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Il mare di Kiefer

Posted by Simona Maggiorelli su agosto 17, 2011

di Simona Maggiorelli

Anselm Kiefer venezia

Un mare di onde rilucenti di luce. Paesaggi screziati, di una natura che appare percorsa da un continuo movimento. Lastre grigio-azzurre come finestre aperte sul mondo. Ma non è pittura classicamente fatta di colori a olio o pastello.

Anselm Kiefer riesce a tracciare scenari pieni di vita utilizzando le possibilità di cambiamento materiale dei supporti. Usa le crepe della carta che si arrotola su se stessa, l’ossidazione dell’ottone, lo sgretolarsi friabile della pietra serena per dare forma ai suoi paesaggi interiori. Rendendo visibile l’invisibile. «L’alchimista necessitava solo di tempo per trasformare il piombo in oro – scrive Kiefer-. Accelerava questo processo con vari mezzi. Si parlava di magia. Come artista non faccio nulla di diverso, mi limito ad accelerare la trasformazione che è già insita nelle cose».

kiefer

Così negli spazi della Fondazione Vedova a Venezia, progettati da Renzo Piano come una Wunderkammer (una camera delle meraviglie dove le opere sono collocate su supporti mobili) accanto a un gruppo di olii di Emilio Vedova in drammatico bianco e nero, spuntano paesaggi materici di Kiefer che hanno l’incandescenza del mercurio vivo, le forme cangianti del fuoco, il colore caldo del grano tostato. Ma talora anche risvolti assai drammatici. Come i paesaggi di ghiaccio e sangue evocati dai suoi acquerelli degli anni Settanta in cui l’artista si interroga su una tragedia immane come il nazismo e sulle responsabilità insite in certa parte della cultura tedesca. Nei quadri di quel periodo ,come sottolinea Germano Celant nel catalogo Skira che accompagna la mostra Anselm Kiefer, il sale della terra (aperta fino al 30 novembre), «l’oscurità rappresenta la profondità cupa dell’artista» ma c’è anche un nero, assai più tragico a cui Kiefer ricorre per evocare il nazionalsocialismo: «Un nero che appare refrattario a ogni riscatto».

da   left avvenimenti

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