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  • Presentazione del libro di Massimo Fagioli “Left 2007″ (L’Asino d’oro edizioni)

    Sono intervenuti: Marcella Fagioli, Simona Maggiorelli, Giovanni Del Missier, Matteo Fago e Massimo Fagioli (venerdi 22 ottobre 2010, libreria Feltrinelli Appia di Roma) (Click sul logo per guardare)
  • Festa dell’Unità di Roma – 25 giugno 2010

    Presentazione dei libri "RU486 – Non tutte le streghe sono state Bruciate" e "La pillola del giorno dopo" (L’asino d’oro edizioni) di Carlo Flamigni e Corrado Melega. Oltre al ginecologo Flamigni, sono intervenuti: Annelore Homberg, psichiatra Francesco Dall’Olio, magistrato Massimo Fagioli, psichiatra. Ha moderato l'incontro Simona Maggiorelli, capo servizio del settimanale Left Avvenimenti (Click sul logo per guardare) ______________________________________________
  • La sinistra che sbasaglia

    Nel trentennale della morte di Franco Basaglia cosa resta di una rivoluzione necessaria, ma non sufficiente, che portò alla chiusura dei manicomi. A Radioleft interviene il professor Massimo Fagioli, intervistato da Ilaria Bonaccorsi, Simona Maggiorelli e Federico Tulli. (Radioradicale, 14 novembre 2009 - click sul logo per ascoltare)
  • Un capolavoro chiamato mente

    Evoluzionismo, Darwin, neuroscienze e teoria della nascita umana. Dopo l'inchiesta di Simona Maggiorelli su Left (n.42 del 17 ottobre 2008) ne discutono a Radioleft Federico Tulli (in studio) il coordinatore di Genova Scienza, l'epistemiologo Telmo Pievani, la neonatologa Gabriella Gatti e lo psichiatra Massimo Fagioli (in collegamento). Conduce Luca Bonaccorsi.
  • La donna e il serpente

    La matrice culturale e psichiatrica della violenza sulle donne. Ragione, religione e filosofia occidentale sanciscono la discriminazione sulle donne. Per Radioleft in studio Simona Maggiorelli, caposervizio cultura e scienza del settimanale left avvenimenti, Elisabetta Amalfitano, professoressa e storica della filosofia, Elena Pappagallo, psichiatra e psicoterapeuta. Conduce Luca Bonaccorsi (21 novembre 2008)
  • Tutti pazzi per gli embrioni

    La presentazione del reportage di Simona Maggiorelli sul numero di Avvenimenti dedicato alla campagna referendaria contro la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Roma, Casa delle Culture (27 maggio 2005).
  • Dossier: La pedofilia, i suoi profeti e il Vaticano

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Archivio per la categoria ‘Vaticano’

Ladri di bambini

Pubblicato da Simona Maggiorelli su maggio 19, 2012

Il regime di Francisco Franco in Spagna rapiva i figli dei partigiani per darli a famiglie vicine alla dittatura. Si parla di oltre 30mila neonati rapiti. E venduti con l’aiuto della Chiesa

di Simona Maggiorelli

Gerarchie ecclesiastiche fedeli al regime di Franco

All’inizio della dittatura franchista fu ideato e usato come strumento di repressione politica. Il regime toglieva i neonati alle madri sospettate di idee socialiste, anarchiche o repubblicane per darli a famiglie vicine al regime, politicamente e religiosamente “corrette”. Secondo Francisco Franco questo era un modo per impedire che il virus della rivoluzione si diffondesse. Così la prassi di rubare i bambini ai partigiani si consolidò in Spagna negli anni Quaranta  e Cinquanta. Per proseguire poi ben oltre la caduta del regime e la morte di Franco, avvenuta nel 1975.

Poi questa prassi criminale diventò un business per un’ampia rete di istituti religiosi e apparati di Stato. E talmente redditizio e così radicato da continuare indisturbato durante la cosiddetta transizione democratica “morbida”.
L’ideologo dell’operazione per conto del dittatore Franco fu Antonio Vallejo Naiera, uno psichiatra militare che teorizzava la superiorità della “razza ispanica” e il diritto a sottomettere quelle “inferiori”, come erano ritenuti “los rojos” (i rossi) antifascisti. Il braccio armato del traffico criminale furono le insospettabili suore di ospedali ed enti cattolici. In cambio di denaro erano loro a stilare falsi certificati di morte dei neonati da mostrare alle madri naturali prima di da affidarli, sotto falso nome, ad altre famiglie.

I bambini rubati furono almeno 30mila. Lo ha stimato il giudice Baltasar Garzon che per primo nel 2009 ha avviato un’indagine (poi archiviata) sui desaparecidos del franchismo. Una cifra confermata dagli studi di Randy Ryder, storico di origini catalane che vive ad Austin negli Usa. È anche lui una delle tante vittime. Sua madre era sterile e suo padre, Rudolph Ryder, prima di morire ha detto di aver versato 5mila dollari alla clinica di San Ramon di Malaga per avere un bimbo in adozione. Ryder ha fatto ricerche minuziose in particolare sul Patronato di Sainte Paul. Questa istituzione religiosa fra il 1944 e il 1954 ha fornito al ministero di Giustizia franchista circa 31mila neonati per rispondere ad ordini di adozione di famiglie fedeli al regime. Si trattava di figli di militanti repubblicani, provenienti da 258 ospedali diversi.
I responsabili, dunque, sono ben conosciuti. Le dimensioni dello scandalo molto meno. Secondo le associazioni iberiche impegnate nella ricerca dei “niños robados”, non si può escludere che il numero delle adozioni illegali possa essere dieci volte superiore a quello calcolato da Garzon: si parla di circa 300mila vittime vendute fino agli anni Novanta inoltrati. Per fare piena luce sulla vicenda, il fascicolo è stato riaperto nella seconda metà del 2011. In base alle prime verifiche tuttora in corso su un migliaio di casi, Antonio Barroso Berrocal, il presidente di Anadir (che ha fondato una speciale banca dati del Dna e riunisce centinaia di possibili vittime: genitori, figli, fratelli) ha osservato di recente che la Spagna è stata per decenni una sorta di  «supermercato mondiale» della compravendita di neonati. Durante il regime clericofascista di Franco e anche oltre, numerosi «cittadini stranieri sono venuti per comprare neonati in forma illegale», dice Berrocal. Ma il traffico «si è sviluppato soprattutto nel Paese, con la complicità di medici, infermiere, suore, levatrici e forze di polizia. Solo in alcuni casi i compratori venivano ingannati, dicendo loro che i bimbi erano figli abbandonati, di prostitute o di tossicomani».

E non è l’unica testimonianza. Negli ultimi anni anche i media spagnoli hanno cominciato ad occuparsi di questa inaccettabile tratta di esseri umani. E sono state decine e decine le storie che sono venute finalmente alla luce. Anche grazie a programmi tv come la versione spagnola di “Chi l’ha visto?”. Suscitando una forte indignazione nella parte nell’opinione pubblica. Specie quella più laica. Adesso anche intellettuali e scrittori cominciano a far sentire la propria voce. Fra questi anche autori popolari come Almudena Grandes. L’autrice de Le età d Lulù è stata di recente a Torino, ospite del Salone del libro di Torino che ha scelto la Spagna come Paese ospite. Il 12 maggio ha  presentato in fiera il suo ultimo libro, Inés e l’allegria (Guanda), un romanzo storico che ricostruisce alcuni episodi poco noti della resistenza spagnola e il ruolo fondamentale che vi ebbero le donne. Incontrandola, l’accento del colloquio è subito caduto su questa vicenda tristemente simile a quella dei desaparecidos e degli hijos (figli) rapiti dalle milizie fasciste durante l’ultima dittatura argentina.
«La Spagna ha molti primati. Noi abbiamo sperimentato tutto per primi- commenta ironica la scrittrice -. Compreso questo sistema violento adottato poi dalla dittatura argentina. Purtroppo, quasi tutto l’orrore del XX secolo è cominciato da noi». Chi teorizzò questo sistema agghiacciante? «Con psichiatri e medici compiacenti il regime franchista decise che il marxismo era un gene. E che era il gene del male. Per questo andava estirpato dai bambini fin dalla nascita. Dicevano che bisognava salvarli dal contagio marxista e socialista. Con questo pensiero – continua la scrittrice – cominciarono a strappare i figli alle partigiane, alle donne che avevano in mariti in clandestinità, per fiaccarli anche togliendo loro gli affetti». Dunque un’operazione pianificata a tavolino? «Gli uomini di Franco presero una decisione lucida, dal loro punto di vista scientifica, certamente sistematica» sottolinea la Grandes. E aggiunge: «Ancora dopo la guerra nelle carceri femminili rubavano i figli alle prigioniere politiche, se un bimbo si ammalava lo portavano in infermeria e non tornava più. Alla madre dicevano che era morto. Addirittura il regime aveva aperto un carcere speciale per le donne che allattavano in modo da avere sotto controllo loro e i loro bebé».

Quanto al traffico di adozioni illegali che divenne lucroso affare per enti “benefici” e religiosi fino dagli anni Settanta. «Già, partigiane in età fertile non ve n’erano più tante -commenta sarcastica Grandes -così hanno cominciato ad attingere ad altre fonti: donne sole, ragazze madri, disagiate. Medici e suore si approfittavano dell’anello più debole della società. Erano persone sole, senza gli strumenti necessari per portare avanti una protesta e opporsi a questo orrore. Chi si sentiva dire da un medico o da un prete che il proprio figlio era morto, pur sospettando la menzogna non aveva nessuna possibilità di replica, di agire o di reagire. Non bisogna dimenticare poi- conclude la scrittrice – che il regime aveva imposto un tale terrore che nessuno osava parlare». Sotto la dittatura, la consegna al silenzio e la paura era d’obbligo. Nessuno per decenni ha avuto il coraggio di denunciare. Ma negli ultimi anni testamenti e confessioni hanno cominciato ad aprire una breccia nel muro di omertà. Ci sono genitori adottivi che hanno rivelato di aver avuto bambini da istituzioni religiose, con falsi certificati di nascita. Coperti dalla legge del 4 dicembre del 1941 che permetteva di registrare con un diverso nome i figli di prigionieri, esiliati e clandestini. Alcune suore hanno confessato il proprio ruolo in organizzazioni di carità che in verità vendevano bambini rapiti. Altre come suor Maria Gomez Valbuena, imputata di 260 casi di bambini spariti, in tribunale a Madrid lo scorso 14 aprile si avvalsa della facoltà di non parlare. Sul quotidiano El Pais ha fatto molto scalpore il caso di una donna, Liberia Hernandez, che da anni cercava la propria madre naturale. Arturo Reyes, invece, ha scoperto la verità in occasione di uno spostamento dei resti di quello che credeva suo figlio al cimitero andaluso di Cadix. Una cosa simile è accaduta a Francesca Pinto. In Andalusia, a poco a poco, sono stati documentati 300 casi analoghi. Per l’opinione pubblica è stato uno choc. Ne è nata una spontanea raccolta di firme per la riapertura immediata delle fosse comuni. C’è poi il caso di una suora di clausura che ha inaspettatamente rotto il suo lunghissimo silenzio a 73 anni, rivelando un traffico di neonato avvenuto per anni nel reparto maternità di una clinica di Tenerife. Si è scoperto così che la capillare organizzazione criminale ha continuato a funzionare a pieno regime fino alla fine degli anni 70, vendendo decine di migliaia di bambini. Ma la legge sull’amnistia varata nel 1977 ha messo tutto a tacere. Impedisce ancora oggi di rendere giustizia alle vittime. Nel 2008 le associazioni delle vittime hanno chiesto al governo socialista guidato da Josè Luis Zapatero di metterla in discussione, ottenendo inspiegabilmente un netto rifiuto.

Suor Maria Gomez Valbuena

Al termine del mandato di Zapatero sono tornate alla carica con il suo successore, il conservatore Mariano Rajoy, sollecitando l’avvio di un’inchiesta parlamentare. Incassando anche in questo caso un secco no. Per tutta risposta, le vittime hanno deciso di cambiare strategia e di accendere i riflettori sulla vicenda attraverso una grande manifestazione pubblica che si è tenuta a Madrid il 27 gennaio scorso davanti agli uffici del procuratore generale dello Stato. La Spagna fiaccata dalla crisi economica ha reagito tiepidamente dopo una iniziale fiammata dei media che hanno dato risalto alla notizia dando nuovamente voce ai “survivors”. A persone come Carmen, per esempio, che ha passato 42 anni a cercare una sorella, nata cinque minuti dopo di lei nell’ospedale Donnell di Madrid, noto anche come clinica del Generalissimo Franco. Alla madre era stato detto che la sua seconda bambina era morta. «Ai giornalisti e a tanti lettori piacciono sempre queste storie che “sentimentalizzano” l’ingiustizia; il rapimento di poveri bambini è un bell’argomento per riempire le pagine dei giornali e per riempirci di santa indignazione» sentenzia amaro lo scrittore spagnolo José Ovejero, anche lui a Torino per presentare il suo ultimo libro Come sono strani gli uomini (Voland).

«Certamente è una tragedia – precisa Ovejero -, una delle molte provocate per un regime che considerava gli oppositori come non-persone. I franchisti si sentivano in diritto di impiccare uomini e donne che non la pensavano come loro, allo stesso modo ritenevano giusto prendersi i loro figli. Secondo questa logica è anche una buona azione perché così li sottraevano alle cattive influenze dei loro genitori. Esattamente la stessa folle dinamica si è verificata in Cile ed in Argentina con Pinochet e la dittatura dei militari». Sullo sfondo di questa immane tragedia spagnola c’è un’ulteriore analogia con quanto accaduto in America latina: la parte attiva, raramente denunciata e indagata a fondo, delle istituzioni cattoliche nelle azioni criminali intraprese dai regimi fascisti ai danni di donne e bambini. «Chiesa cattolica e fascismo sono alleati naturali in Spagna» commenta lo scrittore Ricardo Menéndez Salmón, che in alcuni romanzi (editi  in Italia da Marcos y Marcos) ha indagato a fondo la storia spagnola e gli orrori del nazifascismo. «La collusione del regime di Franco con la Chiesa sono ben note e, per fortuna, sono state studiate: durante la dittatura, la religione è stata una pietra miliare nell’educazione morale e ideologica degli spagnoli. Spagna franchista e cattolicesimo non solo andarono a braccetto, ma, a rigor di termini, sono la stessa cosa. Per quanto possa sembrare aberrante, rapire bambini faceva parte della logica feudale che ha “guidato” il nostro Paese dal 1939 al 1975. Inoltre la destra spagnola ha sempre avuto una visione estremamente materialista, pragmatica, della propria funzione politica: la Spagna è semplicemente un suo possedimento. Da questa base perché allora non prendere i figli dei “rojos” per rallegrare le case di famiglie imparentate con il regime?».

da left-avvenimenti

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Cerchi Vaticano esce pedofilo

Pubblicato da Simona Maggiorelli su luglio 12, 2010

In questo pomeriggio affocato di luglio se cerchi Vaticano esce il sito pedofilo.com che rimanda direttamente al Vaticano. Il sito ufficiale della Santa sede appare solo come seconda occorrenza. Ecco un bel colpo compiuto da sconosciuti pirati del web dalla vena evidentemente laica e democratica. E che sia un bel colpo di hackeraggio lo dimostra il fatto che pedofilo.com è irraggiungibile, ovvero non esistente come sito nel mare magnum del web

Dentro Google, riporta Repubblica on line del 17 luglio, “hanno comunque ritenuto opportuno esaminare tempestivamente la questione: Stiamo valutando le cause, non si è trattato necessariamente di un hackeraggio”, dichiara l’azienda”. Sta di fatto  che la faccenda non riguarda soltanto la versione italiana del motore di ricerca, ma Pedofilo.com, dominio intestato a un messicano che gestisce la società informatica Guionbajo nel Nuevo Leon, risulta al momento completamente inaccessibile.
“Il trucco utilizzato per far salire il sito pirata al primo posto- spiega ancora La Repubblica online - potrebbe essere quello del Googlebombing, uno stratagemma che sfrutta l’algoritmo di Google in base al quale viene attribuita importanza a una pagina in rapporto a quanti link verso di essa si trovano all’interno di altri siti web. L’azienda aveva dichiarato di aver eliminato la possibilità di attacchi di questo tipo, ma forse ci si trova di fronte a una tecnica nuova per ottenere lo stesso risultato”. (17 luglio 2010)

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Pallottole di carta

Pubblicato da Simona Maggiorelli su luglio 11, 2010

Per mantenere il suo potere il Vaticano,non riuscendo più a far presa sulla gente, deve far conto su truffe e intrighi. Nuovi libri inchiesta ne ricostruiscono le trame

di Simona Maggiorelli

Difficile tener dietro a così tante uscite. Nuovi libri che approfondiscono pagine nere di storia criminale della cristianesimo escono a ritmo settimanale. Anche nella (politicamente) genuflessa Italia. Grandi e piccole case editrici continuano a investire su questo filone. Segno che il numero dei lettori di libri che denunciano le nefandezze di Santa romana chiesa è sempre più ampio e interessato. Così continuando nel nostro meticoloso lavoro di segnalazione di “buoni enzimi” per la mente, eccoci qui a presentare nuovi saggi, recenti e recentissimi. A cominciare, in ordine di tempo, da Tutto quello che il Vaticano non vuole farvi sapere di H. Paul Jeffers, appena uscito per Castelvecchi. Non inganni il titolo sensazionalistico. L’autore che è giornalista d’inchiesta per Hystory channel e Fox news, non imbocca la strada delle cospirazioni e delle fantasticherie alla Dan Brown. Ma a partire da ricerche negli Archivi vaticani mette in luce una realtà che, di fatto, spesso supera la fantasia. Ricostruendo lungo i secoli tutta una serie di grotteschi tentativi vaticani di imporre la fede nei miracoli e nelle apparizioni di santi, approfittando dell’ignoranza della gente e usando la paura come arma. Ma Jeffers racconta anche come il Vaticano abbia cercato di far passare l’idea dell’infallibilità pontificia e la qualità divina delle verità propinate. Dogmi della cui evidenza granitica deve aver dubitato più di uno nelle alte sfere ecclesiastiche se nel seminterrato di quello che una volta era il Sant’Uffizio Jeffers ha scovato una ricca messe di fascicoli di dibattiti su migliaia di libri censurati; fascicoli ovviamente rimasti per secoli fuori dalla portata di studiosi e ricercatori laici. «A porte chiuse i funzionari del Vaticano hanno sempre tenuto lunghi “dibattiti” sui libri del giorno», annota Jeffers. Dopo aver passato dieci anni a studiare l’Indice dei libri proibiti, un prete diocesano professore di Storia all’università tedesca di Münster, Hubert Wolf, non a caso ha dichiarato che «in nessuna parte del mondo un’istituzione ha mai tentato di controllare per oltre 400 anni il mezzo di comunicazione moderno per eccellenza: il libro».

E non si parla solo di secoli passati. Basta ricordare il pamphlet di Simone Berni Il caso Imprimatur (Biblohaus), che ricostruisce la strana vicenda di Rita Monaldi e Francesco Sorti, autori dal 2002 a oggi di quattro romanzi storici e un saggio, celebrati in Europa e tradotti su grande schermo da registi come Stephen Frears. Curiosamente il loro romanzo Imprimatur pubblicato da Mondadori, dopo aver scalato le classifiche, ricostruisce Berni, «è scomparso improvvisamente dalle librerie». Il libro in questione, tra fantasia e storia, racconta la storia di Atto Melani, un cantante castrato nella Roma del 1683 e poi alla corte del re sole, storia che si intreccia «alla mancata canonizzazione di un papa a favore di un suo eccellente factotum» e con altre questioni di trasferimenti di preti poco chiare. E che evidentemente oltretevere non gradisce siano rispolverate. Davvero una major dell’editoria italiana come quella di Berlusconi è così facilmente manovrata da uno Stato straniero?

Che l’Italia sia ormai poco più che una colonia vaticana lo sostiene con argomentazioni ficcanti Michele Martelli nel suo nuovo Italy, Vatican State (Fazi editore), ultimo volume del suo trittico antiratzingeriano iniziato nel 2007. Con capitoli interessanti sulla “bioetica di Dio” propinataci dal nostro Comitato nazionale di bioetica ma anche, tristemente, da leggi della Repubblica italiana come la 40 del 2004 o come quella prossima ventura sul biotestamento ( che più oppurtunemanete andrebbe chiamato piotestamento, visto il tono confessionale del ddl in discussione). Ad arricchire la preziosa serie di titoli sulla laicità usciti negli ultimi anni per Fazi, infine, freschissimo di stampa, ecco anche Vatikanistan in cui il corrispondente di Der Spiegel Alexander Smoltczyk indaga aspetti meni conosciuti della vita nello Stato vaticano, ponendosi domande decisamente non banali. Un esempio? «Perché il tasso di criminalità è più alto nella città del Vaticano che a San Paolo del Brasile?».
da left-avvenimenti del 9 luglio

da left-avvenimenti del 9 luglio 2010

Pedofilia, il Vaticano trema

Don Giuseppe Rasello, don Giorgio Mazzoccato, don Marco Gamba, don Luciano Michelotti, don Pietro Sabatini, don Paolo Pellegrini, don Bruno Tancredi, don Roberto Volaterra, don Romano Dany, don Giorgio Carli, don Armando Rizzoli, don Pierangelo Bertagna, don Mauro Stefanoni e altri. Dal 2007 in Italia i casi accertati di pedofilia in cui sono imputati uomini di Chiesa sono circa 140 per almeno 80 sacerdoti implicati. Freddi numeri che sembrano parlare di un Paese solo lambito dal fenomeno criminale che altrove ha coinvolto decine di migliaia di vittime e migliaia di preti. Brasile, Stati Uniti, Irlanda, Austria, Germania, Australia solo per citarne alcuni che le cronache stanno documentando. E che testimoniano uno scandalo aggravato dalla mentalità di chi a Roma ha sempre cercato di nascondere il problema dei sacerdoti accusati di pedofilia. Squarciando un pesante velo di ipocrisia, La Chiesa del peccato (Castelvecchi) del giornalista Paolo Pedote racconta le violenze avvenute in Italia. Evidenziando un mondo dominato da una mentalità misogina dove si alimentano perversioni e sofferenze. Un minuzioso lavoro che accende una luce sui drammi che avvelenano l’ambiente di canoniche, oratori e sagrestie. Con nomi e cognomi dei casi accertati di pedofilia nel clero cattolico del Belpaese.

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La santa ignoranza

Pubblicato da Simona Maggiorelli su luglio 11, 2010

Un piccolo breviario. Spigolature fra gli ipse dixit vaticani. Scherzando ma non troppo

La vita. Il diritto alla vita per la vita è fra i principi non negoziabili per la Chiesa. «La vita deve essere difesa da credenti e non credenti» dice papa Ratzinger. Anche quella delle galline? chiese qualcuno opportunamente.

Sessualità. «La vita umana, dono di Dio, è da accogliere nell’intimità amorosa del matrimonio». Indi, per la Chiesa la sessualità umana come affetti, confronto di identità, dialettica fra diversi non esiste. Dovremmo solo procreare come gli animali.

Embrione. «Dio ama l’embrione, l’informe è già uomo», dice sempre il papa. Ora, la scienza dice che è un agglomerato di cellule. Ovvero un organismo solo biologico che prima di 24 o 25 settimane non ha possibilità di vita autonoma fuori dall’utero materno. Dunque, con Pannella, potremmo concludere che Dio è un bel feticista.

Aborto per la Chiesa «è assassinio». Come ha ribadito l’Evangelium vitae di Wojtyla. Con il cardinale Crescenzio Sepe che anni fa pubblicava un dossier anti aborto che parlava di «strage degli innocenti». Mentre su un sito web di Scienza e vita sedicenti psicologi farneticavano di «sindrome del boia», destino di ogni donna che abortisce. Dunque la legge 194 in Italia e tutte quelle che nell’Occidente moderno tanto caro a Ratzinger hanno legalizzato l’aborto?

Ru486. «Kill pill», «pesticida umano», secondo la sottosegretaria Roccella convertita sulla via di Damasco. «Le controversie sulla pillola hanno influito in modo immorale sul suo uso in Italia – dice l’accademico delle scienze Etienne Baulieu, padre della Ru486 – milioni di donne se ne servono e l’esperienza è positiva ovunque». E poi aggiunge opponendo alla morale cattolica la deontologia scientifica: «I medici sono tenuti a far soffrire i pazienti il meno possibile e non è morale che si impedisca l’uso dei farmaci che migliorano la salute della donna».

Pillola del giorno dopo. Il capo di Stato vaticano, come sempre fa, interviene a gamba tesa nelle questioni dello Stato italiano e raccomanda ai farmacisti l’obiezione di coscienza. Berlusconi arma la Roccella che antiscientificamente ne parla come di un farmaco abortivo. Ma se il governo davvero vuole evitare gli aborti, perché non ne fa un farmaco da banco?

Ricerca. «La scienza non minacci l’umanità», dice Ratzinger. La medicina sarebbe artificio e dunque “male”, la natura, di per sé “bene”. Ma anche i tumori esistono in natura. Lui, nel caso, non si curerebbe?

Eugenetica. Selezionare embrioni prima dell’impianto per avere figli liberi da malattie incurabili, per Benedetto XVI sarebbe eugenetica. Qualcuno gli spieghi che è per avere figli sani e non per il miglioramento della razza tanto agognato dai nazisti che frequentava in gioventù.

Deliri di reconquista. Facendo sempre meno presa sull’opinione pubblica, alle soglie del nuovo millennio la Chiesa decide di lanciarsi nella «reconquista». E in un progetto di «ricristianizzazione dell’Europa». Partendo dall’Italia. Come si legge nel pamphlet Contro Ratzinger (Isbn), il Vaticano convocò «un gruppo di intellettuali italiani terrorizzati dai tempi e convinti, heideggerianamente, che soltanto un dio potesse salvarli. L’idea era semplice. Per sottrarre l’Europa alla decadenza occorreva stabilire per via democratica il suo fondamento divino». Ma cascano male. E per lanciare il suo «progetto culturale» il cardinal Ruini deve affidarsi a Marcello Pera. Così le radici cristiane dell’Europa sono andate, opportunamente, a farsi benedire.

To be continued… su creazionismo, disegno intelligente, rinnovati roghi di Bruno e retroattivi per Darwin, fine vita, alienazione religiosa…
s.m.

da left-avvenimenti del 9 luglio 2010

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In missione alle Cayman per conto di Dio

Pubblicato da Simona Maggiorelli su luglio 11, 2010

Una religione molto “terrena”. Tesori nascosti, scandali e affari della Chiesa, nel nuovo libro dello storiografo Claudio Rendina

di Federico Tulli

Ratzinger

Dalla Cappella Sistina, a Città del Vaticano, c’è una piccola porta un po’ defilata che è sempre chiusa. Quasi invisibile, serve a dividere uno dei luoghi d’arte più famosi e visitati al mondo da uno dei siti meno noti e più segreti della Santa sede. Chiusa al pubblico, essa nasconde all’occhio dei comuni mortali il sacrario apostolico vaticano. L’ambiente si sviluppa in diverse sale dislocate su tre piani, dove sono custoditi tra le varie stanze oggetti e paramenti di valore storico, e capolavori di arte orafa e tessile di epoche diverse. Un tesoro dal valore inestimabile.

«Ci sono le pianete di Urbano VIII e Leone XII, i manti di Pio IX e Leone XIII, e poi anelli, calici, piviali con gemme incastonate per oltre 6.000 manufatti, mitrie. Tra cui quella più famosa usata da Pio IX per la proclamazione dell’Immacolata concezione e riutilizzata da Giovanni Paolo II nel 1987 per le celebrazioni dell’anno mariano. E ancora, i triregni di Pio IX e Leone XIII, gli anelli ingioiellati, i pastorali, i sei candelabri con la croce di Leone XII, tutto d’oro. Come sono d’oro i razionali con gemme e smeraldi usati per agganciare i piviali. E c’è anche la toletta da viaggio di Pio IX. È fatta di legno, tartaruga e avorio, ha un interno in velluto rosso e contiene sette rasoi, ciascuno per un giorno della settimana.Che difatti vi è inciso sopra. Forse per non sbagliarsi». Circa venti anni fa Claudio Rendina ha varcato quella porticina e, «grazie al solito monsignore compiacente», è riuscito a vedere l’immenso tesoro che vi è custodito. Pochi sanno della sua esistenza. Un paio di anni fa è stata organizzata a Spoleto la mostra Santi e papi in terra d’Umbria in cui vennero esposti alcuni dei pezzi, quasi nessuno tra quelli più pregiati. Calcolarne il valore è praticamente impossibile. Di certo non potrà più farlo Rendina. «Oggi – racconta lo storiografo e romanista facendosi una risata di gusto – se torno da quel monsignore mi prende a calci nel sedere». Già perché nel frattempo Rendina ha scritto libri come La Santa casta della Chiesa e I peccati del Vaticano, andando a  soddisfare la sua curiosità investigativa anche in altre stanze che il Vaticano fa di tutto per mantenere al riparo da occhi indiscreti. Oggi, sempre per Newton Compton, lo scrittore completa la trilogia con L’oro del Vaticano. In cui ricostruisce la complessa rete patrimoniale della Chiesa cattolica fornendo un utile strumento di comprensione anche per le vicende che negli ultimi mesi hanno coinvolto diversi appartenenti alle gerarchie ecclesiastiche. Non ultimo, il caso dell’arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, indagato per corruzione dalla Procura di Perugia per gli appalti sui Grandi eventi, e tirato in ballo nei giorni scorsi in un’intercettazione dell’inchiesta della Procura di Napoli su Trenitalia.
L’elenco dei beni, finanziari e immobili, di proprietà del Vaticano dice di un’organizzazione politico-religiosa ben lontana dallo spirito di umiltà e povertà che la stessa Chiesa propaganda ogni giorno. È d’accordo?
Assolutamente sì. È l’indignazione che mi provoca questo “doppio registro” ad aver ispirato l’indagine storica da cui muove questo libro. Esaminando gli aspetti finanziari e patrimoniali che sono alla base dell’esistenza di Città del Vaticano ho incrociato tutta una serie di fatti che poco si sposano con lo spirito apostolico invocato dalle alte sfere della Chiesa. Dal rifiuto della legge sulle guarentigie del 1871 ai Patti di Mussolini del 1929, al Concordato di Craxi dell’84, passando per le vicende dell’Istituto opere religiose, mi sono sempre trovato davanti un apparato organizzato per gestire al meglio le ricchezze sconfinate via via accumulate tramite le diverse fonti di approvvigionamento sparse in tutto il mondo. Mi riferisco, solo per citarne alcune, all’Elemosineria apostolica, ai guadagni della Sacra rota, allo sfruttamento di santuari e pellegrinaggi, alla vendita di monete, medaglie e francobolli, alle offerte nelle chiese. Per non dire poi dell’immenso patrimonio immobiliare distribuito nelle diocesi dell’intero pianeta. Infine, ma questo è un caso unico al mondo, dei 4,5 miliardi di euro che ogni anno l’Italia dà alla Chiesa tra ottopermille, finanziamenti e agevolazioni fiscali.
Rendina, chi gestisce ora tutto questo tesoro?
Oggi, senza dubbio l’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica costituita da Paolo VI nel 1967. La potremmo definire una sorta di ministero che amministra l’assegnazione degli immobili, la gestione della circolazione del denaro, dei flussi di pellegrini e così via. Fino a coprire tutti i beni di proprietà della Santa sede, destinati a fornire i fondi necessari all’adempimento delle funzioni della curia romana.
E l’Istituto opere religiose che ruolo ha?
Lo Ior è la cassa del Vaticano, il forziere dov’è custodito tutto il denaro che arriva a Roma dalle diverse “fonti”. E qui rimane fino a quando non ce n’è troppo. Quello, per così dire, in eccesso finisce alle Isole Cayman dove c’è il Fort Knox del Vaticano. Il fortino inespugnabile.
Cayman è sulla lista grigia dell’Ocse. È cioè uno dei Paesi che pur essendosi impegnati a rispettare le regole fiscali internazionali non le hanno concretamente applicate.
Alle Cayman ci sono due «quasi parrocchie», così le definisce l’Annuario pontificio, ufficialmente distaccate dall’arcidiocesi di Kingston in Giamaica, con il ruolo di Missio sui iuris, cioè come “terra di missione” apostolica. In realtà di spirituale c’è ben poco come il nome e il Vaticano vorrebbero far credere. Le quasi parrocchie fanno direttamente capo a Roma e sono rette dal cardinale Adam Joseph Maida, che è membro dello Ior.
L’otto per mille è una “fortuna” solo italiana?
Ci fu un’istituzione simile ottenuta dal cardinal Pacelli, futuro Pio XII, quando era nunzio apostolico nella Germania di Hitler. Ma a quei tempi e in quei luoghi la Chiesa di Roma versava veramente in cattive acque e questo è l’unico caso oltre al nostro. Nel mondo non esistono altre situazioni simili. Peraltro tutti i vescovadi nel mondo hanno proprietà immobiliari esentasse che insieme alle offerte garantiscono loro un’adeguata sopravvivenza. Questo vale anche per l’Italia. Come a dire che l’ottopermille è una forzatura senza senso. Con tutti i miliardi che si ritrovano in cassa e senza che si capisca bene che cosa se ne facciano. Visto che fino a oggi è capitato solo una volta con Paolo VI che a un papa venisse in mente di vendere parte del tesoretto e donare il ricavato
ai poveri.

da left-avvenimenti del 9 luglio 2010

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Mario Staderini: Basta abusi vaticani

Pubblicato da Simona Maggiorelli su novembre 30, 2009

Propaganda sui media e pesanti ingerenze nella politica italiana. La Chiesa torna alle crociate. Ecco come fermarla
ddi Simona Maggiorelli

Mario Staderini

«La società italiana si va sempre più laicizzando. Aumentano i divorzi, sono sempre meno le persone che vanno a scuola dai preti e non solo». Di fronte ai dati del nuovo Rapporto sulla secolarizzazione di Critica liberale e Cgil nuovi diritti, il neosegretario dei Radicali Mario Staderini non ha molti dubbi: «Nessuno segue più gli anacronismi del Vaticano». Ma se da molti anni ormai nel vivere e nel sentire quotidiano degli italiani si riconosce una laicità di fondo, l’avvocato Staderini (anche per il suo lavoro con l’associazione Anticlericale.net) avverte: «Che la società civile sia sempre più distante dal catechismo non significa, però, che si riduca l’influenza della Chiesa e il potere delle gerarchie vaticane in Italia». In un Paese dove ogni dì tv e giornali si occupano del papa e riportano i pareri del clero su ogni tema e senza contraddittorio «lo strapotere mediatico della Chiesa cattolica – chiosa Staderini- condiziona  gli orientamenti politici degli italiani. Ma c’è anche un’influenza “culturale” che la Chiesa esercita sui più giovani con le fiction a sfondo religioso. Solo un esempio: vent’anni fa che un gruppo di liceali venisse al Partito radicale, come è accaduto, ad attaccare croci e slogan fondamentalisti era inimmaginabile. Non c’era l’humus culturale. Allora passavano i film di Magni sulla Roma papalina. Ora ci sono don Matteo e fiction agiografiche su madre Teresa. Le sparate vaticane trovano poi un terreno già pronto».
Lo Scisma sommerso fra Chiesa e società di cui parlava lo storico Pietro Prini si va ricomponendo?
C’è il rischio che quella spaccatura evidente venga ricomposta a forza. Certo non è un processo che parte dal basso, dalla vita quotidiana. Ma devo aggiungere anche che, se l’influenza “culturale” della Chiesa è in prospettiva la più pericolosa, non si può trascurare quella economica: sulla scuola, sulla sanità, sui beni culturali, sul turismo. Qui il Vaticano è un player determinante. Con tutti i vantaggi dell’8 per mille, delle agevolazioni fiscali, delle banche.
In Vaticano spa ( Chiarelettere), Nuzzi scrive di conti correnti intestati a mafiosi e a politici ma anche di soldi a Riina e Provenzano per finanziare un nuovo partito di centro. Ora la riapertura del caso Orlandi ci riporta ai soldi sporchi che la banda della Magliana prestava al Vaticano. Lo Ior continua a gettare un’ombra nera sulla democrazia italiana?
è certo che lo Ior è al di fori delle convenzioni internazionali sul riciclaggio del denaro e sulla trasparenza. Dunque tutto può succedere. Se i magistrati italiani indagano su eventuali conti aperti nello Ior devono fare una rogatoria internazionale. E il Vaticano non ha nessun obbligo di rispondere. Accadde già con Marcinkus.
Il terzo punto è l’intromissione politica della Chiesa. A Il Fatto lei ha detto: mai con la destra “Dio, patria e famiglia”. Ed è chiarissimo. Ora però, anche se per Marx la «religione era oppio dei popoli», da Togliatti  in poi la nostra sinistra ha sempre avuto sudditanza al pensiero religioso e “deferenza” verso il Vaticano. Perché?
Quella che lei chiama deferenza è in realtà una sudditanza al potere politico, economico e culturale del Vaticano. Serve a non inimicarsi quel potere che fa partire direttive a cui destra e sinistra si genuflettono. Tanto più oggi con partiti ridotti a oligarchie e a gruppi di potere se non d’affari. Così, per intenderci, se in Emilia Romagna la Cei spende 100 milioni di euro per nuove chiese, le cooperative rosse del cemento devono ambire a quelle commesse. Da parte sua la destra cavalca in modo perfino becero i diktat della Chiesa. Usa la croce come arma politica.
Il cardinal Ruini dice che la religione è antropologia. Di fronte a una Chiesa che propaganda la dottrina come scienza, perché i partiti di sinistra esitano a fare proprie le scoperte scientifiche che, per esempio, liberano la donna che decide di abortire dalle accuse di assassinio?
Ruini ha messo su una macchina gigantesca con una strategia dichiarata. Nel ’94, visto che con l’8 per mille gli arrivavano ben più dei 200 milioni di euro del Concordato mussoliniano, ha lanciato il suo «progetto culturale». Che ha consentito alla Cei di formare quadri in tutti i settori e di mettere in piedi una rete di media senza pari. Solo i Radicali si sono opposti. La sinistra non ha detto nulla perché si doveva cancellare la resistenza della cultura radicale che è l’alternativa al progetto di Ruini. La classe politica di centrosinistra ha praticato la solita scissione fra scienza e potere e la Cei è passata come una lama nel burro.
Cosa pensa della mozione Pd e Pdl in cui si chiede all’Europa di poter esporre simboli religiosi in ogni luogo pubblico?
Quella mozione vorrebbe appendere il crocifisso «in quanto identità nazionale». Questo è il fatto più grave. E pretendendo di esporlo in ogni luogo pubblico si farebbe peggio del fascismo che lo rese obbligatorio solo nelle scuole e nei tribunali.
Emma Bonino ha detto che il Vaticano è un sistema di potere che nega i diritti umani. E che attacca in modo particolare le donne. Come se ne esce?
Bisogna distinguere nettamente la Chiesa cattolica come comunità dei fedeli dallo Stato Città del Vaticano che, dice il papa, è il regno di dio e non impone nulla, mentre  è una monarchia assoluta, confessionale e patrimoniale che si basa sulla negazione totale dei diritti civili oltreché umani e in particolare delle donne. Per questo dico che è necessario riconvertire in altro lo Stato vaticano con un processo che segua il diritto internazionale.
Abolire il Concordato?
è il Trattato il vero vulnus. Tutte le fonti di finanziamento diretto dei preti dipendono dalla gerarchia che indica i cappellani, gli insegnanti etc. Abbiamo facilitato una svolta autoritaria nello Stato vaticano che ora va alla conquista di quello italiano.
Gli assurdo ostacoli che la Ru486 trova in Italia ne sono una spia?
Il dato interessante è che gli italiani sono favorevoli al 70, 80 per cento alla Ru486, alla pillola del giorno dopo, all’eutanasia, perché toccano il loro vissuto. Nonostante la propaganda a senso unico del papa.
Marco Pannella denuncia la pretesa del papa di imporci come vivere e morire ma anche la sua «idolatria dell’embrione».
La radicalizzazione moralistica, ideologica sui momenti della nascita e della morte da parte del Vaticano è la conseguenza della sua perdita di presa sull’individuo nella vita quotidiana.
La Chiesa demonizza il desiderio e ammette la sessualità solo per procreare…
I danni della sessuofobia vaticana stanno esplodendo all’interno della stessa comunità di religiosi. Le ultime  puntate de “Le iene” lo raccontano. Oltre ai numeri eclatanti di casi di pedofilia emergono più in generale aspetti di sessualità patologica. Il papa, ora, cerca di mettersi la foglia di fico con l’annessione degli anglicani.
Preti e pedofilia. Panorama tenta di confondere le carte. «In base alle norme sulla tolleranza zero varate nel 2001 dal cardinale Ratzinger,- vi si legge- il processo canonico a carico di Berti (il prete di S. Mauro a Signa accusato di pedofilia, ndr) è stato affidato all’ex Santo Uffizio». Ratzinger, al contrario, nel 2001 impose l’omertà ai vescovi.
Il punto è che non è stata superata l’impostazione vaticana, avallata e ribadita da Ratzinger, per cui si affidano i casi di pedofilia al processo canonico. Invece dovrebbe essere la giustizia ordinaria a fare l’accertamento della verità anziché lasciarla come interna corporis nell’ordinamento canonico.
Don Ruggero, il garante della famiglia proposto da Alemanno, è accusato di pedofilia. Nel processo lei si è costituito parte civile. E ha ricevuto minacce di morte. Cosa è accaduto?
L’ho fatto anche per costringere il sindaco Alemanno a prendere una posizione visto che si parla del “suo” garante della famiglia. La mia è stata una iniziativa politica. La verità sulla colpevolezza o meno di Ruggero Conti la decideranno i giudici. Ma in casi così c’è sempre il rischio che le vittime passino da accusatori ad accusati. Qui la presenza del Comune come parte civile era importante perché la vittima era due volte soggetto debole: in quanto minore e perché dall’altra parte c’è l’avvocato del Vaticano. Poi sono arrivate lettere con proiettili a me, a Mirabile dell’associazione La caramella buona e al pm Scavo. Minacce che potevano avere un effetto non tanto su di noi ma su chi doveva testimoniare.
L’articolo 7 della Carta va contro la Dichiarazione universale dei diritti umani, nota Maurizio Turco. Si potrebbe denunciare il Vaticano per violazione dei diritti umani?
Come nel caso del crocifisso, saranno le giurisdizioni internazionali le uniche alle quali si potrà chiedere giustizia. Vista l’assenza di Stato di diritto in Italia e il potere esercitato a tutti i livelli dal Vaticano, ogni conquista di laicità potrà avvenire o partendo dal basso qua in Italia, o molto più probabilmente rivolgendosi agli organi delle commissioni internazionali, a cominciare da quelle della Ue. Più in generale è la sovranità nazionale assoluta il vero problema; è necessario rivolgersi agli organi sovranazionali perché è l’unico modo per affermare i diritti individuali.

da left-avvenimenti

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Il declino dell’impero cristiano

Pubblicato da Simona Maggiorelli su novembre 30, 2009

Propaganda sui media e pesanti ingerenze nella politica italiana. La Chiesa torna alle crociate. Ecco come fermarla

di Federico Tulli

Francis Bacon

Estendere la capacità giuridica al concepito. È questa l’ultima pensata filo-vaticana del capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Il senatore, lo stesso che definisce «banalizzazione della vita» l’eventuale decisione di abortire per via farmacologica cui avrebbero diritto le donne italiane con l’entrata in commercio della pillola Ru486, ha poi precisato: «Siamo fermamente convinti della necessità di una norma di carattere generale, in grado di tutelare il fondamentale principio di uguaglianza fin dal momento del concepimento».

Questa proposta, che trasformata in legge sarebbe una pietra tombale per la norma 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, è solo l’ultima di una lunga serie di entrate a gamba tesa delle istituzioni contro diritti civili faticosamente acquisiti. Si sommerebbe, infatti, alla legge 40/04 sulla fecondazione assistita, giudicata cinque anni dopo l’entrata in vigore parzialmente incostituzionale dall’Alta corte perché viola gli articoli 3 e 32 della Carta. Oppure ancora al ddl Calabrò sul testamento biologico, che impone il ricorso al sondino per l’alimentazione forzata, in barba al diritto all’autodeterminazione che sempre la nostra Costituzione riconosce ai malati. Interventi “duri”, che se da un lato ricalcano fedelmente le indicazioni ora della Conferenza episcopale italiana, ora di altre gerarchie dello Stato Vaticano, dall’altro dicono di una classe politica che si muove nella direzione opposta a quella della società civile che dovrebbe rappresentare. E dicono pure di un potere, quello della Chiesa cattolica, costretto a serrare le fila (e alzare il tiro sulla altrui libertà di pensiero) per bilanciare una costante quanto inesorabile perdita di incisività e appeal culturale e religioso nei confronti dei cittadini italiani. Queste considerazioni trovano adeguato sostegno nei numeri del Quinto rapporto sulla secolarizzazione in Italia a cura di Critica liberale e dell’Ufficio Nuovi diritti Cgil nazionale. Il documento viene presentato a Roma nell’ambito del convegno internazionale “La secolarizzazione in Europa”, organizzato dalla Fondazione Critica liberale in collaborazione con lo European liberal forum. Il nostro settimanale left anticipa i passaggi più significativi della relazione di Silvia Sansonetti, ricercatrice in Politiche sociali all’università Sapienza di Roma, da cui emerge la tendenza laica «del mutamento nel tempo degli atteggiamenti degli italiani, circa aspetti della loro vita potenzialmente legati ai valori di riferimento della religione cattolica».
I numeri parlano di diminuzione dei matrimoni concordatari e dei battesimi, crescita delle unioni civili, dei divorzi e del numero di figli nati al di fuori del matrimonio. Due le cause principali individuate da Sansonetti. Da un lato i cittadini italiani decidono sempre più in autonomia rispetto a ciò che è corretto per la Chiesa, dall’altro cresce il peso del multiculturalismo iniettato nella società dai milioni di immigrati che professano religioni differenti da quella cattolica.

Così abbiamo i matrimoni civili che sono passati dal 17,5 per cento del 1991 al 33,7 del 2006 sul totale dei matrimoni celebrati in Italia (civili + concordatari), e la percentuale dei bambini battezzati con età inferiore a un anno che nello stesso periodo è calata di 12 punti assestandosi al 79,2 per cento. Tale diminuzione, secondo la ricercatrice, può dipendere da due fattori: «Da un lato, l’apporto alla natalità totale del Paese degli immigrati che, in molti casi, non professano la religione cattolica, dall’altro, un nuovo atteggiamento dei genitori. Costoro non percepiscono più il battesimo come urgente e lo rimandano negli anni». Per quanto riguarda le libere unioni, nel ricordare che la loro tendenza era in costante aumento nel periodo per il quale il dato è disponibile (1993-2003), un indicatore per gli anni a seguire può essere rappresentato dal costante aumento del rapporto tra i figli naturali e i figli legittimi, vale a dire tra bambini nati da genitori non sposati e da genitori sposati. Ebbene, tra il 1991 e il 2007 lo scarto è di quasi dodici punti percentuali, raggiungendo il 20,7 per cento dei nati. Le sentenze di divorzio, infine, dopo un andamento calante tra il 1991 e il 1993 (da 23mila a 19.800), sono in continuo aumento tanto da aver raggiunto quota 49.500 due anni fa.

Fin qui i “comportamenti” sui quali è più marcata l’insistenza delle gerarchie ecclesiastiche nell’indicare la via “corretta” per i cattolici italiani. Sansonetti evidenzia poi altre due scelte per le quali «la Chiesa cattolica tende a esporsi meno pubblicamente ma che sono ugualmente legate al senso di appartenenza religiosa»: la frequenza dell’ora di religione nelle scuole pubbliche e il finanziamento dello Stato Vaticano con l’otto per mille del gettito fiscale girato alla Chiesa. La strategia di muoversi sottotraccia non sembra aver condotto a risultati utili per quanto riguarda la partecipazione all’ora di religione: dopo essersi mantenuta costantemente intorno al 93 per cento fino al 2003 negli ultimi tre anni è diminuita in misura limitata ma costante raggiungendo nel 2007 il 91 per cento. Diverso è il discorso relativo all’otto per mille. «La Chiesa non si è mai esposta con dichiarazioni esplicite, ma da molti anni, ormai, nel periodo della dichiarazione dei redditi propone una campagna pubblicitaria martellante sul proprio ruolo nella società italiana.
Questo strumento non sembra essere molto efficace visto che l’ammontare devoluto al Vaticano, dal 2003 al 2006, è diminuito da 1.016 milioni a 930 milioni di euro, e che solo nel 2007 si è registrato un aumento a 991 milioni di euro». Molto peggio è andato alle gerarchie ecclesiastiche con le donazioni volontarie. «Queste tra il 1991 e il 2007 sono scese da 21,2 a 16,8 miliardi di euro. Il numero delle offerte ricevute tra il 1991 e il 2006 era passato da 185mila a 155mila e per il valore medio dell’offerta da 114,5 a 105 euro. Nel 2007 – conclude Sansonetti – pur evidenziandosi un aumento nel numero di offerte (171.500), il valore medio è sceso a 98 euro». Se il piatto piange, il Vaticano non ride.

26 novembre da left-avvenimenti

Chiesa in bancarotta per pedofilia

Nella cattolicissima Irlanda sono circa 800, tra religiosi, sacerdoti e suore, le persone sotto processo per oltre 30mila casi di violenza sessuale. In totale, se condannati, il Vaticano dovrà pagare 1,1 miliardi di euro alle loro vittime. Il caso irlandese ricalca fedelmente quanto avvenuto nell’ultimo decennio negli Stati Uniti. Qui, fino a oggi, sono 4.392 i sacerdoti denunciati per pedofilia. Mentre i risarcimenti già versati in seguito a condanne definitive ammontano a 2,6 miliardi di dollari. Una somma che ha portato sull’orlo della bancarotta la Chiesa dello Stato che adotta come motto nazionale: “In God we trust”. In Italia, il fenomeno sembra essere ancora sommerso. Sono 73 i casi di violenza su minori e oltre 235 le vittime di sacerdoti e religiosi.

L’impero economico del Vaticano

Tra contributi diretti, finanziamenti e agevolazioni, ogni anno l’Italia dà 4,5 miliardi di euro alla Chiesa. La somma, secondo stime molto prudenti, si articola in vari filoni tra cui: un miliardo di euro dell’otto per mille, 950 milioni per gli stipendi di 22mila insegnanti di religione e 700 milioni di euro che Stato ed enti locali versano in base a convenzioni su scuola e sanità. Poi ci sono i tanti vantaggi fiscali di cui la Chiesa gode. Come lo sconto del 50 per cento su Ires e Irap, l’esenzione sull’Ici (da 400 a 700 milioni di euro. Fonte Anci) e le agevolazioni per il turismo cattolico. Per quanto riguarda le rendite immobiliari, secondo l’inchiesta di Curzio Maltese pubblicata ne La questua (Feltrinelli) il Vaticano possiede circa il 20 per cento del patrimonio immobiliare complessivo italiano.

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La multinazionale dei pellegrinaggi

Pubblicato da Simona Maggiorelli su novembre 30, 2009

di Lorenzo Miele

Immaginate una grande azienda che operi nel settore del turismo. I suoi uffici sono sparsi in diversi Paesi del mondo, con una predilezione particolare per quelli che ospitano mete del pellegrinaggio mariano. Questa azienda, per dimensione e per fatturato, può essere definita una multinazionale: ogni anno, infatti, i suoi bilanci milionari si intrecciano con un volume d’affari che si aggira intorno ai 5 miliardi di euro, ovvero alla cifra che ruota attorno al turismo religioso prodotto dalla Chiesa di Roma. Gli aerei di sua proprietà decollano e atterrano ogni giorno da decine di aeroporti europei mentre i pullman che gestisce trasportano centinaia di persone ogni ora per le strade selciate di un’importante capitale del Vecchio continente. Pensate, ora, se questa azienda operasse sul territorio di uno Stato sovrano, l’Italia ad esempio, senza essere soggetta alle norme fiscali a cui è sottoposto chi svolge analoghe attività. Non c’è più bisogno di molta immaginazione per capire che l’azienda che avete in mente esiste già: si chiama Opera romana pellegrinaggi.
L’Orp, così viene chiamata informalmente, è stata fondata esattamente 75 anni fa ed è oggi la mano operativa della Santa sede per la gestione del turismo religioso, e non solo, in mezzo pianeta. Sul suo sito ufficiale si autodefinisce «attività del vicariato di Roma, un organo della Santa sede, alle dirette dipendenze del cardinale vicario del papa» che svolge un «servizio pastorale volto a evangelizzare attraverso lo strumento del pellegrinaggio e a promuovere quei valori che esaltano la dignità dell’uomo e il suo essere creatura di Dio». Il sito internet non aiuta, però, chi vuole cercare dati e bilanci della sua attività, non essendo obbligato dalle leggi italiane a quelle elementari regole di trasparenza che regolano le società dei Paesi europei. A una lettura superficiale, quindi, l’Opera romana potrebbe sembrare un piccolo servizio del Vaticano offerto ai pellegrini per facilitare lo spostamento dei fedeli presso i principali santuari d’Europa, da Lourdes a Fatima, da Santiago De Compostela a Czestochowa, fino a San Giovanni Rotondo e, oltre i confini comunitari, a Gerusalemme, Betlemme e Guadalupe. Non è così. Basta imbattersi nei dati economici legati alla sua attività per rendersene conto.

Guidata dal presidente Agostino Vallini, vicario di Benedetto XVI, dal vicepresidente Liberio Andreatta e dall’ad padre Caesar Atuire, stella nascente della curia romana, l’Orp è un’organizzazione ramificata in tutto il mondo che ha stipulato convenzioni con 2.500 agenzie di viaggio. Detiene la proprietà, insieme a Poste italiane, della Mistral air, una compagnia aerea low cost fondata nel 1981 dall’attore Bud Spencer che, come ricordato in un’inchiesta di qualche anno fa di Curzio Maltese, fu «salvata durante il governo Berlusconi con un’operazione giudicata fuori mercato perfino da alcuni parlamentari della destra e ancora oggi avvolta nel mistero». I suoi aerei gialli e bianchi, con le insegne del Vaticano stampate sui fianchi e sulle poltrone interne, solcano i cieli di mezza Europa trasportando non meno di 150mila pellegrini ogni anno.

L’Opera romana gestisce, inoltre, il servizio di pullman turistici di “Roma cristiana”, grossi open bus panoramici che svolgono tour della città toccando i principali monumenti di Roma: Vaticano, Colosseo, Fori e basiliche maggiori. Con queste diverse attività, è stato calcolato in una recente indagine Trademark, la Chiesa cattolica, in particolare attraverso il contributo decisivo dell’Orp, muove un traffico annuo di 40 milioni di presenze e 19 milioni di pernottamenti con 250mila posti letto in circa 4.000 strutture, molte di sue proprietà. Il volume d’affari di oltre 5 miliardi di euro l’anno fa drizzare i capelli a quanti ancora ricordano la missione evangelica e pauperistica della Chiesa delle origini. Ma non è tutto. Perché l’Opera romana pellegrinaggi, essendo un “ente” del Vaticano gode di importantissimi vantaggi fiscali: i suoi uffici sono protetti dallo scudo dell’extraterritorialità e quindi sono esentati da Ici e Irap. La “registrazione” presso il Vaticano esenta l’Orp anche dal pagamento dell’Ires, l’imposta sul reddito delle società. Inoltre nei confronti dell’Opera non si può applicare il diritto italiano, anche in caso di ricorso di nostri connazionali, a favore della legge fondamentale del Vaticano.
La conseguenza di questa eccezionale situazione aziendale, a partire dal trattamento tributario, fa sì che l’Orp abbia consolidato negli anni una posizione dominante nel mercato turistico italiano. Facciamo due esempi: le tariffe concorrenziali dei pullman panoramici “Roma cristiana” rispetto agli open bus delle altre compagnie come la Trambus di proprietà del Comune (16 euro contro i 20 del servizio locale, che deve sostenere uscite fiscali e costi occupazionali più alti), e i prezzi scontati delle offerte turistiche in vendita presso la sua agenzia di riferimento, ovvero la QuoVadis travel di Roma. Una vacanza a Sharm el Sheikh, nello stesso periodo e nello stesso albergo, alla QuoVadis si trova a 690 euro, mentre con un noto tour operator nazionale costa 880. Sorprende che chi entra alla QuoVadis non sia obbligato ad acquistare un tour da pellegrino ma possa anche scegliere  una vacanza nel resto del mondo, dagli «itinerari missionari» di Giappone, India, repubbliche baltiche, Cina o Etiopia, fino alle poco cristiane Cayman, Maldive e Phuket e le mondane Capri e Cortina.

L’ultima novità del business legato all’Orp ha invece un nome storico: via Francigena. La vecchia via Romea era uno dei più importanti percorsi di pellegrinaggio in epoca medievale e collegava Canterbury a Roma. La strada esiste ancora e intorno al suo sfruttamento turistico, soprattutto quello legato ai pellegrini del nuovo millennio, si sta giocando una nuova corsa all’oro i cui capofila sono le regioni italiane da essa attraversate: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. Ed ecco, allora, un fiorire miracoloso di accordi speciali. Malgrado il Veneto sia attraversato solo dalla via Francigena dell’Est, Venezia ha velocemente aderito al Gruppo europeo di iniziativa economica (Geie) e al progetto “I cammini d’Europa”, affidato dal Geie all’Orp. Una dichiarazione d’intenti è stata, invece, siglata tra Orp e Umbria: un pacchetto di azioni e progetti comuni nel settore del turismo religioso con particolare attenzione alla via Francigena di San Francesco. In via di perfezionamento l’atto che prevede di utilizzare la scalo aereo di Sant’Egidio di Perugia come punto d’arrivo per i Paesi interessati a portare pellegrini in visita ai luoghi sacri dell’Umbria. Il Lazio non fa eccezione: oltre a ospitare alla Fiera di Roma il Festival internazionale del turismo religioso, la giunta Marrazzo ha stipulato accordi con l’Orp per facilitare il transito di pellegrini nella regione. Stretti anche i rapporti con il Campidoglio, sia con l’attuale sindaco Alemanno, recentemente pellegrino a Lourdes, sia quando a comandare era Veltroni. Non a caso fu proprio quest’ultimo a facilitare il varo dei pullman “Roma cristiana” che – contrariamente a quelli di Trambus, il cui ricavato va interamente al Comune – portano il 50 per cento degli incassi nelle già ricche casse dell’Opera romana. Con buona pace dei messaggi evangelici: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli».

da left-Avvenimenti

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L’ora di religione

Pubblicato da Simona Maggiorelli su dicembre 22, 2005

Avvenimenti, 22.12.05

Privilegi porporati e programmi scolastici dettati dalla Cei. Dove è finito lo Stato laico?
di Simona Maggiorelli

L’inizio è nelle pagine di storia: l’insegnamento della religione cattolica fece il suo ingresso ufficiale nelle scuole italiane nel 1923 con la riforma Gentile. Una scelta rafforzata poi dal Concordato del 1929. Ora però, a più di cento anni di distanza, il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti insiste su un inattuale ritorno a un modello confessionale della scuola pubblica. Lo raccontano l’assunzione in ruolo di 10mila insegnanti di religione varata dal governo Berlusconi e il fatto che le assenze degli studenti all’ora di religione ora vengono segnate e interpretate come penalità, eludendo il “particolare” che si tratta pur sempre di una materia facoltativa. Ma non solo. La commissione guidata da monsignor Tonini, incaricata dalla Moratti di stilare un manuale deontologico, ha appena concluso i suoi lavori e, presto, ne avremo il pensum ad uso di tutti gli insegnanti, non solo quelli dell’ora di religione. Mentre il vicepresidente del Cnr, lo storico Roberto De Mattei, con il compito di riformare la ricerca nel settore delle materie umanistiche, lancia proclami per un riscatto della società cristiana e contro i progressi della scienza, come fondatore dell’associazione Lepanto. E non si tratta, purtroppo, di un film in costume sul ritorno dei crociati. Basta andare sul sito www.lepanto.org per rendersene conto. Si tratta di scelte vere e pesanti, di cui si colgono già le ricadute sui programmi scolastici e sulla ricerca. Lo si è già visto con il tentativo del ministro Moratti di fare spazio al creazionismo nei programmi di biologia, ostracizzando l’evoluzionismo di Darwin. Un tentativo fermato dalle dure accuse mosse dall’Accademia dei Lincei già nell’aprile del 2004, ma poi approdato alla nomina ministeriale di una commissione presieduta da Rita Levi Montalcini e incaricata di decidere dell’utilità dell’insegnamento di Darwin, i cui documenti finali sono stati pesantemente manomessi, come aveva denunciato ad Avvenimenti il professor Vittorio Sgaramella, docente di biologia molecolare dell’università della Calabria e membro della commissione Montalcini e come racconta MicroMega nel nuovo numero “Chi ha paura di Darwin?”.
Abbiamo chiesto a Mario Staderini, insieme all’associazione radicale anticlericale.net, attento studioso di cose vaticane e autore di un libro sull’8 per mille, di raccontarcene radici e conseguenze.
«In questo viaggio, partiamo dall’insegnamento della religione cattolica all’interno della scuola pubblica – suggerisce Mario Staderini -. Si tratta di un privilegio concesso dallo Stato in base al Concordato, una norma di favore riservata alla sola Chiesa cattolica con cui si fa della scuola uno strumento di promozione di una confessione religiosa, peraltro discriminando tutte le altre».

Come si traduce in concreto?
Lo Stato è obbligato ad inserire l’insegnamento della religione cattolica all’interno dell’orario scolastico, e paga i docenti. Oggi sono circa 20mila ed è il vescovo a designarli, rilasciando (e revocando) il certificato d’idoneità in virtù di un giudizio etico e morale. C’è, dunque, un potere di controllo nei confronti di dipendenti statali da parte della diocesi e della Cei, la Conferenza episcopale, che dà le direttive.

L’intesa firmata nel 2003 fra ministero e Cei ha aggravato questa situazione?
Si è consentito alla Cei di fissare gli obiettivi dell’insegnamento, controllandone così i contenuti. Negli ultimi anni è in corso una vera e propria deriva clericale. Dopo numerosi tentativi di eludere la facoltatività dell’ora di religione, sono state approvate leggi unilaterali, come quella varata dal governo Berlusconi per l’immissione in ruolo degli insegnanti di religione. Ne sono già stati inseriti 10mila e si arriverà a 15.383 entro l’anno prossimo. Ma il Concordato non prevedeva nulla del genere.

E con quali costi per lo Stato?
Non c’è ancora una stima precisa, ma lo si può facilmente calcolare considerando uno stipendio medio di 2mila euro lordi: moltiplicato per 20mila si arriva a 500 milioni di euro a carico dello Stato ogni anno. Questo solo per gli insegnanti, senza contare il valore e le spese per le strutture.
Gli insegnanti di religione entrano nei consigli di classe. Quanto incide il loro giudizio?
Con la riforma Moratti si tenta di equiparare anche il valore didattico, inserendo la valutazione in pagella. I sindacati denunciano che, da qui al 2008, ogni tre docenti assunti dalla scuola pubblica, uno sarà di religione. La loro immissione in ruolo, poi, apre scenari paradossali: ammettiamo che non venissero più giudicati idonei all’insegnamento e revocati dal vescovo, perché divorziati o perché, supponiamo, hanno votato sì al referendum sulla fecondazione assistita, essendo di ruolo, passerebbero a insegnare quelle materie umanistiche in cui la loro formazione confessionale giocherebbe un preciso peso. Già adesso nell’ora di religione non si studiano le crociate o la controriforma, spiegandone il peso storico. Si studiano i Vangeli, la figura di Gesù e la vita della Chiesa cattolica, mentre le altre confessioni religiose sono considerate solo in rapporto subalterno a quella cattolica. È un insegnamento confessionale proprio perché segue un preciso carattere religioso e identitario. Ad esempio, tra gli obiettivi specifici stabiliti nell’Intesa vi è quello di far “comprendere che il mondo è opera di Dio”.
Con la riforma Moratti il pensiero religioso impronta i programmi di più materie?
Indubbiamente c’è un tentativo. Lo stesso Cardinal Ruini, nel messaggio di saluto per i nuovi insegnanti di religione di ruolo, disse esplicitamente che quello era il primo passo per far uscire l’insegnamento della religione cattolica da un ruolo marginale nella scuola pubblica, ed assumere finalmente un ruolo determinante nella crescita globale dei bambini e dei ragazzi. Un obiettivo che ha trovato appoggio nelle scelte del ministro Moratti e di una lunga serie di ministri cattolici che l’hanno preceduta. Gli strumenti utilizzati sono l’ora di religione, il codice deontologico dei docenti affidato al cardinal Tonini, l’ostracismo alla storia precristiana e all’evoluzionismo in biologia, così come la presenza di riti religiosi cattolici che ancora si celebrano, a vario titolo, nelle scuole pubbliche italiane. Un aumento di imput confessionali, dunque, a fronte invece di una quasi totale scomparsa dell’insegnamento dell’educazione civica. Non c’è poi da stupirsi se nel paese si va perdendo il senso civico e istituzionale, la conoscenza stessa dell’istituto referendario ad esempio, mentre aumenta, complice lo strapotere mediatico, l’attenzione ai messaggi criminalizzanti su aborto e fecondazione assistita delle gerarchie vaticane e delle associazioni integraliste. La scuola ha una precisa responsabilità.
In questo quadro, allora, è tanto più grave il finanziamento concesso dallo Stato alle scuole private cattoliche.
Al meeting di Comunione e liberazione dell’agosto 2001, il ministro Moratti affermò che non deve più esistere il monopolio pubblico dell’istruzione. Personalmente non avrei pregiudizi rispetto all’affidamento anche a soggetti privati del servizio pubblico scolastico. Il problema è che la libertà di insegnamento, negata nella scuola pubblica agli insegnanti di religione, è ancor più compressa nelle scuole confessionali. Finanziare le scuole private, in Italia, significa finanziare soprattutto le scuole cattoliche, di qui la strumentalità di questi provvedimenti. Nel 2004, il finanziamento pubblico alle scuole non statali, introdotto nel 2000 dal governo D’Alema, è stato di 527 milioni di euro. L’esenzione dall’Ici disposta dall’ultima legge finanziaria è un ulteriore tassello di una strategia per fare delle scuole cattoliche private delle scuole d’élite, in cui formare le future classi dirigenti del paese. Ma anche nell’università la situazione è privilegiata.

In che senso?

L’articolo 10 comma 3 del Concordato stabilisce che le nomine dei docenti dell’Università cattolica del Sacro Cuore (che gode di finanziamenti pubblici) siano subordinate al gradimento, sotto il profilo religioso, della competente autorità ecclesiastica. Ciò significa vincoli per i professori ed una formazione particolare per gli studenti, della facoltà di medicina ad esempio; non senza conseguenze esterne: basti pensare che il Policlinico Gemelli è parte integrante della Università Cattolica. La messa sotto tutela dell’insegnamento, dell’università e della ricerca ha sempre una ricaduta sulla vita pubblica e dei cittadini. Tanto che l’Italia si colloca agli ultimi posti nell’utilizzo della terapia del dolore, nelle garanzie per i cittadini rispetto ai medici obiettori, mentre anche l’utilizzo della Ru486 è pervicacemente ostacolato. E dal 2004 ci ritroviamo con la legge sulla fecondazione assistita più proibizionista del mondo.Ma il paese reale si ha la sensazione non sia poi così cattolico integralista come la Cei.
Infatti. Il filosofo cattolico Pietro Prini, in un suo libro, parla di “scisma sommerso” per descrivere la distanza tra la dottrina ufficiale e la coscienza dei fedeli. Ma non è detto che, con il ripetersi di politiche e strategie clericali, la distanza non si riduca.

E in Europa, c’è qualche paese che viva una situazione come quella italiana?

Sul fronte scolastico, la riforma di Zapatero sta liberando la scuola pubblica spagnola da influenze confessionali; in Germania è ancora forte la dimensione pubblica della Chiesa, così come in Portogallo. L’ Inghilterra, dove la religione anglicana è religione di Stato, ci fornisce un modello opposto: lo Stato non dà un penny alla Chiesa. Stati “a rischio”, per cosi dire, sono i nuovi paesi della Ue, specie quelli dell’ex Urss e dell’ex Jugoslavia. Il Vaticano, infatti, da anni sta conducendo una politica neoconcordataria con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento di norme speciali.

Attraverso il meccanismo dell’ 8 per mille si finanziano le scuole religiose?

Non tutte. Con i fondi dell’8 per mille vengono finanziate facoltà teologiche e istituti di scienze religiose, nonché associazioni cattoliche come Age e Agesci, che ritroviamo poi presenti nelle commissioni ministeriali. Complessivamente, con l’8 per mille, 1 miliardo di euro finisce ogni anno nelle casse della Cei, nonostante oltre il 60 percento dei contribuenti italiani non esprima alcuna volontà in tal senso. Chi non firma l’apposito modulo, infatti, si vede prelevato comunque l’8 per mille delle sue imposte e destinato alla Cei in base alla percentuale delle scelte espresse dalla minoranza di italiani che hanno firmato. Insomma, una questione di ignoranza indotta.

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