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I tesori degli Inca

Posted by Simona Maggiorelli su dicembre 29, 2009

Un viaggio nella cultura di questo antico popolo andino che fu sterminato dai conquistadores. A Brescia una grande mostra con reperti per la prima volta esposti in Italia

di Simona Maggiorelli

maschera Inca

Dimenticare per un attimo il mondo che ci circonda per immergerci in una cultura antica come quella degli Inca e fare un viaggio immaginario nel Perù preispanico che nell’area andina toccò il suo apice fra il XIII e XVI dando vita a un vasto impero. Un viaggio scoperta di una civiltà precolombiana che fu ferocemente sterminata dai conquistadores occidentali. “Quando con Giuseppe Orefici e Antonio Aimi abbiamo cominciato a pensare alla curatela di questa mostra italiana – racconta Paloma Carcedo de Mufarech, ideatrice della mostra Inca  origini e misteri della civiltà dell’oro ( aperta fino al 27 giugno 2010 al Museo di Santa Giulia a Brescia) – abbiamo cominciato a pensare che, avendo questa splendida occasione di portare in Italia pezzi fin qui raramente usciti dai musei peruviani, volevamo mostrare qualcosa di diverso, fare in modo che emergesse la complessità di una cultura come quella degli Inca basata su una originale cosmogonia e una ritualità lontanissima dalla cultura occidentale”. Una cultura, prosegue Carcedo de Mufarech, in cui la natura era trattata “come un essere vivente, oggetto di rispetto e di venerazione per i doni che regalava agli esseri umani”.

E in cui il culto degli antenati serviva a tramandare alle generazioni future una sapere sedimentato di generazione in generazione. Ma anche – come documentano alcune sezioni di questa importante mostra bresciana- una cultura che accanto a straordinarie conquiste di civiltà nell’ambito delle scienze applicate testimoniate da straordinari reperti d’oro e d’argento, contemplava forme di religione particolarmente oppressive. “Le culture preispaniche erano caratterizzate da una religione pervasiva – racconta Antonio Aimi-. Quasi tutti i reperti che conosciamo provengono dai corredi funerari e avevano quindi una precisa funzione rituale. E se questo da un lato ci ha reso particolarmente difficile penetrare in quella che poteva essere la vita quotidiana degli Inca, dall’altra parte – precisa lo studioso- ci ha permesso di conoscere i loro riti cosmogonici e di capire che quegli splendenti ori e quelle magnifiche ceramiche sopravvissute allo scempio dei conquistadores e del tempo non rappresentavano eventi mitologici ma rituali ben concreti e reali”.

Alcuni reperti in mostra a Brescia raccontano le vari fasi della cerimonia del sacrificio conosciuta fin dalle prime fasi di popolamento delle Ande centrali. Un ruolo centrale in questi riti era svolto dagli sciamani, ai quali si attribuiva la capacità di comunicare con le divinità e con gli spiriti degli antenati. “All’interno di ogni collettività – spiega Giuseppe Orefici nel catalogo Marsilio che accompagna la mostra – gli sciamani diventarono i custodi incaricati di conservare, trasmettere e rinnovare le rappresentazioni cosmogoniche, grazie alle loro cognizioni di mitologia, di interpretazione del passato e alle loro conoscenze di astronomia e nell’uso di piante medicinali. Con le loro parole, gesti, riti, si pensava fossero in grado di garantire la fertilità della natura e il benessere della comunità”.

dal quotidiano Terra del 31dicembre 2009

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