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Giulio, il politico bifronte

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 26, 2012

Andreotti non è stato assolto. “Ma in Italia la parola prescrizione viene scambiata per assoluzione”. Denuncia lo scrittore e attore Giulio Cavalli. Che nel libro L’innocenza di Giulio ricostruisce i rapporti fino al 1980 fra il senatore e la mafia.  Intanto la gestione andreottiana del potere, con rapporti pericolosi con malavita e lobbies, ha  fatto scuola in Italia.

di Simona Maggiorelli

«Vero è che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani è convinta (in perfetta buona fede, perché questo le è stato fatto credere con l’inganno) che Andreotti sia innocente. Di più: vittima di una persecuzione», scrive Gian Carlo Caselli nella prefazione al libro di Giulio Cavalli L’innocenza di Giulio. Andreotti e la mafia (Chiarelettere).

Un testo che ha il merito di raccontare in modo puntuale come sono andate veramente le cose, riportando in primo piano il fatto che «l’imputato fu dichiarato responsabile del delitto di associazione a delinquere con Cosa nostra per averlo commesso fino al 1980», per dirla ancora con le parole di Caselli che, come capo della procura te dell’opinione pubblica italiana».

Anche per questo, per «un dovere di civile di ripristinare la verità storica» l’autore de L’innocenza di Giulio sta viaggiando in lungo e in largo per la penisola presentando il libro con intellettuali e magistrati, cercando di stimolare un pubblico dibattito:( il 29 al festival del giornalismo di Perugia con Caselli e il 30 a Milano con l’avvocato Umberto Ambrosoli, figlio di quel Giorgio Ambrosoli che si trovò ad indagare sulla banca di Sindona e che non si piegò ai ricatti. Per questo fu ucciso nel 1979.

Nel frattempo, per raggiungere un pubblico ancora più vasto, L’innocenza di Giulio è diventato anche uno spettacolo teatrale. In scena Cavalli ingaggia un serrato corpo a corpo con il “Divo Giulio” che, a mani giunte, giganteggia nella scenografia alle sue spalle. Accanto alla verità processuale sul palcoscenico si concretizza l’ombra non di uno statista, bensì di un «uomo dalla tiepida umanità», capace di battute agghiaccianti, come quella volta che, intervistato sull’assassinio di Ambrosoli ebbe a dire «se la è andata un po’ a cercare». «Nello spettacolo ho inserito alcune di quelle funeree battute che Andreotti era solito fare; espressioni feroci, per esempio, verso il generale Dalla Chiesa, che lasciano senza fiato»

. Il teatro dunque come un’altra faccia di quell’impegno civile, come tramite artistico per fare informazione in modo pio. Accanto alla verità processuale sul palcoscenico si concretizza l’ombra non di uno statista, bensì di un «uomo dalla tiepida umanità», capace di battute agghiaccianti, come quella volta che, intervistato sull’assassinio di Ambrosoli ebbe a dire «se la è andata un po’ a cercar».

«Nello spettacolo ho inserito alcune di quelle funeree battute che Andreotti era solito fare; espressioni feroci, per esempio, verso il generale Dalla Chiesa, che lasciano senza fiato». Il teatro dunque come un’altra faccia di quell’impegno civile, come tramite artistico per fare informazione in modo più intenso ed efficace.

«Penso che serva un linguaggio nuovo. Ma anche che sia venuto il tempo di fare una storia dell’antimafia pop», chiosa Cavalli, con un pizzico di provocazione. «Ma autenticamente pop, ovvero popolare. Non credo che la pericolosa perdita di memoria e di partecipazione che attanaglia l’Italia abbia bisogno di un nuovo Pier Paolo Pasolini, di intellettuali profeti. Penso piuttosto che sia necessario parlare semplice e chiaro perché la gente possa farsi autonomamente la propria opinione».

da left-avvenimenti

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La vera storia d’Italia degli ultimi anni

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 24, 2009

Da Carlotto a Dazieri a Fois le Edizioni Ambiente schierano le più belle penne del noir per denunciare le ecomafie: Mentre giornalisti “dalla schiena dritta” indagano sulle pagine più buie della cronaca italiana

di Simona Maggiorelli

Miran Hrovatin e Ilaria Alpi

Miran Hrovatin e Ilaria Alpi

Quando gli arrivò la notizia che la giornalista Ilaria Alpi e il suo collega Miran Hrovatin erano stati uccisi in Somalia Gianni Minà si trovava sul palco del grande concerto di piazza S. Giovanni. Davanti aveva mezzo milione di ragazzi. «Così presi la mano di Piero Pelù e gli chiesi di uscire con me sul palco… Pelù capì il momento» scrive Minà in Carte false (Verdenero Edizioni Ambiente). «Uscimmo e io detti la notizia tutta d’un fiato… calò un silenzio assordante»: da quel silenzio partecipe, nacque un nuovo impegno a cercare di scoprire la verità sull’assassinio dei due giornalisti. Un impegno serio e totale come quello che Ilaria e Miran misero nella loro inchiesta sui rifiuti tossici in Somalia «andando a cercare la verità anche quando era scabrosa, nei posti dove si poteva trovare e documentare». Così dopo le inchieste di Rai News 24 e di Famiglia cristiana, Roberto Scordova, con un team di giornalisti ed esperti torna a indagare: che cosa avevano scoperto i due giornalisti? Perché dopo 15 anni non si è ancora riusciti a riportare alla luce il vero? Carte false è uno degli importanti libri inchiesta che Verdenero Edizioni Ambiente ha mandato in libreria nell’ultimo mese. Fra questi anche l’inchiesta di Brogioni, Miotto e Scanno sui casi dei soldati italiani che si sono ammalati di tumore dopo aver operato in zone bombardate con armi all’uranio impoverito, ma anche il libro di Carlo Vulpio su leucemie e inquinamento industriale a Taranto. Titoli a cui, in autunno, si aggiungeranno un volume curato da Peace reporter sulle guerre per le risorse ambientali e un importante libro inchiesta di Stefania Divertito sull’amianto. Testi che, nella collana diretta da Marco Moro, sono pensati come tasselli fondamentali per leggere criticamente la storia degli ultimi anni. «In un momento in cui a scuola si studia la storia poco e male, questi libri inchiesta – racconta Moro – nascono per leggere in profondità il passato recente e vedere gli effetti che ancora produce sull’oggi». Un compito che le Edizioni Ambiente portano avanti anche entrando direttamente nel mondo della scuola con iniziative come un concorso dedicato a piccoli saggi di studenti a partire dal rapporto di Ecomafie. «Da poco abbiamo premiato i 300 lavori migliori – racconta Alberto Ibba – e il risultato è stato davvero sorprendente. Per la qualità dei lavori ma anche per l’interesse per questi temi che abbiamo riscontrato fra ragazzi e insegnanti». Intorno al rapporto annuale di ecomafie stilato da Legambiente, poi, si muove anche l’originale collana noir di Verdenero che ha visto alcune delle più belle penne – da Massimo Carlotto a Sandrone Dazieri – cimentarsi con filoni d’inchiesta che riguardano ambiente e illegalità. Un titolocome quello, già storico, di Dazieri sulla zoomafia, per esempio, mentre si lascia leggere come un romanzo, denuncia fatti poco noti come il commercio della bile degli orsi a uso medico che, in Cina, ha provocato vere e proprie stragi di animali. «Un aspetto particolarmente apprezzato dai lettori di questa collana – spiega il curatore Alberto Ibba – è che la narrazione romanzesca è ogni volta accompagnata da una accurata scheda che ricostruisce l’oggettività dei fatti». Sempre sfruttando questo doppio binario di letteratura e inchiesta, presto vedrà la luce anche un nuovo libro di Marcello Fois dedicato alla Sardegna e agli scempi ambientali. Ma il cerchio dell’iniziativa poi si svilupperà ancora. «Stiamo mettendo in cantiere una collana dedicata al romanzo sociale- dice Ibba – che denunci l’illegalità ma anche la mancanza di diritti e la scarsa qualità della vita. Una collana, per dirlo in due parole, dedicata all’ambiente umano».

dal quotidiano Terra

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