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La bellezza rubata

Posted by Simona Maggiorelli su ottobre 29, 2013

Val d'Orcia

Val d’Orcia

Consumo di suolo, tutela del paesaggio. Se ne è  discusso al convegno Terrabenecomune organizzato dal M5S in un confronto a tutto raggio tra le proposte di legge sul tema depositate in Parlamento dai vari partiti

«Qui se non stiamo più attenti ci strappano il territorio da sotto i piedi. L’Italia è il Paese più provvisorio che ci sia. Oggi quel posto è ancora intatto: domani forse sarà più lottizzato, saccheggiato, cintato, insudiciato» così scriveva negli anni Cinquanta Antonio Cederna lanciando un grido d’allarme contro il saccheggio di quel paesaggio e del patrimonio d’arte che la Costituzione italiana tutela all’articolo 9: uno dei più lungimiranti e insieme più tristemente disapplicati della nostra Carta. Urbanista, ma anche cronista di razza, puntiglioso e documentato, Cederna fu pronto a rimboccarsi le maniche in battaglie civili per la salvaguardia di quelli che oggi sono detti beni comuni. Ma si ritrovò nel ruolo ingrato di Cassandra dacché la classe politica del dopo guerra, impreparata e non di rado solidale con gli interessi di speculatori e costruttori, fu sorda al J’accuse che si levava dalle pagine di suoi acuminati libri come I vandali in casa (Laterza) e Mirabilia Urbis (Einaudi). E ancora oggi, a più di venticinque anni dagli scritti di Cederna, dopo che i danni sono diventati macroscopici e conclamati, la classe politica sembra aver imparato poco o nulla dai disastri causati dalla mancata tutela dell’ambiente, dall’emergenzialismo e dalle falle prodotte da tre leggi per il condono edilizio (nel 1985 con il governo Craxi, nel 1994 con il governo Berlusconi e ancora nel 2003 con il secondo governo Berlusconi). Passandosi il timone e l’onere della denuncia, a staffetta, l’archeologo Salvatore Settis con il libro Paesaggio, costituzione cemento (Einaudi 2010), l’urbanista Paolo Berdini con Breve storia dell’abuso edilizio in Italia (Donzelli, 2010) e poi il giornalista Vittorio Emiliani con Belpaese Malpaese (Bononia University press, 2012) e ora l’urbanista Vezio De Lucia con Nella città dolente (Castelvecchi, 2013) hanno costruito solide funi per chi voglia conoscere, dati alla mano, il sempre più cagionevole stato di salute del territorio italiano: con il consumo di suolo che cresce a ritmo incessante, la mancata messa in sicurezza delle zone a rischio idrogeologico e il paesaggio preso nella morsa della speculazione edilizia che ne sta sfigurando il volto, cancellando la sua storia, originalità e varietà. Come notava Emilio Sereni in Storia del paesaggio italiano (Laterza, 1962) non potremmo darci piena ragione della diversità, per esempio, del paesaggio toscano se considerassimo il processo della sua formazione avulso dalla realtà storica di una cultura toscana, nella quale il gusto del contadino per il bel paesaggio agrario è nato di un sol getto con quello di un Benozzo Gozzoli per il bel paesaggio pittorico e con quello del Boccaccio per il bel paesaggio poetico del Ninfale fiesolano”. Una straordinaria fusione fra paesaggio ed arte connota specificamente l’Italia dove “la bellezza” è un patrimonio pubblico e diffuso. Ma proprio questa identità è stata attaccata da un liberismo che, in nome del mercato, ha perso di vista che l’arte e la bellezza del paesaggio sono fondamentali per la qualità della vita. Bene vengano dunque iniziative come quella intrapresa dal M5S che, con Paolo Berdini, ha scritto una proposta di legge per fermare il consumo di suolo e ha promosso il convegno Terrabenecomune. Non mancheremo di tornare a occuparcene. (Simona  Maggiorelli

dal settimanale Left-Avvenimenti

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