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Le meraviglie di Suzhou

Posted by Simona Maggiorelli su dicembre 14, 2013

La città dipinta

La città dipinta

Per lunghi anni la rivoluzione di Mao ha liquidato lo studio della Cina imperiale come ciarpame conservatore e spazzatura reazionaria.

La rivoluzione culturale, con una vistosa contraddizione in termini, guardava con diffidenza verso gli intellettuali e tra il 1966 e il 1976 lo studio del passato fu addirittura proibito. Come scrivono Alessandra Lavagnino e Silvia Pozzi nel libro Cultura cinese (Carocci), ricordando poi le prime aperture del periodo delle Riforme per arrivare alla recente straordinaria fioritura di studi sulla Cina antica, che si è sviluppata anche da noi in Italia.

In questo alveo s’inscrive la pubblicazione da parte di Electa de La città dipinta, il rotolo di Suzhou, uno straordinario classico dell’arte cinese del XVIII secolo che costò ben 24 anni di lavoro al pittore di corte Xu Yang (della dinastia Qing). L’opera nasceva con l’intento di celebrare la prosperità e la ricchezza di una città antichissima come Suzhou, che sotto il regno dell’imperatore Qianlong viveva uno dei suoi momenti di maggior splendore.

CITTADIPINTA  Rotolo di Suzhou

CITTADIPINTA Rotolo di Suzhou

Descritta da Marco Polo come la città dei seimila ponti (in realtà sono “solo” tremila), lungo la riva del fiume Azzurro, Suzhou era famosa fin dall’antichità per le sue pagode, i giardini e i corsi di acqua che l’attraversano. E Xu Yang, maestro di una pittura di genere molto amata in Cina tra Seicento e Settecento  (Fengsu-Hua) ne fece uno spettacolare ritratto che, “cinematograficamente”, si sviluppa in orizzontale per oltre 12 metri , animato da 4.600 figure fra i quali mercanti, letterati, pescatori, dame e ricchi borghesi. La visione aerea, aperta a una molteplicità di punti di vista, non offre un panorama gerarchizzato, ma permette allo sguardo di vagare liberamente dalla Montagna delle rocce incantata di leggendaria bellezza al Poggio della tigre, dal cuore della metropoli composto qui da 1.140 edifici e 40 ponti al porto con le sue 300 barche, fino al lago dove sono ormeggiati ricchi battelli- ristorante dove gli uomini più abbienti erano soliti cenare in compagnia di colte dame che li intrattenevano con poesie e musica. Ogni frammento del rotolo è ricco di dettagli precisi, tanto che questo capolavoro della pittura antica è considerato una importante fonte di informazioni sulla vita quotidiana al tempo dell’imperatore Quialong.

Un occhio attento, per esempio, può scorgere che adiacenti ai giardini c’erano molte biblioteche: funzionari e intellettuali andavano a studiare in questi angoli di città improntati all’ideale fusione fra uomo e cosmo tipica della cultura taoista .Ma dalla minuziosa mappa dipinta da Xu yang si ricavano anche informazioni sul sincretismo religioso, sui culti popolari e le filosofie che si praticavano a Suzhou, punteggiata da templi buddisti, confuciani e daoisti. Ma non solo. Le numerose case da tè e le osterie che il pittore ha disseminato nella trama della città ci parlano anche del piacere che gli abitanti di Suzhou avevano nel ritrovarsi in luoghi pubblici a bere e parlare. Mentre teatri e spettacoli di piazza ci dicono di una diffusa passione per l’opera popolare. E molto altro si potrebbe dire ancora seguendo la lettura del rotolo offerta dai sinologi curatori di questa edizione Electa, che fa seguito alla corposa Pittura cinese dal V al XIX secolo pubblicata due anni fa. (Simona Maggiorelli)

dal settimanale left-avvenimenti

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