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Non gli resta che il diavolo

Posted by Simona Maggiorelli su dicembre 21, 2018

Papa Francesco, come Paolo VI, è convinto che  il diavolo sia una persona e lo ha ribadito  in molti dei suoi discorsi. Additandolo come istigatore e responsabile di tutti i crimini che scuotono la Chiesa dal suo interno. Non a caso è il primo papa a riconoscere l’Associazione internazionale esorcisti 

di Emanuela Provera e Federico Tulli

” C’è Satana dietro il riscaldamento globale». Quella che potrebbe sembrare una battuta con tanto di allusione alle fiamme dell’inferno creato dalla fantasia dantesca è in realtà la concreta convinzione di Cristiano Ceresani, il capo di gabinetto del ministro per la Famiglia, il leghista Lorenzo Fontana. Una convinzione granitica esplicitata in diretta Tv su RaiUno alcuni giorni fa da Ceresani per promuovere il suo nuovo libro nel quale, dice, «cerco di spiegare come Satana, negli ultimi tempi che precedono la Parusia (la venuta di Gesù sulla Terra per la fine dei tempi), sarà scagliato sulla Terra con grande furore, sapendo che gli resta poco tempo proprio per prendere di mira il creato e la creazione, è un dato teologico». Quanto al dato meteorologico, secondo Ceresani, il climate change sarebbe la prova che qualcosa di mai accaduto prima stia per accadere: «Ovviamente è colpa dell’uomo, della sua incuria, ingordigia e avarizia se abbiamo calpestato questo pianeta. Ma nell’uomo agiscono forze trascendenti, nel cuore dell’uomo agisce la tentazione». La tentazione. Sicché, gratta gratta, essendovi dietro il plagio di Satana, il cambiamento climatico non è colpa degli uomini. Un bel guaio. Come possiamo difenderci? Nei giorni a seguire, l’esternazione di questo signore ha ricevuto le dovute attenzioni dei social finendo sommersa da una valanga di esilaranti parodie. Vanno però fatte due considerazioni serie. La prima è che Ceresani non è un cittadino qualunque ma un uomo delle istituzioni, presente in ben due governi: quello attuale, appunto, e quello precedente nel quale è stato capo dell’ufficio legislativo del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. La seconda è che il suo non è un caso isolato. Non sono pochi gli italiani che nel Terzo millennio credono nell’esistenza del diavolo e gli attribuiscono le responsabilità più disparate. Prova ne è il ricorso agli esorcisti che, contrariamente a quello che molti sono portati a pensare, non esiste solo nel meridione o nelle zone povere del nostro Paese. Ma è diffuso ovunque in Italia senza soluzione di continuità. Spesso i cacciatori del demonio vengono visti come l’ultima spiaggia per chi è stato truffato da maghi e imbonitori, per chi ha perso il lavoro, per chi è stato tradito oppure – e questo forse è il dato più inquietante – per quelle persone in estrema difficoltà che sono state deluse da psichiatri capaci solo di imbottirle di psicofarmaci. Nel 2016 il docufilm Liberami di Federica Di Giacomo ha raccontato quel che accade in Sicilia, e chi scrive ha potuto assistere “live” a cerimonie in Piemonte e Lombardia (da giornalisti). Non esistono dati certi sul numero degli esorcismi che si compiono in Italia ogni anno. Nel 2012 un’inchiesta di Panorama stimava in circa 500mila le persone che l’anno prima si erano rivolte, più o meno spontaneamente, a un sacerdote per essere liberate dal diavolo. Lo stesso dato viene riportato alcuni mesi dopo da Adnkronos e dal Quotidiano Nazionale, e nel 2016 da La Stampa e da Agensir, l’agenzia stampa della Conferenza episcopale italiana. Facendo una lunga verifica online abbiamo notato che la cifra di “500mila” compare anche prima del 2012, nel 2000 e nel 2004, su diverse testate tra cui il Corriere della Sera e il Giornale. La fonte è sempre la stessa: l’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc), spesso per bocca del presidente e fondatore Tonino Cantelmi. Da nessuna parte sono indicate le modalità di raccolta ed elaborazione dei dati. Comunque sia a quanto pare la geografia del demonio è ecumenica: da Nord a Sud lungo lo Stivale si manifesta ovunque in egual misura. Le sue vittime preferite, è quasi inutile dirlo, sono le donne (65 per cento dei casi). 

Se non c’è da fidarsi dei numeri sciorinati dalla Aippc, per farsi un’idea della diffusione di questo fenomeno in Italia occorre guardare al dato ufficiale degli esorcisti, riconosciuti dalla Chiesa, attivi nel nostro Paese. Il calcolo è possibile grazie al riconoscimento giuridico che l’Associazione internazionale esorcisti ha ottenuto il 13 giugno 2014 dalla Congregazione per il clero, il dicastero della Curia romana incaricato della formazione degli ecclesiastici, con decreto firmato da papa Francesco. Da allora è più semplice censire gli esorcisti, anche perché hanno una «licenza»: il patentino è valido per cinque anni, o per un numero determinato di casi, ed è rinnovabile. Dicevamo dell’Italia. Quanti sono gli esorcisti? Nel nostro Paese c’è la più alta concentrazione al mondo di esorcisti con licenza. Sono 240, tra sacerdoti nominati dai vescovi e i vescovi stessi. Praticamente ce n’è almeno uno in ogni diocesi. Staccatissimi nella speciale classifica abbiamo il Regno Unito (28 esorcisti) e gli Stati Uniti (21), dove il 57 per cento dei cittadini crede nell’esistenza del diavolo e il 51 per cento nelle possessioni diaboliche. Solo in Sicilia e in Lombardia ce ne sono 40, a fronte dei 15 in tutta la Spagna e dei 5 in Portogallo, e alcune grandi diocesi (tra cui Milano e Roma) hanno perfino istituito dei call center per smistare le richieste di appuntamento.

A livello continentale, troviamo 29 esorcisti in America Latina (15 dei quali nel solo Messico), 6 in Africa e solo 5 in Asia (2 nelle Filippine, gli altri in Cina, Giappone e Corea del Sud). Benedetto XVI è stato il primo papa ad auspicare la presenza di un esorcista in ogni diocesi, ma il suo appello è stato ripreso anche in tempi più recenti. «L’esorcista – si è affermato durante la riunione plenaria del 2017 della Congregazione per il clero – contribuisce a prevenire il triste fenomeno del funesto ricorso di molti agli “operatori dell’occulto”. La mancanza di esorcisti in una diocesi può, infatti, indurre la gente a rivolgersi a tali personaggi, o a “sette” di vario genere». 

Che sia stato papa Francesco a riconoscere ufficialmente dopo quasi tre decenni di tentativi l’Associazione internazionale esorcisti non è un caso. Nemmeno Paolo VI era arrivato a tanto. Lui che durante l’Udienza generale del 15 novembre 1972 tenne un discorso dai toni durissimi per ribadire la presenza e il pericolo del diavolo come ente personale «perverso e pervertitore». Ufficialmente papa Montini intendeva arginare una frangia di teologi che non seguivano attentamente il magistero della Chiesa e che cominciavano a negare l’esistenza del demonio come persona riducendolo a un simbolo. Non sappiamo come la presero i destinatari della reprimenda ma di certo quel discorso sebbene avesse stregato pure Hollywood – il film L’esorcista è del 1973 – segnò solo parzialmente la riscossa degli esorcisti incaricati dal Vaticano che fino ad allora erano un centinaio nel mondo. Anche per Bergoglio «il diavolo esiste ed è persona». E il pontefice argentino gli ha dichiarato guerra sin dai primi giorni del suo pontificato. Monsignor Larry Hogan, vicepresidente dell’Aie, ha fatto notare come papa Francesco abbia «citato il diavolo quattro volte nei primi dieci giorni». E dal 13 marzo 2013 non si è più fermato. “Vedendo” il diavolo in tutti gli scandali che da un ventennio scuotono la Chiesa dall’interno, avendone minato la credibilità e la stabilità politica al punto da spingere Benedetto XVI alle storiche dimissioni del 2013, papa Francesco ha attribuito a Satana la responsabilità degli affari illegali che ruotano intorno allo Ior e all’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica della Santa sede; della pedofilia clericale; delle guerre intestine e dei giochi di potere che minacciano l’integrità della Curia; dei vatileaks e delle fughe di notizie riservate dalle Mura leonine. 

I fedeli «di tutto il mondo» sono invitati «a pregare» per «proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi» ha detto il papa il 29 settembre scorso nel pieno della bufera provocata dal “dossier” dell’ex nunzio mons. Viganò che lo accusa di aver insabbiato per anni le denunce per pedofilia contro il cardinale Usa McCarrick. Bergoglio intendeva infatti con il suo appello preservare la Chiesa «dagli attacchi del maligno, il grande accusatore, e renderla allo stesso tempo sempre più consapevole delle colpe, degli errori, degli abusi commessi nel presente e nel passato e impegnata a combattere senza nessuna esitazione perché il male non prevalga». 

Ma di Satana il pontefice argentino non ha parlato solo in qualità di capo spirituale dei fedeli cattolici. Il principe delle tenebre è presente anche nei suoi discorsi ufficiali da capo di Stato. «Non esiste un dio della guerra: è il diavolo che vuole uccidere tutti» ha detto il 20 settembre 2016 ad Assisi davanti a oltre 500 leader religiosi e politici di tutto il mondo. E il demonio c’è, come se non bastasse, quando Bergoglio assume le sembianze del bonario parroco di campagna e gioca con i bambini. Il maligno «è il padre dell’odio, delle bugie, delle menzogne, perché non vuole l’unità» tra gli esseri umani, ha detto ad alcuni bambini della catechesi dagli sguardi atterriti durante una visita alla parrocchia di San Michele Arcangelo nel 2015. Secondo papa Francesco, tutti i bambini sono indemoniati: «Quando voi sentite nel cuore odio, gelosia, invidia state attenti perché viene dal diavolo; quando sentite la pace, viene da Dio» ha raccontato ai suoi giovanissimi interlocutori citando gli Esercizi spirituali di Ignazio di Loyola («L’uomo vive sotto il soffio di due venti, quello di Dio e quello di Satana» diceva il fondatore dei gesuiti). Si tratta di un’idea violenta e perversa della realtà umana del bambino ma nessuno al di qua del Tevere si è indignato. I media italiani annotano tutto quello che dice papa Francesco, lo riportano con zelo e restano in attesa della dichiarazione successiva. Senza fare domande scomode, senza mai abbozzare una critica o evidenziare contraddizioni. Nemmeno quando nella premessa che Bergoglio nel 2017 ha firmato al libro autobiografico della vittima di un sacerdote pedofilo, scrive: «Chiedo perdono per i preti pedofili: un segno del diavolo, saremo severissimi». L’11 dicembre scorso il cardinale George Pell, ministro dell’Economia della Santa sede, è stato condannato in primo grado in Australia per aver compiuto violenza su due bambini e atti osceni. Mai un cardinale era stato accusato in prima persona di aver commesso atti di pedofilia. I fatti risalirebbero a quando Pell era solo un sacerdote nella sua città natale di Ballarat. Nessun giornale italiano – tranne il nostro – ha riportato la notizia per almeno due giorni. La sentenza con relativa sanzione sarà emanata il 4 febbraio 2019. Al momento non esistono altre informazioni, in quanto in Australia per legge il giudice può stabilire il divieto di pubblicazione di notizie su un processo fino alla sua definitiva conclusione. È questo il caso del giudizio cui è stato sottoposto a partire dal 2017 il cardinale australiano, voluto un anno prima da papa Bergoglio a capo del superministero dell’Economia vaticana quando – a proposito della severità declamata dal pontefice – erano già note le indagini della magistratura australiana sul conto di Pell anche per aver insabbiato numerose denunce contro preti pedofili quando era a capo della diocesi di Melbourne. Giova ricordare che il grande accusatore di Pell, Peter Saunders, fu silurato proprio per questo dalla commissione pontificia antipedofilia. Chissà, forse anche lui è stato “visto” come Satana…

Il libro inchiesta:Don Michele Barone, ex sacerdote della diocesi di Aversa, è in carcere da febbraio del 2018 con l’accusa di abusi sessuali su due sorelline minorenni durante i riti di esorcismo (Arianna e Giada, nomi di fantasia). Secondo la testimonianza della più piccola, Arianna, 13enne all’epoca dei fatti, i loro genitori, per curare una reazione psicosomatica dell’altra sorella, l’hanno portata da don Barone, che le avrebbe fatto interrompere le cure sottoponendola a violenti esorcismi, durante i quali la piccola sarebbe stata maltrattata. Don Barone era finito spesso in tv per parlare proprio di esorcismi e di apparizioni miracolose. Il caso è scoppiato dopo un servizio delle Iene e pochi giorni don Barone è stato arrestato. Attualmente è in corso il processo di primo grado. Fonti di stampa locale riportano che Giada è stata allontanata dai genitori e ha cominciato a stare meglio, riprendendo a mangiare.

Storia Il diavolo inventato  dai cristiani

di Simona Maggiorelli

l diavolo è un’invenzione del Cristianesimo, che ha sussunto miti precedenti, risemantizzandoli con un proprio fine: accusare e condannare i propri nemici: i pagani, gli eretici, le donne… «Tu sei la porta del diavolo, tu sei la profanatrice dell’albero della vita, tu sei stata la prima a violare la legge divina, tu sei colei che persuase Adamo, colui che il diavolo invece non riuscì a tentare. Tu che hai infranto l’immagine di Dio, l’uomo, con tanta facilità. Per causa tua esiste la morte». Così sentenziava l’apologeta cristiano Tertulliano esprimendo una condanna delle donne che con Paolo di Tarso sarebbe diventata inappellabile. Poi tra il XVI e il XVII secolo, quando la ragione rinascimentale e spinoziana annullò l’irrazionale delegando la sfera dello “spirituale” alla Chiesa, si alzarono roghi per bruciare le streghe, additate come convitate di satana nel sabba. Un crimine agghiacciante compiuto dalla Chiesa, che vanta una lunghissima storia di sangue fra guerre per l’iconoclastia e crociate, in nome di Dio, sulla base del libro sacro e di fantasticherie sul Maligno. Ma quando è cominciata questa orrenda storia? Nell’antichità pagana la mitologia e le narrazioni orali, in differenti luoghi del mondo, raccontavano di dei, di entità benevole o maligne, dei Jinn nella tradizione araba, di folletti, e di altre creature di fantasia in quella nordica. Si possono riscontrare nelle fiabe, nell’epos, nelle cosmogonie di popoli politeisti. Il pantheon dell’Antico Egitto comprendeva sia Horus, divinità benigna che Seth, dio del caos, raffigurato come un uomo con la testa da sciacallo o di capra. Anche i seguaci del culto di Zoroastro nell’antica Persia, conoscevano varie divinità positive e negative, che  si immaginava  abitassero regni celesti e infernali. Lo stesso vale per i Maya e per le società azteche. Ma è con i tre monoteismi – ebraismo, cristianesimo e islam – che inizia la narrazione tossica del diavolo. Fu il cristianesimo, in particolare, a farne la personificazione del Male. La parola latina diabolum viene dal greco diabolos che a sua volta deriva dal verbo dia-bàllein, che significa separare, disunire, fratturare. La parola satana, invece, ha una radice ebraica che rimanda al significato di osteggiare, accusare e calunniare. Una serie di studi ci aiutano a ricostruire la storia dell’invenzione del diavolo, a cominciare da Le origini della cultura europea di Semerano (Olschki, 1994). Il noto filologo e linguista ipotizzava che il termine satana fosse comparso quando gli Ebrei, dopo l’esilio a Babilonia, entrarono in Persia, dove esistevano semi divinità poi tradotte nella figura di satana. La Piccola storia del diavolo di G. Minois (Il Mulino, 1999) e Il diavolo in Occidente di Tullio Gregory (Laterza, 2013) ci aiutano a mettere a fuoco la costruzione storica della figura di satana, che compare per la prima volta nel Vecchio Testamento (Libro di Giobbe), scritto intorno all’XI-X secolo a.C. e poi sistematizzato in versione finale nel 575 a.C. Non è ancora “Il Diavolo” ma uno dei consiglieri di Dio, un diavolo tentatore che agisce solo su licenzia dell’entità superiore. Fino a quell’epoca, dunque, «satana è un titolo, non un nome proprio». È con il Vangelo e nel medioevo cristiano che il cristianesimo comincia a terrorizzare sistematicamente il proprio gregge con la figura del diavolo, perversamente incutendo paura fin da bambini. Cominciano da parte di monaci e suore, poi fatti santi, racconti deliranti di persecuzioni diaboliche, da san Domenico a Teresa d’Avila. In presenza di epidemie di peste, oppure nel caso di cataclismi e guerre si cominciò a dire che era colpa del diavolo e di peccatori. Andando a caccia del capo espiatorio. Come i cristiani continuano a fare ancora oggi, vedi Cristiano Ceresani, capo di gabinetto del ministero per la Famiglia che attribuisce al diavolo il cambiamento climatico. Ma si potrebbe ricordare anche l’allora presidente del Cnr Roberto De Mattei  parlava dello tsunami del 2004 come punizione divina per i peccati dei gay. Oggi come ieri la Chiesa alimenta queste credenze, trasformandole in uno strumento per il controllo dei movimenti ritenuti pericolosi, eversivi e devianti dall’ortodossia. È così che la Chiesa è arrivata a demonizzare gli eretici, gli infedeli, le donne. E i cristiani che siedono in Parlamento, ancora oggi in Italia, anche grazie agli scellerati Patti Lateranensi, tentano di imporne per legge un’ideologia religiosa razzista e misogina.

Arte Angelo ribelle ed eroe in barba alla Chiesa

Corna, coda, artigli, piedi caprini fauci bestiali. Per dare forma all’invisibile, gli artisti, (che nel medioevo dovevano essere ligi ai programmi ecclesiastici), lo tratteggiarono in modo mostruoso, demonizzando raffigurazioni pagane. Il mosaico bizantineggiante di Coppo di Marcovaldo (1260-70) nel Battistero di San Giovanni a Firenze ben rappresenta questo mutamento iconografico che influenzò anche Giotto e il suo immaginifico Giudizio Universale (1306) nella cappella degli Scrovegni a Padova, ma anche Dante. In precedenza, nell’arte paleocristiana, fino al IX secolo – come ben racconta Demetrio Paparoni nel libro The Devil (24 Ore Cultura) – il diavolo era raffigurato con fattezze umane, anche se vecchio e deforme, con il naso ricurvo e gli occhi di fuoco. Ma alla Chiesa medievale non bastava più, perché il fine era spaventare, irretire, controllare anche e soprattutto i tantissimi analfabeti che non leggevano la Bibbia e non sapevano il latino. Ma l’obiettivo della Santa romana Chiesa era anche deturpare, negare e denigrare le culture pagane, superstiti soprattutto nelle campagne. Così ecco spuntare il diavolo su tele, bassorilievi e affreschi come fantasticheria composta collezionando aspetti mutuati da divinità degli inferi etruschi o rendendo ributtante il dio Pan. «Così facendo il cristianesimo ottenne l’effetto di attribuire caratteri di malignità e di pericolosità agli idoli pagani e creò una figura mostruosa ispiratrice di tutti gli oppositori della fede e di deviazione dalla dottrina ufficiale». A cominciare dalle donne. In alcune rappresentazioni medievali e rinascimentali il serpente che tenta Adamo ed Eva ha la testa di donna, per sottolinearne la natura demoniaca. Ma, chiosa Paparoni, sono tutto sommato rare occorrenze, «perché attribuirle le vesti del diavolo poteva anche significare concedere alla donna un potere»! 

Interessante è anche seguire lungo i secoli a venire l’evoluzione della ricerca dello storico dell’arte e critico in questo volume dal ricchissimo apparato iconografico. Si scopre così che fu John Milton nel suo Paradise Lost (1667) fra i primi a cominciare a riscattare la figura del diavolo, in quanto angelo ribelle al Dio onnipotente. Nella versione romantica, il diavolo verrà addirittura trasformato in eroe perché si ribella all’autorità costituita. E Lucifero, alla lettera, diventerà colui che porta la luce e la conoscenza. Ritroviamo poi il diavolo nei quadri degli artisti delle avanguardie storiche, da Picasso a Max Ernst, non di rado per denunciare l’agghiacciante avanzare di fascismo e nazismo. Anche Pollock ha dipinto una grande tela dal titolo Lucifer (1947) forse suggestionato dalle teorie junghiane che stava seguendo. Ed è proprio questo l’assunto più curioso del libro: «Basta fare una ricerca su Pinterest o su Google per avere conferma di quanto il diavolo sia tuttora presente nel repertorio iconografico: oggetto di riflessione da parte di teologi e psicoanalisti, anche se meno apprezzato da artisti e scrittori».  Simona Maggiorelli

editoriale del numero di Left dal titolo “Stato Terminale”

«La moglie è posseduta: per i giudici la colpa del divorzio è del demonio». Con questo titolo il Corsera ha dato notizia del debutto del diavolo in un’aula di giustizia italiana. Per la precisione nel Tribunale di Milano. Era il 6 aprile scorso. E nella sentenza si legge: «La signora non agisce consapevolmente, è agìta». Dando così valore alle testimonianze dei parrocchiani e dell’esorcista frequentati dalla donna, fervente cattolica. Tutto questo è accaduto in Italia non in Vaticano. I giornali italiani lo riportano, senza fare una piega, come se fosse normale e ammissibile. Cambio di scena: il viaggio pastorale di papa Francesco a Fatima viene riportato fra le prime notizie del giorno dalla tv pubblica italiana. I vaticanisti nel viaggio di ritorno in aereo dialogano con il papa parlando di apparizioni e di ragazzini “visionari” fatti santi. (Due su tre, uno a quanto pare è rimasto fregato). Ne parlano come fossero cose reali. Sbalorditiva è la narrazione acritica da parte dei maggiori media italiani. Non una voce giornalistica ha precisato che il racconto delle apparizioni, delle visioni, dei miracoli e il riferimento nemmeno troppo velato alla lotta contro il maligno, rappresenta unicamente la visione della Chiesa. Non è la prima volta. Da quando Bergoglio è salito sul trono di Pietro nel 2013 i riferimenti al diavolo come persona e al fatto che sia lui il vero responsabile degli scandali finanziari e pedofili della Chiesa, oltre che delle guerre e dei “mali” del mondo, sono una costante dei suoi discorsi. Volendo pensare e non credere abbiamo chiesto agli psichiatri cosa significa “vedere” il diavolo e “parlare” con la Madonna. A noi pare particolarmente inquietante che il Tribunale di uno Stato laico alluda alla presenza di misteriose forze esterne per spiegare l’evidente malessere di una persona. Da dove origina tutto ciò? A fronte di tutto questo una ricerca dell’Istat sulla “Pratica religiosa in Italia” evidenzia dal 2013 a oggi uno svuotamento delle chiese senza precedenti, ci restituisce la fotografia di una società civile sempre più impermeabile agli antichi retaggi religiosi. Una conferma di questo trend viene anche dall’XI Rapporto sulla secolarizzazione pubblicato da Critica liberale mentre andiamo in stampa. Insomma, nonostante papa Francesco e i suoi sodali, la collettività laica resiste e contrattacca. Sono circa 10 milioni gli italiani che si dicono non credenti (fonte Uaar). È in primis a loro che ci rivolgiamo e che ci rivolgeremo su Left, per costruire insieme qualcosa di nuovo (Simona Maggiorelli)

tratto da Left, 21 dicembre 2018

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