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  • Presentazione del libro di Massimo Fagioli “Left 2007″ (L’Asino d’oro edizioni)

    Sono intervenuti: Marcella Fagioli, Simona Maggiorelli, Giovanni Del Missier, Matteo Fago e Massimo Fagioli (venerdi 22 ottobre 2010, libreria Feltrinelli Appia di Roma) (Click sul logo per guardare)
  • Festa dell’Unità di Roma – 25 giugno 2010

    Presentazione dei libri "RU486 – Non tutte le streghe sono state Bruciate" e "La pillola del giorno dopo" (L’asino d’oro edizioni) di Carlo Flamigni e Corrado Melega. Oltre al ginecologo Flamigni, sono intervenuti: Annelore Homberg, psichiatra Francesco Dall’Olio, magistrato Massimo Fagioli, psichiatra. Ha moderato l'incontro Simona Maggiorelli, capo servizio del settimanale Left Avvenimenti (Click sul logo per guardare) ______________________________________________
  • La sinistra che sbasaglia

    Nel trentennale della morte di Franco Basaglia cosa resta di una rivoluzione necessaria, ma non sufficiente, che portò alla chiusura dei manicomi. A Radioleft interviene il professor Massimo Fagioli, intervistato da Ilaria Bonaccorsi, Simona Maggiorelli e Federico Tulli. (Radioradicale, 14 novembre 2009 - click sul logo per ascoltare)
  • Un capolavoro chiamato mente

    Evoluzionismo, Darwin, neuroscienze e teoria della nascita umana. Dopo l'inchiesta di Simona Maggiorelli su Left (n.42 del 17 ottobre 2008) ne discutono a Radioleft Federico Tulli (in studio) il coordinatore di Genova Scienza, l'epistemiologo Telmo Pievani, la neonatologa Gabriella Gatti e lo psichiatra Massimo Fagioli (in collegamento). Conduce Luca Bonaccorsi.
  • La donna e il serpente

    La matrice culturale e psichiatrica della violenza sulle donne. Ragione, religione e filosofia occidentale sanciscono la discriminazione sulle donne. Per Radioleft in studio Simona Maggiorelli, caposervizio cultura e scienza del settimanale left avvenimenti, Elisabetta Amalfitano, professoressa e storica della filosofia, Elena Pappagallo, psichiatra e psicoterapeuta. Conduce Luca Bonaccorsi (21 novembre 2008)
  • Tutti pazzi per gli embrioni

    La presentazione del reportage di Simona Maggiorelli sul numero di Avvenimenti dedicato alla campagna referendaria contro la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Roma, Casa delle Culture (27 maggio 2005).
  • Dossier: La pedofilia, i suoi profeti e il Vaticano

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Dobbiamo fare leggi non norme da Stato etico

Pubblicato da Simona Maggiorelli su marzo 9, 2011

Ignazio Marino, senatore Pd e chirurgo di fama,  rilancia la battaglia in Aula e anche nei teatri  contro il biotestamento voluto dal governo di destra e stilato nel ddl Calabrò ce sarà votato alla Camera in aprile.

di Simona Maggiorelli

 

Ignazio Marino

Dopo l’ultimo via libera da parte della commissione Giustizia guidata da Giulia Bongiorno il ddl Calabrò sul testamento biologicoè approdato alla Camera per la discussione. In fretta e furia. Con un palese dietrofront da parte di Futuro e Libertà che ha dato parere positivo. Intanto, da parte della maggioranza, torna ad alzarsi una raffica di attacchi ideologici. Bersaglio di turno, mentre scriviamo, è il solito Roberto Savino, reo di aver dato un suo contributo in video all’happening teatrale Le ragioni del cuore, alla Sala Umberto a Roma, a cui hanno partecipato anche Ignazio Marino e Peppino Englaro.

Senatore Marino, Saviano è accusato di fare propaganda pro eutanasia. La maggioranza continua ad alterare i contenuti del dibattito?

Da parte della maggioranza di destra non c’è alcun interesse a cogliere gli aspetti scientifici della questione: cioè il fatto che alimentazione e idratazione artificiale sono terapie mediche e non si fanno col cibo che si compra al supermercato. Parliamo di terapie che, per esempio, negli anni 70 quando mi sono laureato in medicina erano ancora in fase di sperimentazione clinica. La maggioranza non vuole riconoscere fatti ovvi per il resto del mondo e per la comunità scientifica internazionale. Di fronte alle affermazioni della maggioranza l’Ordine dei medici ha ritenuto di doversi riunire per scrivere un documento in cui viene ribadito che alimentazione e idratazione artificiale sono trattamenti sanitari.

Il ddl Calabrò sul testamento biologico non considera neanche la volontà dei cittadini

Questa maggioranza non tiene conto che circa l’80 % degli italiani, cattolici e non, vogliono decidere con l’aiuto del proprio medico e dei familiari a quali terapie sottoporsi o meno. Lo rilevano studi di un numero molto elevato di società scientifiche. Nello spettacolo Le ragioni del cuore lo dico con una battuta: i confini della dignità della persona e delle terapie non li può stabilire chi ha vinto le elezioni, chiunque sia. Sono aspetti così importanti per la vita umana che ridurli a un conflitto ideologico è molto grave. Senza contare che viene data una accelerazione proprio ora, quando il Presidente del Consiglio Berlusconi si trova in grande difficoltà. Già un anno fa voleva fare passare questo biotestamento come decreto. Lo fermò il Presidente della Repubblica Napolitano perché vi ravvedeva dei principi di incostituzionalità. La legge, così, è rimasta a lungo nei polverosi cassetti della Camera ed è stata ritirata fuori quando spaccare Futuro e libertà è diventato prioritario per gli equilibri del governo, non certo per attenzione alla vita delle persone che vivono in Italia. Ora che la reputazione del Premier è internazionalmente in caduta libera, guarda caso, questo tema diventa di nuovo importante. Mi sembrano i presupposti peggiori per ciò che un Parlamento deve fare: un servizio al Paese.

Nel libro Testamento biologico (Il Mulino) Giorgio Cosmacini scrive che se un tempo si temeva la morte apparente oggi si teme la vita apparente, ovvero solo biologica, attaccati alle macchine. Che ne pensa?

Quello che dice Cosmacini è vero, una volta c’era la paura di essere sepolti vivi. Io stesso ricordavo nel libro Nelle tue mani pubblicato da Einaudi che nell’800 si usavano test rudimentali. Per esempio uno specchietto da mettere davanti alla bocca. Se si appannava si riteneva che la persona fosse ancora viva. Poi in anni recenti si è arrivati all’idea di morte cerebrale e c’è stato un grande sviluppo scientifico. Oggi straordinarie tecnologie ci permettono di costruire “ponti” su altre sponde perché una persona possa riprendere a camminare. Ma a volte l’altra sponda non c’è e bisogna riconoscere che quel ponte non ci porta da nessuna parte. Il punto discriminante è avere la possibilità di restituire alla persona una integrità mentale perché possa di nuovo avare una vita di relazione. E’ giusto tutelare chi vuole usare le tecnologie in ogni caso, ma chi le rifiuta se inutili deve essere altrettanto rispettato. Arrivare a scrivere una legge in questi termini con questa maggioranza arrogante e violenta temo sia impossibile. Una legge sul biotestamento deve avere contenuti giuridici non etici, questi ultimi ognuno deve poterli trovare da sé.

Se passare questa legge che parla di «indisponibilità della vita» e che, di fatto, cancella il consenso informato cosa accadrebbe?

Sarebbe un dramma per i pazienti e per i medici. Il fatto che le dichiarazioni anticipate non siano vincolanti per il medico scoraggia le persone dal sottoscriverle. In più all’articolo 3 si dice si dovrà essere sottoposti in ogni caso ad alimentazione e idratazione forzate anche se si è dichiarato il contrario. Così i medici sarebbero obbligati per legge a disobbedire al loro codice deontologico. Alla fine ci sarà un aumento esponenziale di ricorsi in tribunale.

Il giurista Stefano Rodotà paventa norme da Stato etico. Il governo già parla di agenda etica. E alcuni provvedimenti mettono in allarme. Un emendamento al Milleproroghe permette la schedatura di chi ricorre alla fecondazione assistita?

Ho chiesto per iscritto una opinione al presidente del Senato come arbitro supremo e al garante della Privacy. Non si può mettere in un Milleproroghe un emendamento che cambia la legge 40, senza previo dibattito nella Commissione sanità. Oltretutto permetterebbe al Ministero di chiedere qualunque dato su coppie che si rivolgono ai centri di fecondazione assistita. Una invasione di campo inammissibile. Specie per un governo che ogni dì invoca la privacy sulla vita sessuale del Premier!

A che punto è il lavoro di inchiesta della commissione Sanità sugli Opg?

Abbiamo messo a punto un data-base sul 30 % delle persone che sono internate in Opg senza che rappresentino un pericolo sociale. Pazienti che, invece, potrebbero essere curati nei servizi territoriali di competenza. Parliamo di persone che vivono in condizioni disumane, nella sporcizia, in stanze di 9 metri con letti a castello per 8 persone. Come commissione Sanità abbiamo chiesto l’immediato rilascio dei 10 milioni di euro stanziati nella finanziaria 2008. Occorre cercare un altro tipo di cura e di assistenza per persone che, per esempio, un quarto di secolo fa hanno compiuto reati come vestirsi da donna e andare davanti a una scuola o come simulare di avere un’arma per rubare 7mila lire nel 1992.

In questi giorni si torna a parlare di spesa militare e di aiuti italiani al dittatore Gheddafi…

Il nostro governo ha allertato i nostri Eurofighters. Fanno parte di un tot di macchine da guerra per le quali questo governo stanzia 29 miliardi di euro. Purtroppo non credo salveranno una sola vita umana in Libia. Destinare quei soldi al miglioramento del nostro sistema sanitario nazionale sarebbe un’azione molto più efficace.

da left-avvenimenti

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Testamento biologico. Daremo battaglia

Pubblicato da Simona Maggiorelli su febbraio 6, 2011

Proprio nell’anniversario della morte di Eluana il Consiglio dei ministri vara una strumentale giornata nazionale degli stati vegetativi. E dal 21 febbraio torna in Aula la proposta di legge Calabrò che limita  il diritto di autodeterminazione. E la presidente dell’Associazione Luca Csocioni, la deputata Maria Antonietta Coscioni promette: ” non resteremo in silenzio”

di Simona Maggiorelli

Onorevole Coscioni Il Tar della Lombardia ha bocciato come “illegittima” la disciplina varata nel 2008 dalla Giunta Formigoni perché il termine fissato delle 22 settimane contrasta con la legge la 194 sull’aborto. il Presidente della Regione Lombardia ha commentato: «questa sentenza è antiscientifica». Che dire?
Il commento del presidente della Regione Lombardia è ridicolo e neppure da prendere in considerazione. Roberto Formigoni non credo abbia alcun titolo per stabilire quello che è o non è scientifico. La sentenza comunque stabilisce non tanto la scientificità della “disciplina” Formigoni, quanto il fatto che ha prevaricato i suoi compiti e funzioni. Non è materia che debba e possa essere disciplinata dalle Regioni, ma dallo Stato.

Ignorante anche della tradizione cattolica di seppellire i feti abortiti in terra sconsacrata, il presidente Formigoni gli fa il funerale con tutti i crismi. Cosa è accaduto in Lombardia? Ci sono altre Regioni che ne seguono l’esempio?
Anche il “nuovo” Piemonte del leghista Roberto Cota, se non sbaglio, segue la strada formigoniana. Speculazione? Demagogia? In Lombardia, ad ogni modo, è stata sistematicamente occupata la sanità, militarmente vorrei dire, da parte di Comunione e Liberazione e del suo braccio economico, la Compagnia delle Opere. E la sanità, è noto, costituisce un lucrosissimo affare: cliniche e ospedali devono soggiacere ai diktat di Comunione e Liberazione, come documenta il libro La lobby di Dio (Chiarelettere), di Ferruccio Pinotti, un giornalista peraltro cattolico. Lettura illuminante (vedi Left n.46 del 26 novembre 2010) su quello che accade in Lombardia e non solo in quella Regione.

La neonatologia ha dimostrato scientificamente che solo dalle 24 settimane il feto ha possibilità di vita autonoma. (La Carta di Firenze dice addirittura da 25 settimane). Perché la sinistra e le forze politiche progressiste stentano a fare proprie le acquisizioni della scienza lasciando che si continui a dare dell’assassina a chi abortisce?
Bella domanda. Però, riguarda il PD, e se si vuole Di Pietro e Vendola, non certo noi Radicali, che abbiamo promosso e animiamo un’associazione, la “Luca Coscioni”, che ha per suo obiettivo e ragione costitutiva la libertà di ricerca. Ricordo che il nostro slogan-programma è: “Dal corpo del malato al cuore della politica”, e questo significa appunto che crediamo che i cosiddetti temi scientifici, al pari di quelli che oggi si dicono etici, sono questioni sociali. Siamo anche gli unici ad aver organizzato due congressi mondiali, proprio per rendere “politici e sociali” queste questioni.

Per Mimesis sono appena usciti gli Atti del secondo congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica che avete organizzato al Parlamento Europeo. Anche in base a quell’iniziativa di respiro internazionale cosa pensa di certi media italiani che trasmettano servizi per dire che il feto in utero ci vede e che il feto di pecora sogna? Per non parlare poi dei casi di risveglio dal coma che sulla stampa vengono contrabbandati per miracolosi risvegli da stati vegetativi permanenti?
I danni che determina questo modo di procedere sono sotto gli occhi di tutti. La sistematica e pervicace disinformazione fa sì che queste questioni, che sono in realtà semplicissime e comprensibili da tutti, diventino ostiche. Lo abbiamo visto anche in occasione del referendum sulla legge 40 in materia di fecondazione assistita, ma potrei fare tantissimi altri esempi. Ma del resto, per tornare al caso Lombardia di cui parlavamo prima, si lascia che in certi ospedali siano affissi manifesti del sedicente Movimento della vita, dove si fa vedere un feto con fattezze ormai umane e la scritta: “Mamma, non uccidermi”. Ecco, se questa è la semina, il raccolto non può che essere quello che è. Il problema fondamentale è garantire e tutelare la volontà del paziente, dell’interessato; che al contrario è quotidianamente minacciata e pregiudicata.

Nel Libro bianco stilato dal sottosegretario alla Salute Roccella si equiparano gli stati vegetativi a una grave disabilità. Cosa ne pensa?
L’educazione e il buon gusto mi impediscono di dire cosa penso delle esternazioni e delle iniziative del sottosegretario Eugenia Roccella. Sono un quotidiano insulto all’intelligenza. Francamente mi riesce incomprensibile capire la ragione per la quale, con una furia sistematica demolisce tutto quello che ha caratterizzato e “segnato” i suoi primi vent’anni….

Il tribunale di Firenze il 12 gennaio ha detto sì al testamento biologico accogliendo il ricorso di un cittadino e sottolineando che la libertà di scegliere a quali trattamenti sottoporsi è garantita dalla Carta. Ma Casini chiede di calendarizzare il voto sul biotestamento. E per il 9 febbraio, anniversario della morte di Eluana, il Consiglio dei ministri ha indetto la Giornata nazionale degli stati vegetativi. Come  risponderete?
Posso dire che con le mie compagne e i miei compagni radicali e dell’Associazione Luca Coscioni, dentro e fuori le istituzioni continueremo a dare battaglia, come abbiamo fatto finora; centuplicheremo i nostri sforzi. Il problema sarà quello di riuscire a coinvolgere i partiti di opposizione ma non solo: anche nel centrodestra ci sono personalità laiche sensibili a questi temi. Penso, per esempio, alla collega Chiara Moroni e ai tanti come lei, che mal sopportano la deriva clericale e vaticana di cui è preda il PdL o quello che ne resta. Per il 9 di febbraio, in particolare, nella sala Mappamondo della Camera dei Deputati con i colleghi Livia Turco, Ferruccio Saro,  e la stessa Chiara Moroni presenterò il libro Gli ultimi giorni di Eluana (Biblioteca dell’immagine) del professor Amato De Monte e Cinzia Gori che hanno accompagnato Eluana negli attimi finali. Fondamentale riguardo a questa battaglia  sarà il ruolo giocato dai mezzi di informazione: è il presupposto fondamentale, una corretta informazione. Non per un caso noi Radicali, Marco Pannella per primo, siamo preclusi dai programmi di approfondimento politico della RAI e di Mediaset. Se la ricorda l’ultima volta che ha visto Pannella a Porta a porta o a  Ballarò?.

dal settimanale left-avvenimenti

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Un altro sano colpo alla legge 40

Pubblicato da Simona Maggiorelli su ottobre 17, 2010

Fonte: ANSA 2010

Il tribunale di Catania ha sollevato la questione di legittimità costituzionale sulla parte della legge 40 che vieta la fecondazione eterologa, quella con seme o ovuli che arrivano da donatori esteri. Un sentenza che ricalca in parte quando già stabilito con sentenza del tribunale di Firenze due settimane fa. A spiegarlo è stata l’avvocato Marilisa D’Amico, docente di diritto costituzionale all’università di Milano, del collegio di difesa della coppia che ha fatto ricorso. “Non si può discriminare una coppia in ragione del grado di sterilità”: una coppia che non ha ovuli o seme in base alla legge italiana, spiega l’avvocato Marilisa D’Amico che ha seguito il ricorso assieme agli avvocati Costantini, Clara e Papandrea, non può infatti fare uso delle tecniche di fecondazione assistita perché è vietato l’utilizzo di materiale genetico (appunto ovuli o seme) esterni alla coppia. E’ sulla base anche di questa considerazione che è stato presentato il ricorso urgente che ha portato al rinvio della legge 40 all’esame della Corte Costituzionale, per la seconda volta in pochi giorni e sempre sul tema della fecondazione eterologa, caposaldo della legge italiana. “Il tribunale di Catania ha sollevato la questione di legittimità costituzionale del divieto assoluto di fecondazione eterologa – ha aggiunto il legale – rispetto al principio di eguaglianza, diritto alla saluta e conformità delle norme italiane a quelle europee”. Il ricorso era stato impostato non solo rispetto alla sentenza della Corte Europea che aveva condannato la legge austriaca, simile a quella italiana, ma soprattutto riguardo ai principi costituzionali italiani.

LEGALI COPPIA FIRENZE, MASSIMA SODDISFAZIONE - “Esprimiamo massima soddisfazione perché sulla scia del tribunale di Firenze anche il tribunale di Catania ha sollevato la questione di costituzionalità relativa al divieto di fecondazione eterologa della legge sulla fecondazione assistita”. Così gli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini – che hanno già seguito il caso della coppia di Torino che ha ottenuto dai giudici di Firenze il rinvio alla Consulta della legge 40 in relazione al divieto di fecondazione eterologa – commentano il secondo rinvio alla Corte Costituzionale sul divieto di eterologa della legge 40/04. “A dispetto delle obiezioni e delle critiche di taluni all’indomani dell’ordinanza fiorentina – afferma Baldini – il tribunale di Catania con analoghe argomentazioni rinvia la legge 40 alla Consulta “. Con l’ordinanza di Firenze, sottolinea inoltre Gallo, anche vice segretario dell’associazione Coscioni, “abbiamo aperto una strada di affermazione giuridica di diritti per coppie che hanno perso irrimediabilmente il loro potenziale riproduttivo; la Corte Costituzionale è chiamata a verificare non solo che siano rispettati i diritti costituzionalmente rilevanti ma anche l’affermazione di diritti riconosciuti dalla Carta Europea dei diritti dell’uomo”.

COSCIONI, ENNESIMA VITTORIA DEL DIRITTO – “Sta accadendo quello che avevamo ampiamente previsto: una legge malfatta, il cui unico intento è quello di vietare e punire, che non ha riscontro con la legislazione europea, che viola i principi costituzionali e le elementari norme del buon senso e non regge al peso delle sue stesse contraddizioni”. Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, saluta come “un’importante vittoria del diritto e delle ragioni dell’umanità” la decisione del tribunale di Catania. “Ora attendiamo fiduciosi il pronunciamento della Corte Costituzionale – aggiunge Coscioni – E’ però evidente che la risposta ‘politica’ a una questione aperta non può che venire dalla politica stessa. In Parlamento ci sono, sia nell’ambito del centro-sinistra che del centro-destra, forze autenticamente liberali e laiche e non asservite a logiche clericali. E’ a loro – conclude – che rivolgo un appello perché questa legge medioevale e assurda sia modificata”.

ROCCELLA, PROSEGUE ATTACCO IDEOLOGICO – “E’ evidente che prosegue l’attacco ideologico alla legge sulla procreazione assistita che invece ha già resistito perché è stata sostanzialmente confermata dalla pronuncia della Corte Costituzionale del 2009 e ha ormai dimostrato di dare buoni risultati”. Così il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, commenta a margine di un convegno il nuovo rinvio alla Corte Costituzionale della LEgge 40 da parte del Tribunale di Catania. Roccella si è detta comunque “fiduciosa” rispetto alla nuova pronuncia che dovrà arrivare dalla Suprema corte “che già ha mantenuto l’impianto della legge. La Corte Costituzionale, ha proseguito Roccella, “penso vorrà tener conto delle intenzioni del Legislatore e della volontà popolare visto che la legge è stata confermata dal referendum, che erano quelle di mettere le coppie infertili nella stessa condizione di quelle fertili, non di usare la procreazione medicalmente assistita come forma di procreazione”. La fecondazione eterologa, attualmente proibita dalla legge e punto sul quale la coppia di Catania ha fatto ricorso, “provoca – ha sottolineato il Sottosegretario – moltissimi problemi a partire della compravendita degli ovociti, passando per lo sfruttamento delle donne” con le pratiche dell’utero in affitto, oltre a “mettere in discussione il diritto del bambino a conoscere e avere informazioni sui propri genitori biologici che è anche un rischio per la salute”. Non bisogna poi “sottovalutare e considerare le ricadute sociali di alcuni fenomeni come la fecondazione eterologa e vedere la questione solo in termini ideologici e ‘diritti’”. “Questa legge – ha concluso Roccella – è molto saggia e riesce a equilibrare le garanzie dei diversi soggetti coinvolti”.

BIANCHI (UDC), NON DECIDANO I TRIBUNALI – “E’ un paradosso Made in Italy: quando ci sono delle buone leggi, si fa di tutto per scardinarle”. Così Dorina Bianchi, vicepresidente dei senatori Udc e correlatrice della legge 40, la legge sulla procreazione medicalmente assistita, commenta la sentenza del tribunale di Catania. “Se proprio bisogna rivedere la legge – afferma l’esponente centrista – la strada migliore è quella che passa per il Parlamento, non certo per i tribunali. E questo vale soprattutto se si deve decidere sui delicati temi di bioetica”.

Ansa 22 ottobre 2010

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Ignazio Marino: lenti nuove per la sinistra

Pubblicato da Simona Maggiorelli su settembre 1, 2010

Il senatore del Pd e chirur racconta al settimanale Left-avvenimenti le priorità della politica in Italia, in un impietoso confronto con l’America di Obama: la svolta Usa sulle staminali. E le ricadute sociali della ricerca. Di fronte al progresso della scienza la politica non può chiudere gli occhi. E anche nel Pd serve una svolta

di Simona Maggiorelli

Ignazio Marino

Sembrava fatta. Barack Obama pareva riuscito a far digerire a cristiani e conservatori quella che il senatore Pd Ignazio Marino definisce «una svolta epocale». Ovvero un forte investimento pubblico su un promettente settore scientifico come la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Ma per tentare di fermare i test clinici appena avviati con l’ok della Food and drug administration, le lobbies religiose Usa si sono rivolte ai tribunali. E con una sentenza di 15 pagine un giudice distrettuale, pochi giorni fa, ha disposto il blocco dei finanziamenti federali alla ricerca con embrionali, perché in contrasto con una legge del 1996 contro «la distruzione di embrioni umani».

Una sentenza che, secondo Irving Weissman, direttore dello Stanford institute for stem cell biology and rigenerative medicine, intervistato dal Los Angeles Times rischia di imporre un nuovo, duro, stop alla ricerca Usa. Di fatto il presidente Obama, che dopo la sentenza ha ribadito di non voler abbandonare questo ambito di ricerca al privato, ora ha di fronte due strade: o ricorrere in appello o rivedere le linee guida.

Convinto sostenitore di Obama, ilsenatore Marino che da chirurgo ha lavorato a lungo negli Usa, commenta: «C’era da aspettarsi una reazione negativa della parte più conservatrice del Paese. E l’eco che sta avendo sui giornali oltreoceano prova quanto là le questioni di scienza tocchino la società e facciano discutere pubblicamente». Dunque non teme una retromarcia? «Non ho elementi per dirlo, ed è tutto da valutare quanto questa sentenza di tribunale possa incidere davvero. Ma soprattutto – sottolinea Marino – c’è ancora molto da riflettere sulla straordinaria svolta avviata il 9 marzo 2009 dalla decisione di Obama di eliminare le restrizioni sulla ricerca sulle staminali embrionali, fin lì esclusa dai finanziamenti pubblici. Una decisione presa in forte discontinuità con Bush, e nata anche per non far perdere agli Usa il ruolo di leader nella ricerca »
Intanto Berlusconi millantava: batteremo il cancro!
Lo ha scritto addirittura nel suo programma di governo. Obama firmando l’atto esecutivo pronunciò ben altre parole: «Non possiamo assicurare con certezza che troveremo le cure che cerchiamo». Nessuna promessa fallace, pur avendo la consapevolezza che bisogna cercare nuove cure con urgenza per quei malati che non hanno speranza. Con decisione e senso di responsabilità dobbiamo percorrere le acque “senza mappa” della ricerca.
La ricerca con embrionali a che punto è negli Stati Uniti?
In California la Geron corporation ha fatto molti test su roditori. Ma perlopiù avevano dato risultati negativi: si erano formate come delle cisti nei punti in cui erano state iniettate staminali embrionali. Poi questa complicanza è stata superata. Da ambienti scientifici americani so che queste cellule sembrerebbero trasformarsi in cellule di supporto neurale, ovvero cellule che servono per la continuità del nostro sistema nervoso. Iniettate in giovani pazienti costretti su sedie a rotelle da un trauma alla spina dorsale dovrebbero riuscire a ripristinare la comunicazione tra i nervi. Dovrebbero permettere, cioè, il percorso del segnale nervoso attraverso il midollo spinale e dunque portare al miglioramento quando non proprio alla guarigione.
Queste ricerche hanno ricadute sociali che la politica non può eludere?
All’assemblea nazionale del Pd il 21 maggio scorso ho cercato di dirlo: un partito moderno, come forza intellettuale e di pensiero, dovrebbe avere un’attenzione specifica ai drivers del futuro, scientifici e tecnologici. Scoperte o percorsi scientifici come questo di cui stiamo parlando devono interrogarci. Così come ci devono stimolare domande e progetti come la cellula artificiale di Craig Venter. L’ho incontrato di recente, sta lavorando con l’obiettivo ambiziosissimo di costruire nuove forme di vita biologica, in particolare microrganismi capaci di metabolizzare sostanze tossiche come quelle diffuse, per esempio, da una dispersione di petrolio. E ancora: come politici in Italia dovremmo domandarci quale è la decisione giusta da prendere sulle migliaia di embrioni congelati che si trovano nelle cliniche d’infertilità e che non verranno mai utilizzati per far nascere bambini.
Che fine ha fatto la costosa biobanca per embrioni congelati dell’ex ministro della Salute, Sirchia?
Quella biobanca ebbe un finanziamento importante e doveva raccogliere a mo’ di anagrafe tutti gli embrioni congelati sparsi nelle varie cliniche. Il finanziamento  fu varato ma il progetto è rimasto sulla carta. C’è da chiedersi: è più logico, intelligente o morale lasciarli così a perdere ogni vitalità o prelevarne cellule che potrebbero, forse, permettere a pazienti oggi immobilizzati di alzarsi? è sciocco far finta che tutto questo non esista. O pensare che si tratti di un dibattito fra Washinghton e Manhattan. Sono  temi di un dibattito con caratteristiche globali, epocale. Non si potrà impedire che migliaia di malati riprendano a sperare in una cura. E sarà difficile biasimare chi vorrà continuare a lottare contro la sua malattia cercando scientificamente una terapia.
In Italia non c’è una legge che proibisca la ricerca con embrionali ma i finanziamenti pubblici vanno solo a progetti con  staminali adulte...
è una situazione  paradossale: la legge 40 impedisce agli scienziati che si occupano di embrionali di prelevarle da embrioni. Ma non gli impedisce di importarne dall’estero. è incredibile l’ipocrisia di chi ha voluto la legge 40. E lascia sbigottiti il modo di procedere del governo Berlusconi. Perché un atto o è immorale e allora non si può chiedere a un altro di compierlo per te, oppure è un atto lecito e allora deve essere consentito. Io ho cercato di dare un contributo. Ma in questa estate di occhi puntati sulle liti interne al Pdl, è passato sotto traccia. Nella legge Gelmini siamo riusciti a inserire un articolo a mia firma che permetterà di assegnare fondi pubblici alla ricerca non più su base discrezionale ma con il meccanismo internazionale della peer review. Significa che non saranno più ministri o altri a distribuire a piacimento i soldi. Le ricerche saranno valutate in base a un giudizio “fra pari”. Le commissioni giudicheranno anonimamente i progetti. Inoltre il 30 per cento dei “giudici” saranno scienziati stranieri. Insomma, la peer review porta un criterio di trasparenza che impedirà che si verifichino situazioni in cui, su base personale o ideologica, un governo o un ministero decide a chi dare o non dare i finanziamenti.
Come è accaduto in Italia.
Il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) raccomanda di inserire la bioetica nelle scuole superiori. Ma che tipo di
insegnamento passerebbe?

Sono sbigottito di questa proposta. Il Cnb è un organismo di nomina politica, designato dal governo in carica. La laicità contenuta nella nostra Costituzione  dovrebbe essere la nostra stella polare… non vorrei che nelle scuole, viste le politiche di questo governo, si spacciassero per nozioni scientifiche giudizi di natura etica. Sarebbe sbagliato, in ogni caso, indipendentemente da chi è al governo. Al contrario è fondamentale che siano finanziati programmi che diano agli studenti la possibilità di conoscere le scoperte scientifiche, come funzionano i laboratori di ricerca e i centri avanzati che esistono in Italia nonostante i feroci tagli ai finanziamenti.  E invece ecco cosa vorrebbe finanziare il governo di centrodestra, con una legge a primo firmatario La Russa, con Meloni e Tremonti: hanno chiesto fondi per 20 milioni di euro per aumentare il contatto dei nostri giovani con le caserme, perché vi trascorrano una settimana per imparare a sparare con la pistola.
E l’opposizione?
Ecco, noi di sinistra dovremmo dire che tipo di visione immaginiamo. Io immagino un tipo di società che usi la scienza per aiutare le persone che soffrono per malattia, per rispondere a chi si trova in difficoltà sociale, per offrire energia pulita…
Insomma, a sinistra serve una decisa svolta culturale?
Una sinistra che lavora e legge il nostro pianeta con le lenti e il dizionario del secolo passato è una cultura destinata a fallire. Abbiamo bisogno di lenti nuove e forse anche di dirigenti nuovi.

da left- avvenimenti del 27 agost0 2010

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Ru486 e pillola del giorno dopo. Dalla parte delle donne

Pubblicato da Simona Maggiorelli su giugno 26, 2010

Nonostante il via libera dell’Aifa alla pillola Ru486, il governatore regionale, Renata Polverini, vara autonome linee guida  per la sua somministrazione. Intanto con una proposta di legge regionale si vuole imporre per legge la difesa del diritto alla “vita” nei consultori

di Simona Maggiorelli

Ru486

«Le donne hanno atteso a lungo un farmaco che le facesse abortire in modo insieme sicuro e privo di effetti collaterali, per fortuna è arrivato il mifepristone». Con queste parole lo studioso americano Adam Schaff ha siglato un’importante ricerca sul farmaco abortivo pubblicata sulla rivista scientifica Contraception. Lo ricorda il ginecologo Carlo Flamigni a incipit del suo Ru486, non tutte le streghe sono state bruciate (L’asino d’oro edizioni) scritto con Corrado Melega. Un libro di cui left si è già occupato e che qui non esitiamo a riproporre. Non solo per l’autorevolezza dei due autori ma anche per il suo significato politico e civile nel fare piazza pulita delle molte fandonie che si ascoltano nel nostro Paese su questo farmaco. Anche da componenti del governo Berlusconi. A cominciare dalla sottosegrataria alla Bioetica, Eugenia Roccella.

Ma proprio interventi ideologici come quelli di Roccella che non ha esitato a parlare di «kill pill» per indicare la Ru486 e a usare altre definizioni che poco si attagliano a una pillola validata dall’Oms e dalla comunità scientifica internazionale. Ma fare terrorismo e ostruzionismo per impedire che le donne possano abortire senza dolore e senza sentirsi dare delle assassine sembra la priorità di un centrodestra genuflesso ai diktat vaticani. Nonostante la legge 194. Trovando illegalmente i modi per disapplicarla. E in scia con tutto questo il governatore regionale Renata Polverini ha varato le linee guida della Regione Lazio per la somministrazione della Ru486 in regime ospedaliero. Chiedendo a ciascuna struttura di mettere a disposizione due posti letto per casi di aborto farmacologico.

Un provvedimento che la ginecologa Mirella Parachini dell’ospedale San Filippo Neri e dirigente dell’Associazione Luca Coscioni non esita a definire «schizofrenico», in un momento di tagli alla sanità come questo. «Tenere fermi dei letti per interventi che sarebbero da day hospital è un controsenso – spiega – specie quando non ce ne sono abbastanza per chi ha patologie ginecologiche da ricovero». Intanto nelle settimane scorse una signora che ha scelto la Ru486 per abortire, dopo essersi rivolta all’ospedale Grassi di Ostia, ha dovuto attendere i tempi che richiede l’acquisto ad personam del farmaco, secondo la procedura usata prima che l’Aifa desse il via libera alla commercializzazione. Le linee guida non erano ancora state varate e nessuno, di fatto, si è preso la responsabilità di somministrare la Ru486. «Come è possibile che la classe medica non possa usare farmaci registrati?» si domanda indignata la ginecologa Parachini.

E la marcia contro la 194, nel Lazio, avanza ancora. Anche con quattro firme del maggior partito di opposizione, il Pd. Figurano sulla proposta di legge regionale presentata da Olimpia Tarzia di Scienza e vita. Una norma che propone di ristrutturare i consultori, aprendo a quelli privati d’impostazione religiosa per difendere valori etici (quali?) e il diritto alla vita del figlio concepito, «già considerato membro della famiglia». Purtroppo l’equiparazione che la legge 40 stabilisce fra embrione e persona ha fatto scuola. Qui, in barba a ogni evidenza scientifica, l’embrione o feto che sia, viene detto «figlio» e «membro della famiglia». Il tentativo è di riportare il Paese nella condizione di arretratezza e di mancanza di diritti in cui si trovava prima di conquiste civili fondamentali come la legge 194 che liberò le donne dai ferri delle mammane.

da left-avvenimenti del 25 giugno 2010

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l’aborto non è assassinio

Pubblicato da Simona Maggiorelli su giugno 26, 2010

intervento all’Università Roma III, 17 maggio 2008

di Simona Maggiorelli

Ru486

Pochi giorni fa, proprio in occasione del
trentesimo anniversario della approvazione della legge 194,Benedetto XVI è tornato a proclamare la posizione della Chiesa di Roma sull’interruzione della gravidanza. L’occasione  per questa sua ennesima ingerenza negli affari dello Stato italiano da parte del capo dello Stato vaticano è stata, il 12 maggio scorso, l’udienza accordata a esponenti del Movimento della Vita.  «Se guardiamo ai tre decenni trascorsi –  e consideriamo la situazione attuale, dobbiamo riconoscere che difendere la vita oggi è diventato più difficile perché si è creata una mentalità di svilimento progressivo del suo valore», ha detto il Pontefice, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa.
L’aborto, per il sommo pontefice, sarebbe una piaga, un flagello da combattere nella società . In particolare quella italiana.  Tralasciando per un attimo l’ legittimità di un tale intervento a gamba tesa nella legislazione di uno stato straniero come lo è l’Italia, per lo Stato Vaticano, va detto che si tratta di un’affermazione del tutto falsa. Trent’anni fa in Italia, secondo stime dell’Organizzazione mondiale della sanità(Oms), gli aborti erano circa un milione e duecentomila, oggi gli aborti legali sono circa centomila. Un decino di trenta anni fa. Un dato che parla da solo.  E  a trent’anni della sua approvazione,  la legge 194 continua ad essere una buona legge.

Le ricerche ufficiali dell’Istituto superiore di Sanità ( pubblicate ufficialmente, di anno in anno sul suo sito) dicono che , da allora, in Italia gli aborti legali sono diminuiti del 44%. E se poi  agli aborti legali si sommano quelli clandestini il calo risulta essere del 75% . In pratica si è passati dai circa 585mila aborti del 1982 ai 150mila del 2006. Ad abortire,  negli ultimi anni, sono state soprattutto le immigrate provenienti da Paesi dove l’aborto è vietato e mancano informazioni sulla contraccezione. Ma studi recenti ci dicono anche che quelle stesse immigrate, dopo qualche tempo che vivono in Italia, ricorrono meno all’interruzione di gravidanza e  al tempo stesso e fanno meno figli.

Così, in barba ai discorsi ideologici e assai poco scientificamente fondati del nuovo governo Berlusconi che, per bocca della sottosegretaria Eugenia Roccella chiede di fare un tagliando della legge 194, ci sentiamo di poter dire – insieme con la Federazione nazionale dell’Ordine dei medici – che la 194 è una buona legge. A distanza di 30 anni ancora solida e moderna.

A partire da quell’articolo 15 che raccomanda “l’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità psicofisica della donna e meno rischiose per l’interruzione di gravidanza”. Che implica già – per esempio – la possibilitàdell’aborto farmacologico, come tecnica meno invasiva per le donne, rispetto all’aborto chirurgico. Con buona pace di chi, come Francesco Storace quando era ministro della Salute, ha cercato di imporre in Italia una anacronistica e immotivata nuova sperimentazione della Ru486, un farmaco che è in uso in Europa da dieci anni ed è indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità fra i farmaci essenziali.
Ma c’è anche un altro aspetto di modernità della legge, che val la pena di ricordare: la 194 non fissa un limite temporale per l’aborto
terapeutico. Il legislatore nel ‘78 fu assai più avveduto e aperto di quanto ci prospetti il dibattito politico attuale. Basta pensare al recente indirizzo
applicativo della legge 194 raccomandato dalla Regione Lombardia. Il presidente Roberto Formigoni non si è limitato a  invitare le donne che abortiscono a fare il funerale all’embrione di poche settimane (il che potrebbe anche far sorridere chi, non del tutto ignorante, sa bene che a quello stadio si tratta di poco più che un agglomerato di cellule) ma pretende di fissare un limite all’aborto terapeutico alla 21esima settimana. O, tutt’al più, dalla 22esima e 3 giorni.

Decisione , proprio la settimana scorsa dichiarata illegittima dal Tar della Lombardia e che già molti ginecologi avevano definito “una  vera e
propria canagliata”, proprio perché in quel torno di settimane matura la possibilità di capire con più chiarezza, con gli strumenti diagnostici attuali,
la vera entità del deficit del feto. Ma soprattutto perché, come dimostra la moderna  neonatologia  solo intorno alle 24 settimane il feto comincia ad avere possibilità di vita autonoma, fuori dell’utero. Un seme di una pianta, caduto casualmente sul terreno, –  assicurano gli scienziati-  avrebbe più
possibilità di vita  di un feto che non abbia ancora raggiunto i sei mesi nella pancia materna.
Ma Ratzinger  insiste invocando – fuori da ogni realtà di scienza –  una tutela per l’essere umano, a suo dire, “già pieno e completo
fin dal concepimento, benché informe nell’utero materno”. “Essere informe – continua il papa- “sul quale si pone già lo sguardo benevolo e amoroso degli occhi di dio”. E così Giuliano Ferrara, mettendosi in scia con il suo capitano Achab di bianco vestito, ha varato la sua lista pro life, proponendo un’odiosa moratoria contro l’aborto – odiosa perché falsa , antiscientifica – in analogia con la pena di morte, mentre il premier  Berlusconi, facendo a chi la spara più grossa, ha annunciato già da alcuni mesi di voler addirittura cambiare lo statuto dei diritti dell’uomo suggerendo all’Onu di fare propria la tutela del diritto alla vita, fin dal concepimento.

E tutto questo mentre l’Europa va in tutt’altra direzione. Non solo i singoli Paesi come l’Inghilterra, la Spagna e perfino il Belgio, ormai all’avanguardia nella ricerca scientifica sulle staminali embrionali e sulla clonazione terapeutica. Ma  L’Europa tutta dopo che, alla metà di aprile, la Commissione Pari Opportunità del Parlamento Europeo ha proposto  con successo un documento per favorire l’accesso delle donne all’interruzione di gravidanza . In pratica il documento del Parlamento europeo  sollecita gli Stati membri del Consiglio d’Europa che ancora non l’hanno fatto – Andorra, Irlanda, Malta e Polonia – a depenalizzare l’aborto, ma denuncia  anche che , nei Paesi in cui l’aborto è legale, “le condizioni non
sono sempre tali da garantire alla donna l’effettivo esercizio di questo diritto”. Tra gli ostacoli indicati dal rapporto redatto dalla europarlamentare
austriaca del partito socialista Gisela Wurm: “la mancanza di dottori che accettino di praticare l’interruzione di gravidanza, i ripetuti e obbligatori
consulti medici, il periodo di tempo concesso per la riflessione e i lunghi tempi di attesa”. In più il rapporto approvato a larga maggioranza dalla
Commissione pari opportunità sottolinea anche la necessità di rendere  la contraccezione “facilmente agibile, anche dal punto di vista economico” e “di introdurre l’educazione sessuale e alla contraccezione nelle scuole”.

Per contrasto risultano ancora più netti i contorni del violentissimo attacco alla 194 in atto in Italia. Che poi, a questo punto possiamo dirlo, è un attacco all’identità stessa della donne e alla loro libertà. Ma in Italia non è faccenda di questo ultimo anno di storia, nonostante negli ultimi mesi si siano registrati fatti indegni di un Paese civile come il blitz della polizia nel reparto di ginecologia dell’ospedale di Napoli.

Volendo fare un minimo di storia  vadetto che la genesi di quello che stiamo vivendo oggi risale almeno al 2004, ovvero all’entrata in vigore della legge 40, sulla fecondazione medicalmente assistita. Ma a essere più precisi si potrebbe tornare più indietro ancora ovvero a quel febbraio 1999 quando nell’aula di Montecitorio una maggioranza trasversale approvò un emendamento alla proposta di legge sulla fecondazione assistita che introduceva il diritto soggettivo del concepito. «Questo significa che un embrione ha gli stessi diritti un bambino appena nato» disse
subito il capogruppo della Lega, Alessandro Cè.

Comunque la si pensi,questo fu un brusco cambio di rotta rispetto alle conquiste della legge 194. Basta ricordare per questo che la legge sull’aborto fu anticipata da una famosa sentenza della Corte Costituzionale del 1975 che chiariva, senza possibilità di equivoci, che non esiste equivalenza fra i diritti dell’embrione e quelli della donna. Quella sentenza, che rese possibile poi la 194, stabiliva una gerarchia fra donna e embrione a favore della prima e in nome della tutela della sua salute e integrità psico-fisica. Al contrario, la legge 40, che all’articolo 1 equipara l’embrione a una persona, basando poi, su questo punto, tutto l’ impianto di legge, riporta la donna a un medioevo in cui lei sarebbe un semplice contenitore di un’entità sacra, intangibile, il “concepito”.

Assunto fra le figure titolari di diritti. La legge 40, di fatto, considera l’embrione persona giuridica alla stregua dei soggetti già nati. Andando contro il nostro codice civile in cui “l’acquisizione di diritti è subordinata alla nascita”. Così la maternità  tornerebbe a essere un destino, non sarebbe più una scelta, maturata nel rapporto con un uomo, rapporto creativo non solo dal punto di vista del fare figli.  Dacché con la legge 40 la donna è costretta, per legge, a farsi trasferire in utero tutti anche gli embrioni  anche se malati, le è proibita l’ eterologa che perfino alla Madonna fu concessa, (come stigmatizzava una geniale copertina del settimanale “Diario” qualche anno fa che). Non sto a ricordarvi tutti gli assurdi e crudeli divieti contenuti in questa norma, mercé anche le sue linee guida, a cui l’ex ministro Livia Turco, in corner, negli ultimi dieci giorni del suo mandato ha cambiato solo alcune virgole. Tanto che a fronte della possibilità di accesso alle tecniche di fecondazione assistita da parte di coppie portatrici di malattie infettive come l’hiv resta ancora in piedi  il divieto di accesso alla fecondazione  assistita per  chi è portatore di malattie genetiche. Una storia di provvedimenti cavillosi  che affonda le radici, appunto, in quel 2005 che nonostante la valanga di firme per andare al
referendum, partorì quattro quesiti così arzigogolati e capziosi che,  cardinal Camillo Ruini o meno la gente ne fu scoraggiata. E questo gioco a confondere è oggi all’acme. Basta dare uno sguardo a come i media nazionali raccontano le vicende di cui stiamo parlando.  Con notizie  sugli anatemi del papa contro l’aborto, date prima di quelle che riguardano i provvedimenti del nuovo governo italiano.

Il lessico antiscientifico e le immagini comparse sulle maggiori testate italiane negli ultimi anni parlano di un bombardamento al napalm alla mente dei lettori, appena un poco distratti. Sui giornali di centrodestra c’è di che sbizzarrirsi da questo punto di vista. Purtroppo però non solo su quelle pagine. Si leggono quotidianamente articoli in cui si parla genericamente di vita, senza distinguere fra la vita di una pianta, di un animale e di un essere umano. Sono entrate nella routine  giornalistica locuzioni quotidiane icome “ dolce morte” per parlare di eutanasia o , ancora più impropriamente di testamento biologico.
Si parla di “tutela del concepito”, ma non è chiaro se questo “concepito” sia una morula, una blastocisti o cosa altro. In occasione dei fatti di Genova, e ancor più gravemente nel caso di Napoli, si è letto sui giornali un inaudito linciaggio pubblico delle donne che hanno abortito. Il Giornale, sulla scorta di Ferrara, ha scritto “un bambino ucciso per un reality”, quando si trattava di un aborto fatto a cinque settimane dall’inizio della gravidanza. Il corollario di sottotesto, del resto, pare, chiaro: le donne meglio a casa a fare figli. Il Foglio poi, ha fatto una campagna per la tutela della privacy
dell’embrione che  sarebbe disturbata dagli strumenti di diagnosi prenatale (resta da capire come il feto abbia potuto far sapere a Ferrara che si sentiva importunato) e ne ha fatta un’altra per denunciare un presunto dolore del feto, quando la scienza ci dice che a quello stadio non ci può essere che una reazione per riflesso e non in relazione a un sentire, dal momento che il feto non ha nessunissima attività psichica, che si realizza solo alla nascita.
L’Avvenire con i vari inserti di Scienza e vita diffusi capillarmente nelle parrocchie si è inventato la sindrome del boia, a cui sarebbero destinate tutte
le donne che abortiscono. Mentre la Ru486 viene chiamata pregiudizialmente, in modo del tutto antiscientifico, Kill pill dalla neo  sottosegretaria al
ministero del Welfare, Eugenia Roccella. E ancora nelle pagine sul recente caso di Pisa si leggevano articoli che confondevano la Ru486 con la pillola del giorno dopo (la Norlevo) che non è affatto un abortivo e sulla quale è illegale fare obiezione.
E ancora si legge di apparentemente democratiche proposte di “adozione degli embrioni orfani”, quando la parola adozione e l’aggettivo orfano afferiscono a un bambino, non certo a un agglomerato di cellule. Per non dire della bassa propaganda  vaticana che si sente sui media italiani quando ci si addentra nei temi che aprono al futuro della scienza. Un vero can can: per cui esperimenti di clonazione terapeutica, ovvero di trasferimento del nucleo di una cellula diventano esperimenti di una (del resto impossibile) clonazione umana. Gli embrioni ibridi (da cui anche Papa Woytila, pare, trasse giovamento) diventano immaginifici embrioni chimera. E questo con la complicità dei soliti,
emeriti esperti. Così il genetista Bruno Dallapiccola, fondatore di Scienza e vita ha definito “ammucchiata in provetta” gli esperimenti di alcuni
ricercatori britannici, che utilizzando materiale genetico (gameti e mitocondri) di tre soggetti con tecniche di trasferimento del nucleo, avrebbero
creato embrioni che potrebbero in futuro essere indenni dalle 40 e oltre malattie (epilessia, distrofia muscolare ecc.) ereditabili proprio dai difetti
del mitocondrio.  E pochi giorni fa si è letto: quindicenne obbligata ad abortire,  speculando sul caso di questa ragazzina che aveva già avuto una
gravidanza  a 13 e dunque bisognosa di aiuto. I giornali hanno preferito invece scagliarsi contro  la 194 che non prevede affatto l’aborto coatto. E via di questo passo. Scusate l’insistenza. E questo non senza la connivenza dei giornali di cosiddetta sinistra a cominciare da certi  specchietti riassuntivi
di Repubblica che vanificano qualunque tentativo l’articolista abbia fatto per argomentare la questione in termini di approfondimento. Ma mi viene in mente anche una storica copertina dell’Espresso che per invitare a votare quattro sì al referendum sulla legge 40 pubblicò in cover una serie di bambini racchiusi in provetta che avanzano come un esercito di homuncoli nello spermatozoo, proprio come nelle raffigurazioni medievali. L’immagine scelta dice il contrario del messaggio che, sulla carta, si vorrebbe far passare.

E qui veniamo al punto, forse il più doloroso, nel constatare le armi spuntate dei giornali nei confronti di questa massiccia campagna di disinformazione e, insieme, di colpevolizzazione delle donne rispetto all’aborto.  Dire “siamo tutte assassine”  certamente non ci offre strumenti di via d’uscita. In filigrana si può leggere: siamo tutte matte e nessuna è matta, a negare la realtà delle cose. Allora mi dico che non basta, per affrontare  la situazione in cui siamo venute a trovarci, il vecchio discorso del diritto all’autodeterminazione.  I tempi sono maturi ormai perché ci possano essere una consapevolezza e un sapere scientifico diffuso che ci permetta, finalmente, di liberarci dal giogo  di un senso di colpa lungo centinaia di anni.

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Nonostante Platone

Pubblicato da Simona Maggiorelli su aprile 27, 2009

2254752359_f3c00ba4ac_b1Il suo l’Amore è un dio uscito per Feltrinelli (dopo una fortunata serie radiofonica) è diventato rapidamente un best seller. Per la semplicità e il rigore con cui Eva Cantarella conduce i suoi lettori nell’universo della mitologia e nella vita della polis antica. Già al lavoro su un ideale seguito di quel libro, sulla vita nella Roma antica, fra un impegno accademico e l’altro, Eva Cantarella è a Firenze per il convegno Donne in rivolta,organizzato dal Maggio musicale.

Il tema scelto dalla docente di diritto greco e romano dell’Università di Milano è una originale rilettura dell’Orestea e in particolare di Clitemnestra, figura tragica per antonomasia che, con la complicità di Egisto, diventa l’assassina di Agamennone.

Professoressa Cantarella perché questa scelta?

Fra tutti i personaggi tragici femminili è quello che più è stato oggetto di riletture interessanti. Da Dacia Maraini e Valeria Parrella. In lei colpisce la violenza terribile, anche psicologica, verso i figli Oreste e Elettra. Le femministe hanno scritto che non era cattiva, originariamente violenta. Ma vittima di quella che una volta si chiamava oppressione di genere. Nell’Orestea questo non è così chiaro, ma da altre fonti emerge cheha subito ingiustizie, che ha grande dignità, forza di carattere,consapevolezza della condizione di oppressione che grava sulle donne. Una condizione da cui secondo la Clitemnestra classica se ne può uscire solo “con la scure”. Ma più a fondo il personaggio pone la necessità di riflettere su come trasformare il rapporto con l’uomo.

Da studiosa di diritto antico che cosa l’ha interessata?

Sulla scia di riletture di antichisti e letterati sono tornata a esaminare l’ultima parte della storia. Clitemnestra è morta, c’è il processo a Oreste. La sua assoluzione contiene tutto il sensodell’Orestea. È la nascita deldiritto. Ma avviene con una sentenza che stabilisce la superiorità del padre e la conseguente subalternità della donna. Le Erinni che rappresentano la passione, le emozioni, la parte femminile del mondo, sono sconfitte dalla ragione. La nascita del diritto si lega alla fine di una fase che qualcuno, forse non del tutto impropriamente, ha voluto dire di matriarcato. Ma oggi, prendendo spunto da interessanti riletture del mito, c’è chi dice che il diritto non debba essere solo ragione. Per essere giusto, il diritto deve comprendere anche le emozioni.

00-3-ganymede-ferrara1Le donne, dice Aristotele, vanno messe sotto tutela. Perché non hanno il logos,non sono in grado di deliberare. In questo passaggio l’immagine e l’identità femminile vengono negate, deformate. Santippe, per esempio, è tramandata come la pestilenziale moglie di Socrate. Che fosse solo ribelle alla sua logica astratta del filosofo?

Tutto si può dire in tempi di revisionismo come quelli in cui viviamo, ma affermare che i Greci non fossero misogini è davvero difficile. Già Esiodo dice che Pandora, la prima donna, nasce perché Zeus deve mandare un castigo agli uomini. Così la dota di grazia e di desiderio struggente, e ne fa «una trappola da cui non si può sfuggire».

Esiodo dice che da quel momento gli uomini non vivranno più bene. Quali sono le radici di questa misoginia che fa distinguere Omero fra mogli obbedienti come Penelope e pericolose sirene?

Si radica nella necessità di controllare le donne. Dietro c’è la paura della sessualità femminile. Le donne sono sessualmente incontinenti, non si sanno controllare e, dal momento che fanno anche i figli, bisogna appropriarsi delle conseguenze dei rapporti. La teorizzazione della necessaria subalternità femminile cresce intorno a questa equazione. Donna uguale non razionale, materia, passività. Uomo, cioè spirito, logos

e tutto quanto.

Questo attacco all’identità femminile sarà ancora più forte nel passaggio dall’epoca pagana al cristianesimo?

Si compirà con l’identificazione fra donna-sesso-peccato, tipica della religione cristiana. Quanto al diritto, la libertà che le donne romane avevano avuto, sul piano sociale anche se solo nell’ambito del matrimonio, si riduce con gli imperatori cattolici. Giustiniano, per esempio, vieta il divorzio. E compare la punizione dell’aborto che primanon c’era. Con i Severi on era vietato perché si pensa che il feto abbia solo spes animantis. Homo non recte dicitur dicono i giuristi romani a proposito del feto. Andrebbe detto a Giuliano Ferrara. Però la donna che abortisce senza il consenso del marito viene punita. Ma se ha il suo consenso può continuare a farlo. Il cristianesimo, si sa, condannava l’aborto, ma gli imperatori cristiani non riuscirono subito ad adeguarsi fino in fondo alla sua morale perché era troppo in contrasto con la mentalità romana. Per esempio non riescono a vietare il divorzio consensuale. Oggi, insomma, con la legge 40 sulla fecondazione assistita, siamo regrediti perfino rispetto ad allora.

Riprendendo il titolo del convegno, “Donne in rivolta” che cosa pensa del pensiero femminista contemporaneo che, per esempio, con Judith Butler associa la liberazione delle donne alla cultura omosessuale e transgender?

Una prospettiva di questo tipo, devo ammettere, mi lascia più che perplessa. Il pensiero femminista mi ha sempre interessato molto. Ma da un po’ di anni, confesso, non riesco più a seguirlo. Da quello che capisco di questa nuova stagione del femminismo di cui mi accenna, posso solo dire che non credo che la liberazione delle donne passi da una rinuncia di questo genere . Penso semmai che in ciascuno di noi ci possa essere, per così dire, “una parte femminile”, sensibile e una maschile intesa come capacità teorica, logica. Ma come fatto interiore, che è cosa ben diversa- da quel capisco- dalla cultura tansgender. Sul piano della vita pubblica, invece, mi pare sia da percorrere la strada a cui accennavamo di un diritto che possa comprendere ragione ed emozione, dunque un discorso di conciliazione dei sessi sul piano del diritto.

Per finire, tornando al tema della conferenza che terrà a Firenze, perché le eroine della letteratura, tutte le più belle, le più libere dell’Ottocento e Novecento vengono fatte morire dai loro autori? Come se dovessero espiare?

Forse perché sono storie scritte degli uomini. Ma a ben pensare, non proprio tutte muoiono. La protagonista di Casa di bambola di Ibsen, per esempio scappa dal marito. Quando facevo il ginnasio,ricordo, mi portarono a vedere Nora seconda di Cesare Giulio Viola. Io che allora avevo appena letto Ibsen, sono uscii furente: Nora seconda era la stessa Nora. Ma pentita.

Carmen e le altre

Sensuale, libera, fedele solo al proprio desiderio, incurante dei giudizi. Così Carlos Saura torna a pensare e immaginare Carmen, protagonista 25 anni fa di un suo storico film, Carmen story, realizzato a partire dalle coreografie di Antonio Gades e dalle musiche del chitarrista Paco de Lucia. Di fatto, ci voleva l’affascinante sigaraia di Mérimée per convincere il cineasta spagnolo a tornare a mettersi in gioco con la lirica. Galeotta la proposta che gli è arrivata dal Maggio musicale fiorentino di curare la regia di un’opera per questa settantunesima edizione del festival. Così, dal 30 aprile all’11 maggio 2007, al Comunale di Firenze la Carmen di Georges Bizet trova un nuovo allestimento. Sul podio, il maestro Zubin Metha a dirigere l’Orchestra del Maggio. A dare voce a Carmen sarà Julia Gertseva, mentre Marcelo Alvarez è Don Josè, il brigadiere innamorato e tradito che impazzisce di gelosia e la uccide davanti all’arena di Siviglia, dove l’amante di Carmen, Escamillo, sta toreando«Una vicenda – sottolinea Saura- tristemente attuale. Le cronache nere traboccano di delitti efferati in cui la vittima è quasi sempre la donna». Ma il regista spagnolo, che si dice convinto che la radice del problema stia, in primis, nella testa degli uomini che temono il desiderio e la libertà delle donne («gli uomini perdono sempre la testa per Carmen ma poi vogliono farla diventare moglie e madre») non ha scelto una chiave realistica per questa sua nuova Carmen. Al contrario. Invece della assolata Spagna che potremmo aspettarci, punta su una raffinata veste scenografica, fatta di chiaroscuri e ombre cinesi. Ricreando in teatro quei giochi di luce che ora va sperimentando al cinema con Vincenzo Storaro, in un nuovo film sul mito di Don Giovanni, visto attraverso le vicende del librettista Lorenzo Da Ponte. Da una tragica storia di passione e morte, tipicamente ottocentesca, la 71/a edizione del Maggio approda il 5 giugno alla Phaedra contemporanea del compositore Hans Werner Henze. Poi il 21 giugno, proseguendo in un viaggio alla riscoperta delle figure femminili meno convenzionali della tradizione lirica, al Comunale torna Lady Macbeth nel distretto di Mzensk di Sostakovic diretta da James Conlon. Due i monologhi teatrali quest’anno: Il dolore di Marguerite Duras, interpretato da Mariangela Melato e la controversa Erodias di Testori riproposta da Lombardi e Tiezzi al Museo del Bargello. Mentre l’apertura del festival, il 26 aprile, è affidata a Charlotte Rampling (in foto), voce recitante de Il sopravvissuto di Varsavia di Schönberg direttoda Zubin Metha e con Peter Greenway nell’insolita veste di video jokey.Ma è soprattutto il trittico di debutti operistici a connotare questa edizione del Maggio dal titolo “Donne contro”, come racconta il direttore artistico Paolo Arcà: «Carmen, Fedra, Lady Macbeth, pur diversissime fra loro, sono tre protagoniste del teatro in musica con una personalità nitida, che si rapportano al loro ambiente con una caratterizzazione forte, vibrante, mai asservita o subalterna». Donne contro, certamente, ma anche eroine fragili, tragiche, come Katerina che Sostakovic fa precipitare in un gorgo autodistruttivo di fronte alla violenza dell’ambiente circostante, rappresentato da un mondo di pupazzi.


da left-Avvenimenti maggio 2008

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Dalla Consulta il primo stop alla legge 40

Pubblicato da Simona Maggiorelli su aprile 4, 2009

foto-preimplant-1di Simona Maggiorelli

Il coraggio e la tenacia dei cittadini che nelle aule di tribunale hanno fatto valere il diritto alla salute riconosciuto dalla Costituzione ha prodotto l’importante risultato di un primo stop della Consulta alla legge 40. Ma non possiamo dimenticare i danni che la norma sulla feceondazione assistita (Pma)  ha fatto in questi anni. Non solo alla salute delle donne, ma anche alla ricerca e allo sviluppo del Paese. Prima dell’entrata in vigore della legge nel 2004 l’Italia era all’avanguardia nella fecondazione assistita. Con centinaia di centri che praticavano la fecondazione eterologa, la crioconservazione degli embrioni,e la diagnosi preimpianto per selezionare quelli sani. Possibilità che nemmeno la sentenza della >Corte costituzionale ora ripristina. Le coppie, oggi, per ottenere queste terapie dovranno continuare ad andare all’estero.

E mentre la Camera swi deputati si appresta a vagliare un disegno di legge sul biotestamento che attacca l’autodeterminazione dei cittadini e il rapporto medico paziente, ciò che è accaduto nelle settimane scorse al senato ricorda da vicino quanto avvenne nel 2004 per la legge 40. D’un tratto un Parlamento blindato dalle logiche di maggioranza del centrodestra (con l’appoggio trasversale dei teodem)varò una legge anacronistica, che detta norme vessatorie, piene di contraddizioni, lontana anni luce dal sentire comune e dai nuovi modelli di vita di una società italiana secolarizzata come quella di oggi. Su una materia così delicata, che tocca la vita dei cittadini si giocò una partita di scambio politico fra governo e Vaticano. Una pagina nerissima di storia che il referendum del giugno 2005, purtroppo, non riuscì a cambiare. Le ragioni per votare quattro sì c’erano tutte, ma la formulazione capziosa dei quesiti sembrava fatta apposta per confondere il votante e, soprattutto, lo sleale intervento del Vaticano che spingeva per l’astensione impedì il raggiungimento del quorum. E di certo non aiutarono i tentennamenti dell’allora segretario Ds Piero Fassino e del suo partito. Così mentre ai banchetti della raccolta firme si registrava ogni giorno il no della gente (cattolica o meno) verso una legge che obbliga la donna a farsi impiantare embrioni anche se malati, i leader diessini e teodem, con Habermas paventavano le derive di una “genetica liberale” di cui non si è mai vista traccia in Italia. “Dove mai andremo a finire?” si domandava il filosofo tedesco, avventurandosi per un pendio scivoloso che in nome di un rischio remoto impone di rinunciare a risolvere casi concreti. Così, mentre Fassino (e oggi sulla stessa scia l’ex popolare Franceschini) metteva in guardia contro una fantasticata eugenetica, con la legge 40 si continua a impedire (ancora oggi) a persone con gravi malattie genetiche di mettere al mondo figli sani e si continua a tenere congelati ad aeternum gli embrioni, anche quelli abbandonati, che potrebbero servire per fare ricerca scientifica.

Sulla base della sentenza della Consulta è tempo di smantellare questa brutta legge. Un governo democratico lo farebbe. Altrimenti – come già si annuncia- saranno ancora una volta le coppie infertili o portatrici di gravi malattie genertiche a far valere i propri diritti nelle aule di tribunale. Ma che Paese è quello in cui il Parlamento e il governo non rappresentano i cittadini?

dal quotidiano Terra,4 aprile 2009

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Cronaca di due leggi vergogna

Pubblicato da Simona Maggiorelli su aprile 2, 2009


di Federico Tulli

fecondazioneMentre andiamo in stampa la Corte costituzionale è appena uscita dalla camera di consiglio dove si era riunita per valutare la legittimità costituzionale della legge 40 sulla procreazione medicalmente assitita (Pma). La norma è stata giudicata parzialmente illegittima dall’Alta Corte. I giudici hanno infatti dichiarato «l’illegittimità costituzionale» dell’«unico e contemporaneo impianto» di tre embrioni (articolo 14 comma 2). Allo stesso modo è incostituzionale il comma 3 dello stesso articolo 14 comma 3 laddove non prevede che il «trasferimento degli embrioni, “da realizzare non appena possibile”, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna». Nel mirino dei giudici, dunque, due passaggi della legge che minano la salute della donna. L’obbligo di contemporaneo impianto di tre embrioni è infatti causa di parti plurigemellari tra le donne più giovani, mentre è spesso insufficiente per chi ricorre alla fecondazione assistita in età più avanzata. La qual cosa comporta il ricorso a più tentativi di impianto. Ciò che invece la Corte ha dichiarato inammissibili, «per difetto di rilevanza nei giudizi principali», sono le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3 (irrevocabilità del consenso della donna) e 14, commi 1 e 4. Il primo comma vieta la crioconservazione di embrioni al di fuori di ipotesi limitate, mentre il comma 4 vieta la riduzione embrionaria di gravidanze plurime salvo nei casi previsti dalla legge sull’interruzione volontaria dela gravidanza.

L'avvocato Filomena Gallo, Amica Cicogna

L'avvocato Filomena Gallo, Amica Cicogna

«La pentola clericale della legge 40 è stata fatta senza il coperchio costituzionale – commentano Marco Cappato e Rocco Berardo dell’associazione Luca Coscioni -. I casi individuali arrivati alla Consulta hanno dimostrato quanto piena di ideologia sia stata la stesura della legge “italiana” sulla fecondazione assistita». Secondo i due politici radicali è ora urgente riuscire a imprimere una svolta anche sulla questione centrale per milioni di malati: quella di destinare le migliaia di embrioni sovrannumerari, invece che nella spazzatura, alla ricerca. A fare ricorso alla Corte, con tre distinte ordinanze, sono stati il Tar del Lazio e il tribunale di Firenze, ai quali si erano rivolti, rispettivamente, la World association reproductive medicine (Warm) e una coppia non fertile di Milano affetta da esostosi, una grave malattia genetica (con tasso di trasmissibilità superiore al 50 per cento) che genera la crescita smisurata delle cartilagini delle ossa. Dopo lo scempio dell’approvazione in Senato del ddl Calabrò sul testamento biologico, finalmente la buona notizia della bocciatura “costituzionale” (anche se parziale) di questa brutta legge. La cui storia – che il nostro settimanale ha denunciato sin da quando fu proposta – ha tanti significativi punti in comune con il ddl sul testamento biologico appena approvato al Senato. Entrambe, antiscientifiche e ispirate a dogmi religiosi, attaccano violentemente una serie di diritti civili dati oramai per acquisiti. Almeno fino a quando la destra berlusconiana non è arrivata al governo. E l’opposizione le si è sistematicamente sgretolata di fronte, lacerata da mille contraddizioni interne sui temi etici.

Un registro contro l’accanimento

L’biettivo è l’istituzione di un registro comunale per i testamenti biologici.I Radicali che stanno raccogliendo le firme per una delibera di iniziativa popolare al Comune di Roma ci stanno lavorando. Quello retto da Gianni Alemanno, uno dei più accaniti sostenitori del ddl Calabrò. Nel frattempo la breccia è stata aperta da Sandro Medici, “minisindaco” del X Municipio della Capitale, dove vivono oltre 180mila persone. Tra le proteste dell’opposizione, Medici ha istituito un registro che sarà inaugurato la prossima settimana dal testamento biologico di Mina Welby, la moglie di Piergiorgio.

La battaglia politica di Coscioni e Welby

la deputata Maria Antonietta Coscioni

la deputata Maria Antonietta Coscioni

«Ci sono malattie con le quali è possibile vivere. Altre con cui è possibile convivere. Infine, ve ne sono alcune alle quali si può sopravvivere. La sclerosi laterale amiotrofica non rientra in nessuna di queste tre categorie, è una malattia che non lascia molto spazio di manovra e che può essere affrontata soltanto sul piano della resistenza mentale. Se, infatti, ci si confronta con essa sul piano fisico si è sconfitti in partenza. L’intelletto è l’unica risorsa che può aiutarti». In piena battaglia referendaria contro la legge 40 sulla Pma, così scriveva Luca Coscioni ne Il maratoneta (ed. Stampa Alternativa). Siamo all’inizio del 2005. Di lì a poco la pressione della Conferenza episcopale italiana sull’opinione pubblica avrebbe stroncato le possibilità di riuscita del referendum abrogativo. Una vittoria della Chiesa e della destra asservita alle gerarchie vaticane, che rappresentò la posa della prima pietra per la nascita di quello Stato etico di recente paventato niente meno che da Gianfranco Fini. Uno Stato che con una sola norma è riuscito a violentare la dignità della donna (la cui salute ha valore secondario rispetto a quella dell’embrione assunto al rango di essere umano), ledere l’identità medica (con l’obbligo del contestuale impianto nell’utero di tre embrioni), umiliare la ricerca scientifica (con lo stop all’utilizzo di nuove linee cellulari embrionali). Luca Coscioni è poi morto nel febbraio del 2006, lasciandoci in eredità, insieme a quel prezioso libro, la memoria della sua battaglia civile e politica nelle file dei Radicali, condotta senza sosta fino all’ultimo giorno di vita. Un impegno che si è tradotto concretamente nella storica vittoria dei Radicali con il via libera dell’Unione europea ai fondi comunitari per la ricerca sulle staminali embrionali. Gli unici finanziamenti che oggi consentono alla ricerca italiana in questo campo – un tempo all’avanguardia – di mantenersi al passo con quella internazionale. Guardando alla storia umana e politica di Coscioni e della legge contro cui si è battuto non si può non pensare a Piergiorgio Welby e al ddl sul cosiddetto testamento biologico appena varato dal Senato e in attesa di passare all’esame definitivo della Camera. Come Luca, Piergiorgio era affetto da sclerosi laterale amiotrofica. E come lui trasformò la propria condizione di malato terminale in una strenua battaglia politica per il rispetto del diritto alla salute e alla tutela della dignità umana garantiti dall’articolo 32 della Costituzione. Una battaglia per il diritto di morire di morte naturale, senza cioè essere più sottoposto a un inutile quanto doloroso accanimento terapeutico, rappresentato dal ventilatore polmonare.

Nell’estate del 2006 Welby chiede che gli sia staccato. È malato da oltre 40 anni: la distrofia muscolare progressiva gli è stata diagnosticata nel 1963. Negli anni Ottanta perde l’uso delle gambe. Poi l’ultimo stadio: insufficienza respiratoria. Welby entra in coma e quando si risveglia è tracheotomizzato e immobilizzato al letto. Da questo momento può respirare solo col ventilatore e comunicare solo tramite computer. Scrive indicando le lettere con gli occhi. Sono questi d’ora in poi la sua voce. Che fa sentire sul web sul sito dei Radicali italiani, dove ha aperto un forum dedicato all’eutanasia (www.calibano.ilcannocchiale.it). E che fa sentire nel suo libro Lasciatemi morire (Rizzoli) che conclude a settembre, tre mesi prima che l’anesesista Mario Riccio gli stacchi il respiratore. Quando il libro va in stampa Welby ha quasi del tutto perso ogni capacità di comunicare anche attraverso gli occhi. Sono le settimane in cui la lettera che scrisse al presidente Napolitano e che fa da prologo al libro mantiene alto il dibattito sull’eutanasia e il testamento biologico. «Io amo la vita Presidente – scrive Welby -. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né malinconico né un maniaco depresso (come accertò lo psichiatra Alessandro Grispini, ndr). Morire non mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita. È solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche». Quell’insensato accanimento che secondo il ddl approvato al Senato ora va imposto per legge. A chiunque si trovi in quelle condizioni.

da Left-Avvenimenti del 3 aprile 2009

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