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Rosso Kapoor

Posted by Simona Maggiorelli su novembre 1, 2013

Anish Kapoor Berlin

Anish Kapoor Berlin

Dalle morbide sculture in cera rossa agli specchi concavi, fino alle pietre scavate che attraggono lo sguardo verso un buio denso e pieno di vita. Il Martin Gropius Bau celebra l’artista anglo-indiano con una retrospettiva.

di Simona Maggiorelli, da Berlino

«Le strade siano i nostri pennelli, le piazze le nostre tele» diceva il poeta Vladimir Maijakovskj. Una frase che il costruttivista El Lissitzky tradusse visivamente in un celebre manifesto agit prop del 1919. è un omaggio alle avanguardie russe che fondevano ricerca estetica e rivoluzione politica la grande installazione che Anish Kapoor ha realizzato nell’atrio del Martin Gropius Bau a Berlino e che offre incipit e titolo alla mostra antologica Symphony for a beloved sun (aperta fino al 24 novembre).

Curata da Norman Rosenthal è la più ampia retrospettiva mai dedicata all’artista anglo-indiano in Germania. Nelle ampie sale di questo elegante e severo edificio ottocentesco sono ricapitolate le fasi più significative del lavoro di Kapoor, dalle prime fragili e intime sculture in pigmento rosso e giallo (che evocano i colori accesi dei cumuli di spezie nei mercati indiani) alle pietre scavate, piene di buio vibrante ottenuto con il pigmento scuro, fino alle serie di sculture specchianti, concave e convesse, che catturano l’immagine del passante riflettendola in forme oniriche e deformate, per arrivare poi alle più recenti realizzazioni di questo originale artista londinese (nato a Mumbai nel 1954) che rompono definitivamente ogni compartimentazione di genere fra architettura, scultura e pittura, creando incontri inediti fra Oriente e Occidente.

Anish Kapoor, Berlin

Anish Kapoor, Berlin

Gli ultimi lavori di Kapoor sono per lo più installazioni monumentali, volutamente fuori scala, che danno allo spettatore l’impressione di trovarsi in un paesaggio incantato, popolato di misteriosi e affascinanti “Dolmen”. Altre volte, come nel caso del Death of Leviathan, realizzato per il Grand Palais di Parigi (e qui ricreato ex novo) è la sensazione opprimente di una mostruosa e tentacolare creatura a farsi incombente. Fin quando, come nelle fiabe, questa enorme scultura gonfiabile si affloscia su se stessa, come il fantoccio di uno Stato occhiuto e repressivo di cui, dopo la caduta del muro, finalmente non c’è più traccia a Berlino.

L’impatto scenografico di questa “morte del Leviatano” che celebra la fine delle ideologie e, in primis, della torva antropologia di Hobbes, trova uno spettacolare pendant nella stanza in cui, a intervalli irregolari, d’un tratto un cannone spara cera rossa in angolo simulando una esecuzione sommaria (il pensiero corre alla memoria della guerra ma anche al 3 maggio 1808 di Francisco Goya).

Ma più che questi colpi di teatro a coinvolgerci profondamente sono le sculture in cera, malleabili e carnali, che s’incontrano in più punti di questo percorso espositivo.

Kapoor Non objects, Berlin

Kapoor Non objects, Berlin

Come “riflessione” sullo statuto degli oggetti pensati come organismi in divenire e sull’incessante farsi e disfarsi delle forme. Qui come altrove Anish Kapoor fa vivere le sue creazioni in una vitale dialettica fra opposti, femminile e maschile, luce e ombra, ruvido e levigato, concavo e convesso…

Ma affascinante è anche il lavoro sullo spazio che, per Kapoor, non è mai un contenitore inerte. Al contrario è protagonista e componente essenziale di sculture e installazioni, quasi sempre site specific. Lo spazio è una dimensione immaginifica, per lui, e il luogo fisico in cui prende vita una sua opera appare alla fine come trasfigurato in altro, evocando in chi guarda la sensazione dell’aprirsi di una spazialità interiore. Non meno potente è il suo originale uso del colore, che non appare mai come una qualità esterna dell’oggetto, ma come sostanza viva da cui prende forma l’opera stessa. Come il rosso sangue che è diventato un po’ il segno e la cifra riconoscibile e vitale di Kapoor, «è il colore dell’origine» dice in un’intervista.«Per l’essere umano tutto comincia dal rosso».

Dal settimanale Left-Avvenimenti

RED KAPOOR
“The streets are our brushes , the squares our canvas ,” said the poet Vladimir Mayakovsky . A phrase that the constructivist El Lissitzky translated visually in a famous poster agit prop of 1919.
  The big installation that Anish Kapoor has created in  the atrium of the Martin Gropius Bau in Berlin is a tribute to the Russian avant-garde that fuse aesthetic and political revolution. Moreover the  title of the exhibition “Symphony for a beloved sun” (open until next 24 November ) has something to do with Malevich .

Locandina Curated by Norman Rosenthal this is the largest retrospective ever dedicated to the Anglo-Indian in Germany. The spacious rooms of this elegant and austere nineteenth-century building collect the most significant phases of Kapoor’s works: from the first fragile and intimate sculptures in red and yellow pigment (which evoke the bright colors of the mounds of spices in Indian markets)  to carved stones , full of dark vibrant obtained with dark pigment , from convex and concave sculptures mirrors , ( that capture the image of the passer reflecting it in dreamlike shapes and deformed)  to the latest achievements of this original London artist (born in Mumbai in 1954 ) that exceeds the divisions  between architecture , sculpture and painting , creating new encounters between East and West .

The latest works of Kapoor are mostly monumental installations , deliberately out of scale , which give the viewer the impression of being in an enchanted landscape , populated by mysterious and fascinating ” Dolmen ” . In the case of Death of Leviathan , made for the Grand Palais in Paris (and here re-created from scratch ) is the overwhelming feeling of a monstrous creature and sprawling to be looming. Untill  this huge inflatable sculpture collapses in on itself, like a puppet of a repressive State that finally disappears for ever. The visual impact of this ” death of the Leviathan ” that celebrates the end of ideology and , primarily ,of  the grim anthropology of Hobbes, has a spectacular pendant in a near room where , at irregular intervals , suddenly a cannon fires red wax against  a corner simulating a summary execution ( our mind runs to the memory of the war but also to the picture 3 May 1808 by Francisco Goya ) .

But must of all our attention is captured by wax sculptures, malleable and carnal , we meet at several points of this exhibition . This exhibition seems a  fascinating reflection  on” the status of object!s conceived as organisms in the making and on constant making and unmaking of forms.   Anish Kapoor brings to life his creations in a vital dialectic of opposites, male and female , light and shadow , rough and polished , concave and convex … His work on the space is tounching too . Soace is never an inert container for Kapoor . His sculptures and installations are always site-specific . Space is an imaginative dimension , for Kapoor, and the physical place seems mental , evoking the opening of an inner spaciousness . No less powerful is his original use of color, which never appears as an external quality of the object. Colour seems a living substance from which sculptures take shape.Like the red  wich is the vital recognizable signature by Kapoor .” Red is our birth. For human beings it all starts from the red .” Kapoor said in an interview.

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2 Risposte to “Rosso Kapoor”

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