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La lunga marcia di Hong Kong

Posted by Simona Maggiorelli su dicembre 31, 2014

hong-kong-democracy-protestsMentre si annuncia un’invasione di poliziotti per una festa di fine anno nelle strade di Hong Kong, il passaggio al nuovo anno diventa l’occasione per fare un bilancio sulla lotta di Occupy Hk per libere elezioni.

«Nessun governo può sopprimere questa richiesta di democrazia per sempre. Una volta che il processo è attivato diventa inarrestabile». Lo scrittore Chan Ho Kei racconta a Left la “sua” rivoluzione degli ombrelli
di Simona Maggiorelli
Chiedono elezioni libere, suffragio universale, libertà e diritti. Ma anche la possibilità di studiare in scuole e università di qualità. E lo fanno con gli strumenti e il linguaggio della non violenza e con azioni di disobbedienza civile. Sono i giovani e giovanissimi di Occupy Central che, insieme a cittadini di tutte le età hanno occupato il cuore della metropoli asiatica, dando vita a una rivolta pacifica e oceanica. I media l’hanno subito battezzata Umbrella revolution, per via del fiorire in strada di ombrelli colorati usati per riparasi dai gas urticanti e presto ricoperti di scritte ironiche, poetiche, virali per diffondere i contenuti della protesta. «Che ha già raggiunto risultati importanti». In primis nella mentalità degli abitanti dell’ex colonia britannica, secondo lo scrittore Chan Ho Kei, che ha esordito nel 2008 con il noir Duplice delitto a Hong Kong, pubblicato nel 2012 in Italia da Metropoli d’Asia.

B3gSl4OCYAEYIpe«Ciò che è cambiato è l’atteggiamento delle persone che ora desiderano sempre più ardentemente la democrazia», dice lo scrittore. «Prima la gente di Hong Kong era piuttosto passiva. Solo gruppi ristretti si battevano con forza per i propri diritti. Alcuni invocavano l’intervento della Gran Bretagna contro la Cina, perché fosse rispettato l’accordo “Un Paese due sistemi”». Con la nascita del movimento molta gente ha smesso di cercare un aiuto angloamericano. «Si è capito finalmente che sta a noi farci sentire, anche se il governo di Leung Chun-ying, controllato da Pechino, fa orecchie da mercante. Si è compreso che la responsabilità è nostra e tocca a noi agire». Questa idea, sottolinea Chan Ho Kei, «è particolarmente popolare tra gli adolescenti. Tra quindici o vent’anni saranno loro a guidare il Paese, cambiandone il volto». Oggi però la strada da fare è ancora tanta per conquistare maggiore libertà e diritti democratici. «Perché – avverte lo scrittore – la Umbrella generation non deve vedersela solo con il governo di Pechino che ordina gli sgomberi alla polizia di Hong Kong», ma anche con le lobby locali, con chi ha interessi economici «e per difenderli è disposto ad accettare qualsiasi ordine da parte dell’autorità, anche i più oppressivi. Questo non fa che aumentare lo scontro e le divisioni. Anche all’interno delle famiglie e tra amici. E certo non aiuta il movimento». Ora, dopo 17 giorni di occupazione pacifica, la polizia ha sgomberato con la forza tutta la zona del Mong Kok, caricando i manifestanti inermi

foto di Marco Perduca

foto di Marco Perduca

Una escalation di violenza che fa temere un intervento da parte della Cina per sedare, una volta per tutte, la rivoluzione degli ombrelli?

Sì, a mio avviso, Pechino potrebbe ordinarlo e, temo, lo farà. Io non parlerei però di “rivoluzione”: il movimento non mira a cambiare il sistema politico, né a rovesciare le autorità. Per la Cina, in fondo, si tratta di mettere a tacere un movimento isolato, in una singola città. E con il muro di censura che hanno alzato è quasi impossibile che il tam tam della rivolta contagi 1,3 miliardi di persone. Nonostante feroci disuguaglianze economiche, oggi in Cina non ci sono carestie o disastri che possano innescare la miccia.

Il governo di Pechino dunque continuerà a reprimere Hong Kong. Non con le armi, ma con l’intimidazione, la corruzione e la propaganda. Ma tutti sappiamo che nessun governo può sopprimere questa richiesta di democrazia per sempre. Sul lungo periodo, non solo a Hong Kong, ma anche in Cina ci saranno libertà e democrazia. Come dicevo all’inizio, la mentalità della gente è cambiata e non si potrà più tornare indietro. Una volta che il processo di cambiamento si è attivato diventa inarrestabile. Non so quanti anni ci vorranno, forse 20, forse 50, forse 100.

Che cosa significa per lei questo movimento?

Sono felice di vedere i miei concittadini lottare per i diritti civili e impegnarsi per un bene più grande. È bello scoprire che la gente di Hong Kong è tosta, ma anche attenta e ragionevole. Se vai nelle zone della città dove è più viva la protesta vedi scene surreali: la gente per strada con le scritte e i cartelli e i negozi di lusso regolarmente aperti poco più in là. Non è mai stato gettato un sasso. Nessuna vetrina rotta. Per uno scrittore è un’esperienza straordinaria essere testimone di tutto questo. È una grande fonte di ispirazione. Ma al tempo stesso sono preso dagli eventi, travolto dall’emozione. Gli scrittori amano lavorare in luoghi tranquilli e lasciarsi andare al flusso di parole. È davvero difficile farlo ora.

BzwKnxZCMAAq5USOltre a poster di Marley, frasi di Lennon e Martin Luther King per strada si vedono piccole “biblioteche” improvvisate. Che cosa leggono i ragazzi di Occupy central, quali sono i riferimenti culturali dei manifestanti?

1984 di George Orwell è un libro che viene spesso citato dai manifestanti. E ricorre spesso la frase tratta da La fattoria degli animali: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri». Viene usata ironicamente contro la Risoluzione che prevede elezioni libere nel 2017 ma potendo scegliere solo fra tre candidati pre-selezionati da un comitato pro Pechino.

Nel suo libro, pubblicato in Italia da Metropoli d’Asia, racconta Hong Kong come una città misteriosa, impenetrabile. è solo un espediente narrativo o corrisponde alla sua visione della città?

Trattandosi di un noir ovviamente faceva gioco. Ma è vero anche che Hong Kong è una città molto complicata. Con molte luci ma anche tante ombre. Abbiamo un sacco di problemi che riguardano la politica, la scuola, il lavoro. Ciò che più mi preoccupa è il venir meno del principio di uguaglianza. Anni fa se lavoravi duramente potevi guadagnare abbastanza da sostenere una famiglia. Se ti impegnavi nello studio potevi avere un lavoro e un futuro migliore. Ora non è più così. Emergono nuove povertà. Raccontando il lato oscuro di Hong Kong in qualche modo ho voluto alludere a tutto questo. Ma nel libro racconto anche aspetti positivi della città attraverso alcuni personaggi, come, ad esempio, lo psichiatra o l’allenatore di Kung Fu. Figure che in qualche modo rappresentano il carattere aperto, premuroso e attento degli abitanti. Se proseguiamo con questo spirito – e l’Umbrella movement lo dimostra – Hong Kong sarà sempre una città magnifica.

In the mood for love ,Wong Kar Wai

In the mood for love ,Wong Kar Wai

Il cinema di Hong Kong ha una tradizione molto forte. Un regista come Wong Kar-Wai ne è in qualche modo l’ambasciatore in Occidente. Si direbbe che abbia avuto un’influenza sul suo modo di scrivere molto cinematografico.

Da bambino guardavo molti film noir e polizieschi. John Woo e Johnnie To sono molto popolari da queste parti. Sono stato influenzato dal loro stile di narrazione e ho cercato di immettere questa “abilità visiva” nel mio romanzo. Wong Kar-Wai è un grande regista. Mi diverto a mostrare la scala mobile di Hong Kong Express ai miei amici stranieri! Una battuta per dire che i suoi film sono molto europei . Ma mette qualcosa di Hong Kong ed elementi cinesi in film d’autore, di stampo occidentale. Tuttavia c’è più creatività, bellezza e poesia nei suoi lavori che in tanti film locali.

Dopo trenta anni di follie finanziarie, a un occhio esterno, Hong Kong oggi sembra più reale, più umana, ricca di cultura e arte. Ma è davvero così?

In realtà è un paradosso. Sembra più ricca di cultura e di arte oggi, ma ne è più povera. Sì, ora Hong Kong ha più musei, recupera il patrimonio storico, ma la gente avverte la repressione culturale che viene dalla Cina continentale. Inoltre qui il costo delle abitazioni è schizzato alle stelle e le persone non hanno tanti soldi da spendere per l’arte, la cultura, l’istruzione di qualità. Rispetto a 10 o 20 anni fa i giovani osano meno nell’inseguire i propri sogni. Fare l’artista è considerato una follia, calcolando i redditi bassi e gli affitti esosi. Aprire uno studio è diventato quasi impossibile. Anche se le star degli anni 90 brillano ancora.

Uno dei leader della rivolta studentesca ha detto: «Occupy Hong Kong assomiglia al comunismo. Ma non a quello cinese». Che ne pensa?

Beh, penso che assomigli più al socialismo, che al comunismo. E poi, francamente, possiamo chiamare comunismo il sistema socio-economico cinese? Non vorrei suonasse sarcastico, ma ciò che caratterizza la Cina oggi sono il capitalismo, lo sfruttamento e privilegi di classe. Nel comunismo, se non sbaglio, non ce ne dovrebbe esser traccia.

Dal settimanale Left

 

A conversation with Chan Ho Kei about the future of Umbrella movement in Hong Kong by Simona Maggiorelli

Chan Ho Kei

Chan Ho Kei

What has changed in Hong Kong after this great popular uprising?

I think what changed most is the attitude of Hong Kong people who craves democracy. Before this movement, Hong Kong people were quite passive. Only a certain groups of people, including politicians, would use aggressive way to fight for their own right. We can even heard voices in Hong Kong asking the British government to stand against China as they have an agreement in fulfilling the “One Country Two Systems”, which means the British SHOULD support the Hong Kong citizens. But after the Umbrella movement started, a lot of people changed and talk less about  asking the British or the US to help. Now we understand it is our responsibility to voice out, even the government won’t listen. This idea is especially popular among the teenagers. I think when they grow up and become the major group of the society in the next 15 to 20 years, it will cause major impact to Hong Kong.
However, there are also bad changes in the society. The disunity of Hong Kong people became more severe. Just like any part in the world, there are always people who have vested interest, being conservative, or willing to comply any unreasonable order from the authority. This causes confrontations in Hong Kong people, or even within families and between friends, which is no good for the situation.
dupliceDo you think China could still suppress the demand for freedom and democracy coming from the Umbrella revolution?
Yes, in my opinion, China can, and China will. First of all, I don’t think it’s a “revolution”, as the movement doesn’t aim in changing the political system nor overthrowing the authorities. To China it’s just a single movement occurring in a single city. Because of the Great Fire Wall of Mainland China, all the news are blocked and censored, the movement is almost impossible to spread within the 1.3 billion population. Also although there is a great economic inequality in China, now China doesn’t have any major famine nor disaster that triggers people to revolt. However, there is always one single news that the China leaders don’t want the Chinese know – the government would be willing to step back when confronting its people. In order to maintain authoritativeness, China government won’t compromise. China will continue to suppress. Not armed suppression, but using intimidation, bribe, and propaganda to stir up the society, sabotaging these demands.
But we all know that no government can suppress this demand forever. In the long run, I think not just Hong Kong, but also China would have real freedom and democracy. Just like what I said in the previous question, Hong Kong people’s attitude changed in this movement and there is no way back. Once these changes happened in China, it will be unstoppable. Of course, I don’t know how many years it needs. Maybe 20 years, maybe 50 years, maybe 100 years.
BzLNcSwCYAAZOaPWhat does the Umbrella revolution mean for you as a citizen? And as a writer?
As a citizen, I’m glad to see my fellow citizens stand up for their own right and willing to sacrifice for greater good. It’s also great to know that Hong Kong people are reasonable, considerate and tough. If you have been to the protest area, you can feel the surreality – while people are protesting, the luxury stores just one block away are still open. No stones throwing nor glass breaking at all.
It’s great for a writer to witness these events. Being in one of these events would bring me a lot of inspirations. But it’s also quite disturbing. Your emotion would be strongly affected by the news and the situation. Writers love to work in quiet places and let the words flow. It’s really hard to do it now.
 I have seen pictures of small “libraries” down the street. Which are the books oh Occupy Hong Kong? In other words, what are the cultural references of the protesters?
Yes, I know that there are libraries on the street, but I didn’t take a look. Sorry that I can’t provide you details. Talking about the cultural references, one book has been frequently mentioned in this movement. George Orwell’s 1984. Orwell’s Animal Farm is also mentioned. That famous quote “All animals are equal, but some animals are more equal than others.” is sometimes used to mock the format of 2017 Chief Executive election which the government stated. (HK people can vote, but can only choose from the three candidates pre-selected by a pro-Beijing committee. People mock that those members of the committee are “more equal” than us)
 <> on June 1, 2014 in Hong Kong, Hong Kong.In your book published by Metropoli d’Asia you mostly tell about the dark side of Hong Kong, why?
Well, it would be pretty weird if I used a bright and cheerful tone to tell a crime story about homicide, right? 🙂
Ok, just kidding. Hong Kong is a very complicated city. It has the dark side, but also some bright sides. We have a lot of problems, from politics to educations, from labors to poverty. What most bother me is that equality is fading within Hong Kong. In the old days, if you worked hard you could earn enough to support your family. You studied hard then you could get a better job and had a bright future. But now this is not always true. More cases of cycle of poverty emerges. I think, exposing the “darkness” and making the readers reviewing their daily lives, their stance, their perspective should be one of the many purposes of writing a crime story.
By the way, in my book there were actually some bright sides. They were shown in the characters. Like the psychiatrist and the Kung Fu class tutor, they are considerate, friendly, and just like a common Hong Kong people. As long as we stick to this Hong Kong spirit, just as the spirit we show in the umbrella movement, Hong Kong would still be a great city.
Pro-democracy protestor's umbrella, Hong KongDid Hong Kong movies have an influence on you ? In Europe, Hong Kong’s style is best known thanks to Wong Kar Wai. What do you think of him as a filmaker ?
Yes, of course. Crime movie (police movie) is one of the most famous genres of Hong Kong film, I have been watching these films since I was a child. Movies directed by John Woo and Johnnie To were globally acclaimed. I think I have been influenced by their story telling style and tried to put these “visual skill” in novel.
Wong Kar Wai is great. I didn’t watch every movie he made, but I do enjoy those I watched. I always take my foreign friends to the escalator in Central and tell them where the scene was took in Chungking Express (retitled as “Hong Kong Express” in Italy). It’s pretty interesting that I think Wong Kar Wai’s films are more like European films than Hong Kong ones. It’s like a European director who knows Hong Kong very well, putting Hong Kong and Chinese elements in a Western artistic film. His films might not be as fast-paced as other Hong Kong films, but always show creativity, beauty and poetry better than a lot of local movies.
umbrella-revolution-explainer-01After thirty years of financial follies, Hon Kong today looks more real , more human, rich of cultur and, art (thanks to the new museum). It ‘s so or is it just the superficial image of a journalist like me who has had the pleasure of spending a vacation in Hk?
Very interesting, I think Hong Kong looks richer in culture and art these days, while actually poorer then before. Yes, now Hong Kong got more museums, and people valued cultural icons such as old building related to local history more. But these issues were raised because the local people feeling cultural suppression from Mainland China. It is easy for the people in China to think it’s a rebellious act that Hong Kong tries to preserving the unique semi-British semi-Chinese culture. When the suppression force became greater, the reaction of Hong Kong citizens is also greater.
apre.jpgOn the other hand, the skyrocketed price of housing caused a major damage to art and cultural development. Compare to 10 or 20 years before, now the youngsters don’t dare to pursue their dreams. It’s irrational to be an artist, considering the low income and the high rent you have to pay each month. It’s almost impossible to set up a studio. It’s pretty obvious that the most famous TV and movie stars of HK nowadays are still from 90s.
At last: one of the leaders of the student revolt has said Occupy Hong Kong resembles communism. But certainly not to the Chinese one. What do you think?
Well, I think it’s more like socialism rather than communism. And, frankly, do you think that the socioeconomic system China adopting nowadays can still be called as “communism”? I don’t want to sound sarcastic, but China is full of capitalists, exploitations and over-powered social classes, which should be absence in communism.

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La regista cinese Emily Tang sfida la censura.

Posted by Simona Maggiorelli su aprile 14, 2013

Perfect life

Perfect life

Nel pluripremiato film Perfect life – che nel 2008 a Venezia l’ha fatta conoscere anche al pubblico italiano – la regista cinese Emily Tang raccontava due personaggi femminili agli antipodi: una contadina delle campagne più povere della Cina che lotta per sopravvivere e una giovane che si vende come modella e accompagnatrice a Hong Kong, in cambio di una vita agiata. In questo piccolo capolavoro cinematografico  le discrasie della Cina post maoista sono riassunte in una sintesi potente e suggestiva. E la censura cinese non glielo ha mai perdonato. Ma da Hong Kong Emily Tang è riuscita a continuare il suo lavoro, che mette a fuoco le contraddizioni più brucianti della Cina di oggi.

«Nei decenni passati la rapida crescita economica ha portato moltissimi cambiamenti», racconta Emily, fra gli ospiti dell’Asian Film Festival che si è svolto dal 6 all’11 aprile a Reggio Emilia. «I cinesi erano abituati a vivere in un sistema sociale stagnante, conservatore, autocentrato. Affrontare questi repentini cambiamenti, correre per recuperare il ritardo, cercare di adattarsi alla nuova situazione, per molti è difficile. Ci si scopre passivi, non si ha chiaro lo scopo di questi sconvolgimenti».

Quali sono gli anelli più deboli della società in questa corsa?
Le donne soffrono molto questa accelerazione. Tradizionalmente erano loro a occuparsi della casa, dei figli, della cucina. Poi, negli anni Ottanta del secolo scorso, milioni di donne hanno lasciato le terre d’origine per cercare lavoro altrove. Proprio come le due protagoniste di Perfect life. Dalla misera campagna alle città ricche, pagandone il prezzo e le difficoltà. Con il rischio di idealizzare il passato come “ vita perfetta” . Un posto come Shenzhen, vicino ad Hong Kong, per molti è stato il miraggio da inseguire. Perciò ho girato lì la sparatoria finale del mio film. Oggi Shenzen ha una popolazione di 12 milioni di persone. Più di 10 sono immigrati da aree poverissime e il 70 per cento di loro sono donne. Senza questa immensa forza lavoro Shenzen non sarebbe mai passata, in pochi decenni, da villaggio di pescatori a megalopoli. Tutto il merito è andato alla politica di apertura di Deng Xiaoping e nessuno parla di queste lavoratrici. Lasciano i loro figli al Paese, soffrono la solitudine e lottano per sopravvivere in una città caotica. Con la telecamera ho cercato di cogliere il loro mondo interiore, ignorato da tutti. Sono orgogliosa che siano diventate le “eroine” del mio film».

All Apologies

All Apologies

Nel suo nuovo film All Apologies racconta il dramma di Yunzhen, maltrattata dal marito per aver perso un figlio. Un nuovo capitolo della ricerca sull’identità femminile?
Per trent’anni la Cina ha sostenuto la politica del figlio unico, per controllare la crescita della popolazione. Ma  i problemi più seri sono sorti per il modo spesso disumano con cui la polizia ha costretto le donne ad abortire e a farsi sterilizzare. Yunzhen rappresenta queste vittime: vive da sola con un figlio, senza il marito al fianco per lunghi periodi. Mentre lui è via, subisce un intervento di sterilizzazione. Ma la tragedia scoppia quando muore il figlio, che era tutto per lei. Il marito, tornato a casa, scopre che lei non può più partorire e reagisce con violenza. Più dell’intervento subito, sono i valori tradizionali e  una cultura retrograda a mandarla in pezzi.

Però alla fine del film Yunzhen trova il coraggio di chiedere il divorzio…
Mentre giravo questa parte del film ero emozionatissima, mi sentivo partecipe, sapevo quanto fosse difficile per Yunzhen prendere quella decisione, ma speravo che il mio personaggio avrebbe trovato il coraggio di dire addio alla tristezza e allo sfruttamento.

In una società atea come quella cinese lontana dalla condanna cristiana del desiderio femminile, il rapporto fra uomo e donna è più libero e paritetico?
La cultura cinese è priva di un fondo religioso, ma ha subìto per più di due millenni un sistema feudale e patriarcale. Se una donna restava vedova non poteva risposarsi. Anche se questa usanza è scomparsa il sessismo è ancora dilagante. Ora è tempo che le donne prendano in mano il proprio destino. Questo è il messaggio che ho voluto dare nei miei film.

La regista Emily Tang

La regista Emily Tang

Il suo stile è fantasioso, evocativo. E conserva un forte rapporto con la realtà. Come ha trovato questa un cifra così originale?
Fare film è sempre stato il mio sogno. Sul set seguo il mio istinto, senza esitazioni. Diversamente dalla maggior parte dei miei colleghi non esco da una scuola di cinema. Mi sento libera da fardelli teorici. E ammiro maestri come Edward Yang, Antonioni e Angelopoulos.

Perché la censura cinese teme i suoi film?

Non mi curo molto della censura. Se hai un’idea, se hai qualcosa da dire, alla fine nessuno ti può fermare. Dieci anni fa girai Conjugation sentendo l’urgenza di farlo, ed è questa esigenza di esprimermi che conta, anche se in Cina quel film è ancora all’indice. Con All Apologies la faccenda è più complicata. Non possiedo i diritti. Per farlo uscire ho dovuto modificare un paio di frasi nei dialoghi.
Il Premio Nobel Mo Yan ha detto che la censura, alla fine, è stata l’occasione per sviluppare il proprio talento…
Ciascuno ha il suo modo di trattare con la censura. Ma non mi piace la condotta di Mo Yan. È inevitabile fare i conti con le limitazioni imposte dal potere. Ma non non si può certo dire che sia la condizione ideale.
Un artista come Ai Weiwei, intanto. continua a denunciare la violazione dei diritti umani in Cina. Che ne pensa?
Lo apprezzo moltissimo.

E’ già alle prese con una nuova opera?
Ho appena finito di girare un docudrama che parla dell’unica concessione commerciale italiana in Estremo Oriente, quella di Tianjin, che è rimasta in vigore tra il 1900 e il 1947. Per lunghi anni è stato una sorta di tabù parlare di come vivevano in queste aree i ricchi occidentali mentre noi eravamo poveri. L’unica parola che usavamo per descrivere  quella situazione era imperialismo. Ora, dopo aver vissuto uno sviluppo “ad alta velocità”, la Cina non è più umile come una volta. Ed è pronta a rivedere la propria storia in una prospettiva più ampia.

da left-avvenimenti

Chinese filmaker Emily Tang against censorship

Perfect life

Perfect life

In Perfect life you “compared” the stories of two very different women, who have many problems of identity and autonomy unresolved. In recent years something has changed for women in China? And in Hong Kong?

 

In the past decades, the rapid economic growth of China has brought a lot of changes to people’s way of living. Chinese people used to live in a stagnated, conservative and self-sufficient social system for such a long period of time. While facing such rapid changes, many peoples find it difficult to adapt to new situation. In the middle of the process, we may be consciously trying to catch up with all these changes, but finally we find out that we are actually in a very passive position, we even confused the purpose of all these changes, or is it worth the pursuit on the origin of our departure.I believe Chinese women suffer even more under such social changes. In the past, their natural duties would be farming, give birth, cooking and housework. In the 1980’s, millions of women left their land and went out for jobs, just like the two women characters in my film PERFECT LIFE. You can treat them as one person, working hard to fight for a better life, but eventually they no longer recognize their own meaning. Move from the poor area to an expensive city, they have to pay the cost and endure the pain. They have to keep struggle without turn back to seek for a imagined “perfect life”. A place called Shenzhen conveys such common dream. It is the shooting place of my film’s ending, near Hong Kong, which is referred as the world’s factory. It has a population of twelve million, over 10 million of them are the migrant workers from the poor area over the big country, and among all these workers nearly 70 percent are women. Without this huge work force, Shenzhen is impossible to change from a small fishing village into a megacity in a few decades. All the glory and merit belongs to the success of opening policy implemented by leader Deng Xiaoping, but who really care about the women workers. They leave their children in the poor countryside, endure loneliness and struggle to survive in a messy city. I attempt to use my camera and capture their inner world being ignored. I am very pleased that they become the hero in my film.

 

All apologies

All apologies

Your new film All Apologies tells the drama of Yunzhen. Is It a new chapter in your cinematographic research on the identity of women?

 

China has implemented the one-child policy for three decades in order to control population growth. This is a matter of last resort. But serious problem arise due to the inhuman way in executing the policy, the officers very often against the will of women, forced them to receive abortion or sterilization. Yunzhen is a representative of victims, I am concerned about the kind of women she lived with her child in the hometown without the presence of husband for long period of time. In accordance with the policy, she has a boy and loses the right to give birth another child. Forced ligation surgery will be implemented to her by the village officers. The two men (a husband and a son) in the family become her everything. But her world collapsed after the son died, especially when the husband learnt that she cannot give birth anymore. Although it is a tragedy caused by a traffic accident, but then we see that the traditional values and demand upon her is the actual force to tease her apart. I have deep sympathy for the character Yunzhen, at the end of the movie, Yunzhen sent a text message to her husband and ask for a divorce. While writing this scene, I was very excited. In accordance with the logic of the character, it must be very difficult for her to make this decision, but I hope my character will say goodbye to sadness and exploitation. In fact, the role of Qiaoyu is most crucial in the film to reveal inequality problem. After the traffic accident, when Yonggui broke into her room and rape her to reproduce a new life to him, she made a seemingly only the oriental women can do under such social context: the surrogate. It is also become the solution for her in order to have the money to pay for the surgery she simply cannot afford for her injured husband. This is a game that I imagined most distorted, the most painful, but the most well-intentioned fertility; or simply a woman to borrow her body for the salvation of others. Some might say that this is not necessary, why not ask for help from law enforcement bodies to protect themselves? I have to say, in China, the laws usually protect bigwigs. If you are the one without much education, struggling at the bottom of society, you don’t have much option after you are in trouble or badly ill. After Qiaoyu’s husband learnt that she give birth a son for Yonggui, he make a decision to take away their only daughter as her lifetime punishment. The scenes are act perfectly and with convinced most Chinese audience. I am hoping to express that in a male-dominated society, men’s selfishness and narrow-mindedness will come out without much constraint.

 

 Monotheistic religions for centuries have oppressed women, painting them like the devil. We imagine that Chinese culture, more secular, offers the possibility of a free and equal relationship between man and woman . Is that right? Wich are the problems in China?

Chinese cultural context is in lack of the sense of religion like Christianity. China built up a rigid feudal system for over two thousand years. The ethics of feudal society has always been patriarchal, for instance, in the past after the man die, his wife cannot remarried. Although this kind of practice is no longer retained, but sexist value still exist and commonly practice in every aspect of our society. Women should take over their own fate, this is the underlying theme in all my past films.

 

 Your way of making films is both poetic and attentive to the reality. How did you find your own way? Did you have some directors, some models, that inspired you?

 

I always comply with my heart to make films, seems like a voice telling me I should make this film and should handle the subject matters this way. I make use of my impulse and basic instincts without hesitation. Unlike most of the film directors in China, I am not professionally trained as filmmaker in film school. I did not study any film genre or theory seriously. Start from the very beginning, I am free of burden. I admire Edward Yang, Antonioni and Angelopoulos.

 

 What Chinese censorship feared about your films?

 

I do not take China’s censorship system seriously. If there is a story or an ideas that you really want to make it into film, I don’t think anyone can stop you. The authority never stop us from shooting a film. I made my first film CONJUGATION ten years ago impelled by strong passion, now it is still black-listed by the authority and cannot be public release in China. ALL AP OLOGIES is a bit complicated, unlike the past films I made, I did not own the copyrights. In order to release the film, I made one modifications: two dialogue lines of Yunzhen were redubbed in order to blur her passiveness for receiving forced ligation surgery.

 

Il premio Nobel Mo Yan

Il premio Nobel Mo Yan

Recently, the Nobel Prize Mo Yan said that the censorship forced him to find a more complex, allusive, fantastic styke in writing. What do you think?

 

All Chinese authors and creators have their thought and have their own way to deal with censorship. I do not appreciate the attitude of Mo Yan. Although all of us have to face the same censorship issue, we cannot think the situation now is as it should be.

 

 Ai Weiwei never gets tired of denouncing the situation of human rights in China . Which is your point of view?

 

I respect him a lot.

 

 Is Art an universal language that allows you to communicate strong contents beyond national barriers?

 

Yes, this is one of the reason I was obsessed with Art. An interesting experience is that I travelled a lot to many difference places due to shooting or presenting my films, in turn, it expanded how I watch the world and myself, and then influenced my films.

 

 Are you working to a new film project?

 

I just finish shooting a docudrama and now in postproduction status. It is about the past Italian concession in Tianjin, China. That concession was setup from 1900 until 1947, the only concession in the Far East in Italy’s history. For many years, it is a taboo for the Chinese people to talk about the details of how Westerners lived in the concessions during that humble period. We only imply a term “imperialism” to describe the whole. While experienced such high-speed economic development, China is not humble anymore, I think it is time for us to review the history with a broader scope. (Simona Maggiorelli)

From the italian weekly magazine Left-avvenimenti

 

 

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