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Le alchimie di Rebecca Horn

Posted by Simona Maggiorelli su luglio 12, 2009

Dalle pitture in movimento alle sperimentazioni filmiche. Una doppia mostra a Venezia e a Roma

di Simona Maggiorelli

Rebecca Horn

Rebecca Horn

Il signor Casparis ha un appuntamento molto speciale. Aspetta di incontrare Fata Morgana nel teatro della Fenice. Ma come il Carnevale insegna, le belle donne si nascondono dietro misteriose maschere e spariscono per le calli. Riprendendo echi da Hofmannsthal e le atmosfere sospese e sensuali del suo Andrea e i ricongiunti (Adelphi) Iso Camartin racconta così l’accendersi sulla scena veneziana dell’ultima epifania dell’artista Rebecca Horn: scultrice, pittrice e performer che, smessi i panni della provocazione anni Settanta, ora si dedica a progetti multimediali dalle atmosfere magiche, fiabesche, talora sottilmente inquietanti. Come in questa Fata Morgana creata ad hoc per Venezia con spezzoni del film Buster’s Bedroom che l’artista tedesca girò nel  1991 con Donald Sutherland, Valentina Cortese e Géraldine Chaplin.

Nuove musiche e inserti che mostrano la stessa Horn mentre dipinge cambiano la struttura dell’opera filmica, aprendola al “racconto” del processo creativo. Ma l’aspetto più interessante riguarda il modo in cui Horn ha trattato pittoricamente alcune sequenze: intervenendo con vernici trasparenti effetto dripping sui fotogrammi fino a farne dei veri e propri quadri. Un incontro fra linguaggi diversi che è andata sperimentando negli ultimi anni anche con la messiscena di Luci mie traditrici, l’opera in due atti di Salvatore Sciarrino di cui, al festival di Salisburgo, è stata anche regista e costumista.

Un dramma di sangue, ispirato al seicentesco Il tradimento per l’onore di Cicognini, e in cui Horn ha dato visivamente espressione alla passione fra i due amanti e al delirio del marito geloso con proiezioni di sue pitture su tela fatte di solo colore. Immagini astratte che sulle note di Sciarrino acquistano un movimento grazie a piogge di petali di rose rosse e a folate di foglie secche orchestrate dalla cabina di regia. Un’invenzione di pittura a più strati e in movimento che la stessa Horn racconta nel catalogo Fata Morgana (Charta) uscito in occasione  della personale che la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia le dedica fino al 20 settembre. Un percorso in cui si ritrovano le piume che la Horn usava per trasformare le mani in “ali sensibili” (Guanti di piume, 1972). E poi poetiche installazioni ambientali, sculture e disegni, la sua prima passione. Horn ha raccontato che, dopo la guerra, si sentiva odiata perché tedesca. Fin quando scoprì il disegno e fu una liberazione, perché non doveva «disegnare in tedesco, francese o inglese». Negli ultimi anni il suo interesse si è sviluppato in particolare verso le opere su carta. A Roma, fino al 18 luglio, la Galleria Marie-Laure Fleisch ne presenta una  selezione con la mostra Peacock -Sunrise.

da left-avvenimenti 3 luglio 2009

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