremoto

Posted by Simona Maggiorelli su marzo 9, 2014

Bella-mia-Donatella-Di-PietrantonioDopo il brillante esordio con  Mia madre è un fiume, Donatella Di Pietrantonio torna con  Bella mia (Elliot) che denuncia lo sfregio causato dalla ricostruzione post sisma

di Simona Maggiorelli

L’Aquila «è fradicia e gonfia dopo tutto questo tempo… la pioggia e la neve l’hanno impregnata fino alle fondamenta», nota la protagonista di Bella mia (Elliot), il nuovo romanzo di Donatella Di Pietrantonio. Dopo il terremoto in cui perse la vita sua sorella l’io narrante è tornato nella zona rossa, in quella piazza amplificata dal silenzio, fra crepe imbiancate e teli di plastica slabbrati.E quello scenario urbano ancora sfatto e desolato, raccontato con una prosa evocativa che sembra accarezzarne le ferite, si fa concreta metafora della difficile condizione che vivono gli aquilani a cinque anni dal sisma.

«La “grandiosa”opera di messa in sicurezza che fu attuata con enorme dispendio di denaro e energie oggi mostra la corda: perché gli edifici non furono ricostruiti. Ma solo messi in sicurezza. Se lei oggi va a L’Aquila – incalza la scrittrice – trova edifici ingessati e contenuti da milioni di metri cubi di tubi Innocenti, ma i tetti crollati continuano a far passare acqua. Il degrado dilaga perché non sono stati fatti interventi strutturali». E continua a pesare come un macigno sullo stato d’animo degli abitanti. «A distanza di quasi cinque anni come stanno gli Aquilani? Di questo nessuno parla più», nota Di Pietrantonio.«L’identità collettiva è ferita, appare disgregata. Anche perché- denuncia – gran parte degli abitanti hanno subìto una deportazione in new towns dove le relazioni di amicizia, di vicinato, si sono allentate».

Nel romanzo la scrittrice abruzzese ha immaginato tre personaggi di generazioni diverse che, dopo il lutto e in questo difficile scenario, si trovano a dover  mettere in discussione se stessi, in cerca di nuove strade. «Ho provato a seguire il loro lavoro di elaborazione e di ricostruzione interiore – dice Di Pietrantonio -. I due personaggi più giovani, il ragazzo e sua zia, alla fine riusciranno a trasformare il proprio dolore, senza cancellarne la portata».

Di fronte alla protagonista di Bella mia che ha scelto di non avere figli e che si trova, dopo il sisma, ad occuparsi del nipote riuscendo a sviluppare una nuova identità, torna in mente la protagonista del romanzo di esordio di Donatella Di Pietrantonio Mia madre è un fiume (Elliot) in cui una donna che ha sempre avuto un raporto difficile con la madre si trova a doverla aiutare, dopo che si è ammalata di Alzheimer. «In effetti c’è un parallelo fra i due personaggi – ammette la scrittrice -.Tengo particolarmente all’evoluzione dell’io narrante, mi interessa capire come gli esseri umani possano sviluppare nuove aspetti di sé, spesso imprevisti». Un percorso che in qualche modo sembra aver riguardato la stessa autrice che di professione fa la dentista per bambini, e che solo in età matura ha conosciuto il successo in letteratura.

«In realtà ho sempre scritto – racconta – ma per lungo tempo ho distrutto i miei testi o non li ho proposti. Solo di recente ho cominciato a farlo. Ma mi sono accorta che, anche in assenza di un riscontro di pubblico o editoriale, comunque, la prosa maturava. Lentamente sono passata da una fase giovanile piuttosto ampollosa, da un periodare con molte subordinata, a una scrittura decisamente più asciutta». Asciutta ma anche densa, poetica e che in Bella mia, a tratti, ha il respiro della prosa lirica. «La densità è proprio ciò che cerco – dice Di Pietrantonio -, attraverso il peso della singola parola ma anche calibrando il più possibile le pause. Perché il risultato finale sia una prosa sintetica , vagliata ». In questo percorso è stata aiutata da letture? «Ho sempre letto con passione Borges, Marguerite Yourcenar, e più di recente Ágota Kristóf. Non so se ho saputo recepire la loro lezione. Ma le pagine che ci coinvolgono nel profondo poi in qualche modo riemergono quando si scrive, come un fiume carsico».

E una affascinante e frugale figura di scrittore emerge, inaspettata, anche in Bella mia: uno scrittore senza nome, descritto come «resistente dichiarato », per il suo netto rifiuto di abbandonare le rovine aquilane al loro destino. «A dire il vero si tatta di una figura reale, molto particolare: è lo storico Raffaele Colapietra, per noi abruzzesi e per gli aquilani in particolare, è una sorta di eroe. Si è opposto strenuamente in questi anni a questa vera e propria occupazione militare della città, che non ha eguali in altre situazioni post sismiche in Italia. Subito dopo il terremoto gli aquilani non sono stati più padroni della città. E Colapietra lo ha denunciato in ogni modo. Ha opposto anche una resistenza fisica. Cosa nsolita per un signore gentile e anziano con lui. Con i suoi modi garbati ma fermi, alla fine, è riuscito a rimanere nella propria casa”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: