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Il sogno aborigeno

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 13, 2011

di Simona Maggiorelli

Usano i colori caldi della terra. E trasformano le aride sabbie dei deserti in pittura materica, ”soffice” e vivace. Una danza di neri, marroni, gialli, rossi che vorticosamente percorrono la tela tracciando forme astratte. Altre volte sono opere figurative che ricordano ancestrali pitture rupestri con animali totemici e stilizzate figure umane. Ogni area geografica dell’Australia aborigena ha il suo vocabolario iconografico che giovani artisti oggi ricreano in segni personali e originali. Come la pittrice Paola Balla, fra le protagoniste della mostra Dreamtime lo spirito dell’arte aborigena curata da Giovanna Gotti e Davide Sandrini al Man di Nuoro (fino al 28 agosto, catalogo Marsilio); una artista che si muove liberamente fra differenti mezzi espressivi e che fonde ricerca artistica e antropologica con un preciso messaggio politico. Nata nel 1974 a Echuca nella regione australiana di Yorta Yorta da una famiglia che ha radici aborigene, italiane e cinesi, Balla recupera nel suo lavoro la memoria e le testimonianze di «straordinarie donne che sono sopravvissute e continuano a sopravvivere di fronte al razzismo, alla perdita della loro terra, della loro lingua e del diritto di essere rispettate come legittime proprietarie e depositarie della tradizione e come madri dall’Australia dei bianchi». Di fatto in una Australia che oggi conta venti milioni di abitanti gli aborigeni sono ridotti al 2,5 per cento della popolazione. Ma tutta una nuova generazione di nuovi artisti – di cui fanno parte pittori come Rekko Renni e come Trevor “Turbo” Brown – sta riscoprendo l’ampio repertorio di racconti del “Dreaming”, un patrimonio orale che storicamente è stato condiviso da artisti, scrittori e cantastorie. Parliamo di un repertorio di narrazioni di origine esoterica e mitologia che fa di aspetti della natura e del volo degli uccelli, in particolare, uno dei suoi simboli ricorrenti di forza e di libertà. Così anche nelle pitture di “Turbo” Brown esposte al Man ritroviamo il piumaggio dell’aquila nella forma delle nuvole oppure  rappresentazioni in primo piano di una figura mitologica come il Bunjil, il “grande antenato” che Brown dipinge come aquila immaginifica dalla coda cuneiforme, mostrandone solo la parte anteriore per non rivelare le radici della sua potenza. Lo stile minimalista, invece, domina la pittura ispirata alla tradizione aborigena del deserto. E in questa mostra sarda, che per la prima volta in Italia offre un quadro sfaccettato dall’arte australiana di ieri e di oggi, questo filone è rappresentato da maestri maturi, nati intorno agli anni Quaranta come George Tjungurrayi, Cerchi concentrici come rappresentazione stilizzata del serpente gigante della mitologia locale sono la sua cifra inconfondibile.

da left-avvenimenti

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