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Dora Maar, Kiki e le altre

Posted by Simona Maggiorelli su maggio 20, 2006

Shirin Neshat

Shirin Neshat

Immagini di donna, ritratti, rappresentazioni, ma poi anche scatti, installazioni, videoclip. Nel quattrocentesco castello di Vigevano, più di duecento opere di centocinquanta artisti, dalle avanguardie storiche ad oggi per raccontare le molteplici trasformazioni dell’immagine femminile nei linguaggi della pittura, della scultura e della fotografia. Passando dalle Salomé e dalle numerosi varianti di “Giuditta” dipinte di Klimt. Per arrivare , nella sezione italiana, alle più posate fidanzate e spose, alla madre di Boccioni, alle “invasate” di Sagantini e alle altre maschere ottocentesche. Per arrivare poi, finalmente, alla grande svolta degli anni dieci del novecento, con le oniriche deformazioni di Matisse e le folgoranti scomposizioni di Picasso, che non si accontenta dell’immagine da cartolina di una bella donna, come la bruna Dora Maar, ma scomponendo la figura, punta a raccontare su tela quell’emozione, quella traccia intima, che resta, al fondo, dopo un rapporto. Poi però quella ricerca di una rappresentazione che non sia solo mimesis, che non sia fotografia e calco, sembra arrestarsi. Negli anni Sessanta, lo stordimento delle euforiche icone pop di Warhol.

Le immagini fumettistiche e plastificate degli epigoni come Tom Wesselmann. Che si appiattiscono sulla raffigurazione fumettistica della donna come oggetto. Su questa linea si colloca anche la Marylin strappata di un décollage di Mimmo Rotella, per quanto meno arida delle seriali versioni pop made in Usa.

Vanessa Beecroft

Vanessa Beecroft

E oggi? Ad essere etichettato come nuovo è il modo di rappresentare la donna che pesca nelle immagini patinate della moda. I riflettori illuminano l’atonia delle seriali donne manichino della più giovane e celebrata delle artiste italiane, Vanessa Beecroft, che rende tangibile l’invisibile violenza esercitata sulle donne con l’esibizione di magrezze impossibili e volti immobili, cerei, che esibiscono una totale anestesia psicologica.
Proposte, più morbide e vitali, vengono da artiste oggi trenta-quarantenni che mescolano i linguaggi – pittura, fotografia e video – per raccontare un punto di vista femminile inquieto, complesso, contemporaneo: dalle poesie visive di Monica Banfo alle eleganti calligrafie su pelle dell’iraniana Shirin Neshat, fino alle appassionate videoperformances della slovena Marina Abramovic.
Il critico d’arte Luca Beatrice le ha radunate tutte fra le mura di questo spettacolare castello alle porte di Pavia, disseminandole nelle scuderie, nelle logge, nella torre del Bramante, nella strada coperta che conduceva alle stanze private di Ludovico il Moro. Dal 20 maggio al 30 luglio 2006 formano l’intrigante corpus della mostra La donna oggetto. Miti e metamorfosi al femminile 1900-2005, un progetto ambizioso in cui Beatrice si propone, con la complicità di Beatrice Buscaroli, Massimo Sciaccaluga e Laura Carcano (responsabili di altrettante sezioni della mostra), di ripercorrere gli ultimi due secoli di storia dell’arte, raccontando il passaggio della donna, da modella e musa ispiratrice a protagonista di primo piano della scena dell’arte. Con una interessante finestra, A tribute, su quindici artiste italiane – fra le altre Marinella Senatore, Alessandra Spranzi, Donatella Spaziani, Elisabeth Aro, Anna Galtarossa -, pensata come una sorta di collettiva monografica, come una mostra nella mostra.
Il catalogo è pubblicato da Umberto Allemandi. ( Simona Maggiorelli, Left)

left maggio 2006

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