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La vertigine di Correggio

Posted by Simona Maggiorelli su settembre 19, 2008

Alla Galleria nazionale, nella Camera della Badessa, nel teatro Farnese, nel duomo di Parma e in altri luoghi della città emiliana la prima mostra completa di tutte le opere trasportabili dell’Allegri di Simona Maggiorelli

Se ne parla da cinque anni, fin da quando per il cinquecentenario di Parmigianino nella Galleria nazionale di Parma furono aperti nuovi inaspettati percorsi per accogliere opere come il misterioso autoritratto deformato del Louvre, la Santa Caterina dalla pelle di perla, e quel capolavoro assoluto che è il penetrante ritratto di una giovane donna detta Antea. Neanche il tempo di godersi l’emozione di vedere per la prima volta riunita tutta l’opera di Parmigianino che già si parlava di quando la sua bellezza altera e i suoi giochi alchemici avrebbero lasciato il posto alla carnalità della fantasia del Correggio e alle sue vertiginose visioni. Dopo l’assaggio offerto dalla mostra alla Galleria Borghese di Roma, da questo fine settimana il momento di Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534) è arrivato. E Parma, dal 20 settembre, si trasforma in una città museo dai molti percorsi. Pittore a lungo confinato al ruolo di gloria locale (per un pregiudizio vasariano assorbito acriticamente dalla storia dell’arte), pur consustanziale alle terre di Romagna per una innegabile cifra di vivida concretezza, Correggio in realtà fu pittore originalissimo. Tanto da aver l’ardire, in un’epoca in cui la committenza ecclesiastica fissava rigidamente il canone dell’arte, di dipingere un’ascensione della Vergine come quella che si squaderna nella cupola del duomo di Parma: una vorticosa e potente macchina scenica; nella luce dorata un tripudio di santi e figure dell’antico e nuovo Testamento, rappresentati in uno scorcio quanto mai ardito. Come se le figure fossero riprese con la macchina da presa, da sotto in su. Con lo spettatore che ha la sensazione quasi di essere risucchiato in quel vortice di sottane svolazzanti che lasciano scoperte gambe scalcianti. Anticipando le soluzioni della pittura barocca, ma in tempi in cui a dominare era ancora l’aurea classicità di Raffaello, una soluzione quasi eterodossa. Ma se nel repertorio sacro Correggio indulgeva nella dolcezza di classiche Madonne e nell’elegia dell’infanzia, nel ciclo di opere di argomento mitologico intraprese verso la metà degli anni Venti del Cinquecento, grazie a nuovi contatti con l’ambiente mantovano, Correggio trova la sua piena realizzazione espressiva. Nell’uso del colore, nello spessore emotivo delle figure, nella sensualità morbida dei movimenti. Per rendersene conto basta uno sguardo a Giove e Io (proveniente dal Museo di Vienna) al ritratto della Danae addormentata o agli altri quadri ispirati alle Metamorfosi di Ovidio. In mostra alla Galleria nazionale di Parma, fino al 25 gennaio, insieme a un’altra trentina di quadri e quasi altrettanti disegni.

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