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Cees, uno, nessuno, centomila

Posted by Simona Maggiorelli su marzo 11, 2011

Scrittore romantico e filosofo, ma anche viaggiatore e sottile polemista. I tanti volti dello scrittore olandese Cees Nooteboom nello speciale omaggio che gli offre, dal 12 marzo, il festival Dedica di Pordenone

di Simona Maggiorelli

Cees Nooteboom

Una serie di frammenti, distillati di pensiero e di arte del grande scrittore olandese Cees Nooteboon selezionati e raccolti dal filosofo tedesco Rudiger Safranski. Nasce così il nuovo libro dell'”Olandese volante” Avevo mille vite e ne ho persa una sola, pubblicato il 9 marzo da Iperborea.

Un’uscita che il festival Dedica di Pordenone festeggia con una importante personale di Nooteboom : dal 12 al 26 marzo una settimana di incontri e di tavole rotonde sul suo lavoro letterario, più che cinquantennale e cui parteciperanno Giovanni Sollima, Giuseppe Cederna, Goffredo Fofi, Piero Dorfles e Marco Aime e molti altri studiosi e scrittori. A cui si aggiungono tre mostre dei fotografi Eddy Posthuma De Boer e Simone Sassen, compagni di viaggio di Nooteboom anche nella vita, e diMax Neumann, a sua volta collaboratore di lunga data dello scrittore olandese.

Nato all’Aja nel 1933, Cees Nooteboom- che molti critici candidano al Nobel – è autore di romanzi in cui la passione romantica, il gusto per storie di amore e incontri con donne esotiche e misteriose (vedi Mokusei) si fonde con una riflessione esistenziale più profonda, segnata da una vena di malinconia, quando non da sottile ironia. Da qui l’idea del filosofo Safranski di «selezionare dalla ricca opera di Cees Nooteboom questa antologia che nasce come compendio delle sue pagine più evocative». Ne viene fuori così un inedito diario letterario in cui in filigrana si legge anche la passione politica dell’autore, intesa con impegno nello scrittore nel mondo, che non si lascia mai intrappolare nella torre d’avorio della sua arte. Tanto che quando gli viene fatto notare che leggendo i suoi libri sembra quasi che siano il perfetto amalgama della scrittura di due autori diversi lui non esita ad ammettere con un pizzico di humour: «Sì, mi piace dividermi almeno in due e scrivendo lo posso fare senza spargimento di sangue».

Nelle pagine di suoi romanzi giovanili e già classici come Philip e gli altri ma anche nella recente raccolta di racconti Le volpi vengono di notte (Iperborea) si incontrano una serie quasi infinita di suoi ideali eteronimi, un baule pieno di alter ego, che Nooteboom utilizza con una capacità funambolica che ricorda quella del portoghese Ferdinando Pessoa. «Lui è andato molto oltre quanto io aspiro a fare ed è un meraviglioso esempio – chiosa Nooteboom – anche se è noto che lui non abbia mai portato Bernardo Soares, Ricardo Reis o nessun altro dei suoi eteronimi a Brasilera, il bar dove era solito prendere il suo drink in solitudine».

Così lo scrittore, continuando a giocare fra realtà e finzione, risponde a Cristina Gerosa di Iperborea che lo ha intervistato in vista della rassegna di Pordenone. Diversamente da Pessoa, Nooteboom invece a un bar ideale con i lettori e i suoi personaggi si siede davvero, osservandoli durante i lunghi viaggi che da sempre ama fare, fin da quando, giovanissimo, zaino in spalla se ne andava alla scoperta dei posti più lontani del globo per aver la possibilità di conoscere culture e, soprattutto, persone lontane e diverse. « Io sono un viaggiatore curioso che tenta di scomparire – dice di sé lo scrittore olandese -, come se fossi un estraneo, per osservare gli altri e scrivere sulle loro vite. Per guardare gli altri a volte è meglio rendersi invisibili» . Ma di recente il suo progetto si è fatto ancora più ambizioso, assicura Nooteboom alla sua maniera sottilmente spiazzante: «Sto scrivendo delle lettere a una divinità greca -dice -. A Poseidone, che i romani chiamavano Nettuno». Lettere di che tipo? «Gli faccio domande, parliamo di mortalità e immortalità, ma soprattutto io gli racconto il mondo degli esseri umani».

da left-avvenimenti dell’11 marzo 2011

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