Benché espunto dalle teorie cromatiche, fece di quel “non colore” la cifra preziosa del suo omaggio all’universo femminile
di Simona Maggiorelli
Più che il ritratto di un artista è un complesso ritratto di un’epoca quello che Eva di Stefano tratteggia nella bella monografia Gustav Klimt, l’oro della seduzione (Giunti). Un libro affidato alla molteplicità di protagonisti che nella Vienna di fine Ottocento e di inizi Novecento contribuirono a dar vita, ciascuno con un personale accento, «allo straordinario laboratorio di un’avanguardia intellettuale impegnata a ridefinire la soggettività moderna». In primis attraverso la strada dell’arte.
Così la poesia alta di Hofmannsthal, l’iconoclastia musicale di Schönberg. gli interventi corrosivi e sferzanti di Kraus ma per certi versi anche la prosa di Schnitzler, che fotografava il declino di una borghesia sonnambula e nihilista, raccontano gli smottamenti di un’élite tardo imperiale che si scopriva decadente ma anche sotterraneamente in movimento, alla ricerca di una dimensione diversa dalla piatta razionalità positivistica. Nonostante Freud e i suoi tentativi di rinchiuderla in un’opprimente gabbia religiosa e sessuofobica.
«Mentre Freud elabora la sua teoria sull’origine sessuale della nevrosi – ricorda l’autrice – un giovane ebreo viennese ,Otto Weinger, scrive un libro delirante, Sesso e carattere, dove fa oggetto di speculazione pseudo filosofica l’inferiorità femminile». Ma Klimt «l’artista aureo della viennesità fine secolo», sostiene Eva di Stefano, fu uno dei suoi aperti oppositori. Dunque non sarebbe stato solo un artista raffinato e “bizantino” ma anche colui che più di ogni altro tentò con la sua arte di capovolgere l’assunto misogino di Weininger (e di Freud). «Proprio ciò che nelle pagine di Sesso e carattere giustifica il disprezzo della femminilità diventa nelle sue icone motivo di idolatria. Che si tratti di figurazioni allegoriche o di ritratti di signore – annota di Stefano – è sempre la medesima donna del mito a essere protagonista». Fedele all’idea di Hofmannsthal che la verità più profonda vada nascosta in superficie, Klimt fece dell’oro, di quel non-colore che era stato espunto dalle teorie cromatiche, l’essenza della sua poetica e la cifra di un suo prezioso omaggio all’universo femminile.
Ne fece materia viva e incandescente per dipingere il suo universo di dee pagane, ieratiche e lontane come la maestosa Pallade Atena, ispirata a von Stuck. Ma anche materia alchemica per dare riflessi sfaccettati e “movimento” interno a stilizzati ritratti di amiche e amanti che nulla concedono a più domestiche e realistiche volumetrie.
da left-avvenimenti 6 febbraio 2010
