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Eterologa, una sentenza pilatesca

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 26, 2012

Corriere 23.5.12
Consulta, rimane il divieto della fecondazione eterologa
Salva la legge 40, atti ai tribunali. Roccella: caso chiuso
di Margherita De Bac

ROMA — Il fronte del sì alla fecondazione eterologa ci sperava e si diceva ottimista. Invece i giudici della Corte costituzionale che ieri si sono riuniti per discutere la legittimità del divieto previsto dalla legge italiana non si sono pronunciati nel merito.
Hanno rinviato la decisione ai tribunali ordinari di Firenze, Catania e Milano che, nel valutare i ricorsi di tre coppie, avevano avanzato richiesta di incostituzionalità di quel divieto alla Consulta. In pratica, tutto resta come prima. Le coppie infertili non potranno utilizzare nei nostri centri la tecnica che impiega gameti (ovociti e spermatozoi) appartenenti a individui estranei alla coppia.
Saranno necessari almeno dodici mesi, secondo la previsione degli avvocati coinvolti in questa battaglia legale, per sapere se potrà essere abbattuto l’ultimo pilastro della legge 40 che dal 2004 regola il sistema della procreazione medicalmente assistita in Italia. La rigidità del provvedimento è stata via via ammorbidita a colpi di sentenze. Prima è saltato il limite di fecondare tre ovociti, poi quello di fare diagnosi sull’embrione prima di trasferirlo nell’utero e di conseguenza è stato riammesso il congelamento degli ovuli fecondati e non utilizzati subito. Ma per il definitivo ed eventuale ultimo colpo di spugna bisogna aspettare. Ieri la Corte ha richiamato in gioco i giudici civili ritenendo che spetti a loro «valutare la questione alla luce della sentenza, risalente allo scorso novembre, dunque successiva ai ricorsi, pronunciata dalla Corte Europea sui diritti dell’uomo di Strasburgo». Ora i tre tribunali dovranno riformulare la richiesta di illegittimità del divieto. Gli atti esaminati ieri dalla Consulta non prendevano infatti in considerazione la sentenza della Grande Camera di Strasburgo (una specie di Corte costituzionale europea), che accogliendo un ricorso del governo austriaco appoggiato da quello italiano, aveva affermato la legittimità del divieto (parziale) di eterologa. E aveva raccomandato di rivalutare comunque la legge alla luce delle recenti evidenze scientifiche sulle tecniche. Un invito vincolante per gli Stati membri.Per i sostenitori del no all’eterologa è un successo: «Avrebbero potuto respingere le nostre obiezioni», commentano con ottimismo in una nota congiunta Filomena Gallo, vicepresidente dell’associazione Luca Coscioni, Giandomenico Caiazza e Gianni Baldini, gli avvocati che assistono le coppie dei ricorsi a Milano, Catania e Firenze. La ginecologa Mirella Parachini, vicepresidente di Fiapac (Federazione internazionale degli operatori dell’aborto e della contraccezione) è soddisfatta: «Sono stati tutelati i diritti delle coppie sterili, costrette ad emigrare per realizzare i progetti di famiglia». Secondo Livia Turco, deputata del Pd, «è evidente che il Parlamento deve assumersi la responsabilità di rivedere la legge 40. La politica non può permettere che l’equilibrio di quel testo sia trattato dai tribunali». Tutto il contrario per Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute, che sostiene la validità dell’impianto originario delle norme del 2004: «La questione è nella sostanza chiusa. Noi avevamo affiancato l’Austria presso la Corte di Strasburgo. Un nuovo ricorso non avrebbe basi. Certo resto sempre sorpresa dalla capacità dei tribunali di arrampicarsi sugli specchi con interpretazioni creative su leggi che non piacciono».

l’Unità 23.5.12
Eterologa, la Consulta salva la legge 40
La Corte Costituzionale ha rinviato il quesito ai tribunali: «Valutate la sentenza di Strasburgo», per la quale il divieto è legittimo
I legali delle coppie: «Non è un sì, ma neppure un no. La strada è ancora aperta». E intanto 5mila italiani vanno all’estero
di Mariagrazia Gerina

Le coppie che chiedono di poter accedere alla fecondazione eterologa, nonostante il divieto imposto dalla legge 40, non hanno ottenuto un sì dalla Corte Costituzionale. Ma neppure un no. «È una sentenza interlocutoria e dunque positiva», li incoraggiano gli avvocati, che li hanno assistiti in questo lungo percorso legale giunto fino alla Suprema Corte.
I giudici della Consulta, dopo due ore di udienza e una camera di consiglio meno lunga del previsto, infatti, per ora, non si sono pronunciati sulla compatibilità con la Costituzione di quell’articolo 4 comma 3 della legge 40 che recita: «È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo». Ma con la sentenza di ieri sera si sono limitati a rinviare nuovamente il quesito sulla legittimità del divieto imposto dalla legge 40 ai magistrati che, sollecitati dalle stesse coppie, lo avevano formulato. Nella richiesta delle coppie, inoltrata dai magistrati alla Consulta nei primi mesi del 2010, infatti, ci si appellava tra l’altro a un pronunciamento della Corte europea a favore del “diritto all’eterologa”, poi però come fanno notare i Supremi giudici corretto dalla Grande Chambre. Dunque, in sostanza, i giudici della Consulta chiedono ai magistrati di riconsiderare il loro quesito alla luce di quella sentenza.
Severino Antinori parla di una decisione «pilatesca». Ma i difensori delle tre coppie una di Catania, una di Firenze, l’ultima di Milano -, che, in tempi diversi, due anni fa, al no ricevuto dai centri di procreazione assistita avevano risposto facendo ricorso ai rispettivi tribunali, sono decisamente meno tranchant. Il divieto imposto dalla legge 40 vive. Non è stato corretto dalla Corte Costituzionale. Ma la strada per le coppie che chiedono di rimuoverlo non è sbarrata. «Si tratterà solo di riformulare meglio il quesito», spiega l’avvocato Filomena Gallo, uno dei legali delle coppie. Che incassa: «La Corte non ha rigettato la nostra richiesta». Mentre la stessa sentenza della Grande Chambre, citata dai Supremi giudici spiega non pregiudica nulla.
La vicenda è complessa. L’11 marzo 2010 la Corte europea, a cui si erano rivolte due coppie austriache, aveva dato loro ragione e si era pronunciata contro il divieto all’eterologa imposto anche dalla legge austriaca (che consente però la cosiddetta eterologa «in vivo»). Ma quella sentenza a cui avevano fatto riferimento le coppie italiane era stata poi corretta il 13 novembre 2011 dalla Grande Chambre della stessa Corte europea, a cui si era appellata con l’Austria anche l’Italia, ottenendo ragione. «Vietare l’eterologa è legittimo», avevano esultato i sostenitori nostrani del no all’eterologa. «Quella sentenza ha stabilito la autonomia legislativa degli Stati membri e la plausibilità di vietare la fecondazione artificiale eterologa», ha ripetuto ieri Scienza e Vita.
E però «come abbiamo fatto notare durante l’udienza spiega l’avvocato Giandomenico Caiazza, legale di una delle coppie quella sentenza della Corte va storicizzata: il caso sollevato dalle due coppie austriache risaliva alla fine degli anni 90,oggi 39 Paesi del Consiglio europeo consentono l’eterologa, mentre il divieto assoluto resta solo per l’Italia, la Lituania e la Turchia».
Oltretutto fa notare Filomena Gallo la Grande Chambre in quella sentenza invitava anche gli Stati membri a legiferare «tenendo conto dell’evoluzione scientifica delle tecniche e delle rispettive Costituzioni nazionali». E proprio dalla Costituzione italiana spiega citando il diritto all’uguaglianza, alla famiglia e alla salute dovrà essere riscritto a suo avviso il nuovo quesito. «Si tratta di attendere ancora qualche mese», dice. Le coppie che hanno fatto ricorso sono giovani. Almeno altre 5mila nel 2011 sono andate oltrefrontiera per fare quello che in Italia non si può, ma all’estero sì.

Repubblica 23.5.12
Lo spiraglio della Corte
di Stefano Rodotà

La decisione della Corte costituzionale sulla legge in materia di procreazione assistita lascia aperta la questione della legittimità del divieto della fecondazione eterologa. Infatti, invitando i tribunali che avevano sollevato la questione a riesaminarla tenendo conto di una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell´uomo, i giudici della Consulta hanno ritenuto necessario un ulteriore approfondimento, così mostrando di considerare insufficienti gli argomenti di chi aveva chiesto una sentenza che riaffermasse senz´altro la costituzionalità di quel divieto.
Come si sa, il divieto di ricorrere alla procreazione assistita è all´origine di un consistente «turismo procreativo», che obbliga ogni anno migliaia di donne italiane a recarsi in altri paesi per ricorrere ad una tecnica ormai accettata quasi ovunque. Non volendo continuare a subire questo stato delle cose, alcune coppie si sono rivolte ai tribunali che, non ritenendo infondata la questione di illegittimità riguardante quella norma, hanno investito del problema la Corte costituzionale.
L´ulteriore approfondimento richiesto ieri è basato su una sentenza della Corte di Strasburgo che, modificando un suo precedente orientamento, in un caso riguardante l´Austria ha riconosciuto agli Stati la possibilità di vietare la fecondazione eterologa.Molte sono le ragioni che inducono a ritenere che questo rinvio non possa essere inteso come il segno di un orientamento comunque negativo della Corte costituzionale di fronte alla richiesta di rimuovere quel divieto dal nostro ordinamento. Nella sentenza europea, tecnicamente assai complessa e che si è attirata critiche ben argomentate, si trova infatti più di un elemento che consente di darle una lettura non necessariamente preclusiva della possibilità di allineare il nostro agli altri sistemi giuridici, con una decisione rispettosa dei diritti fondamentali delle persone. Interpretando quella sentenza, e chiedendosi fino a che punto possa essere ritenuta vincolante in Italia, non si può dimenticare che, «laddove una aspetto particolarmente importante dell´esistenza e dell´identità dell´individuo sia in gioco, il margine consentito ad uno Stato sarà di norma limitato».
Queste sono parole contenute in altre sentenze della Corte europea, che i giudici di Strasburgo questa volta sembrano aver dimenticato e che, tuttavia, consentono di utilizzare brani dell´ultima sentenza in modo da poter giungere alla conclusione che essa non debba essere intesa come un via libera a qualsiasi divieto che il legislatore italiano voglia imporre. Pur non potendo qui analizzare nei dettagli tecnici quella decisione, si può ricordare che proprio la Corte di Strasburgo ha riconosciuto che le scelte procreative sono espressione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, affermato dall´articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell´uomo. E che, in materie caratterizzate da forti dinamiche determinate dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche, è indispensabile tener conto del contesto e della sue variazioni. Argomento non trascurabile in via generale, e che appare particolarmente rilevante in questo caso, visto che la legge austriaca era del 1999 e che in questi anni molte cose sono radicalmente cambiate nel mondo della procreazione assistita.
Ma vi è un altro punto, davvero essenziale, che non può essere trascurato.
Il riferimento alla sentenza di Strasburgo e il suo necessario approfondimento non cancellano il fatto che la legittimità del divieto impugnato deve essere valutata alla luce dei principi fondamentali della Costituzione italiana.
Principi che, questa volta, riguardano in particolare l´eguaglianza e il diritto fondamentale alla salute. L´eguaglianza è violata perché il divieto della fecondazione eterologa discrimina le coppie alla cui infertilità può essere posto rimedio solo con questa particolare tecnica, che offre loro la possibilità di rendere concrete le loro scelte procreative al pari di ogni altra coppia. La legge 40 sulla procreazione assistita, peraltro, è concepita come strumento per la «soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità e dalla infertilità umana», ed è dunque collocata nel quadro della tutela della salute.
Poiché l´articolo 32 della Costituzione qualifica la salute come diritto «fondamentale», il divieto di accesso a determinate tecniche viola proprio questo diritto. Si deve aggiungere che, con la sentenza n. 151 del 2010, che ha dichiarato illegittime altre norme della stessa legge 40, la Corte ha ricordato che «la giurisprudenza costituzionale ha ripetutamente posto l´accento sui limiti che alla discrezionalità legislativa pongono le acquisizioni scientifiche e sperimentali, che sono in continua evoluzione e sulle quali si fonda l´arte medica; sicché, in materia di pratica terapeutica la regola di fondo deve essere l´autonomia e la responsabilità del medico che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte professionali». Le pretese del legislatore-scienziato, che vuol definire che cosa sia un trattamento terapeutico, e del legislatore-medico, che vuol stabilire se e come curare, vengono esplicitamente dichiarate illegittime.
La Corte non ha deciso di non decidere, ma di avviare una fase di ulteriore riflessione, durante la quale le questioni qui accennate potranno essere meglio approfondite. Ma un Parlamento degno di questo nome, consapevole della continua delegittimazione che gli deriva dal fatto che una sua legge obbliga le persone ad aggirarla per far valere i propri diritti, dovrebbe esso stesso porre fino a questo stato delle cose. Che mortifica le persone e fa rinascere la cittadinanza «censitaria», perché solo chi è fornito di adeguate risorse finanziarie può recarsi all´estero e rendere effettivo un proprio diritto.

Repubblica 23.5.12
Il ginecologo Flamigni: la società civile italiana è più avanti della politica
“Ma la norma è destinata a saltare non possiamo isolarci dall’Europa”
Anche qui il concetto di genitorialità è cambiato. Essere padre o madre non è soltanto una questione di gameti

ROMA – «Mi sa che vado a vivere a san Marino. Siamo un paese assurdo, siamo l´unica nazione in Europa, a parte forse Andorra, a vietare qualsiasi tipo di eterologa». Il professor Carlo Flamigni, tra i pionieri dalla fecondazione assistita e tra i primi a fare l´eterologa in Italia quando non c´era ancora la legge 40, scherza ma non troppo.
Cosa pensa della sentenza?
«Credo sia un modo di prendere tempo, vista la situazione internazionale l´Italia non può restare così al di fuori dell´Europa con una legislazione cosi profondamente diversa e lontana dalla società civile. Sono convinto che alla fine il divieto di eterologa salterà».
Società più avanti della politica?
«Non solo all´estero, anche qui è ormai cambiato il concetto di genitorialità, insomma essere padre o madre non è mica questione solo di gameti».
Ora cosa accadrà?
«Ripartiranno, a migliaia andranno all´estero con alti costi finanziari e umani, col rischio di finire in centri poco seri, come quella coppia che si è ritrovata sola in difficoltà con un figlio malato forse perché non gli hanno fatto gli esami giusti. E invece noi come Stato abbiamo l´obbligo di tutelare i nostri concittadini e non solo».
Non solo?
«Quando ci decideremo ad essere un stato veramente laico in cui i cittadini hanno diritti e libertà di scelta?»
E a chi parla di vendita di ovociti?
«All´estero in alcuni casi è vero. Da noi, prima che la legge 40 la vietasse, a Bologna per anni abbiamo fatto l´eterologa e le donazioni erano tutte gratuite, nessuna donna ha mai preso una lira. C´era il senso del dono, della solidarietà nel dare gli ovociti in sovrannumero, regalare speranza. Le venete erano le più generose».
(c.p.)

Repubblica 23.5.12
Roccella (Pdl): per chi vuole ribaltare la legge 40 la strada è in salita
“Troppa ideologia in quelle richieste ora non ci sono più appigli giuridici”
Può ancora accadere di tutto: da noi i magistrati pretendono di fare le norme invece di limitarsi ad applicarle
di Elena Dusi

ROMA – «Decisione molto ragionevole» è il commento a caldo di Eugenia Roccella, deputato del Pdl. «È la dimostrazione che i tribunali da cui il ricorso era partito hanno agito con troppa fretta. Una fretta che dimostra tutte le loro motivazioni ideologiche».
In realtà la Consulta non è entrata nel merito. Perché allora definisce la decisione ragionevole?
«Perché i tribunali avevano fatto ricorso sulla base di una sentenza della Corte Europea che nel frattempo è stata ribaltata. La prima decisione era favorevole all´eterologa, quella finale contraria. Come avrebbe potuto la Consulta accogliere il ricorso alla luce della nuova situazione? È logico che abbia restituito la palla ai giudici».
Però la Corte Costituzionale non ha chiuso definitivamente la porta all´eterologa.
«È vero, la porta non è chiusa, ma la strada per chi volesse presentare un nuovo ricorso si presenta ora molto in salita. Ribaltata la decisione della Corte Europea, non esistono più appigli giuridici per rimettere in discussione il divieto di fecondazione eterologa».
Perché si è arrivati a questo stallo?
«È evidente che i tribunali ricorrenti hanno agito su base ideologica. Altrimenti non avrebbero avuto tanta fretta e avrebbero atteso la sentenza definitiva della Corte Europea. Da noi i tribunali pretendono di fare le leggi, invece di limitarsi ad applicarle».
Forse i giudici volevano solo tutelare l´interesse di coppie per le quali il tempo è un fattore importante.
«Forse, ma non mi pare che ci siano riusciti. E comunque avrebbero dovuto agire seguendo la legge».
Cosa si aspetta ora?
«In questo paese dove i tribunali hanno tale eccesso di creatività può accadere di tutto. Ma ne sono convinta: per loro la strada ora è tutta in salita».

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